‘Ambiente Svenduto’, nuovi capi d’imputazione alle tre società

Taranto – Nuova puntata del processo ‘Ambiente Svenduto‘ sul presunto disastro ambientale causato dall’Ilva nell’udienza di quest’oggi davanti alla Corte d’Assise di Taranto. il pool di magistrati che ha coordinato le indagini e fanno parte dell’accusa, ha infatti modificato il capo d’imputazione contestato alle tre società imputate Ilva, Riva Fire e Riva Forni Elettrici, che rispondono ai sensi della legge 231 che disciplina la responsabilità amministrativa delle imprese. Il processo è stato aggiornato al 6 dicembre prossimo.

I pm quest’oggi hanno meglio descritto le condotte delle tre società, sostenendo che la Riva Fire esercitava un’attività di controllo sull’Ilva attraverso il contratto di servizio esistente tra Riva Fire e la stessa Ilva, e il contratto con la tesoreria centralizzata. Circostanza che, secondo i magistrati, aveva determinato “un’attività di gestione di Riva Fire nei confronti di Ilva“. Sono state anche modificate e attualizzate le date del presunto compimento dei reati, riportate all’entrata in vigore della legge 231, ed è stato modificato anche il capo d’imputazione inerente il danneggiamento degli immobili con un’aggiunta all’elenco dei cittadini che lamentavano danni alle proprie abitazioni. L’iniziativa dei pm determinerà ora la notifica dei nuovi capi d’imputazione integrati e modificati. Gli imputati potranno decidere eventualmente di ricorrere a riti alternativi.

Alla luce delle novità scaturite dall’udienza di ieri, il maxi-processo potrebbe addirittura sdoppiarsi.

‘Ambiente Svenduto’, penalisti attaccano i magistrati

Taranto – Una polemica tira l’altra. Anche l’Unione delle Camere penali interviene sul caso riguardante il processo «Ambiente svenduto», chiamato a far luce sul presunto disastro ambientale provocato dall’attività dello stabilimento Ilva.

La Giunta che rappresenta i penalisti italiani esprime la propria solidarietà nei confronti dei colleghi del collegio difensivo che, nel corso del processo Ilva, hanno subito un «durissimo ed inammissibile attacco, prima dalla sezione cittadina di Anm, e poi addirittura dalla sezione distrettuale leccese». L’Unione delle Camere penali parla senza mezzi termini di una «grave e inammissibile interferenza sullo svolgimento di quel delicatissimo processo» compiuta dal sindacato delle toghe.

“Non è stato diffuso alcun dato sensibile riguardante le persone dei magistrati tarantini. Gli indirizzi abitativi non rientrano nell’elenco normativo dei dati sensibili, come ogni magistrato dovrebbe ben sapere. Meno che mai i dati anagrafici, da noi desunti da documenti ufficiali del ministero di giustizia“. A sottolinearlo in una nota è l’avv. Pasquale Annicchiarico, difensore di Nicola Riva, Riva FIRE e Riva Forni elettrici, che replica così al comunicato diffuso ieri dal giudice Martino Rosati, presidente della sottosezione di Taranto dell’Anm (Associazione nazionale magistrati), che ha fortemente stigmatizzato la scelta del legale di rendere “pubblicamente noti gli indirizzi delle abitazioni di vari magistrati in servizio presso gli uffici giudiziari tarantini” davanti alla Corte d’Assise di Taranto.

Taranto, l’Anm attacca l’avvocato dei Riva: “Ha reso pubblici dati sensibili sui magistrati”

Taranto – La sottosezione di Taranto dell’Anm (Associazione nazionale magistrati), attraverso il suo presidente Martino Rosati, contesta la scelta dell’avvocato Pasquale Annicchiarico, difensore di Nicola Riva, Riva Fire e Riva Forni elettrici, di rendere “pubblicamente noti gli indirizzi delle abitazioni di vari magistrati in servizio presso gli uffici giudiziari tarantini” davanti alla Corte d’assise di Taranto nel maxiprocesso ‘Ambiente svenduto’ sul presunto disastro ambientale causato dall’Ilva.

Nell’udienza di ieri il legale ha portato in aula alcuni cartelloni con una legenda che indica i luoghi di residenza delle parti civili ammesse, che lamentano un danno da esposizione, e di alcuni magistrati, per dimostrare che in alcuni casi abitano a poche decine di metri gli uni dagli altri e sarebbero sa considerare anch’essi parti danneggiate.

‘Ambiente Svenduto’, la difesa spinge per Potenza. Si torna in aula il 26

Taranto – Ripreso il processo ‘Ambiente Svenduto’, proseguito con l’ascolto delle nuove eccezioni presentate dagli avvocati difensori. Che hanno ripreso da dove avevano lasciato mercoledì scorso: ovvero nel richiedere lo spostamento del processo a Potenza.

L’assunto di base è sempre lo stesso: tutte le persone residenti a Taranto, e quindi anche i pubblici ministeri che rappresentano l’accusa e i giudici popolari che devono emettere sentenza, sono da ritenere persone offese e danneggiate dai reati contestati nel processo all’Ilva, perché hanno respirato e respirano tutt’oggi la stessa aria e vivono nello stesso ambiente: per questi motivi il processo deve essere svolto altrove e trasferito a Potenza, competente a decidere per i magistrati del distretto della Corte d’Appello di Lecce.

L’avvocato Pasquale Annicchiarico, difensore di Nicola Riva, Riva FIRE e Riva Forni Elettrici, si è presentato in aula con una mappa di Taranto: evidenziate nella mappa, le abitazioni dei giudici. Cioè, persone che vivono in un territorio chiaramente al centro della vicenda e che, secondo la difesa dei Riva, sono in qualche modo influenzabili da ciò.

 

Ambiente Svenduto, il processo rischia un altro stop

Taranto – È stato aggiornato a mercoledì 12 ottobre il processo per il presunto disastro ambientale causato dall’Ilva. In quella sede proseguiranno le eccezioni preliminari – dopo le richieste di trasferire il processo a Potenza e di annullare il decreto che dispone il giudizio relativo al replay dell’udienza preliminare – con gli interventi degli avvocati Pasquale Annicchiarico e Giandomenico Caiazza per conto delle società Riva Fire e Riva Forni elettrici e per alcuni imputati. Nel corso dell’udienza odierna, l’avvocato Nicola Marseglia, difensore di Fabio Riva, ha chiesto la nullità dell’ordinanza del Gup De Simone del 5 febbraio scorso, in quanto ritenuta «lesiva dei diritti di difesa dell’imputato», che non sarebbe stato messo nelle condizioni di esercitare alcuni diritti difensivi tra cui dichiarazioni spontanee e richiesta di riti alternativi.

A seguire l’avvocato Luca Perrone, co-difensore di Fabio Riva, ha sostenuto l’inutilizzabilità soggettiva delle perizie epidemiologica e chimica, alla base del sequestro degli impianti Ilva di luglio 2012, nei confronti dello stesso ex vicepresidente di Riva Fire, perché l’imputato – ha detto il legale – non ha «mai partecipato, né personalmente né per mezzo del proprio difensore, all’assunzione delle prove acquisite con l’incidente probatorio, negando inoltre il consenso all’acquisizione di una serie di atti nel fascicolo per il dibattimento».

Altre eccezioni preliminari del collegio difensivo presentate oggi, hanno riguardato alcuni legali che si sono associati alla richiesta avanzata ieri dall’avv. Francesco Centonze – che assiste due capi area del siderurgico – di trasferire il processo a Potenza sul presupposto che anche i magistrati residenti a Taranto sono potenziali parti lese in relazione al danno ambientale e sanitario.

E’ ripartito il processo Ambiente Svenduto

Taranto – Ripreso a Taranto in Corte d’Assise il processo ‘Ambiente Svenduto’ che riguarda il reato di disastro ambientale dell’Ilva.

Il collegio di difesa ha presentato altre eccezioni preliminari, sollevando anche questione di nullità in merito alla seconda udienza preliminare che si è tenuta dopo l’annullamento delle tre udienze iniziali del primo processo per un vizio procedurale. Tra gli altri, come riferisce l’Ansa, hanno preso la parola l’avv. Raffaele Della Valle in difesa di Franco Perli, uno dei legali della vecchia Ilva, e l’avv. Nicola Marseglia per conto di Fabio Riva, ex vice presidente di Riva Fire. Nel suo intervento Marseglia ha tra l’altro paragonato il processo in corso a Taranto a quello di Norimberga.

La Corte d’Assise ha ammesso la Fiom come parte civile nel processo, rigettando la tesi delle difese degli imputati che non la ritenevano legittimata a farlo.

‘Ambiente Svenduto’, ancora un rinvio. Si riprende il 4 ottobre

Taranto – Ancora un rinvio, l’ennesimo di una lunga serie. È stato infatti aggiornato al prossimo 4 ottobre prossimo il processo ‘Ambiente Svenduto‘ sul presunto disastro ambientale causato dall’Ilva. Quel giorno, si spera, la Corte d’Assise presieduta dal giudice Michele Petrangelo dovrebbe finalmente sciogliere la riserva sulle eccezioni che riguardano sia i responsabili civili Riva Fire e Riva Forni elettrici, che sulle costituzioni di parte civile presentate nell’udienza preliminare e durante il processo. Sono state annullate, pertanto, le altre due udienze che erano state programmate per il 26 e il 27 settembre.

L’impasse è dovuta alla tantissime parti civili costituitesi nel corso delle varie fasi del processo, e che continuano a presentarsi ad ogni udienza, sulle quali i legali degli imputati sollevano puntualmente decine di eccezioni.

‘Ambiente Svenduto’, prosegue la battaglia sulle parti civili

Taranto – È stata tutta incentrata sulle repliche dei legali delle parti civili, che hanno rivendicato il diritto a costituirsi in processo, l’udienza odierna del processo “Ambiente Svenduto”. Complessivamente sono circa mille le parti civili che hanno chiesto di costituirsi nel processo dinanzi alla Corte di Assise di Taranto. La richiesta è osteggiata dai difensori di alcuni imputati e delle tre società Ilva spa, Riva Fire e Riva Forni Elettrici (queste ultime sono anche citate come responsabili civili), società che sono alla sbarra insieme a 44 persone fisiche.

‘Ambiente Svenduto’: battaglia sulla costituzione di parti civili

Taranto – Escludere la costituzione delle parti civili (in tutto circa mille) innanzitutto nei confronti delle tre società alla sbarra (Ilva spa, Riva Fire e Riva Forni Elettrici), ma anche in rapporto ad alcuni dei principali imputati, in base alla legge 231 del 2001: continua a essere questo l’oggetto degli interventi di una parte del collegio difensivo al processo denominato ‘Ambiente svenduto’ in corso dinanzi alla Corte di assise di Taranto per il presunto disastro ambientale causato dall’Ilva. Oggi hanno argomentato in questo senso le loro tesi gli avvocati Michele Rossetti (legale dell’ex assessore provinciale di Taranto Michele Conserva), Angelo Loreto (per conto di Ilva in amministrazione straordinaria) e Stefano Loiacono (legale di Riva Fire, società per la quale aveva già avanzato analoga richiesta in precedente udienza l’avv. Gianluca Pierotti).

‘Ambiente Svenduto’, legali Florido chiedono stralcio

Taranto – Terza udienza consecutiva del processo ‘Ambiente Svenduto‘ per il presunto disastro ambientale causato dall’Ilva.

La giornata è iniziata con gli avvocati Carlo e Claudio Petrone che hanno chiesto lo stralcio della posizione dell’ex presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido, che fu raggiunto da misura cautelare il 15 maggio del 2013.

I legali di alcuni imputati hanno chiesto alla Corte di Assise di escludere dalla costituzione di parte civile il Codacons e i cittadini di Taranto rappresentati dall’associazione.

Nella prossima udienza (lunedì 25) interloquiranno con la Corte d’Assise l’avv. Nicola Marseglia, per conto di Fabio Riva, ex vice presidente di Riva Fire, e l’avv. Angelo Loreto, per l’Ilva in amministrazione straordinaria, che durante l’udienza preliminare presentò istanza di patteggiamento e potrebbe anche ripresentare la richiesta.