Ilva, presentata la nuova Aia. Gli ambientalisti contestano le prescrizioni

Polemica sull’abbassamento del 50 per cento della capacità produttiva dello stabilimento rispetto alla precedente autorizzazione. Il nodo delle migliori tecnologie: “La commissione ammette la propria incompetenza, ma autorizza”

Taranto – Ieri sera il ministro dell’Ambiente Clini ha presentato la nuova Autorizzazione integrata ambientale per l’Ilva di Taranto (leggi il documento), oggi il documento è già al centro delle polemiche. Verdi e associazioni puntano il dito contro un passaggio dell’Aia in cui la commissione si dichiara incompetente a valutare l’efficacia dell’impiego delle “migliori tecnologie disponibili”; tecnologie che comunque, in base agli studi scientifici presentati dagli ambientalisti non sono comunque in grado di abbattere le emissioni in misura significativa.

Da dire anche che il documento presentato ieri è parziale, dato che riguarda soltanto la parte relativa alle emissioni in aria mentre manca l’esame su discariche, rifiuti e acqua, aspetti altrettanto cruciali per realizzare una completa bonifica.

Stamani si è svolta la manifestazione ‘Io non delego, io partecipo’, organizzata dal Comitato di ‘Cittadini e lavoratori liberi e pensanti‘ per difendere salute, ambiente, reddito e occupazione (guarda le immagini sul sito di Repubblica).

Morti sul lavoro causate dall’amianto, tre importanti sentenze da Venezia, Viareggio e Taranto

Tre diversi tribunali hanno riconosciuto importanti risarcimenti in denaro ai familiari di vittime decedute a seguito di malattie legate all’amianto. Un killer che continua a uccidere

Prato – Tre sentenze importanti in materia di risarcimenti per decessi da malattie legate all’amianto contratte sui luoghi di lavoro. Tre storie di famiglie operaie che dopo avere pianto i loro cari vedono riconosciuti dai tribunali il diritto al risarcimento.

La prima storia arriva da Venezia. La Cassazione ha stabilito la responsabilità del Porto di Venezia per la mancata adozione di misure di protezione della salute dei lavoratori portuali adibiti a mansioni a diretto contatto con le polveri di amianto. Il ricorso era stato presentato dalla moglie e dai figli di un portuale, Stefano C., morto nel 2003 dopo aver respirato le polveri letali dal 1956 al 1980. La liquidazione era stata di 19.800 euro, pari a 150 euro per ciascuno dei 132 giorni di malattia del loro caro. La sentenza afferma che questa cifra è troppo bassa in quanto questo male che non lascia scampo è di particolare «penosità».

La seconda storia arriva da Viareggio. La Corte di appello di Firenze ha riconosciuto, dopo 13 anni, ottocentocinquantamila euro di risarcimento alla famiglia di Paolo B., lavoratore dell’Amag morto nel 1999, dopo ventisei anni a contatto continuo con le fibre di amianto.

La terza storia è collegata alla questione dell’Ilva. Il Giudice del Lavoro di Taranto ha riconosciuto oltre 250mila euro di risarcimento in favore degli eredi di un lavoratore della Sifi Spa, azienda che vinse l’appalto per il rifacimento degli altiforni Italsider, deceduto per mesotelioma pleurico da esposizione all’amianto nel gennaio del 2007.

Incidenti in serie all’Ilva. E l’azienda continua a non collaborare

Un operaio ustionato e altri otto colpiti da malore negli ultimi due giorni. Nuovi dati della Asl sui ricoveri ospedalieri confermano l’emergenza sanitaria.

Taranto – Cresce la paura all’interno dello stabilimento Ilva di Taranto. Mercoledì un operaio ha subito ustioni di primo grado in seguito allo scoppio delle scorie incandescenti di un contenitore posto all’interno di uno dei reparti sequestrati. Ieri pomeriggio altri otto operai sono stati colpiti da malore. L’incidente sarebbe stato provocato dal mancato funzionamento dell’impianto di depurazione.

Sempre mercoledì la Asl di Taranto ha fornito nuovi dati sui ricoveri ospedalieri: nel primo semestre 2012 si è registrato un drastico aumento di ricoveri per tumore in tutta la Asl tarantina, inclusi i quartieri a rischio più vicini allo stabilimento siderurgico, pari a un +50 per cento rispetto al primo semestre dell’anno scorso. Dati purtroppo oggettivi, che contrastano le dichiarazioni del presidente dell’Ilva Ferrante che aveva negato l’emergenza sanitaria.

Intanto la responsabile dei custodi tecnici Barbara Valenzano avrebbe denunciato ai magistrati la mancanza di collaborazione dell’Ilva nell’esecuzione dei provvedimenti di spegnimento degli impianti. In caso di una continuata ostruzione dell’Ilva l’operazione potrebbe essere affidata a una ditta esterna, una soluzione che comunque la Procura cercherà di scongiurare.

Ilva, tutti contro tutti dopo la decisione del Gip

Azienda (e politica) contro la magistratura, spaccatura tra sindacati e operai, silenzio assordante delle istituzioni locali.

Taranto – Giornate di passione a Taranto. Un clima da tutti contro tutti: azienda (e politica) contro la magistratura, spaccatura tra sindacati e operai, silenzio assordante delle istituzioni locali.

Il problema di fondo continua a essere l’atteggiamento dell’azienda, che persevera nell’ignorare le prescrizioni della magistratura. Tra queste, un piano per la ricollocazione del personale degli impianti sequestrati, che dovrebbe consentire la riqualificazione degli operai nelle operazioni di bonifica e quindi garantire la salvaguardia del posto di lavoro in caso di chiusura dello stabilimento. Il presidente del cda Bruno Ferrante ha addirittura sostenuto in tv che a Taranto “non c’è una situazione più grave rispetto a tante altre zone d’Italia”, preannunciando presunte nuove perizie epidemiologiche che raffigurerebbero scenari ambientali e sanitari differenti rispetto a quanto emerso negli ultimi mesi.

L’azienda ha impugnato la decisione del gip e lo stesso Ferrante ha dichiarato che “la politica industriale di un Paese non può essere affidata a dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria, ma occorrono provvedimenti dell’autorità politica”. Una posizione che si sposa con quella del Ministro dell’Ambiente Clini, che rimanda la questione alla nuova AIA (Autorizzazione Ambientale Integrata) in arrivo. Linea sposata anche da esponenti del mondo politicosindacale, in modo sostanzialmente trasversale.

Ilva, il gip respinge il piano dell’azienda. Ansia e paura tra gli operai

Impegni già assunti tra il 2003 e il 2006 e mai rispettati. Interventi parziali e non risolutivi. Queste le motivazioni principali della decisione del gip Todisco

Taranto – Impegni già assunti tra il 2003 e il 2006 e mai rispettati. Interventi parziali e non risolutivi. Questi alcuni dei passaggi della decisione con la quale il gip Patrizia Todisco ha bocciato il piano di risanamento presentato dall’Ilva. Non vi può essere alcuna contrapposizione tra diritto alla salute e diritto al lavoro – si legge nella decisione – poiché quest’ultimo già presuppone che il lavoro rispetti “i diritti fondamentali della persona: salute, sicurezza, libertà e dignità umana”.

Il clima tra gli operai è sempre più teso. Alcuni di loro sono saliti sulla torre di smistamento dell’altoforno. Lavoro è dignità, le parole scritte sullo striscione issato dagli operai. “Ansia, paura, rabbia, delusione… questo il loro stato d’animo descritto in una lettera consegnata da “un padre disperato”, così si definisce, al segretario Uilm.

“Noi non siamo contro la magistratura – dice Cataldo Ranieri, operaio dell’Ilva e componente del Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti – Vogliamo che lo Stato ci dia risorse per fare acciaio pulito come accade nel resto d’Europa, e non bastano 400 milioni di euro. Non siamo noi di certo a volere la chiusura dello stabilimento, è Riva che vuole la chiusura se non mette i soldi”.

Ilva, è il momento delle decisioni

Un riassunto del caso che sta dividendo l’Italia. Perché lavoro e ambiente non possono essere considerati valori in conflitto.

Taranto – Da oggi riprendono gli aggiornamenti del sito. Una data non casuale, l’inizio di un autunno che mai come quest’anno si presenta difficile sul fronte del lavoro: 150 tavoli di crisi aziendale aperti al ministero dello Sviluppo economico, con 180.000 lavoratori coinvolti e oltre 30.000 esuberi. I dati Istat sulla disoccupazione sono eloquenti e anche le ultime previsioni del governo non lasciano spazio a illusioni.

Abbiamo deciso di dedicare una sezione del sito al caso dell’Ilva di Taranto (la cronaca). Un caso scoppiato a fine luglio, quando il Gip Patrizia Todisco ha emesso un decreto di sequestro preventivo degli impianti, decisione confermata dal Tribunale del Riesame di Taranto. Nonostante i provvedimenti giudiziari che si sono succeduti la produzione non si è mai fermata. Nei giorni scorsi l’azienda ha presentato il piano di investimenti per risanare lo stabilimento, sottoposto alla condizione di poter continuare a produrre. Il piano è stato bocciato dai custodi giudiziari e anche la procura ha espresso parere negativo. Sulla questione si pronuncerà lunedì il gip Todisco.

Questa la cronaca giudiziaria, che seguiremo nei prossimi sviluppi. Ma la vicenda ci interessa anche su un altro piano. Sulla vicenda hanno lucrato in tanti, si è cercato di creare un conflitto tra operai e magistrati, di contrapporre diritti costituzionalmente garantiti come la salute e il lavoro, creando così una sorta di dilemma morale senza via d’uscita. Una visione a cui si sono ribellati fin dall’inizio molti abitanti del quartiere Tamburi, quello più colpito dalle emissioni velenose dell’azienda. Il Comitato “Cittadini e lavoratori liberi e pensanti“, nato il 30 luglio, ha messo a nudo le bugie di politica e sindacati. Occupazione, salute, ambiente e reddito le loro parole d’ordine, parole che richiamano tutti a un’assunzione di responsabilità. Perché tutti sapevano, a Taranto e non solo, e i drammatici dati della rivista scientifica “Epidemiologia & Prevenzione” parlano chiaro (anche se pure di fronte all’evidenza c’è chi continua a girare la testa dall’altra parte e non mancano sterili polemiche).

Ma questa volta no, non può e non deve prevalere il cerchiobottismo italico dello scarico dei problemi sulle generazioni future. Le decisioni vanno prese adesso. Questo è il nostro piccolo contributo, uno spazio di discussione e di confronto con le opinioni dei lettori.