Fiat, giudice rigetta ricorso su reintegro di Pino Capozzi.

Il giudice del lavoro ha rigettato il ricorso della Fiat e confemato il reintegro di Pino Capozzi, il sindacalista della Fiom, licenziato lo scorso luglio per aver inviato ai suoi colleghi un volantino utilizzando la sua email aziendale.

TorinoIl giudice del lavoro ha rigettato il ricorso della Fiat e confemato il reintegro di Pino Capozzi, il sindacalista della Fiom, licenziato lo scorso luglio per aver inviato ai suoi colleghi un volantino utilizzando la sua email aziendale. «Si conferma l’antisindacalità del licenziamento – ha dichiarato il segretario provinciale della Fiom Federico Bellono -. Si conferma anche che abbiamo fatto bene ad agire come Fiom e si conferma la tesi secondo cui il lavoratore, ancorché rappresentante sindacale, deve avere diritto di critica anche nei confronti dell’azienda in cui lavora». Dal Lingotto, i vertici aziendali hanno deciso di attendere le motivazioni della sentenza prima di esprimere una loro prima valutazione (link).

Fiat, Marchionne ammette: “La Chrysler resterà sempre americana”

Ginevra – La decisione sulla sede legale della joint venture Chrysler-Fiat non sarà presa quest’anno, ma “la Chrysler resterà sempre un’azienda americana” Con queste parole, pronunciate al salone dell’Auto di Ginevra, Sergio Marchionne in pratica mette la parola fine sulle speranze di mantenere la testa del settore auto nel nostro Paese.

Formalmente l’Ad di Fiat continua a non sbilanciarsi, incoraggiato in questo da una politica che ha ormai abdicato al suo ruolo, ma di fatto la scelta è presa. Marchionne ha detto: “Quando Chrysler salderà il debito con il governo americano dovrà risolvere un problema: non si possono avere due aziende che fanno lo stesso lavoro con due quotazioni diverse”. Fiat dovrebbe salire al 35% di Chrysler entro la fine del 2011. Poi arriverà il momento di saldare il debito coi governi americano e canadese e esercitare l’opzione di acquisto sul 16%, per arrivare a detenere la maggioranza della casa di Detroit.

A quel punto i nodi verranno al pettine. Difficile pensare che la scelta della sede della nuova società ricada sull’Italia. Il presidente Obama non la prenderebbe bene, e sul piano economico quotarsi a Wall Street è molto più attrattivo rispetto a mantenere il titolo alla Borsa di Milano.

(link)

Fiat, quale futuro per Termini Imerese?

Firmato l’accordo di programma, ma i contenuti restano oscuri. Nessuna certezza sugli investimenti privati. E 1.500 famiglie che aspettano di conoscere il proprio destino.

Prato – Nei giorni scorsi si è parlato molto del futuro dello stabilimento di Termini Imerese. La Fiat ha annunciato da tempo che il 31 dicembre 2011 cesserà l’attività produttiva nel sito siciliano, che attualmente occupa 1.500 persone e dove venivano prodotte 60mila Lancia Ypsilon all’anno.

La scorsa settimana è stato firmato l’accordo di programma per il futuro dello stabilimento. Il ministro dello Sviluppo Economico Romani ha parlato di oltre un miliardo di investimenti, il raddoppio dell’occupazione e il recupero di un sito produttivo considerato non più redditizio. I vertici dei sindacati confederali invitano alla prudenza.

In realtà per il momento le uniche risorse certe sono quelle pubbliche: 450 milioni di euro (100 dal Governo e 350 dalla Regione Sicilia – di cui 200 per la riqualificazione e 150 per le infrastrutture). Gli altri 600 milioni dovrebbero arrivare dalle sette società private selezionate dal Ministero per realizzare i loro progetti nell’area. Si tratta di progetti decisamente eterogenei tra loro. Due soli riguardano il settore auto: la De Tomaso, che produce auto di lusso, e l’indiana ReVa, auto a energia solare. Gli altri cinque progetti non sono automobilistici: gruppo Ciccolella (serre fotovoltaiche), Einstein Multimedia (studi tv), Biogen (stoccaggio di biomasse per ricavarne energia elettrica), Lima Lto (protesi mediche), Newcoop (logistica).

Senza contare un ottavo progetto, lasciato per ora in disparte perché presentato in ritardo, secondo il Ministero: quello della fabbrica molisana DrMotor, che assembla in Italia auto cinesi del gruppo Chery. Tra l’altro, si tratta dell’unico progetto che punta sull’intero sito per mantenere lo stesso assetto della Fiat: lastratura, verniciatura e assemblaggio per la produzione di 60mila auto l’anno in 4 modelli. Un progetto su cui vi proponiamo un interessante approfondimento.

Le perplessità dei sindacati, in particolare della Fiom, riguardano la mancanza di chiarezza sui progetti. Il governo nel mese di gennaio si era impegnato a convocare i sindacati per illustrare i contenuti dei diversi piani industriali, le ricadute occupazionali e gli investimenti previsti. Niente di tutto ciò è stato fatto. L’accordo di programma è stato firmato al buio.

Fiat, auto graffiate nella fabbrica polacca di Tychy. Una notizia ignorata da quasi tutti i mass media

Si sarebbe trattato di un sabotaggio da parte di qualche operaio. L’azienda nega ma in fabbrica c’è malumore.

Prato – Per cominciare a parlare di Fiat scegliamo un piccolo fatto di cronaca, ignorato da quasi tutti i mezzi di comunicazione, ma che ci sembra molto significativo. Lo abbiamo trovato sul manifesto. Nello stabilimento polacco di Tychy sarebbero uscite dalle 200 alle 300 vetture danneggiate con graffi e ammaccature sulla carrozzeria.  Una nota ufficiosa di Fiat Auto Poland parla di 60 auto distrutte ma il portavoce della Fiat in Polonia nega atti di sabotaggio da parte degli operai. La cosa invece sembra confermata dalle parole di un operaio che chiede l’anonimato: “In fabbrica c’è un grande malessere e questi sono i risultati. Ci spremono come i limoni, sempre sotto il ricatto del licenziamento. Dove sta la nostra dignità? Chiunque sia stato doveva essere alla disperazione e lo capisco”.

Nello stabilimento di Tychy lavorano 6.300 operai. Lo stipendio varia da un minimo di 530 euro per i neoassunti a un massimo di 920 euro. Si lavora 48 ore a settimana, su tre turni. La Fiat negli ultimi due mesi di produzione ha tagliato i bonus di produttività.

Nel 2010 la produzione dello stabilimento e’ stata pari a 533.455 vetture (marchi Fiat, Lancia, Abarth e Ford) con un calo del 12% sul 2009. Tra i marchi del Lingotto, affermano fonti locali del settore, la Panda si e’ collocata al primo posto con circa 246.000 autovetture, seguita dalla 500 (circa 176.000), dalla 600 (circa 9.000) e dalla 500 Abarth(circa 8.300).

Una nuova sezione del sito dedicata alla questione Fiat. Con approfondimenti settimanali sulla politica industriale e non solo

Una questione che consideriamo fondamentale per il futuro della politica industriale nel nostro Paese

Prato – Da oggi apriremo una finestra del nostro sito sulla questione Fiat. Non è nostra intenzione, e non sarebbe possibile con le nostre forze, seguire tutti gli sviluppi della situazione, che come sapete si svolge su molteplici fronti. Per quello ci sono le agenzie di stampa e i siti specializzati.

Riteniamo però utile cercare di approfondire alcuni aspetti della questione, che consideriamo fondamentale non solo per il futuro della Fiat come azienda ma per il futuro della politica industriale nel nostro Paese. Senza contare il tentativo palesato coi referendum di Pomigliano e Mirafiori di proporre un nuovo modello di relazioni sindacali in Italia, un modello autoritario, basato sulla cancellazione di regole e diritti. Un modello fatto di accordi separati e che punta a snaturare il ruolo dei sindacati come soggetti autonomi contrattuali sulla base di una democrazia di mandato. E tutto questo nell’assenza disarmante della politica, dispiace dirlo, di entrambi gli schieramenti. A fronte di un governo che sembra inerte e interessato solo a mutuare il modello di relazioni sindacali impostato da Marchionne, c’è un’opposizione silenziosa e che troppo spesso si limita a “prendere atto” delle cose, senza proporre un piano di politica industriale alternativo.

I temi da affrontare sono tanti e cercheremo di farlo ogni settimana. Chiediamo anche il vostro contributo per aprire una discussione o, se vorrete, per suggerire altri spunti.