Ambiente Svenduto, il processo slitta a giugno

Taranto – È stato aggiornato al 14 giugno prossimo per un difetto di notifica il processo per il presunto disastro ambientale provocato dall’Ilva. Lo ha deciso la Corte di Assise di Taranto, presieduta dal giudice Michele Petrangelo, dopo una camera di consiglio di oltre tre ore. A presentare l’eccezione era stato l’avv. Vincenzo Vozza per conto di Cesare Corti, funzionario dell’Ilva. Le notifiche erano arrivate al vecchio difensore dell’imputato, che aveva invece eletto il proprio domicilio presso Riva Fire.

Durante l’udienza si sono registrate alcune decine di nuove costituzioni di parti civili. Tra queste, l’Asl di Taranto, familiari di cittadini morti di tumore, il Fondo antidiossina onlus, il comitato ‘Cittadini e lavoratori liberi e pensanti’, rappresentanti di cooperative e di organizzazioni onlus.

Ilva, l’Italia a processo alla Corte di Strasburgo. “Non ha protetto la salute dei cittadini dall’inquinamento”.

Firenze – Lo Stato italiano è formalmente sotto processo di fronte alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, con l’accusa di non aver protetto la vita e la salute di 182 cittadini di Taranto dagli effetti negativi delle emissioni dell’Ilva. La Corte di Strasburgo ha ritenuto sufficientemente solide, in via preliminare, le prove presentate, e ha così aperto il procedimento contro lo Stato italiano.

Il ricorso collettivo era stato presentato da un gruppo di cittadini di Taranto. Quest’ultimi denunciano la violazione del diritto alla vita e all’integrità psico-fisica, in quanto le autorità nazionali e locali hanno omesso di predisporre un quadro normativo ed amministrativo idoneo a prevenire e ridurre gli effetti gravemente pregiudizievoli derivanti dal grave e persistente inquinamento prodotto dall’Ilva. Contestata anche la violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare, anche in conseguenza dei ripetuti decreti “salva Ilva” con cui il governo ha mantenuto in funzione l’impianto sotto la propria gestione.

 

Termini Imerese, riapre la ex Fiat: primi venti operai al lavoro

RomaDopo cinque anni di cassa integrazione per gli ex operai Fiat, ora Blutec, riaprono i cancelli degli stabilimenti di Termini Imerese, chiusi dal 24 novembre 2011. Grazie all’accordo firmato tra Blutec e Invitalia, infatti, da quest’anno fino al 2018 saranno riassorbiti i 700 metalmeccanici rimasti senza lavoro dopo la chiusura della fabbrica, in seguito all’addio dell’azienda del Lingotto dall’Isola. Per i primi venti operai oggi il turno è cominciato alle 9 per occuparsi della produzione di componentistica per auto, un progetto con un investimento di 95,8 milioni, di cui 71 concessi dallo Stato e dalla Regione Siciliana. Si tratta della prima parte del piano industriale siglato tra azienda e Invitalia mentre per la seconda, destinata alla produzione di due modelli di auto ibride ed elettriche, si attende la presentazione del progetto definitivo da 200 milioni di euro. La Blutec ha tempo fino al 30 giugno, poi passerà al vaglio dell’advisor.

“E’ un primo passo che fa ben sperare, una data importante che sarà vissuta con emozione sia dai primi 20 dipendenti, sia da tutti gli altri che attendono di varcare la soglia della fabbrica di Termini Imerese”, dicono i sindacati Cisl.

“Il piano relativo alla produzione di auto ibride rimane ancora sulla cartacosì la Fiom – Eppure, potrà rappresentare la svolta per i 700 lavoratori ex Fiat e i 350 dell’indotto. Su quel piano Blutec deve dare una risposta rispetto agli impegni assunti“.

Morti sul lavoro, allarme Inail: +16% nel 2015

Roma – Sono tornati a salire nel 2015 gli incidenti mortali sul lavoro: +16% le denunce rispetto al 2014, 1.172 casi a fronte dei 1.009 dell’anno precedente.

Ma i primi dati del 2016 sono migliori: nel primo trimestre dell’anno in corso, infatti, le denunce di infortunio con esito mortale sono state 176, con un calo del 14,6% rispetto all’analogo periodo 2015. La stima è dell’Inail secondo cui si tratta di “un dato preoccupante che interrompe un andamento comunque positivo”. Dal 2010-2014, infatti, annota ancora l’istituto, le denunce hanno registrato una flessione del 24,21%.

Ilva, domiciliari a Fabio Riva

Taranto – Il tribunale del Riesame di Taranto ha concesso gli arresti domiciliari a Fabio Riva, ex vicepresidente dell’Ilva e di Riva Fire, detenuto dal giugno dell’anno scorso nell’ambito dell’inchiesta ‘Ambiente svenduto’. E’ figlio del defunto presidente dell’Ilva Emilio – morto ad aprile 2014. Riva è stato recentemente sottoposto ad intervento chirurgico e deve fare periodicamente trattamenti terapeutici.

Il processo a carico di 44 persone fisiche e tre società inizierà il prossimo 17 maggio a Taranto. Il Riesame di Taranto non ha valutato una richiesta di scarcerazione o revoca della misura cautelare per motivi di salute ma ha dato seguito alla sentenza con la quale la Corte di Cassazione il 9 dicembre scorso ha annullato con rinvio l’ordinanza con la quale il 6 agosto 2015 era stato confermato il carcere per lo stesso Riva.

Ilva, la famiglia Riva chiede i danni al Ministero dello Sviluppo

Firenze La procedura di vendita dell’Ilva di Taranto è «un esproprio» che la famiglia Riva ha «ingiustamente subito» e per il quale la famiglia di industriali ritiene «direttamente responsabile il Ministero dello Sviluppo Economico, in ogni sede, anche sovranazionale». Bloccare la vendita dello stabilimento ionico, quindi, o lo Stato dovrà risarcire i danni ai Riva. In sostanza è questa l’ultima richiesta inviata dalla famiglia lombarda al ministro per lo Sviluppo Economico Federica Guidi, al sottosegretario alla presidenza del Consigli dei ministri Claudio De Vincentis e ai commissari straordinari Pietro Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba. 

Ambiente Svenduto, tutti di nuovo a processo. Si comincia il 17 maggio

Taranto – Tutti a giudizio. Di nuovo. Questa volta senza se e senza ma. E soprattutto senza cavilli giuridici che rimettano indietro le lancette del processo.

Il Gup di Taranto Anna De Simone ha nuovamente rinviato a giudizio le 44 persone fisiche (tra dirigenti Ilva, politici e imprenditori) e le tre società (Ilva, Riva Fire e Riva Forni elettrici) coinvolte nell’inchiesta ribattezzata Ambiente Svenduto.

Si tratta dell’inchiesta che ha svelato un presunto disastro ambientale causato a Taranto dal Siderurgico. Il processo era tornato all’udienza preliminare dopo che la Corte d’assise di Taranto aveva rilevato un vizio di forma: la mancata indicazione del difensore d’ufficio per dieci imputati sprovvisti del legale di fiducia.

Il decreto di rinvio a giudizio del giudice Anna de Simone ricalca in pieno quello di luglio 2015 del precedente gup Vilma Gilli. Tra i politici finiti di nuovo a processo c’è l’ex governatore pugliese Nichi Vendola, imputato di concussione aggravata in concorso, per presunte pressioni sull’Arpa (l’Agenzia regionale per l’ambiente) in favore dell’Ilva. Avrebbe minacciato il direttore di Arpa, Giorgio Assennato, di non confermare il suo incarico se non avesse cambiato politica sul siderurgico. A giudizio anche il deputato Nicola Fratoianni (Sel) e il consigliere regionale pd Donato Pentassuglia, entrambi accusati di favoreggiamento personale.

Processo anche per il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, accusato di abuso d’ufficio per non aver preso adeguate misure a tutela dei cittadini contro l’inquinamento e per l’ex presidente della Provincia di Taranto, Giovanni Florido, accusato insieme all’ex assessore provinciale Michele Conserva e al responsabile delle relazioni esterne Ilva, Girolamo Archinà, di aver fatto pressioni su due dirigerti provinciali all’Ambiente per favorire l’apertura di una discarica in Ilva. Alla sbarra anche un folto gruppo di manager e dirigenti del siderurgico, come l’ex presidente Ilva ed ex prefetto Bruno Ferrante, insieme con diversi direttori dello stabilimento.

Sotto processo anche tre società: Riva Fire, Riva Forni elettrici e Ilva spa in amministrazione controllata. Per quest’ultima nella scorsa udienza, l’avvocato Angelo Loreto, ha annunciato l’intenzione dei commissari Pietro Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba di presentare nuovamente dinanzi alla Corte d’assise una richiesta di patteggiamento accettando una sanzione pecuniaria di 3 milioni di euro, la nomina dei commissari straordinari come commissari giudiziali e un risarcimento di circa due miliardi che, tuttavia, lo Stato avrebbe già speso o comunque messo in preventivo di spendere per ammodernare lo stabilimento ionico.

Ambiente Svenduto, forse lunedì decisione gup Taranto

Taranto – E’ stata aggiornata a lunedì 29 febbraio l’udienza preliminare davanti al Gup di Taranto Anna De Simone legata all’inchiesta ‘Ambiente svenduto’.

In quella sede è prevista l’arringa dell’avv. Francesco Paolo Sisto in difesa dell’ex consulente della procura Lorenzo Liberti, poi il Gup scioglierà le riserve su alcune istanze della difesa e si passerà ad eventuali repliche da parte dell’accusa. In giornata potrebbe esserci anche la decisione sulle richieste di rinvio a giudizio.

Ambiente Svenduto, le udienze preliminari della settimana

Taranto – Proseguono ‘a raffica’ le udienze preliminari bis legate all’inchiesta sull’Ilva denominata Ambiente svenduto. Il Tribunale ha lavorato venerdì 12, lunedì 15, martedì e oggi. Si continuerà il 23 e 25 febbraio.

Le udienze a tamburo battente puntano a provare a recuperare il “tempo perduto” con il clamoroso ritorno all’udienza preliminare, dopo che il procedimento si era già incanalato sui binari del dibattimento. Ambiente Svenduto è stato definito uno dei più importanti processi della storia d’Italia.

In programma le arringhe difensive dei vari imputati. Nell’udienza odierna l’avv. Vincenzo Muscatiello, difensore dell’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, ha chiesto il proscioglimento del suo assistito contestando il reato di concussione e l’ipotesi di favoritismi all’Ilva. Il legale ha illustrato l’impegno dell’ente in materia ambientale anche facendo proiettare in aula alcune “slide”.

Ha discusso anche la difesa di Perli, uno degli imputati a cui e’ contestata pure l’ipotesi di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari e all’omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro.

Ieri ha parlato l’avvocato Giandomenico Caiazza, legale dell’ex responsabile delle relazioni esterne del Gruppo, Girolamo Archinà, che ha respinto le accuse di corruzione nei confronti del suo assistito. Il legale ha analizzato quanto avvenne nel marzo 2010, quando Archinà incontrò il consulente della Procura tarantina, Lorenzo Liberti sull’autostrada Taranto-Bari, in un autogrill ad Acquaviva delle Fonti e secondo l’accusa gli consegnò una busta contenente 10mila euro in contanti per indurre Liberti a falsificare il contenuto di un report tecnico inerente le emissioni di diossina dallo stabilimento Ilva che gli era stata affidata. Secondo il legale, Archinà avrebbe consegnato solo documenti in quanto i 10mila euro fatti prelevare dalle casse dell’Ilva sarebbero stati donati alla Curia arcivescovile del capoluogo jonico.

Nell’udienza di ieri hanno parlato anche gli avvocati Carlo e Claudio Petrone per conto dell’ex presidente della provincia di Taranto Gianni Florido. I legali hanno insistito nella richiesta di rinviare gli atti alla procura o, in subordine, di affidarsi alla decisione del gup per la riformulazione dei capi di imputazione.

Ilva: udienza gup ‘Ambiente svenduto’, al via prime arringhe

Taranto – Sono cominciate le arringhe difensive nell’udienza preliminare bis legata all’inchiesta sull’Ilva denominata ‘Ambiente svenduto’.

La procura ha già reiterato la richiesta di rinvio a giudizio per i 47 imputati (44 persone fisiche e tre società). Sono coinvolti ex vertici Ilva, politici, imprenditori e funzionari ministeriali e regionali.

Questa mattina hanno discusso gli avvocati di Fabio Riva (ex vice presidente e amministratore delegato dell’Ilva), attualmente detenuto nel carcere di Milano-Opera, Luigi Capogrosso (ex direttore dello stabilimento di Taranto), Ivan Dimaggio e Salvatore D’Alò (dirigenti Ilva), e i legali della società Riva Forni Elettrici. Venerdì prossimo è prevista l’arringa di altri sei difensori.

In particolare l’avvocato Luca Perrone, tra i legali di Fabio Riva, ha eccepito l’inutilizzabilità dell’incidente probatorio nei confronti del suo assistito sostenendo che Riva nel 2010 non era indagato e non ha potuto partecipare all’esperimento giudiziale per l’assunzione della prova. Il suo coinvolgimento, dunque, sarebbe avvenuto solo “in virtù della sua carica sociale”.