Ilva, Nichi Vendola rinviato a giudizio. Sono 44 le persone che saranno processate.

Firenze - Il gup di Taranto Vilma Gilli ha rinviato a giudizio 44 persone fisiche e tre società (Ilva Spa, Riva Fire e Riva Forni Elettrici) per l’inchiesta sul presunto disastro ambientale provocato dall’Ilva. Fra gli imputati c’è anche l’ex governatore pugliese Nichi Vendola: è accusato di concussione aggravata in concorso. Nell’elenco dei rinviati a giudizio ci sono anche l’ex presidente della provincia di Taranto, Gianni Florido, il sindaco del capoluogo ionico Ippazio Stefano, oltre a Fabio e Nicola Riva, figli del patron Emilio (deceduto lo scorso anno) e proprietari dell’Ilva che secondo la procura ionica ha emesso nell’aria sostanze nocive per gli operai e i cittadini causando “malattia e morte”. Il processo comincerà il 20 ottobre prossimo davanti alla Corte d’assise di Taranto.

Infine, cinque gli imputati giudicati con il rito abbreviato, tre di questi sono stati assolti.  Si tratta del maresciallo dei carabinieri Giovanni Bardaro, dell’avvocato Donato Perrini e dell’ex assessore all’Ambiente Lorenzo Nicastro. Sono stati invece condannati  il sacerdote don Marco Gerardo (10 mesi) e Roberto Primerano (3 anni e 4 mesi), già consulente della procura.

Disastro Ilva, Vendola a processo a Taranto…. (fonte: La Repubblica)

Taranto-Ilva…. (fonte: Articolo21)

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Ilva, il gip spedisce il decreto alla Consulta

Firenze  Il gip di Taranto, accogliendo una richiesta della Procura, ha sollevato la questione di legittimità dinanzi alla Corte Costituzionale sull’ultimo decreto salva Ilva, che sospende gli effetti del sequestro senza facoltà d’uso dell’altoforno 2, disposto dopo l’incidente che l’8 giugno scorso è costato la vita ad un giovane operaio.  Ancora una volta, quindi, sarà la Consulta a dover decidere su una legge scritta su misura per l’Ilva. 

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Amianto killer, il gip ordina l’imputazione

Pistoia - La gip del tribunale di Pistoia Patrizia Martucci ha disposto l’imputazione coatta per omicidio colposo nei confronti di due ex dirigenti dello stabilimento Breda, Corrado Fici e Roberto Cai, per la morte di Amilcare Sacconi, operaio in pensione ucciso da un mesotelioma.

Un’ordinanza che arriva dopo che la procura della Repubblica aveva già chiesto per tre volte l’archiviazione del fascicolo aperto dopo il decesso del settantaduenne operaio pistoiese, avvenuto il 29 novembre 2010. Il pm Luigi Boccia è convinto che non sia possibile sostenere l’accusa di omicidio colposo in un processo.

Ma la gip Martucci ha ordinato al pubblico ministero di redigere il capo di imputazione e chiedere il rinvio a giudizio dei due indagati entro dieci giorni.

“Se non vi può essere dubbio sul fatto che il Sacconi abbia contratto la malattia che ne ha causato la morte proprio per l’esposizione all’amianto presso la Breda – motiva la giudice nella sua ordinanza – ne consegue, in termini di responsabilità per colpa, che debba essere esercitata l’azione penale nei confronti di Fici e Cai, avendo svolto, all’interno della Breda, il Fici il ruolo di dirigente generale dal 1979 al 1986, e il Cai con varie mansioni (direttore di produzione, vicedirettore generale e direttore generale) dal 1978 al 1991”.

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Ikea, sciopero nazionale l’11 luglio: saranno chiusi tutti i 21 punti vendita. E’ la prima volta.

FirenzePer la prima volta nella storia dell’Ikea, sabato prossimo tutti i 6mila dipendenti dei ventuno punti vendita della multinazionale incroceranno le braccia per lo sciopero nazionale indetto il 6 luglio. Le sigle sindacali Filmcams Cgil, Fisacat Cisl e Uiltucs hanno ritenuto “inaccettabili” le proposte avanzate dall’azienda svedese al tavolo delle trattative per la ridefinizione del contratto integrativo, questione che era già in discussione da alcuni mesi.

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Ilva, la Procura rifiuta il patteggiamento

FirenzeLa procura di Taranto si è dichiarata contraria all’istanza di patteggiamento, presentata oggi dall’Ilva ai sensi della legge 231 in merito alla responsabilità giuridica delle imprese, durante l’udienza preliminare del procedimento per disastro ambientale. L’Ilva aveva proposto una sanzione di oltre 3 milioni di euro, la non applicazione del’interdizione dell’attività e la confisca di quasi 10 milioni di euro. La procura non ha ritenuto la proposta congrua e adesso la decisione spetterà al gup Vilma Gilli. 

 

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Ilva, in appello confermata la condanna a Fabio Riva per truffa

Firenze - La corte d’appello di Milano ha confermato la condanna a sei anni e sei mesi di reclusione nei confronti di Fabio Riva, accusato di truffa ai danni dello Stato per 100 milioni di euro. Al termine del processo di secondo grado, inoltre, i giudici della quarta sezione penale hanno confermato anche le condanne di primo grado nei confronti degli altri imputati: cinque anni di reclusione per Alfredo Lomonaco, ex presidente della finanziaria elvetica Eufintrade, e tre anni ad Agostino Alberti, all’epoca dei fatti consigliere delegato di Riva Fire. Secondo l’accusa, mossa dal pubblico ministero di Milano Stefano Civardi, Riva e gli altri avrebbero creato una società in Svizzera, la “Riva Sa”, per aggirare la normativa sull’erogazione dei contributi pubblici per le imprese che esportano. 

Ilva, pm sequestrano l’altoforno dopo la morte dell’operaio…. (fonte: Il Fatto)

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Ilva, operaio investito dalla ghisa incandescente. Ustioni sul 60% del corpo

Firenze - Un operaio dell’Ilva è stato investito da un getto di ghisa incandescente mentre misurava la temperatura del foro di colata dell’Altoforno 2 dello stabilimento siderurgico di Taranto. Il lavoratore, addetto al controllo della temperatura della ghisa, ha riportato ustioni di terzo grado sul 60% del corpo, e dopo essere stato soccorso è stato trasportato all’ospedale Perrino di Brindisi.

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Ilva, finita la latitanza di Fabio Riva. In serata arrestato a Fiumicino

Firenze - Dopo due anni e mezzo finisce la latitanza di Fabio Riva, patron dell’Ilva di Taranto, su cui pende un mandato di cattura del tribunale pugliese. Rientrato in Italia, Riva è stato subito arrestato all’aeroporto di Fiumicino dagli agenti della polizia di frontiera. L’industriale, accusato di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e corruzione in atti giudiziari, è il principale imputato del processo “ambiente svenduto” ed è destinatario di un mandato di cattura firmato dal gip Patrizia Todisco il 26 novembre 2012. A Londra, dove aveva trovato rifugio per evitare il carcere, Fabio Riva era stato rintracciato dall’Interpol nei primi mesi del 2013 e liberato poco dopo il suo fermo su cauzione. Per due volte i giudici inglesi avevano dato il nulla osta per l’estradizione in Italia, ma in entrambe le situazioni l’industriale italiano aveva presentato appello.

Rispetto a due anni e mezzo la posizione di Fabio Riva, in Italia, è peggiorata: condannato dal tribunale di Milano a sei anni e mezzo di reclusione per truffa e dal tribunale di Taranto a sei anni per omicidio colposo e disastro ambientale. Quest’ultima condanna gli è stata inflitta perché ritenuto responsabile della morte di operai affetti da mesotelioma pleurico contratto per la presenza di amianto nello stabilimento.

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Amianto, l’elenco dei 50 processi in attesa di giustizia

Firenze - Il nostro sito segue da sempre il processo Eternit e continueremo a farlo anche per il nuovo procedimento aperto nei confronti di Stephan Schmidheiny (domani è in programma una nuova udienza preliminare).

Ma nelle aule di tribunale non si racconta solo il dramma di Eternit. In Italia sono circa 1500 le vittime di amianto che attendono giustizia. Nei cinquanta principali procedimenti penali per amianto, monitorati da Wired nell’ambito dell’inchiesta “Il prezzo dell’Amianto”, sono quasi 500 gli imputati. Imprenditori, manager, responsabili della sicurezza, amministratori locali e persino volti noti della politica sono accusati di non aver tutelato la salute dei lavoratori, né tantomeno dei loro familiari o dei residenti nei quartieri a ridosso delle fabbriche della morte. Anche loro, vittime inconsapevoli di un killer di nome asbesto.

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Ilva, gip di Milano sblocca 1,2 miliardi per il risanamento

FirenzeUn miliardo e 200 milioni di euro per risanare l’Ilva. È la somma che il giudice per le indagini preliminari di Milano Fabrizio D’Arcangelo ha sbloccato per destinarla al risanamento ambientale dello stabilimento di Taranto, che fu sequestrato tre anni fa su ordine del gip Patrizia Todisco nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale. Tra quel giorno di luglio a oggi è successo di tutto. Oltre Taranto sulla famiglia Riva ha indagato anche la Procura di Milano e quel tesoro era stato sequestrato dagli inquirenti milanesi e che era “congelato” a causa del decreto. 

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