Lavoro, Inps: “Nel 2016 aumento del 31% i licenziamenti disciplinari nelle aziende con più di 15 dipendenti”

Firenze – Nel 2016 i licenziamenti disciplinari nelle aziende con più di 15 dipendenti sono stati 32.232, in aumento del 31% rispetto ai 24.595 registrati nel 2015. Lo rileva l’Inps nell’Osservatorio sul precariato. Il 7 marzo del 2015 è entrata in vigore la norma del Jobs act che di fatto abolisce l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (il reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento giudicato ingiusto) per i nuovi assunti.

Operaio licenziato dopo il trapianto al fegato: la Oerlikon fa marcia indietro

FirenzeAntonio Forchione, l’operaio licenziato al rientro in fabbrica otto mesi dopo essersi sottoposto a trapianto di fegato, tornerà al suo luogo di lavoro. A dare l’annuncio del ripensamento dell’azienda, la Oerlikon Graziano di Rivoli, in provincia di Torino, è il presidente della regione Piemonte, Sergio Chiamparino. «I rappresentati locali della multinazionale svizzera mi hanno assicurato di voler ritirare la loro decisione che, prima di ogni altra cosa, presentava tratti di disumanità inammissibili». Quindi, la Oerlikon è impegnata per rivalutare l’intera vicenda.

Torino, operaio rientra in fabbrica dopo essersi sottoposto a trapianto di fegato e viene licenziato

Firenze – Un operaio è stato licenziato al suo rientro in fabbrica dopo essersi sottoposto a trapianto di fegato. E’ accaduto a Rivoli ad Antonio Forchione, 55 anni, dipendente della Oerlikon Graziano di Cascine Vica, in provincia di Torino, settore metalmeccanica di alta qualità. «Mi hanno fatto una visita e mi hanno dichiarato inabile, mi hanno costretto a tre settimane di ferie forzate», racconta Forchione sulle pagine on-line del Fatto Quotidiano. «Poi lunedì scorso mi è arrivata la lettera di licenziamento», aggiunge l’operaio che afferma: «E’ una vergogna essere trattati così dopo 27 anni. Io all’azienda ho dato davvero tanto». L’operaio ha annunciato che sarebbe pronto a fare causa all’azienda per ottenere un risarcimento, gli mancano cinque anni alla pensione. La Oerlikon ha 700 dipendenti a Rivoli, oltre 1.500 in Italia.

 

Ilva, i pm di Milano chiedono nuovo processo per i Riva

Milano – I pm di Milano Stefano Civardi e Mauro Clerici hanno chiesto il rinvio a giudizio per Adriano, Fabio e Nicola Riva nel procedimento con al centro i reati, a vario titolo, di bancarotta, truffa allo Stato e trasferimento fittizio di valori per il crac del gruppo che controllava l’Ilva di Taranto. Ora le difese, che per accelerare i tempi hanno anche rinunciato al termine di 20 giorni dopo la chiusura delle indagini avvenuta il 17 febbraio, potranno provare di nuovo la strada dei patteggiamenti per i loro assistiti davanti al gup, in sede di udienza preliminare, che non è stata ancora fissata. Con l’accordo dei pm, potranno provare a presentare nuove istanze di patteggiamento, ritoccate rispetto alle precedenti.

Lo scorso 14 febbraio, infatti, il giudice Maria Vicidomini aveva respinto le richieste di patteggiamento dei tre indagati, che avevano avuto l’ok dei pm, valutando le pene come troppo basse (tra i 2 e i 5 anni). Lo stesso giudice, tra l’altro, aveva bocciato anche l’intesa con cui i Riva, lo scorso dicembre, hanno dato l’assenso a far rientrare in Italia 1,33 miliardi di euro per metterli a disposizione della bonifica ambientale dello stabilimento tarantino.

Ambiente Svenduto, niente patteggiamento per l’ex Riva Fire. Processo resta a Taranto

Taranto – Torna in aula il processo ‘Ambiente Svenduto’ sul presunto disastro ambientale causato dall’Ilva di Taranto sotto la gestione del gruppo Riva. Nell’udienza odierna è stato stabilito che la società ‘Partecipazioni industriali spa’ (la ex Riva FIRE) non potrà più accedere alla procedura del patteggiamento.

La Corte d’Assise ha rigettato l’istanza presentata dall’avv. Massimo Lauro per conto di Partecipazioni industriali, che aveva chiesto lo stralcio della posizione della società in attesa di perfezionare l’istanza di patteggiamento, slittata il mese scorso a causa dal mancato rientro in Italia dei capitali sequestrati alla famiglia Riva nel 2013. La somma in questione, di circa 1,3 miliardi, è depositata in Svizzera nella banca Ubs e controllata da otto trust domiciliati nel paradiso fiscale dell’isola britannica di Jersey. Il patteggiamento, quindi, non potrà essere più presentato in quanto oggi è formalmente iniziato il dibattimento del processo.

La Corte d’assise di Taranto ha invece stralciato la posizione di ‘Ilva spa’ e di ‘Riva Forni Elettrici’: le due società avevano chiesto di patteggiare la pena e la richiesta presentata a gennaio dovrà essere valutata da un’altra sezione della Corte d’assise, che dovrà valutarne, tra l’altro, sia la congruità che l’eventuale ratifica.

La Corte d’assise ha inoltre provveduto a rigettare tutte le eccezioni sollevate dalla difesa, a partire da quella che prevedeva la richiesta di spostare il processo a Potenza (in quanto, secondo i legali della difesa, anche i magistrati tarantini sarebbero parti lese o danneggiate).

Il processo riprenderà mercoledì 8 marzo.

Ilva, accordo con i sindacati: in cassa integrazione straordinaria fino a 3.300 lavoratori invece di 5mila

Firenze – I lavoratori dell’Ilva costretti alla cassa integrazione straordinaria fino alla vendita saranno 3.300 e non quasi cinquemila come chiesto dall’azienda. La riduzione è il frutto dell’accordo raggiunto al ministero dello Sviluppo economico tra la stessa azienda, in questo momento commissariata, e i sindacati metalmeccanici che a fine gennaio avevano contestato l’annuncio di Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba intravedendo nella richiesta un “assist ai futuri acquirenti”. Il tavolo, presieduto dal vice ministro Teresa Bellanova, ha abbattuto di circa un terzo la richiesta dell’Ilva, che il 31 gennaio aveva prospettato la necessità di 4.984 esuberi temporanei. Alla fine su circa 10mila dipendenti saranno coinvolti in 3.300, quasi tutti impiegati nello stabilimento di Taranto (3.240) e una piccola parte (60) nel deposito di Marghera. I numeri attorno ai quali è stato trovato l’accordo si riferiscono a un tetto massimo, mentre dal 5 marzo alla vendita dell’Ilva la media di lavoratori cassaintegrati sarà di 2.465 nell’acciaieria jonica e di 35 a Marghera.

Ilva, Legambiente ottiene un risarcimento di 30mila euro

Firenze – Legambiente Puglia, parte civile nel processo “Cokerie“, che aveva visto le condanne dell’ex presidente dell’Ilva Emilio Riva, morto nel 2014, e dell’ex direttore dello stabilimento siderurgico Luigi Capogrosso, otterrà un risarcimento danni. Lo ha stabilito il giudice unico del Tribunale di Taranto, Antonio Pensato, nel corso del giudizio civile intentato dall’associazione ambientalista in seguito alle condanne di Riva e Capogrosso. Il danno non patrimoniale è stato liquidato in sentenza nella somma di 30mila euro. Una cifra che sarà impiegata, come fa sapere la stessa associazione ambientalista in una nota, in progetti di ricerca.

Ilva, gip di Milano ‘boccia’ patteggiamento Riva.

Milano – Il Gup di Milano, Maria Vicidomini, dice no alle istanze di patteggiamento presentate da Adriano, Fabio e Nicola Riva: non ha ritenuto congrue le pene concordate con la procura, che si aggiravano sui 3 anni di carcere.

Il via libera al patteggiamento è legato allo sblocco di oltre 1.3 miliardi di euro depositati in Svizzera e da destinare al risanamento dello stabilimento.

Il giudice di Milano, nel respingere la richiesta di patteggiamento avanzata da Adriano, Fabio e Nicola Riva, ha ritenuto non solo incongrue, perché troppo basse, le pene concordate, ma ha bocciato anche la cifra che la famiglia proprietaria del gruppo intende restituire di un miliardo e 330 milioni di euro. Tale somma era stata sequestrata tempo fa e, come è stato stabilito dall’accordo con la Procura, dovrebbe rientrare dalla Svizzera ed essere destinata alla bonifica ambientale dell’Ilva.

Una bocciatura tout court dell’accordo sulle pene e anche sulla cifra che rischia di rallentare il processo di vendita dell’Ilva, attualmente commissariata, perché il rientro degli 1,3 miliardi – base delle richieste di patteggiamento dei Riva a Milano e della società Riva Fire nel processo Ambiente Svenduto a Taranto – è la ‘garanzia’ per i nuovi acquirenti di avere a disposizione le cifre che serviranno per completare il risanamento del siderurgico. L’accordo tra la famiglia Riva e Ilva era stato annunciato dall’ex premier Matteo Renzi durante l’ultima diretta #MatteoRisponde prima del referendum costituzionale del 4 dicembre.

Arena di Verona, addio al corpo di ballo

Firenze Licenziato tutto il corpo di ballo dell’Arena di Verona. Giuliano Polo, nuovo Sovrintendente della Fondazione, ha inviato 19 lettere di licenziamento ai ballerini, come già annunciato dopo che a fine 2016 non era stato trovato nessun accordo nella trattativa con le organizzazioni sindacali. In seguito all’apertura della procedura di mobilità da parte della stessa Fondazione, chiude dunque definitivamente il corpo di ballo stabile «nel disinteresse delle istituzioni, con in testa il Ministero dei Beni Culturali deputato a vigilare e tutelare le arti di cui la danza è essenziale bene comune», denunciano in un comunicato i sindacati Fials e Cisal. Nelle 14 Fondazioni Lirico-Sinfoniche italiane, rimangono ora solo quattro corpi di Ballo: Milano, Roma, Napoli e Palermo.

‘Ambiente Svenduto’, nuovo rinvio: si torna in aula l’1 marzo

Taranto – Nuovo rinvio per il processo ‘Ambiente svenduto‘ sul presunto disastro ambientale causato dall’Ilva: la prossima udienza si svolgerà l’1 marzo. Questo perché la Corte d’Assise ha accolto l’istanza di rinvio presentata dall’avvocato Massimo Lauro, nuovo legale della società ‘Partecipazioni industriali spa’ (ex Riva FIRE), finalizzata alla definizione del patteggiamento. Alla richiesta avanzata dall’avv. Lauro si erano opposte le parti civili.

Il curatore speciale della società, Carlo Bianco, nominato nei giorni scorsi dal Tribunale di Milano, aveva sollecitato un ulteriore rinvio per studiare il dossier e chiudere con la procura di Taranto l’accordo per l’applicazione della pena, che dovrebbe tradursi nella confisca di 1,3 miliardi di euro bloccati in Svizzera da destinare alla decontaminazione e all’adeguamento alle norme ambientali del Siderurgico in forza di un emendamento inserito dal governo nella Legge di stabilità.

Protestano intanto gli ambientalisti: “tra un rinvio e l’altro il processo stenta a decollare e rischia di morire con la prescrizione prima ancora di partire – commenta Angelo Bonelli dei Verdi – siamo preoccupati dai patteggiamenti. Con l’accordo coi Riva, un miliardo e 300 milioni anziché risarcire la città andranno alla fabbrica e il principio ‘chi inquina paga’ non verrà applicato”.