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    Incidenti lavoro: Vega Engineering, 39% morti in agricoltura

    martedì 27 luglio 2010

    Firenze - Il 39% degli incidenti sul lavoro si verifica nel settore agricolo. Lo rivela l’Osservatorio sulla sicurezza di Vega Engineering di Mestre, ente di progettazione e consulenza accreditato dalla Regione Veneto. Gli incidenti mortali in agricoltura sono un’emergenza in Lombardia (16 su 42 decessi), Puglia (9 su 24), Sicilia (9 su 20), Calabria (6 su 12), Emilia Romagna (6 su 18), Toscana (4 su 11), Abruzzo (7 su 11) e Marche (4 su 10). Nell’ultimo semestre il 10% delle vittime sono giovani che non hanno compiuto i 30 anni (link).

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    Lavoro: oltre 3600 le violazioni della sicurezza accertate dai carabinieri nei primi tre mesi del 2010

    lunedì 26 luglio 2010

    Firenze3.636: è il numero delle violazioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, accertate dai carabinieri nel primo trimestre di quest’anno. La cifra ricavata è il frutto delle 1.758 ispezioni nei settori dell’edilizia, agricoltura, industria, commercio e servizi svolte dal comando dei Carabinieri per la Tutela del Lavoro in Italia. La maggioranza delle violazioni – ben 1.369 – riguarda la prevenzione degli infortuni nelle costruzioni. Sempre nel primo trimestre del 2010, su 50.736 lavoratori controllati, 7.551 sono risultati in “nero”, ovvero senza nessun tipo di copertura, e su 333 minori, 161 sono risultati “occupati illecitamente”. 

    Tra le violazioni della sicurezza accertate con una frequenza maggiore rientrano anche la carenza di informazione e formazione dei lavoratori (616), la carenza di sicurezza durante il lavoro (611), le misure da adottare per la salute e la sicurezza nei cantieri temporanei (566) e l’insufficienza di norme igieniche (384).

    Link

     

     

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    Ispra: i lavoratori tornano a far sentire la loro voce. Domani presidio davanti al ministero dell’Ambiente

    lunedì 12 luglio 2010

    FirenzeAlla vigilia della giornata di mobilitazione durante la quale i lavoratori precari dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) si recheranno dal ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo per consegnare le 4mila 500 firme raccolte in una petizione che invita la titolare del dicastero ad occuparsi della difficile situazione dell’Istituto, pubblichiamo quanto gli stessi ricercatori hanno scritto nel loro blog. Il presidio dei lavoratori Ispra al Ministero dell’Ambiente è previsto per domani, dalle ore 10 alle 13. 

    <<Dopo 2 anni di proteste e denunce, a 6 mesi dalla firma del protocollo d’intesa tra Ministero vigilante, Struttura Commissariale e OO.SS. non c’è stato il tanto propagandato rilancio del principale organismo tecnico-scientifico del ministero dell’Ambiente. I tagli previsti dalla manovra finanziaria non devono mascherare la volontà di smantellare il comparto della ricerca pubblica e delle attività di controllo ambientale.
    Con la scusa della crisi si sta attuando il depauperamento delle risorse e delle capacità intellettuali dei circa 1500 tra ricercatori, tecnologi, tecnici di ricerca e personale amministrativo dell’Ispra, precari e di ruolo.
    Difendiamo il posto di lavoro, impediamo che l’Ispra diventi una inutile scatola vuota.
    Chiediamo: atti concreti da parte della struttura commissariale, che da due anni amministra l’Istituto, e del ministero dell’Ambiente nella persona del ministro Prestigiacomo verso l’applicazione più completa del protocollo d’intesa siglato il 22 gennaio 2010 in seguito all’occupazione del “tetto”; l’impegno del ministero dell’ambiente verso l’adempimento degli impegni presi in materia di finanziamenti per garantire la prosecuzione delle attività di controllo e protezione ambientale; la fine del commissariamento, la fine di pretestuosi rinvii dell’emanazione del regolamento di organizzazione dell’Ispra e quindi la nomina dei vertici; un celere processo di equiparazione di tutti i lavoratori Ispra, indipendentemente dagli ex-enti di appartenenza (Apat, Infs, Icram), che genera differenze imbarazzanti di diritti e doveri nello stesso Istituto; efficaci processi di de-burocratizzazione per un istituto efficiente e che possa rispondere alle esigenze di ricerca e controllo ambientale.
    I lavoratori chiedono chiarezza e garanzie sul loro futuro e sul futuro della tutela dell’ambiente in Italia>>.

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    Thyssen: è morto l’operaio rimasto ferito lo scorso 28 maggio

    domenica 20 giugno 2010

    FirenzeE’ morto l’operaio che lo scorso 28 maggio rimase vittima di un incidente sul lavoro alla Thyssenkrupp Acciai speciali di Terni. Il cuore di Leonardo Ippoliti ha smesso di battere nella serata di venerdì al Policlinico Umberto I di Roma dove era stato trasferito dall’ospedale di Terni in seguito alle gravi ferite riportate durante l’infortunio. L’operaio era addetto al reparto Pix 1 dove si produce acciaio inossidabile. Il 1° dicembre 2009 morì un altro lavoratore alla Thyssenkrupp di Terni, in seguito alle esalazioni  di acido cloridrico (link). 

    Link 1 

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    Amianto: domani inizia la fase dibattimentale del maxi-processo a Gorizia.

    lunedì 7 giugno 2010

    FirenzeSi apre domani la fase dibattimentale del maxi-processo per le morti da amianto nei cantieri di Monfalcone, in provincia di Gorizia, che vede imputate quarantuno persone fra ex dirigenti e amministratori dell’ex Italcantieri (oggi Fincantieri) e responsabili delle ditte di appalto. L’ipotesi di reato è quella di omicidio colposo, per la morte di 85 ex dipendenti dello stabilimento e delle aziende dell’indotto che sarebbero stati esposti alle fibre di amianto. Lo scorso 10 maggio, davanti al giudice monocratico di Gorizia, Matteo Trotta, sono state illustrate le prove prodotte dalle parti civili: i familiari della maggior parte delle vittime, l’Associazione esposti all’amianto di Monfalcone, il Comune di Monfalcone, la Provincia di Gorizia, la Regione Friuli Venezia Giulia, l’Inail e la Fiom Cgil (link).

    Link 1

     

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    Thyssen, grave un operaio.

    venerdì 28 maggio 2010

    Firenze - Un operaio di 28 anni è rimasto gravemente ferito nella notte nello stabilimento della Thyssenkrupp Acciai speciali di Terni. Il lavoratore era impegnato a una saldatura nel reparto in cui viene prodotto acciaio inossidabile. Al momento dell’incidente, il giovane si trovava su una passerella, protetta da alcune balaustre, quando è accaduto un qualcosa che è in fase di accertamento. A dare l’allarme è stato un suo compagno di lavoro. Il lavoratore ha riportato diverse ferite e lo schiacciamento della gamba destra. 

    Link

     

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    Quaranta anni dopo: lo Statuto dei lavoratori non si tocca.

    giovedì 20 maggio 2010

    Firenze20 maggio 1970: in Italia nasce lo Statuto dei lavoratori. La legge 300, intitolata “Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”, è figlia degli autunni caldi – a simboleggiare le aspre e dure lotte degli operai -, dei movimenti studenteschi del 1968 e, ovviamente, della vittoria dei partigiani nel liberare il Paese dall’occupazione nazi-fascista. Qualche accenno storico. Per la prima volta, a pochi anni di distanza dalla nascita della Repubblica e dalla promulgazione della Carta Costituzionale, la proposta fu formulata dalla Cgil per voce di Giuseppe Di Vittorio durante il congresso di Napoli del 1952. Una proposta, ottimamente riassunta nello slogan “la Costituzione nelle fabbriche”. Lo Statuto sarà realizzato poi da Giacomo Brodolini, che con Di Vittorio era stato al vertice della Cgil come vicesegretario. Brodolini, socialista e ministro del Lavoro voleva quanto prima approvare lo Statuto. Per raggiungere il suo obbiettivo istituì una commissione nazionale per redigere una bozza, alla cui presidenza nominò Gino Giugni, ricordato da tutti come il padre dello Statuto. Nel giugno 1969, nell’allora governo Rumor, il Consiglio dei ministri presentò al Senato il testo. Il mese successivo, lo stesso Brodolini moriva in seguito ad una grave malattia. Un anno dopo, la legge 300 fu approvata cambiando in prospettiva le condizioni di lavoro, i rapporti fra padroni – termine in disuso – e tute blu e le stesse rappresentanze sindacali. Brodolini, Di Vittorio, Giugni, uomini abituati a pensare al noi, alla comunità e non all’io, all’interesse personale. Nessuna parentela con il presente. Un periodo storico, quello che stiamo vivendo, che rischia seriamente di riportare l’Italia a respirare l’aria puzzolente del Ventennio. La destra, il Partito della libertà – di libertà non vi è traccia, se non quella del premier di farsi le leggi ad personam – spingono verso un’idea del lavoro, vissuta dai nostri nonni e ripresentata sotto nuove forme, ma nella sostanza vecchi, arcaici e inquientanti  modelli. In questo contesto, dove l’opposizione è ormai delegata a qualche cane sciolto che ha ancora forza e volontà di ringhiare, fioccano emendamenti che inneggiano all’arbitrato, non passa giorno che il lavoro fisso è sotto attacco, la precarietà dilaga ed è proprio stata un’idea della sinistra – appellativo lussuoso per chi si richiama a tale termine -, di dare il via libera alla flessibilità, una maschera ben costruita per celare quanto c’è sotto i nostri occhi. L’ultimo pensiero va al ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, un passato da politico fedele a Bettino Craxi, che in un’intervista al Corriere della Sera ha dichiarato: «Noi restiamo ancorati ai valori dello Statuto, cioè alla protezione della persona nel lavoro e nel mercato del lavoro. Ma l’attuazione di questo valore e dei diritti e delle tutele che lo sostengono richiedono un aggiornamento. Da un lato quindi celebriamo lo Statuto e dall’altra ci prepariamo a riformarlo». Lo Statuto, invece, è come la Costituzione: non si tocca.

    Link  

     

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    Alcoa, firmato l’accordo. Niente licenziamenti. Domani referendum fra i lavoratori.

    martedì 18 maggio 2010

    FirenzeUna buona notizia. Arriva dal lavoro. Dopo nove mesi di lotta, vissuti dalle tute blu con l’incubo di rimanere a braccia conserte, è stato firmato un accordo, quello che riguarda i lavoratori dell’Alcoa. La multinazionale americana dell’alluminio rimarrà in Italia, niente licenziamenti e investimenti per 94,6 milioni di euro nei prossimi tre anni.  E’ quanto emerge dall’accordo, firmato la scorsa notte al ministero dello Sviluppo Economico,  sul piano industriale e sull’occupazione da sindacati e azienda. Il colosso dell’alluminio ha espresso, con tanto di firma, la propria volontà di rimanere in Italia e, a garanzia delle sue intenzioni, ha promesso un piano triennale di investimenti di 94,6 milioni di euro, 60 destinati allo stabilimento di Portovesme in Sardegna, 34,6 a Fusina in Veneto. Mentre a Portovesme saranno riattivate le celle elettrolitiche, a Fusina la sospensione della produzione di alluminio primario sarà temporanea e avrà una durata massima di dodici mesi. Questo aspetto è l’unica nota negativa, secondo la Fiom, di un accordo fimato da tutte le sigle sindacali. La stessa Fiom ha firmato con riserva e in una nota fa sapere che già domani  l’accordo sarà sottoposto all’approvazione dei lavoratori (link).    

    Link 1
    La riserva della Fiom

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    Terni: i lavoratori della Basell pronti a bloccare il Giro d’Italia.

    venerdì 14 maggio 2010

    FirenzeMille e cinquecento posti di lavoro a rischio nella sola Terni, tremila in tutta l’Italia. E’ il possibile effetto all’orizzonte – poi, così non tanto lontano -, della crisi che investe la Basell  Lyondell della cittadina umbra, azienda principe del polo chimico ternano. I lavoratori della multinazionale americana per attirare l’attenzione dei media, hanno deciso di fermare il Giro d’Italia. La carovana rosa domenica pomeriggio transiterà proprio davanti alla loro fabbrica. Il rappresentante dei lavoratori, Luca Levantesi, annuncia la decisione. «Lo fermeremo, per protestare contro la crisi del Polo Chimico di Terni che, se non verrà superata, porterà alla perdita di 1500 posti di lavoro fra diretto e indotto. Effetto domino anche per le sedi di Ferrara e Brindisi. Mille e cinquecento famiglie senza più lavoro a Terni e tremila in tutta Italia». Un’occasione ghiotta per le tute blu, le cui voci rimangono inascoltate e il loro problema non è affrontato con la dovuta sufficienza. Con la scelta di bloccare il Giro, il rosa della carovana si alternerà con il blu degli operai, con i colori e le parole dei loro striscioni, incentrati sul lavoro, quel lavoro sancito dalla Costituzione.

    Fonte: Articolo 21.
     

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    E’ morta l’infermiera che scelse la via del salasso per rivendicare i propri diritti.

    venerdì 14 maggio 2010

    Firenze - Una realtà dimenticata, poco raccontata, visibile solo a fronte di episodi eclatanti o estremi. E’ il mondo del lavoro, di quello che resta nello Stivale, dove quasi ogni giorno un’informazione di garanzia arriva sul tavolo di coloro che ormai da tempo soffrono di delirio di onnipotenza. La cronaca ci porta in Campania dove un’infermiera per protestare contro il mancato pagamento degli stipendi nella Asl di Napoli 1 aveva scelto la via del salasso: togliersi al giorno 150 millilitri di sangue. A rafforzare la protesta, anche la volontà della donna di fare lo sciopero della fame. La donna, Mariarca Terracciano, è morta ieri dopo tre giorni di agonia. Proprio nella giornata di giovedì, il governo aveva annunciato il blocco dei fondi Fas e l’aumento delle tasse in quattro regioni: Lazio, Campania, Molise e Calabria. Una scelta dettata dai conti in rosso di queste regioni. Una situazione che si è ripercossa tragicamente sulla pelle dei cittadini, nello specifico di una donna che ha pagato il prezzo più alto per rivendicare i propri diritti.

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