Amianto, assolti otto ex dirigenti della Breda-Ansaldo di Milano

Milano – Amianto negli stabilimenti: assolti tutti gli otto ex manager della Breda TermomeccanicaAnsaldo, accusati di omicidio colposo per la morte di una decina di operai causata, secondo l’accusa, dall’esposizione alle fibre minerali tossiche nello stabilimento milanese di viale Sarca tra gli anni Settanta e il 1985. Indignazione dei familiari delle vittime e delle associazioni.

 

Ilva alla cordata Marcegaglia

Roma – Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ha firmato il decreto di aggiudicazione dell’ Ilva a Am Investco Italy, la joint-venture composta dal colosso franco-indiano ArcelorMittal e il gruppo Marcegaglia.  Il prezzo di acquisto è di 1,8 miliardi e un canone di affitto annuo di 180 milioni di euro.

Ilva, Adriano Riva patteggia due anni e mezzo di carcere. Via libera al rientro dalla Svizzera di 1,3 miliardi

Firenze – Adriano Riva ha patteggiato due anni e sei mesi con rinuncia alla prescrizione per bancarotta, truffa ai danni dello Stato e trasferimento fraudolento di valori. Si chiude così il suo capitolo giudiziario nell’inchiesta sul versante finanziario della vicenda Ilva di Taranto. Da un lato c’è l’applicazione della pena concordata con la Procura di Milano e approvata dal gup Chiara Valori; dall’altro sono arrivate le firme sui documenti per l’accettazione della rinuncia a poco più di 1,3 miliardi di euro, cifra sequestrata in Svizzera dai pm milanesi e ora a un passo dall’essere disponibile per bonificare l’area del siderurgico. La prima istanza di patteggiamento di Adriano Riva, fratello del patron del gruppo morto nel 2014, presentata a febbraio assieme ai nipoti Fabio e Nicola, era stata bocciata dal gip Maria Vicidomini perché le pene e il ristoro finanziario erano stati ritenuti incongrui. Infine, le posizioni di Fabio e Nicola Riva saranno discusse il 6 luglio.

Rai, l’1 giugno sciopero generale dei dipendenti

Roma – L’1 giugno i programmi Rai rischiano di non andare in onda. Le segreterie nazionali di Cgil, Uil, Ugl, Snater e LibersindConfsal hanno infatti proclamato per il primo giugno uno sciopero dei dipendenti (impiegati, quadri e operai) delle società del gruppo “contro la pregiudiziale aziendale posta sull’incremento dei minimi salariali, per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro e per l’erogazione del premio di risultato 2016″.

Francia, operai rischiano di perdere il lavoro minacciano: “Abbiamo minato la fabbrica con bombole a gas”.

Firenze – «Abbiamo minato la fabbrica con bombole a gas. Facciamo saltare per aria tutto». La minaccia è degli operai di un impianto della Creuse, nel centro della Francia, che rischiano di perdere il lavoro a causa della chiusura imminente dello stabilimento di Souterraine. L’azienda produce pezzi di ricambio per automobili Psa e Renault e ha 277 dipendenti. Secondo France Bleu Creuse, i lavoratori hanno annunciato che intendono occupare la fabbrica giorno e notte se non avranno risposte dai loro superiori.

Strage di Viareggio: la Cassazione conferma licenziamento di Riccardo Antonini

Firenze – La Cassazione ha confermato il licenziamento di Riccardo Antonini, il ferroviere che ha fatto da consulente gratuito alla famiglia di una delle 32 vittime della strage ferroviaria di Viareggio. L’ex dipendente di Rete Ferroviaria Italiana, 65 anni, secondo i giudici, ha infatti violato l’obbligo di fedeltà all’azienda, obbligo che è sancito dal codice civile. Per questo fu licenziato nel novembre 2011, a un anno dalla pensione. La giustizia ha dato ragione a Rfi già dal primo grado: il tribunale di Lucca ha rigettato il ricorso di Antonini nel 2013 e lo stesso hanno fatto prima la Corte d’Appello di Firenze nel 2014 e adesso la Suprema Corte.

Lavoro, Inps: “Nel 2016 aumento del 31% i licenziamenti disciplinari nelle aziende con più di 15 dipendenti”

Firenze – Nel 2016 i licenziamenti disciplinari nelle aziende con più di 15 dipendenti sono stati 32.232, in aumento del 31% rispetto ai 24.595 registrati nel 2015. Lo rileva l’Inps nell’Osservatorio sul precariato. Il 7 marzo del 2015 è entrata in vigore la norma del Jobs act che di fatto abolisce l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (il reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento giudicato ingiusto) per i nuovi assunti.

Operaio licenziato dopo il trapianto al fegato: la Oerlikon fa marcia indietro

FirenzeAntonio Forchione, l’operaio licenziato al rientro in fabbrica otto mesi dopo essersi sottoposto a trapianto di fegato, tornerà al suo luogo di lavoro. A dare l’annuncio del ripensamento dell’azienda, la Oerlikon Graziano di Rivoli, in provincia di Torino, è il presidente della regione Piemonte, Sergio Chiamparino. «I rappresentati locali della multinazionale svizzera mi hanno assicurato di voler ritirare la loro decisione che, prima di ogni altra cosa, presentava tratti di disumanità inammissibili». Quindi, la Oerlikon è impegnata per rivalutare l’intera vicenda.

Torino, operaio rientra in fabbrica dopo essersi sottoposto a trapianto di fegato e viene licenziato

Firenze – Un operaio è stato licenziato al suo rientro in fabbrica dopo essersi sottoposto a trapianto di fegato. E’ accaduto a Rivoli ad Antonio Forchione, 55 anni, dipendente della Oerlikon Graziano di Cascine Vica, in provincia di Torino, settore metalmeccanica di alta qualità. «Mi hanno fatto una visita e mi hanno dichiarato inabile, mi hanno costretto a tre settimane di ferie forzate», racconta Forchione sulle pagine on-line del Fatto Quotidiano. «Poi lunedì scorso mi è arrivata la lettera di licenziamento», aggiunge l’operaio che afferma: «E’ una vergogna essere trattati così dopo 27 anni. Io all’azienda ho dato davvero tanto». L’operaio ha annunciato che sarebbe pronto a fare causa all’azienda per ottenere un risarcimento, gli mancano cinque anni alla pensione. La Oerlikon ha 700 dipendenti a Rivoli, oltre 1.500 in Italia.

 

Ilva, i pm di Milano chiedono nuovo processo per i Riva

Milano – I pm di Milano Stefano Civardi e Mauro Clerici hanno chiesto il rinvio a giudizio per Adriano, Fabio e Nicola Riva nel procedimento con al centro i reati, a vario titolo, di bancarotta, truffa allo Stato e trasferimento fittizio di valori per il crac del gruppo che controllava l’Ilva di Taranto. Ora le difese, che per accelerare i tempi hanno anche rinunciato al termine di 20 giorni dopo la chiusura delle indagini avvenuta il 17 febbraio, potranno provare di nuovo la strada dei patteggiamenti per i loro assistiti davanti al gup, in sede di udienza preliminare, che non è stata ancora fissata. Con l’accordo dei pm, potranno provare a presentare nuove istanze di patteggiamento, ritoccate rispetto alle precedenti.

Lo scorso 14 febbraio, infatti, il giudice Maria Vicidomini aveva respinto le richieste di patteggiamento dei tre indagati, che avevano avuto l’ok dei pm, valutando le pene come troppo basse (tra i 2 e i 5 anni). Lo stesso giudice, tra l’altro, aveva bocciato anche l’intesa con cui i Riva, lo scorso dicembre, hanno dato l’assenso a far rientrare in Italia 1,33 miliardi di euro per metterli a disposizione della bonifica ambientale dello stabilimento tarantino.