Ilva, la Procura rifiuta il patteggiamento

FirenzeLa procura di Taranto si è dichiarata contraria all’istanza di patteggiamento, presentata oggi dall’Ilva ai sensi della legge 231 in merito alla responsabilità giuridica delle imprese, durante l’udienza preliminare del procedimento per disastro ambientale. L’Ilva aveva proposto una sanzione di oltre 3 milioni di euro, la non applicazione del’interdizione dell’attività e la confisca di quasi 10 milioni di euro. La procura non ha ritenuto la proposta congrua e adesso la decisione spetterà al gup Vilma Gilli. 

 

PinterestTumblrShare

Ilva, in appello confermata la condanna a Fabio Riva per truffa

Firenze - La corte d’appello di Milano ha confermato la condanna a sei anni e sei mesi di reclusione nei confronti di Fabio Riva, accusato di truffa ai danni dello Stato per 100 milioni di euro. Al termine del processo di secondo grado, inoltre, i giudici della quarta sezione penale hanno confermato anche le condanne di primo grado nei confronti degli altri imputati: cinque anni di reclusione per Alfredo Lomonaco, ex presidente della finanziaria elvetica Eufintrade, e tre anni ad Agostino Alberti, all’epoca dei fatti consigliere delegato di Riva Fire. Secondo l’accusa, mossa dal pubblico ministero di Milano Stefano Civardi, Riva e gli altri avrebbero creato una società in Svizzera, la “Riva Sa”, per aggirare la normativa sull’erogazione dei contributi pubblici per le imprese che esportano. 

Ilva, pm sequestrano l’altoforno dopo la morte dell’operaio…. (fonte: Il Fatto)

PinterestTumblrShare

Ilva, operaio investito dalla ghisa incandescente. Ustioni sul 60% del corpo

Firenze - Un operaio dell’Ilva è stato investito da un getto di ghisa incandescente mentre misurava la temperatura del foro di colata dell’Altoforno 2 dello stabilimento siderurgico di Taranto. Il lavoratore, addetto al controllo della temperatura della ghisa, ha riportato ustioni di terzo grado sul 60% del corpo, e dopo essere stato soccorso è stato trasportato all’ospedale Perrino di Brindisi.

PinterestTumblrShare

Ilva, finita la latitanza di Fabio Riva. In serata arrestato a Fiumicino

Firenze - Dopo due anni e mezzo finisce la latitanza di Fabio Riva, patron dell’Ilva di Taranto, su cui pende un mandato di cattura del tribunale pugliese. Rientrato in Italia, Riva è stato subito arrestato all’aeroporto di Fiumicino dagli agenti della polizia di frontiera. L’industriale, accusato di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e corruzione in atti giudiziari, è il principale imputato del processo “ambiente svenduto” ed è destinatario di un mandato di cattura firmato dal gip Patrizia Todisco il 26 novembre 2012. A Londra, dove aveva trovato rifugio per evitare il carcere, Fabio Riva era stato rintracciato dall’Interpol nei primi mesi del 2013 e liberato poco dopo il suo fermo su cauzione. Per due volte i giudici inglesi avevano dato il nulla osta per l’estradizione in Italia, ma in entrambe le situazioni l’industriale italiano aveva presentato appello.

Rispetto a due anni e mezzo la posizione di Fabio Riva, in Italia, è peggiorata: condannato dal tribunale di Milano a sei anni e mezzo di reclusione per truffa e dal tribunale di Taranto a sei anni per omicidio colposo e disastro ambientale. Quest’ultima condanna gli è stata inflitta perché ritenuto responsabile della morte di operai affetti da mesotelioma pleurico contratto per la presenza di amianto nello stabilimento.

PinterestTumblrShare

Amianto, l’elenco dei 50 processi in attesa di giustizia

Firenze - Il nostro sito segue da sempre il processo Eternit e continueremo a farlo anche per il nuovo procedimento aperto nei confronti di Stephan Schmidheiny (domani è in programma una nuova udienza preliminare).

Ma nelle aule di tribunale non si racconta solo il dramma di Eternit. In Italia sono circa 1500 le vittime di amianto che attendono giustizia. Nei cinquanta principali procedimenti penali per amianto, monitorati da Wired nell’ambito dell’inchiesta “Il prezzo dell’Amianto”, sono quasi 500 gli imputati. Imprenditori, manager, responsabili della sicurezza, amministratori locali e persino volti noti della politica sono accusati di non aver tutelato la salute dei lavoratori, né tantomeno dei loro familiari o dei residenti nei quartieri a ridosso delle fabbriche della morte. Anche loro, vittime inconsapevoli di un killer di nome asbesto.

PinterestTumblrShare

Ilva, gip di Milano sblocca 1,2 miliardi per il risanamento

FirenzeUn miliardo e 200 milioni di euro per risanare l’Ilva. È la somma che il giudice per le indagini preliminari di Milano Fabrizio D’Arcangelo ha sbloccato per destinarla al risanamento ambientale dello stabilimento di Taranto, che fu sequestrato tre anni fa su ordine del gip Patrizia Todisco nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale. Tra quel giorno di luglio a oggi è successo di tutto. Oltre Taranto sulla famiglia Riva ha indagato anche la Procura di Milano e quel tesoro era stato sequestrato dagli inquirenti milanesi e che era “congelato” a causa del decreto. 

PinterestTumblrShare

Ilva chiede al ministero di patteggiare nel processo per disastro ambientale

Firenze - L’Ilva potrebbe chiedere il patteggiamento nel processo sul disastro ambientale causato, secondo la procura, dalle sue emissioni nocive. Per la prima volta l’azienda potrebbe quindi ammettere la sua colpevolezza portando a un punto di svolta l’inchiesta che la vede accusata di disastro ambientale, omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro e avvelenamento di sostanze alimentari. L’azienda, in amministrazione straordinaria, ha chiesto infatti al ministero per lo Sviluppo economico il permesso di avanzare richiesta di patteggiamento nell’ambito dell’udienza preliminare. È stato l’avvocato Angelo Loreto, che rappresenta in giudizio insieme a Filippo Sgubbi l’azienda, a comunicarlo al gup di Taranto Vilma Gilli, chiedendo il differimento della sua discussione in attesa della risposta del ministero.

PinterestTumblrShare

Morti per amianto: cinque ex dirigenti Enel a giudizio

Pisa - Cinque ex funzionari e dirigenti Enel sono stati rinviati oggi a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Pisa, Giulio Cesare Cipolletta, con l’accusa di omicidio colposo per la morte di tre ex dipendenti del campo geotermico di Larderello (Pisa), uccisi dal mesotelioma pleurico nel 2002, nel 2006 e 2008, come conseguenza della lunga esposizione all’amianto. A processo come responsabile civile anche la stessa Enel.

Il Gup ha quindi accolto la richiesta della procura generale della Corte d’Appello di Firenze. A processo, la prima udienza è fissata per il 20 maggio, andranno Anselmo Giovannoni, di Firenze, Guido Palmerini Civis di Viareggio (Lucca), Franco Luccioni di Firenze, Bernardino Billi di Pisa e Carlo Menichelli, di Cecina (Livorno). Quasi tutti gli imputati sono ultraottantenni.

Venerdì 27 alle 10 a Castelnuovo Val di Cecina si terrà l’assemblea informativa alla quale parteciperà l’avvocato Ezio Bonanni, che informerà i lavoratori malati di patologia asbesto correlate circa la possibilità di ottenere il risarcimento dei danni oltre alle rendite e al prepensionamento.

PinterestTumblrShare

L’amianto alla Breda, una tragedia scritta con 25 anni di ritardo

Pistoia - Si è tenuta sabato a Pistoia la presentazione del libro, “Morire d’amianto a Pistoia. Il caso Breda e l’informazione”. Il libro è stato presentato nell’ambito del convegno “Raccontare l’amianto. La responsabilità di una informazione corretta ai cittadini”.

Si tratta della tesi di laurea di Valentina Vettori, 25 anni, che ha ricostruito le vicende legate all’impiego dell’amianto alla Breda, e alle tragiche conseguenze per la salute dei lavoratori della fabbrica. «Un lavoro nato prima che nella testa nel cuore, poco dopo la morte di mio padre», ricorda Valentina, figlia di Marco Vettori, operaio nello stabilimento di via Ciliegiole, sindacalista e presidente del consiglio comunale di Pistoia, scomparso il 6 marzo del 2013, a 59 anni, per un colangiocarcinoma diagnosticato nel 2011, per il quale sono in corso studi per il riconoscimento della patologia come amianto-correlabile.

La vicenda dell’amianto nello stabilimento di Pistoia e delle conseguenze sulla salute dei lavoratori, come sottolinea la giovane autrice, è stata ricostruita parlando con gli operai, con l’avvocato che ha seguito il processo, con i giornalisti e conla Cgil. Un’esposizione all’amianto che si è prolungata per anni, sia durante il lavoro che in occasione della scoibentazione dello stabilimento.

PinterestTumblrShare

Ilva, due miliardi sequestrati alla famiglia Riva. “Ma bloccati all’estero dal decreto”.

Milano - Due miliardi sequestrati alla famiglia Riva ma che non possono essere utilizzati per via di una norma del decreto legge Ilva che ha bloccato la procedura di rientro in Italia di gran parte dei fondi trovati dalla magistratura nei trust gestiti da istituti svizzeri. La circostanza è emersa durante una seduta della commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, che ha ascoltato il coordinatore del dipartimento diritto penale dell’economia, affari civili societari, reati fallimentari della Procura di Milano, Francesco Greco.

PinterestTumblrShare