Ferrara, il vizio resta aggredire gli altri

FirenzeGiuliano Ferrara è un giornalista dalla profonda cultura. Così come alcuni scrittori (da Cervantes a Manzoni, da Scott a Eco, fino al più recente Armando Comi) hanno usato l’artificio del “manoscritto ritrovato” come meccanismo narrativo, il direttore del Foglio usa le lettere al giornale per consumare le sue “vendette”.

L’attenzione riservata a “un animaluccio untuoso della specie Raiuno&Lotta dura” mi lusinga. Reo di aver scritto che Ferrara è il moderno inventore della macchina del fango (non me ne voglia Feltri): ho toccato nervi scoperti, infatti nella risposta al lettore, lo spione della Cia a pagamento, continua a manipolare la verità, sostenendo che «Biagi se ne andò quando arrivai a Panorama, sennò lo avrei cacciato io». Fui testimone, grazie al “vivavoce”, della sua terza telefonata a Biagi, nella quale lo pregò di rimanere promettendogli libertà assoluta. «Caro Giuliano non posso scrivere per il giornale che andrai a fare, ti sarei d’imbarazzo. Sul piano personale sono a tua disposizione». Così rispose Biagi.

Nell’articolo da me citato (pubblicato il 4 aprile 2001), Ferrara, dopo aver liquidato Montanelli come «incarognito che ha perso la trebisonda, ormai può dire qualunque cosa perché non è più lui a parlare ma il suo carattere», definì Biagi: «Il noto re della Serie B, il celebre divulgatore di bellurie sentimentali, l’adulatore dei veri potenti e il grande maramaldo con i veri perdenti, il giornalista da treno che tutti disprezzano in segreto e il lobbista nevrastenico che tutti in segreto temono per la sua inclinazione a brigare». Il 25 settembre 2001 feci notare a Ferrara che il Foglio, per mano di Pietrangelo Buttafuoco (l’adulato dai fascisti del terzo millennio di Casa Pound), aveva recensito una puntata del Fatto annunciata ma non andata in onda. Buttafuoco aveva scambiato il ministro Martino (intervistato) per l’ex presidente Scalfaro.

Il direttore nella risposta, facendo sfoggio della sua immensa cultura, parafrasò il “Non l’ho letto e non mi piace” di Giorgio Manganelli, trasformandolo in “Qui non si scherza, si stronca”. Concludendo con una lezione di giornalismo da par suo: “I giornali sono fatti così. A un certo punto bisogna che si divertano e divertano il pubblico alle spalle di qualcuno”. Ricordo al direttore del Foglio (sempre più simile a Totò nello “Smemorato di Collegno), che il suo “vizietto” di “aggredire illegittimamente la reputazione altrui” è stato più volte oggetto di sentenze a favore di Biagi. Quando si tratta di Ferrara chi paga è sempre il padrone mai il fedele valletto.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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Un certo Enzo Biagi. Il ricordo al Festival del Giornalismo di Perugia.

Perugia - Il Festival del Giornalismo 2013 di Perugia ha deciso quest’anno di commemorare Enzo Biagi, con l’incontro intitolato “Un certo Enzo Biagi”. Un omaggio sostanziale, formale ma soprattutto umano. A ricordarlo attraverso testimonianze di vita vissuta accanto a questo grande personaggio le figlie Bice e Carla e Vittorio Zucconi della Repubblica. Attraverso un quadro intimo, umano e toccante, le loro testimonianze hanno ricordato il modo unico che Enzo aveva di scrivere, il suo inconfondibile approccio al giornalismo fatto di storie umane e di sentimenti e scritto in maniera unica quanto rara come sottolineato dallo stesso Zucconi che coglie l’occasione per ricordare quanto sia difficile scrivere in maniera semplice evidenziando una delle grandi peculiarità di Enzo Biagi.

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Report, Alemanno annuncia querela contro la Gabanelli

Firenze -  Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ieri non ha atteso nemmeno la conclusione di Report - programma ideato e condotto da Milena Gabanelli -, che ha annunciato via twitter la sua intenzione di presentare una querela. A scatenare le ire del primo cittadino della Capitale, il servizio trasmesso domenica 14 aprile su RaiTre, in cui si ricostruiva fra l’altro l’inchiesta sugli appalti ai bus a Roma che ha scosso la giunta di centro-destra portando all’arresto dell’ex amministratore delegato di Eur Riccardo Mancini. Anche il vicesindaco di Roma, Sveva Belviso, ha annunciato via twitter di voler presentare una querela contro Report.

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L’Eni chiede alla Gabanelli un risarcimento di 25 milioni di euro.

FirenzeL’Eni ha chiesto 25 milioni di euro di risarcimento per il servizio ”Ritardi con Eni” andato in onda lo scorso 16 dicembre 2012 durante il programma Report condotto da Milena Gabanelli. L’accusa – accompagnata da un atto di citazione di 145 pagine -, mossa dal colosso petrolifero, è di aver leso l’immagine della società. L’annuncio, in un’intervista rilasciata dalla stessa Gabanelli, al Corriere della Sera.

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Diffamazione, Sallusti sospeso per tre mesi dall’Ordine dei giornalisti

FirenzeIl direttore del Giornale Alessandro Sallusti è stato sospeso per tre mesi dal Consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia. Il provvedimento è in relazione agli articoli pubblicati nel 2007 da Libero, allora diretto da Sallusti, che hanno portato nel dicembre scorso all’arresto del giornalista. La sentenza è sospesa fino al termine per la presentazione di un eventuale appello al Consiglio nazionale dell’Ordine.

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Rcs, 270 esuberi. Due giorni di sciopero al Corriere della Sera

Firenze – Due giorni di sciopero contro il piano di ristrutturazione dell’azienda. Mercoledì e giovedì il Corriere della Sera non sarà in edicola, dopo che Rcs ha messo nero su bianco le sue richieste: azzeramento integrativo, chiusura delle sedi estere e 110 prepensionamenti in tre anni.

La situazione resta critica anche nelle sezioni periodici, libri e pubblicità. L’azienda ha comunicato ai rappresentanti sindacali 270 esuberi tra amministrativi e grafici della sede di via Rizzoli, dove sono impiegati tutti i dipendenti che non fanno parte della divisione quotidiani del gruppo, che opera nella storica sede di via Solferino.

Il comunicato del Comitato di redazione

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Goodbye Italy, I’m a (free)lance

FirenzeTrecento euro al mese come collaboratore del Tirreno, quotidiano locale del gruppo l’Espresso. Al Corriere di Livorno, chiuso dopo tre anni dal suo primo numero in edicola, ad un certo momento lo stipendio non l’ha visto per dieci mese. Sono alcuni dei passaggi della storia professionale di Chiara Giannini, giornalista, che l’ha pubblicata  lo scorso 10 marzo sul suo blog, www.11onair.com.  Un racconto che coinvolge l’ex direttore del quotidiano, Bruno Manfellotto, ora dirige l’Espresso. Dopo «Vent’anni di gavetta…», così inizia il racconto, la cronista ha deciso di lasciare l’Italia. Intanto, si è specializzata in reporter nelle zone di conflitto. In un prossimo articolo pubblicheremo la risposta di Manfellotto, seguita dalla replica della Giannini, entrambi già presenti su www.11onair.com e accompagnati da una nostra introduzione.

 «Vent’anni di gavetta, perché non finisci mai di tentare la scalata, in questo mondo fatto di block notes e registratori. Vent’anni in cui ti sei reso conto che ogni giorno che passa ti aggravi sempre di più, perché il giornalismo è una malattia, che peggiora col passare del tempo, che ti corrode l’anima, ti impedisce di dormire la notte. Quando scoppiò il conflitto libico iniziai a rigirarmi nel letto per ore e ore. Non c’era verso di chiudere occhio, dovevo partire. In nome di quella passione che arde dentro di te e che ti fa sentire che ogni notizia che non vai a verificare di persona è una notizia persa.

Ero reduce da anni di collaborazioni con Il Tirreno, quotidiano locale del gruppo Espresso in cui le promesse vane dei capiservizio erano addolcite con la pillola delle 400 lire a modulo (4 righe) prima e dei 20 centesimi dopo. Trascorrevo la mia giornata in redazione, dal lunedì alla domenica, ma ero felice, era la mia vita, quella. Nient’altro mi procurava tanta adrenalina quanto il poter scrivere un fatto di cronaca. E la gioia maggiore arrivava la mattina successiva, quando potevo toccare con le mani la carta opaca del giornale. La accarezzavo, la strofinavo, delicatamente, come si fa con la pelle morbida di un bambino. Leggevo il mio articolo, lo rileggevo ancora. E poi la gioia del momento lasciava il passo all’ansia, a quel fuoco che sembra corroderti lo stomaco, la voglia di passare alla notizia successiva. Ma il rapporto con quel giornale si interruppe in seguito a una mia lettera all’allora direttore, Bruno Manfellotto, in cui facevo presente che dopo quasi un decennio di collaborazione sottopagata, dopo aver dato il sangue a quel quotidiano, nessuna prospettiva di assunzione pareva aprirsi. Ricordo che andai a parlarci. Mi disse: “Frequenta una scuola di giornalismo e poi ne riparliamo”. Avevo 32 anni e una laurea e lo odiai, quanto non potete immaginarlo. Guadagnavo 300 euro al mese e i miei genitori ne rimettevano almeno 700 per mantenere questo mio “capriccio giornalistico”. Ma lo facevano perché sapevano che era la mia vita. A 32 anni nessuna scuola di giornalismo ti prende. Mi aveva chiuso le porte in faccia.

Quando aprì il Corriere di Livorno, molti anni dopo, fui assunta come praticante, redattore e diventai, infine, responsabile della redazione di Cecina. Ma le vicende giudiziarie di quel giornale sono note a tutti. Chiuse dopo tre anni. Non riscuotemmo per dieci mesi e non abbiamo mai avuto i soldi per straordinari e domeniche lavorate. Avevo all’attivo 4.400 ore in più, il cui corrispettivo, con ogni probabilità, non lo vedrò mai. Partii per la Tunisia, per seguire il conflitto libico e da lì mi sono specializzata in Difesa e Forze armate e ho iniziato a girare, ad affrontare i teatri operativi e le zone di conflitto assieme ai grandi inviati e ho scoperto di avere stoffa, per questo lavoro. “Un purosangue su cui nessuno aveva mai scommesso”: mi ha detto più volte un grande amico e grande reporter di guerra. Il primo che mi abbia dato fiducia. Spesso in prima pagina, sempre in prima linea. Per appena 50 euro ad articolo, anche dall’Afghanistan, anche dai posti peggiori. E spesso anche gratis, perché qualche giornale non ha soldi per pagarmi. Perché a questo ha portato la crisi dell’editoria e un sistema che i poteri forti non sono disposti a spezzare. Ho quasi quarant’anni e faccio la freelance. Ho tirato avanti a lungo con la cassa integrazione e in seguito con la disoccupazione. Alcuni dei giornali per cui scrivo pagano a sei mesi. Finora questa storia non ve l’avevo raccontata. Ma credo sia giusto farlo, per i giovani che intendano avvicinarsi a questa professione, per chi crede che i giornalisti siano brutti, cattivi e ultra pagati, per chi vede il giornalista solo come qualcuno che sta dietro a una scrivania e compone l’articolo grazie alle agenzie. Io le mie chiappe le ho sempre alzate e sono andata a tastare con mano, a verificare ciò che accadeva, ho sofferto, ho sudato sangue per il mio lavoro, ma sono ancora qui a farlo, nonostante tutto.

Sono qui a scrivere perché, dopo tanti anni, ho deciso di fare l’unica cosa possibile: emigrare. Perché in Italia c’è la crisi, perché in Italia i politici ti querelano (ho due querele importanti, da Gianfranco Fini ed Enrico Rossi, così saranno felici di esser citati in questo articolo e forse mi quereleranno di nuovo), perché in Italia vanno avanti i mediocri o i raccomandati o chi scrive senza mai alzare il sedere da una sedia o, come mi è capitato di vedere un po’ di tempo fa, come i giornalisti del Corriere della Sera, che arrivano sul posto con l’auto NCC (noleggio con conducente) o come chi si sente un giornalista di serie A, solo perché ha un regolare contratto o ancora chi si sente privilegiato perché viene invitato, in quanto assunto, a ogni evento nazionale o internazionale, mentre a noi poveri freelance capita solo ogni tanto e nella maggior parte dei casi tocca pagarci il viaggio. Oggi ho detto basta e ho deciso di emigrare. Continuerò a scrivere in inglese, visto che in italiano non mi consentono più di farlo, perché scrivere in italiano non ti dà più da mangiare. So, goodbye and good luck. A tutti coloro che sono giornalisti davvero, coloro che soffrono e non si arrendono, coloro che scrivono e lo fanno come missione di vita. A tutti gli altri auguro di cambiare mestiere. O di fare come me. Perché l’Italia è buona solo per la pastasciutta».

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Solidarietà a Giovanni Tizian, minacciato di morte dalla ‘ndrangheta

Prato - “O la smette o gli sparo in bocca”. Così il faccendiere Guido Torello si rivolge al boss della ‘ndrangheta Nicola Femia in una delle intercettazioni che hanno portato all’arresto di 29 persone per un giro illecito legato alle slot machine. Destinatario della minaccia è Giovanni Tizian, giornalista della Gazzetta di Modena e collaboratore di Repubblica e l’Espresso.

Le minacce non sono purtroppo una novità per il giovane giornalista. Tizian, 30 anni, era già sotto scorta. Il suo libro “Gotica. ‘ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea” ha vinto il Premio Enzo Biagi 2012.

Oggi Tizian ha lasciato una risposta sul suo profilo Facebook: “Che dire, grazie per la vicinanza e la solidarietà. Il disgusto per l’audio sentito ieri è tanto, gela il sangue. Un motivo in più per continuare a raccontare il lato oscuro del potere in questo Paese. Ma non da solo. Dobbiamo essere in tanti. Le rivoluzioni culturali non sono opera di singoli. La collettività è capace di produrre grandi cambiamenti. Insieme si vince.” Parole semplici, di coraggio e speranza di cambiamento, alle quali ci associamo e che invitiamo a condividere e diffondere.

L’intercettazione: “Spariamo in bocca al giornalista” (Repubblica TV)

Giovanni Tizian: “Questa telefonata mi fa impressione” (Repubblica TV)

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Manifesto, anche Valentino Parlato lascia

Firenze - Dopo l’addio di Rossana Rossanda, un altro dei fondatori del Manifesto ha deciso di lasciare la testata comunista. Oggi Valentino Parlato ha deciso di lasciare il quotidiano e ha spiegato le ragioni della sua scelta in una lettera. Immediata la replica della direzione, a capo vi è Norma Rangeri   

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Rai, Orfeo direttore del Tg1. Cambiati anche i responsabili di rete.

FirenzeIl consiglio di amministrazione della Rai ha approvato la nomina di Mario Orfeo alla direzione del Tg1. Orfeo, attuale direttore del Messaggero succede ad Alberto Maccari. Cinque i voti a favore di Orfeo, contro hanno votato Luisa Todini, Antonio Pilati, Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi.

Il Cda di Viale Mazzini ha nominato anche i direttori di rete: Giancarlo Leone a Rai 1 prenderà il posto di Mario Mazza; a Rai 2 arriverà Angelo Teodoli che sostituirà Pasquale D’Alessandro; a Rai 3 Andrea Vianello succederà ad Antonio Di Bella.

 

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