Rai, duro intervento di Zavoli sulla nomina di Maccari al Tg1: “Scambio di incarichi”

Roma - Maccari confermato alla direzione del Tg1 nonostante vada in pensione e Alessandro Casarin direttore del Tgr sono uno “scambio di incarichi”. Chi lo ipotizza è Sergio Zavoli presidente della Commissione di vigilanza Rai, chiarendo che mai un direttore della testata si è insediato contro il parere del presidente della Rai,  durante l’audizione del dg Lorenza Lei a palazzo San Macuto. Il presidente Garimberti ha detto chiaro che se Maccari passa lui si dimette dall’azienda.

“Personalmente ho difficolta’ a pensare che tra i suoi circa 1.500 giornalisti – ha detto Zavoli – la Rai non ne abbia uno in grado di dirigere una testata importante con il consenso unanime del cda. Ammettere che non c’e’ nessuno non e’ un bel riconoscimento per l’azienda. Mi chiedo poi con quale stato d’animo possa lavorare un professionista con la fiducia della meta’ dei consiglieri e con l’opposizione del presidente”.

Intanto le rappresentanze dei giornalisti italiani hanno rivolto un appello congiunto al Presidente del Consiglio Monti affinché “intervenga per portare in Europa anche il  Servizio Pubblico Radiotelevisivo, con un’iniziativa che consenta  la riforma della governance Rai”.

Il commento di Beppe Giulietti

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L’anniversario dell’uccisione di Pippo Fava. Vi proponiamo la sua ultima intervista con Enzo Biagi

Prato - Il 5 gennaio 1984 la mafia uccideva Giuseppe Fava, detto Pippo, scrittore e giornalista italiano che ha lasciato un segno importante nella cultura del nostro Paese. Fava era stato direttore responsabile del Giornale del Sud e fondatore de I Siciliani, secondo giornale antimafia in Sicilia. Il film Palermo or Wolfsburg, di cui aveva curato la sceneggiatura, ha vinto l’Orso d’oro al Festival di Berlino nel 1980.

In occasione dell’anniversario della sua scomparsa vi proponiamo due importanti documenti: la puntata de La storia siamo noi dedicata alla sua figura e l’ultima intervista di Giuseppe Fava, realizzata da Enzo Biagi e andata in onda all’interno della trasmissione Film Dossier del 28 dicembre 1983, una settimana prima del suo assassinio.

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Le sette domande dei redattori precari agli editori

Prato - Con una cartolina inviata a Marco Polillo, presidente dell’Associazione Italiana Editori, la Rete dei Redattori Precari evidenzia in sette domande gli aspetti più spinosi del rapporto tra case editrici e collaboratori.

Un modo originale per fare gli auguri di Natale: nessun “Saluti da …” – si legge nel comunicato – ma sette domande scomode a cui la rete (e anche noi) ci auguriamo che l’illustre destinatario vorrà dare risposta. Un modo per denunciare quello che non ci piace del sistema editoriale italiano e allo stesso tempo gettare un seme di dialogo, sperando che dall’altra parte si pensi non solo agli utili di un gruppo di aziende ma anche alla cultura e alla civiltà di un paese.

Buona lettura!

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Chiude “Liberazione”, lo storico quotidiano di Rifondazione Comunista

Roma - Una brutta notizia per il mondo dell’editoria e in generale per la libertà di stampa. Il prossimo 31 dicembre sarà l’ultimo giorno di uscita in edicola per “Liberazione“, lo storico organo di Rifondazione Comunista.

“La società editrice è giunta alla dolorosa determinazione di sospendere cautelativamente le pubblicazioni onde evitare l’aggravarsi di uno squilibrio economico gestionale nel prossimo esercizio”. Così Marco Gelmini, amministratore unico della società Mrc, ha fissato la data di una chiusura più volte annunciata. Una chiusura che è diretta conseguenza dei tagli all’editoria decisi dal governo Berlusconi e confermati dall’attuale esecutivo guidato da Monti.

Due anni fa l’organico poteva contare su 30 giornalisti e 20 poligrafici. Nel luglio 2011 è stato firmato un accordo che prevede la cassa integrazione in uscita per 13 redattori e il passaggio a contratto di solidarietà per altri 17 che, divisi in due turni, alternano 15 giorni di lavoro ad altri 15 passati a casa. I poligrafici in cassa integrazione sono 14. Per ridurre le spese la foliazione è passata da 16 a 8 pagine ed è stato diminuito il numero di uscite in edicola, passate da sei a cinque a settimana. Le vendite del giornale si attestano sulle 5 mila copie giornaliere.

La Casa della Cultura Enzo Biagi esprime la propria solidarietà ai lavoratori del giornale, riuniti in assemblea permanente.

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Rai, Minzolini rinviato a giudizio per peculato

Roma - Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini è stato rinviato a giudizio per peculato con riferimento all’uso della carta di credito aziendale della Rai utilizzata, secondo l’accusa, in maniera non regolamentare. La decisione è del gup di Roma Francesco Patrone che ha accolto le istanze del procuratore aggiunto Alberto Caperna. Il processo si terrà l’8 marzo prossimo davanti alla VI sezione penale del Tribunale di Roma. Il giornalista è accusato di peculato per avere sforato, in 14 mesi, il budget a sua disposizione per circa 65 mila euro. Tale somma è stata già restituita dal direttore all’azienda.

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La carta di Firenze approvata dall’Ordine dei Giornalisti. I precari esprimono soddisfazione

Prato - Il coordinamento dei giornalisti precari esprime ”la più viva soddisfazione” per l’approvazione della “Carta di Firenze” da parte del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti.

“Crediamo che con questa approvazione – continua il comunicato – sia stato fatto un importantissimo passo in avanti per la tutela dei giornalisti non inquadrati come dipendenti, che non sono e non possono più venir considerati “giornalisti di serie b” o carne da macello del sistema dell’informazione. L’obiettivo adesso diventa quello di rendere effettiva la Carta, per la tutela del lavoro di tutti i giornalisti senza distinzioni, e in ultima analisi per la qualità dell’informazione resa ai cittadini”.

L’appello, pubblicato sulla pagina Facebook del coordinamento, è aperto a nuove adesioni.

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Serena Dandini passa a La7. In onda da gennaio

Roma - Serena Dandini ha firmato con La7. Dopo il divorzio con la Rai, a partire da gennaio 2012, condurrà un nuovo programma di prime time il sabato, dalle 21.30 alle 24.00, e due brevi appuntamenti, dalle 19.30 circa, che anticiperanno l’edizione serale del TG di sabato e domenica.

Ad affiancare Serena Dandini ci saranno Dario Vergassola, Elio e le storie tese, Max Paiella, Paola Minaccioni e Federica Cifola, Diego Bianchi (Zoro), Ascanio Celestini, Andrea Rivera, Lillo e Greg. Il regista sarà Igor Skofic. La stessa squadra con cui lavorava per ‘Parla con mè su Rai3.

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Frequenze, Monti può riscattarsi

Roma - Il governo Monti rappresenterà più la Bce, l’Ue che l’Italia, ma visto il fallimento della nostra politica e il sostegno del presidente Napolitano, potrebbe essere il male minore. Ci sono due ministeri che stanno molto a cuore al Caimano: la Giustizia e lo Sviluppo economico, cioè la Riforma “epocale” della Giustizia e il sistema televisivo. Monti sa bene che il nostro non è un Paese che si mette a posto con una patrimoniale, una riforma delle pensioni e quant’altro l’Europa ci chiede. Per riportarlo alla normalità bisogna intervenire sulle leggi ad personam, in particolare sul conflitto d’interessi e sulla Gasparri.

Sulle tv vi è un precedente inquietante. Quando Mario Monti era commissario europeo alla concorrenza, nel 2004, prima di autorizzare la fusione delle due società che da noi gestivano la piattaforma satellitare (Stream e Telepiù), che avrebbe permesso a Sky di diventarne il gestore, impose alcuni rimedi: uno di questi obbligava che le frequenze terrestri di Telepiù dovevano essere date a terzi. La procedura per distribuirle ebbe questo iter: Mediobanca assunse l’incarico e affidò il ruolo di consulente a Bruno Bogarelli, un “indipendente” nato professionalmente a Cologno, proprietario della società Interactive (il più grande centro di produzione tv con sede a Milano), il quale individuò nella Quinta Communications la società più adatta all’operazione. Solo allora Monti diede il via libera a Murdoch di far nascere Sky Italia. Il retroscena. Il capo della Quinta Communications è Tarak Ben Ammar, socio in più imprese dal 1983 di B. (nel cda di Mediaset dal  ’97 al 2003; la Fininvest è presente in Quinta Communications con il 22 per cento attraverso la società lussemburghese Trefinance). Bogarelli (nei cui studi viene prodotto Milan Channel), successivamente diventa l’editore di Sportitalia attraverso un accordo tra la sua società ed Europa tv, anche questa di Ben Ammar. Il finanziere tunisino a sua volta ha fondato il multiplex Dfree che trasmette, sul digitale terrestre, i canali Mediaset Premium.

Ipotizziamo che l’allora commissario Monti sia stato raggirato, in quanto non esperto del settore: oggi ha la possibilità di riabilitarsi, si troverà a gestire il beauty contest (voluto dal ministro Romani) che dovrebbe regalare (buttando al vento circa 3 miliardi di euro, che invece farebbero comodo allo Stato) 6 frequenze alle tv nazionali, tra cui Dfree. Se Monti bloccherà l’assegnazione gratuita (vi è un vizio di forma che riguarda la Rai che non avrebbe dovuto concorrere in quanto già titolare di 5 frequenze), indicendone un’altra a pagamento, sarebbe un bel segnale per i cittadini.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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Giornalisti, il 62% dei freelance non arriva a 5 mila euro l’anno

Roma - Un mestiere sempre più precario e mal pagato, con redazioni sempre più vecchie e ristrette, e un turn over inesistente. Fattori che messi insieme, contribuiscono a delineare un’altra caratteristica di una settore in profonda trasformazione: il divario crescente tra chi ha un contratto da dipendente e chi invece svolge questo lavoro da autonomo. Sono alcuni dei tratti più rilevanti della professione giornalistica in Italia che emergono da un aggiornamento della ricerca effettuata da Lsdi – Libertà di stampa, diritto all’informazione – sulla base dei dati relativi al 2010.

Secondo l’indagine, alla fine di quell’anno i giornalisti “visibili” effettivi, cioè con una posizione contributiva all’Inpgi attiva, erano 44.906: 19.895 (44,3 %) nel campo del lavoro subordinato e 25.011 (55,7) fra autonomi e parasubordinati. Un numero complessivo in crescita grazie sopratutto all’impennata dei precari, che ridisegna dall’interno il settore.

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Un programma non è una tv

FirenzeChe Michele Santoro fosse il più innovatore, sempre pronto a mettersi in gioco, non lo scopriamo oggi con Sevizio Pubblico. Quando giovedì il regista Alessandro Renna ha acceso luci e telecamere nello Studio 3 di Cinecittà ed è apparso in onda il conduttore di Annozero: “Caro Enzo Biagi, caro Indro Montanelli …”, mi ha preso un groppo alla gola (Telesogno ha smesso di essere solo un sogno), e un pò di rammarico per non essere anch’io della partita. Che “nulla sarà come prima”, come ha detto Carlo Freccero, ho dei seri dubbi, che “dopo Santoro gli editori non sono più padroni della tv” di Enrico Mentana, non ci credo, e che sia l’inizio di una rivoluzione, dipende. Oggi Rai e La 7 (la prima per aver fatto andar via Santoro, la seconda per non averlo preso), si stanno leccando le ferite per l’ascolto (12% con 3 milioni di telespettatori, terzo programma più visto in prima serata) e per la fetta di pubblicità che toglierà al mercato nei prossimi giorni. Morto un papa se ne dovrebbe fare un altro, Rai 2, invece, in cinque mesi non è riuscita a produrre un nuovo approfondimento. Nell’attesa dell’arrivo a gennaio dell’onnipresente Ferrara sarebbe stato sufficiente, come fece Angelo Guglielmi che si affidò al Tg 3 (così iniziò la storia di Michele Santoro con Samarcanda), coinvolgere il Tg 2.

La legge della concorrenza è spietata: “Chi prima arriva meglio alloggia”. Corrado Formigli docet: contro la prima puntata di Santoro, pur dimezzando l’ascolto, ha racimolato un onorevole 4 % di share. L’ex collaboratore di Santoro, purtroppo, ha dimostrato che nel nostro ambiente il motto: “Uno per tutti, tutti per uno”, non esiste, anzi le disgrazie di uno possono rappresentare le fortune di altri. Nessuno ha dato credito alle capacità manageriali e produttive di Santoro e del Fatto Quotidiano, se non fosse così, oggi, i media annuncerebbero che Sabina Guzzanti e Serena Dandini sono prossime alla andata in onda sul nuovo network, invece sono pronte per la prima serata su La 7, con tanto di contratto firmato. L’unica ancora recuperabile potrebbe essere Milena Gabanelli che da gennaio è libera da Rai 3, ma l’impegno che l’ha portata con armi e bagagli sul sito del Corriere della Sera mi pare inconciliabile con il Fatto Quotidiano. Ho la sensazione che nell’entusiasmo del successo, anche autorevoli esperti come Freccero e Mentana abbiano confuso un programma con una televisione, l’avanguardia con la rivoluzione. Lenin senza i russi non sarebbe mai riuscito a conquistare Mosca.

Lavanguardia-Santoro ha dimostrato che la rivoluzione-tv è fattibile, ma un conto è andare in onda per tre ore alla settimana, altro fare un palinsesto di almeno 12 ore tutti i santi giorni. Occorrono soldi, tanti soldi, che possono arrivare solo in parte dai cittadini, il grosso dalla pubblicità. Siamo sicuri che le tv generaliste, soprattutto Mediaset, in questo momento di grande crisi, stiano a guardare? Ho lasciato per ultimo i veri responsabili dello stato in cui versa la Rai e dell’uscita di Santoro, Dandini, Ruffini e Saviano dal servizio pubblico: i partiti.

Quelli del centrodestra per aver reso la Rai subalterna a Mediaset, il centrosinistra per non avere, in ben sette anni di governo, fatto una legge sul conflitto d’interessi e una nuova riforma del sistema radiotelevisivo, indispensabile per dare pluralismo al settore, come l’Ue chiedeva dopo il varo dell’iniqua legge Gasparri. Nei giorni scorsi è intervenuto sul Riformista Matteo Orfini, responsabile cultura e informazione del Pd. Cavalcando la tigre-Santoro ha sparato sulla Croce Rossa Rai. Orfini dov’era quando, per difendere il ruolo del servizio pubblico ci prendevamo decine e decine di giorni di sospensione, telefonate in diretta e lettere contro scritte da Masi e pubblicate in prima pagina sul Corriere, rischiando il licenziamento? Orfini nell’articolo “Rai, eutanasia del servizio pubblico”, contesta molto duramente Lorenza Lei, omettendo che è stata nominata al vertice dell’azienda con i voti di tutto il Cda, compresi i tre che rappresentano il Pd.

Nel successo di Santoro e di tutta la sua squadra, c’è un rischio: se nel breve periodo non avverrà un seguito, cioè la nascita del canale, dall’eccezionalità della prima puntata si passerà alla normalità della quarta, cioè all’oblio.

 Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

 

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