Viaggio nel cuore degli italiani

Enzo Biagi se n’è andato un anno fa, con la sua biro, il bloc notes e il distintivo da partigiano nel taschino della giacca. Fino all’ultimo il suo sogno è stato un viaggio, un’altra traversata nell’Italia, però lontano dal potere, vicino alle lettere dei giornali. «Non la raccontate più» rimproverava noi cronisti. «Bisogna tornare in strada, in provincia, per vedere cosa cambia» ricordava ogni volta.

Bice Biagi cambia i suoi programmi e decide di farlo lei, quel viaggio tante volte rimandato da suo padre: un viaggio intenso, caldo come un abbraccio, che la porta a incontrare «gente straordinaria e a scoprire posti che prima non sapevo nemmeno dove collocare sulla carta geografica». In viaggio con mio padre (Rizzoli) è il diario pubblico di una vicenda privata, il racconto di un anno nel cuore della gente che di Biagi conosceva molto, ma ha voluto saperne di più.Ed è un itinerario nella memoria di due sorelle che aprono lo scrigno dei ricordi per parlare in pubblico di un personaggio che per loro «è soltanto un papà».
In una biblioteca, in un cinema, una piazza, un teatro, un salone parrocchiale, una scuola di giornalismo, una facoltà universitaria, tra i partigiani di Giustizia e Libertà o in un giardino col suo nome, Bice e Carla Biagi non elaborano il lutto, ma fanno rivivere i comandamenti di un padre che la sera, prima di uno dei suoi viaggi intorno al mondo, raccomandava: «Siate buone, non fate arrabbiare vostra madre». Ma parlano anche del giornalista di carattere che per un’idea pagava con il posto e per la libertà di scrivere non accettava compromessi.

Lo testimonia un altro libro edito da Rizzoli, Io c’ero, ghiotta e indispensabile antologia del Biagi giornalista, dal dopoguerra ai nostri giorni, curata da Loris Mazzetti: cronache, incontri, interviste, polemiche nell’arco di quasi settant’anni.Di quel maestro, che gli voleva bene come a un figlio, Mazzetti ricorda che è stato «l’unico che ha saputo essere grande sia sui giornali che in televisione» e lascia un’eredità enorme per chi vuole fare questo mestiere: «Dalla politica bisogna farsi dare del lei». Biagi c’è riuscito: la gente per questo lo apprezza e per questo lo ricorda. In giro per l’Italia, Bice e Carla parlano però anche di un uomo normale, della sua semplicità.

Estratto da Biagi, viaggio nel cuore dell’Italia – Corriere della Sera – 4 novembre 2008

Enzo Biagi ricordato con una lapide al Famedio del Cimitero Monumentale di Milano

Ogni anno, il 2 novembre, Milano ricorda con una lapide al Famedio del Cimitero Monumentale le persone che l’hanno resa illustre. Tra le 14 personalità scelte dall’apposita commissione comunale per l’anno 2008 c’è anche il giornalista e scrittore Enzo Biagi.

 

Gli altri Grandi i cui nomi saranno solennemente iscritti al Famedio in una cerimonia pubblica il prossimo 2 novembre sono l’editore Franco Angeli, lo scultore Pietro Cascella, il tenore Giuseppe Di Stefano, il compositore Aldo Finzi, il direttore di coro e orchestra Romano Gandolfi, il filologo Dante Isella, l’attrice Isa Miranda, la fondatrice e presidente dell’Associazione nazionale emodializzati Franca Pellini Gabardini, l’attrice e drammaturga Teresa Pomodoro, l’imprenditore Ennio Presutti, il fondatore dell’omonima agenzia di recapito espressi Cesare Rinaldi, la stilista Mila Schön, il ricercatore Mario Silvestri.

 

Fonte: milano.repubblica.it

L’ultima lezione di Enzo Biagi

Pubblicato da Rubettino, è uscito da pochi giorni “L’ultima lezione di Enzo Biagi” di Annarosa Macrì, giornalista dal 1978 in Rai. Una testimonianza precisa ed accurata sul modo in cui Enzo Biagi interpretava il giornalismo. Un contributo per capire il suo metodo, la sua lezione e i principi fondamentali ai quali si atteneva.
Annarosa Macri’ ha collaborato con Enzo Biagi fin dal 1990. Ha partecipato alla realizzazione di numerosi programmi, dai ‘Dieci comandamenti all’italiana’ a ‘Il fatto’ e a ‘Rt’ di cui e’ stata curatrice. Enzo Biagi le ha insegnato le regole alle quali ciascun giornalista deve attenersi con scrupolo. L’amore per la professione, spiegava Biagi, si deve tradurre nella ricerca della verita’ condotta con una grande onesta’ intellettuale. Una ricerca che, soprattutto, deve coincidere con la difesa del proprio punto di vista. Non solo. Il giornalista, spiegava ancora Biagi, deve esercitare la liberta’ di giudizio senza lasciarsi mai intimorire dal padrone di turno.
Prefazione di Loris Mazzetti.

Fonte AdnKronos

Monumento in onore di Enzo Biagi

Inaugurato a Fucecchio il monumento in onore di Enzo Biagi

Fucecchio – Una scultura in ricordo di Enzo Biagi. L’opera, realizzata da Marco Puccinelli, rappresenta una grande penna. Le figlie Bice e Carla, visibilmente commosse, sabato scorso (13 settembre) hanno tolto l’ultimo velo alla scultura in acciaio. E’ stato questo l’ultimo atto di una cerimonia, promossa dalle amministrazioni di Fucecchio e Santa Croce sull’Arno che a Biagi hanno pure intitolato una piazza, al confine tra i due comuni e tra le province di Pisa e di Firenze. Il monumento “La pace in una penna“, questo il nome dell’opera, è stato collocato nei giardini della piscina intercomunale di Fucecchio e Santa Croce sull’Arno.  «Siamo veramente grate – hanno detto Bice e Carla Biagi (accompagnate a Fucecchio dalla segretaria storica del padre, Pierangela Bozzi) – ai due comuni e al maestro Puccinelli che hanno voluto ricordare la figura di nostro padre con questa splendida opera e con l’intitolazione di una piazza. Sarebbe veramente contento di sapere che un’opera a lui dedicata porta con se il significato della pace, lui che sempre rifuggiva dalla violenza e dalla sopraffazione e che tanto amava la libertà. Nostro padre era legato a questa terra, e non mancava mai di ricordare quanto fosse orgoglioso del fatto che il comune di Fucecchio gli avesse conferito la cittadinanza onoraria».
Presenti all’inaugurazione, nonostante il maltempo, molti cittadini e le autorità, rappresentate dal Presidente della provincia di Pisa Andrea Pieroni e dai sindaci Claudio Toni (Fucecchio) e Osvaldo Ciaponi (S. Croce), che con orgoglio hanno difeso la loro decisione di rendere omaggio a Enzo Biagi con un segno tangibile. Presente anche l’Assessore alla cultura della regione Toscana Paolo Cocchi che ha ricordato l’umiltà e il senso morale dell’uomo di Pianaccio di fronte al potere.
Lo scultore e pittore Marco Puccinelli, originario di Fucecchio, ha sottolineato come la scelta dell’acciaio sia stata tutt’altro che casuale. «Eterno, inossidabile – ha detto – come il pensiero di Enzo Biagi. Io, un piccolo maestro d’arte, dedico quest’opera ad un grande maestro di vita».