Premio Enzo Biagi, III edizione

Pianaccio (Lizzano in Belvedere) - Pubblichiamo il concorso, suddiviso in diversi punti, del Premio giornalistico “Enzo Biagi”, istituito dalla famiglia del cronista di Pianaccio.

Per onorare l’opera e la memoria di Enzo Biagi e, in particolare, per ricordare la sua straordinaria passione e professionalità nel raccontare e scoprire la “cronaca” nelle vicende e spesso inaspettate articolazioni della società italiana, la famiglia ha istituito il Premio giornalistico “Enzo Biagi”.

Il Premio è destinato a un giovane cronista per articoli pubblicati nel corso del 2010 su un quotidiano italiano di provincia. La partecipazione al Premio è consentita a giornalisti professionisti, pubblicisti, collaboratori che non abbiano compiuto i 35 anni di età al 31 gennaio 2011.

L’entità del Premio, non divisibile, è fissata in 10.000 euro. La Giuria potrà dare speciali menzioni, senza alcun premio in denaro, a cronisti che siano ritenuti particolarmente meritevoli.

La Giuria è presieduta da Sergio Zavoli, ed è composta da: Ferruccio de Bortoli, direttore del “Corriere della Sera”, Giangiacomo Schiavi, vicedirettore del “Corriere della Sera”, Antonio Padellaro, direttore de “Il Fatto Quotidiano”, Paolo Occhipinti, direttore editoriale RCS Periodici, Stefano Jesurum, caporedattore del “Corriere della Sera”, Loris Mazzetti, capostruttura RAI3, Fabio Fazio, giornalista, autore e conduttore televisivo, e dal vincitore della scorsa edizione, Marco Bonet.

La segreteria del Premio è presso la signora Pierangela Bozzi, Libreria Rizzoli, Galleria Vittorio Emanuele, 79 – 20121 Milano. (Telelefono 02/50956894), ed è qui che andranno spedite le fotocopie degli articoli pubblicati.

I contributi sottoposti alla valutazione della Giuria, in numero non superiore a tre per candidato, dovranno essere presentati – con indicazione e prova del giornale locale ove sono stati pubblicati – alla segreteria in duplice copia entro e non oltre il 3 maggio 2011. I contributi dovranno essere corredati da un breve curriculum del candidato contenente generalità e recapiti anche di posta elettronica.

L’assegnazione avverrà il 25 giugno 2011 a Pianaccio (Bologna). Contributi economici e logistici sono stati offerti dalla Banca di Credito Cooperativo di Lizzano in Belvedere, dal Comune di Lizzano in Belvedere e dal Parco Corno alle Scale.

La segreteria si riserva ogni ulteriore comunicazione relativa allo svolgimento del Premio.

 

Fonte: Articolo 21

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A furia di insulti, Ferrara si è preso il posto di Biagi

FirenzeAccostare Giuliano Ferrara a Enzo Biagi è un’eresia. “Il Fatto nacque (presidente Rai Letizia Moratti), per un’esigenza di palinsesto: creare un break pubblicitario in più nella fascia di maggior ascolto, quella dopo il Tg1. Fu realizzato uno studio con tanto di sondaggio da cui risultò che il giornalista, che per credibilità professionale e statura morale fosse in grado di andare in onda per pochi minuti tra due spazi pubblicitari, senza far perdere ascolto a Rai 1, era Enzo Biagi (secondo risultò Piero Angela, non ricordo di aver letto il nome di Ferrara già allora sulla breccia).Sempre su “Panorama” nel 2001 Ferrara scrisse: “Mi sono chiesto se avrei mai fatto contro un D’Alema ciò che ha fatto Enzo Biagi in tv contro Berlusconi. In quel caso, sarei andato in camerino, e mi sarei sputato in faccia“. Rimango in attesa di vederlo in onda il 14 marzo dopo il Tg.

Il Fatto di Enzo Biagi (il vero titolo della trasmissione) andò in onda per 8 edizioni con una media di ascolto del 24% di share con oltre 6 milioni di telespettatori a puntata, con punte addirittura di 11 milioni. “Il Fatto” è stato premiato nel 2004 come il miglior programma dei primi cinquant’anni della Rai. La trasmissione approfondiva l’avvenimento del giorno partendo da un punto di vista, quello di Biagi, dando la parola a tutti i protagonisti, nessuno escluso. Al di là dell’editto bulgaro (la puntata di Benigni, durante la campagna elettorale del 2001 fu una scusa, a B. dava fastidio l’indipendenza di Biagi e la goccia che fece traboccare il vaso fu l’intervista a Indro Montanelli di qualche mese prima). “Il Fatto” è sempre stato citato come esempio di tv di servizio pubblico. Lo stesso B. intervenne diverse volte.

Ferrara, mi auguro che non si offenda se lo definisco il vero fazioso, lui stesso si è dichiarato:Un maestro di partigianeria”, arriva in Rai solo per “ragioni politiche” e non professionali. Credo che nessuno si sia accorto della sua assenza, ormai triennale, dal video. Lilli Gruber lo ha sostituito più che degnamente a “Otto e mezzo, triplicandone gli ascolti. Il direttore, ex comunista, ex socialista, ex parlamentare europeo, ex ministro, torna in Rai solo perché B. è un bulimico: non si accontenta di avere a disposizione tutto lo spazio mediatico, vuole di più: si è reso conto che i suoi “addetti” (i Sallusti, i Belpietro, le Santanchè, le Bernini, ecc.), non bucano il video, anzi alla lunga la loro arrogante antipatia diventa controproducente alla causa.

Ferrara, invece, è capace di stare davanti ad una telecamera, anche se il guizzo di “Radio Londra” è lontano e lo stesso giornale da lui fondato,Il Foglio, non fa più opinione ed è in profonda crisi. Non si può fare il giornalista e il politico allo stesso tempo. Della sua discesa in politica alle elezioni del 2008, con la lista “Aborto? No grazie”, ci si ricorda per il suo spiritoso commento al risultato:Più che una sconfitta, una catastrofe: io ho lanciato un grido di dolore per un dramma e gli elettori mi hanno risposto con un pernacchio”.

Ferrara per anni ha scritto male di Biagi, spacciandosi come il Robin Hood di B. Con il distacco che il tempo inevitabilmente porta, penso che quel suo modo di fare, più che dettato dall’essere un dipendente di B., fosse la conseguenza di una profonda umiliazione che Biagi e il suo amico Montanelli gli avevano dato. Quando Ferrara andò a dirigere “Panorama, Biagi e Montanelli si dimisero dal settimanale. Ricordo le sue telefonate per convincere Biagi a rimanere. L’ultima volta che i due si parlarono, Biagi gli disse che la sua presenza sarebbe stata di intralcio al suo lavoro. Sia Biagi che Montanelli avevano capito la vera intenzione di Ferrara: quella di trasformare lo storico giornale, che era stato diretto da due grandi, Lamberto Sechi e Claudio Rinaldi, in house organ di Forza Italia. Cosa che avvenne regolarmente.

Il punto più basso Ferrara lo toccò l’anno dopo durante la direzione di Rossella. Dedicò la sua rubrica, L’Arcitaliano, ai due grandi giornalisti, ricoprendoli di insulti. Il vero inizio della macchina del fango. Ottanta colleghi di “Panoramamandarono una lettera, a difesa di Biagi e Montanelli, al direttore per dissociarsi da quell’articolo. Se, nonostante i tanti cloni che sostituirono “Il Fatto” (Battista, Giannino, Berti, Mimun i conduttori), durati il tempo di un sospiro, si continua a parlare solo della trasmissione di Biagi, una ragione ci sarà.

Firma: Loris Mazzetti.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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“Editto bulgaro”, la Corte dei Conti condanna Marano e Saccà per danno erariale

RomaLa Corte di Conti ha condannato Agostino Saccà e Antonio Marano al pagamento di 110 mila euro ciascuno per responsabilità erariale nella vicenda legata all’allontanamento di Michele Santoro dal servizio pubblico. La decisione è relativa all’esposto che fu presentato dal legale del giornalista, Domenico D’Amati, contro l’allora direttore generale e l’ex direttore di Raidue  che eseguirono materialmente il cosidetto “editto bulgaro“, pronunciato da Berlusconi il 18 aprile 2002 a Sofia.
Federico Tedeschini, legale dell’ex direttore generale Rai Saccà, ha commentato: <<E’ più una vittoria che una sconfitta a fronte di un’iniziale richiesta danni pari a 1 milione e 800 mila euro. Dobbiamo ancora leggere le motivazioni – aggiunge – ma siamo convinti che questioni di tipo non esattamente giuridico poste dalla Corte, come un vizio procedimentale. In ogni caso presenteremo appello non appena le avremo lette>>.

Di diverso avviso il legale di Michele Santoro, Domenico D’Amati, che ha spiegato: <<La decisione della Corte dei Conti che ha condannato Agostino Saccà e Antonio Marano al pagamento di 110 mila euro per il caso Santoro è un importante precedente>> che <<afferma due importanti principi>>. <<Il primo – spiega D’Amati – è che la Rai è un’azienda pubblica e quindi i suoi amministratori la devono gestire in modo da non danneggiare l’erario. Il secondo è che la cattiva gestione del personale è titolo di responsabilità, anche a livello individuale, degli amministratori>>. D’Amati sottolinea anche che <<ci sono molti altri casi, magari meno noti della vicenda Santoro, di persone accantonate ingiustamente, che hanno continuato a ricevere lo stipendio senza poter lavorare né esprimere la loro personalità. E’ accaduto più di una volta, anche perchè spesso in Rai i cambiamenti di posizione dei dipendenti avvengono in relazione a modifiche degli assetti politici. La sentenza della Corte è dunque un importante precedente>>.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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Tv, a “Vieni via con me” ci sarà Bice Biagi

Firenze Bice Biagi sarà ospite della quarta puntata di “Vieni via con me”, in onda lunedì 29 novembre. La figlia del cronista di Pianaccio – così amava definirsi Enzo Biagi – leggerà un elenco di frasi scritte dal padre che offriranno non pochi spunti di riflessione. Bice Biagi si soffermerà sull’Unità di Italia, sul valore e la bellezza della nostra Costituzione, sulla libertà di stampa, sulla Resistenza e sui partigiani. Che emozione, fra le tante emozioni che ha regalato finora il programma, rivedere in televisione la figlia dello scrittore ricordare il padre e, al tempo stesso, difendere valori ed idee di un Pase in crisi di identità.    

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Saviano, il tricolore contro la macchina del fango

PratoUn’immagine straordinaria ha accompagnato verso la fine di “Vieni via con me” il telespettatore: Roberto Saviano sfila la bandiera italiana dall’asta come simbolo non solo dell’Unità, ma l’idea di un paese nato da un sogno: <<Dietro il sangue, i moti, i personaggi, le date>>, ha detto Saviano guardando intensamente la telecamera che rappresenta gli occhi del pubblico, <<noi italiani abbiamo una fortuna, a differenza della Spagna, della Francia, della Germania, l’Unità è stata un sogno, non un progetto, non un patto tra nobili. L’Italia nel sogno di Mazzini era un’unica patria indivisibile libera dallo straniero e repubblicana>>. (Sfido a duello chi non è d’accordo che Rai 3 con Fazio, Saviano, Benigni, Abbado, Silvestri, Vendola, Angela Finocchiaro, la giovane laureata precaria, suor Giuliana che citando la Costituzione elenca i motivi per cui è giusto costruire la moschea a Torino, le musiche di Paolo Conte e l’arte dei danzatori diretti da Roberto Castello non sia stato un esempio di tv-servizio pubblico).

Quel sogno non è ancora svanito. Nell’Italia unita non vi sono confini padani, non vi sono contrapposizioni geografiche tra Nord e Sud, vi è, invece, il grande rispetto per i patrioti, donne e uomini, che hanno sacrificato la loro vita: è dal Sud che è partita la spinta risorgimentale. Viviamo in un Paese costantemente alla ricerca della Libertà: il Risorgimento prima, la Resistenza dopo. La ricerca della Libertà è la costante che ci ha accompagnato in questi anni di seconda Repubblica in cui i vari governi della destra hanno in continuazione tentato l’assalto alla Costituzione.

A Roberto Benigni, altro meraviglioso protagonista della trasmissione, fantasticamente generoso, va il mio affetto nel ricordo dell’amico Enzo Biagi (il 6 novembre è stato il terzo anniversario della scomparsa), nei momenti che contano lui c’è sempre. È tutto mio, la canzone che Benigni ha interpretato sulla lista delle proprietà di B., ci ha fatto capire, meglio di qualsiasi altra cosa, perché il nostro Paese sta andando a rotoli non solo economicamente, nei valori e nell’etica.

Roberto Saviano ha iniziato il primo monologo, o meglio la prima “orazione civile”, straordinaria, intitolata Macchina del fango, che rappresenta, in modo inequivocabile, la strategia adottata da B. per mantenere il potere. Ha detto Saviano: <<La diffamazione per me è stata sempre un’ossessione perché sono nato in una terra in cui chiunque decide di ostacolare il potere criminale viene diffamato… la democrazia è in pericolo perché se sei contro certi poteri ti trovi addosso una macchina che getta fango>>. Questo è tipico delle mafie e dei moderni regimi che nascono sotto la bandiera della democrazia, che propagandano l’onore verso la Patria, che si reggono sul consenso ad ogni costo, che si impadroniscono della tv pubblica umiliando il ruolo del Parlamento che dovrebbe decidere non solo le regole ma anche gli uomini che le applicano, invece, questi vengono scelti direttamente da B. nella sua reggia a palazzo Grazioli, a cena con qualche ministro compiacente che prende appunti e poi passa il foglietto con i nomi a chi di dovere. Questo è il vero “uso criminoso della televisione pagata con i soldi di tutti”.

Chi si permette di fare inchieste: sulla corruzione “diventata sistema di governo”, sui festini con le escort; sul perché i giovani, che non voglio avere un futuro da precari, sono costretti ad andare all’estero, sui tagli alla cultura, sulle denunce della Marcegaglia e di Draghi sulla caduta di competitività, deve essere messo a tacere. “L’uso criminoso della tv” non fu fatto da Biagi, Santoro e Luttazzi, ma da chi fece chiudere “Il Fatto”, “Sciuscià” e “Satiricon”, da chi, in questi anni, ha usato i tg e tante trasmissioni anche di intrattenimento, come strumenti di propaganda, da chi ha interesse ad impoverire la Rai, non solo dal punto di vista editoriale ma anche industriale, per far crescere le proprie tv. In particolare con Enzo Biagi, per anni il Giornale ha tentato di delegittimarlo come giornalista, esattamente come è stato fatto più recentemente con il direttore dell’Avvenire Boffo, spacciato per “noto omosessuale già attenzionato dalla polizia”, perchè si era permesso di criticare il comportamento del premier, poi con Gianfranco Fini, con la telenovela dedicata alla casa di Montecarlo, quando ha cominciato a dissentire dalle scelte del Pdl. Sono atti di disinformazione che, come ha detto Saviano: <<È più sottile della semplice calunnia che agisce soprattutto coi nemici, la disinformazione punta a distruggere le vittime nel campo degli amici>>.

B. ha bisogno del consenso, è la sua droga, non sopporta chi gli è contro, chi gli si mette di traverso, chi intralcia i suoi piani: <<Si attiva una macchina fatta di dossier, di giornalisti conniventi, di politici faccendieri – ha ricordato Saviano, – che cercano attraverso media e ricatti di delegittimare i rivali>>.

“Vieni via con me”, per amore di verità e giustizia, o semplicemente perché crede che il cittadino abbia il diritto di essere informato, ha raccontato i fatti. Questo è la Rai che rappresenta il servizio pubblico.

Firma: Loris Mazzetti.

Fonte: Il Fatto Quotidiano.

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Quella clava su Enzo Biagi

FirenzeLa violenza del Giornale, il quotidiano usato come clava contro chi osa criticare B. e le sue aziende, va ben oltre la storia di chi la subisce e di chi la mette in atto. E’ in gioco la credibilità del giornalismo e il futuro dei giornali. Sono schizzi che colpiscono non soltanto i vari Feltri, Sallusti, Porro, aggiungerei nella combriccola il direttore di Libero Belpietro, ma anche chi svolge la professione con il giusto rispetto verso la verità. E’ grave la perquisizione dei carabinieri al Giornale? Non lo so, sicuramente inutile e ingenua, come le dichiarazioni dell’Ordine dei giornalisti e della Federazione nazionale della stampa in proposito. Che centrano le telefonate intimidatorie al portavoce del presidente di Confindustria con il ruolo del giornalista? Per capire il livello di violenza delle minacce invito il lettore ad andare sul sito www.ilfattoquotidiano.it,  è importante sentire il tono usato da Porro con Arpisella quando gli dice: <<Ora ci divertiamo, per venti giorni romperemo il cazzo alla Marcegaglia come pochi al mondo>>.

 In tutta questa immondizia si viene a sapere che la signora Marcegaglia per difendersi dalle minacce non si rivolge al suo legale e successivamente ad un giudice, chiama direttamente Fedele Confalonieri, a cui chiede aiuto in qualità di presidente di Mediaset, consigliere della Mondadori o amico intimo di B.? Inoltre, si apprende che Gianni Riotta è diventato direttore del Sole24 Ore grazie alla benedizione di B. Ecco perché gli schizzi stanno colpendo tutta la categoria. La lista dei percossi comincia ad essere lunga: Travaglio, Di Pietro, Santoro, Veronica Lario, Boffo, Fini e Marcegaglia. Nella realtà è molto più lunga perché il braccio armato di B. comincia a colpire prima dell’editto bulgaro. La strategia è quella della goccia cinese, lenta ma inesorabile, nei confronti della vittima.

Chi non ha bisogno di rincorrere gli amici di B. perché non ha nulla da nascondere e si rivolge direttamente al magistrato porta a casa giustizia e risarcimento economico. Accadde anche con Enzo Biagi che non telefonò a Confalonieri. Il giornalista che menava era un certo Filippo Facci che aveva un solo obiettivo: distruggere la credibilità dell’autore del “Fatto”. Facci per molte settimane gli dedicò una rubrica pubblicata in prima pagina. Il giudice Cesare de Sapia il 12 luglio 2006, condannò Facci, Belpietro, allora direttore, e la società proprietaria del Giornale per lesione della professionalità, diffamazione <<non potendosi configurare un legittimo esercizio del diritto di critica, in quanto basato su fatti non veri>>.

Loris Mazzetti.

Fonte: Il Fatto Quotidiano.

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Nuovamente assieme a voi e al fianco dell’associazione Enzo Biagi Pianaccio

FirenzeSiamo qui, nuovamente assieme a voi. Pronti a raccontare e selezionare i fatti, liquidati in fretta o addirittura omessi da una determinata stampa sensibile solo ad ascoltare le voci di Palazzo Chigi e tutte le altre forme di potere presenti nel Paese. Poco importa il colore, se ancora un pochino ne è rimasto. Nel nostro piccolo continueremo, sostenuti dai vostri puntuali suggerimenti e contributi, ad offrire spunti di riflessione. Una casa comune in nome di Enzo Biagi, voluta da noi e dal vostro costante aiuto e appoggio. L’ultimo gesto di tenerezza e di affetto al cronista di Pianaccio, nonostante il dolore per la scomparsa della propria madre, è arrivato proprio ieri sera da Marna Corzani, una delle migliaia di persone che ha richiesto la nostra amicizia in nome del direttore. <<Un mese fa è deceduta mia mamma. Aveva quasi 95 anni, ammirava Enzo Biagi. In chiesa ho ricordato le parole di Biagi…. Nella vita i valori, gli ideali che contano sono quelle due, tre cose che ti ha insegnato tua madre da bambino>>. Questo il messaggio che abbiamo ricevuto e al quale abbiamo risposto. Ed è proprio in questo solco ben tracciato che proseguiremo il nostro impegno. Ci scusiamo, invece, con tutti coloro che non hanno ricevuto una risposta. Confidiamo nella vostra comprensione: sono centinaia i messaggi che riceviamo.

Una parentesi. In questa nuova stagione non saremo soli. Ascolteremo e  accetteremo possibili indicazioni anche da parte delle nipoti di Biagi, Lucia, Marina e Rachele, che lo scorso 19 giugno – giornata in cui si è svolta a Pianaccio la premiazione dei vincitori della seconda edizione del Premio Enzo Biagi per i giovani cronisti di provincia – hanno annunciato la costituzione dell’Associazione Enzo Biagi Pianaccio.

 Hanno realizzato anche un sito (www.enzobiagipianaccio.it). Anzi, noi dobbiamo scusarci pubblicamente con le figlie, Bice e Carla, con le nipoti delle scrittore e con Loris Mazzetti per non aver scritto prima della pausa anche poche righe per riportare la notizia della costituzione da parte della famiglia di un’associazione. Ci sentiamo di farle, le scuse, pubblicamente. Siamo fatti così. Chiusa parentesi.

Un altro pensiero va a Luisa Trojanis che per un po’ di tempo – e continuerà a farlo – ci ha deliziato coi suoi racconti, scritti da Tänndalen, nella Lapponia svedese. La prossima settimana (giovedì 16 settembre) uscirà su Sette, il magazine del Corriere della Sera, un articolo dedicato alla vita e alla professione svolta da questa giovane donna in Lapponia. Adesso, siamo pronti a raccontare i fatti che, come diceva Biagi, non esistono le buone o le cattive notizie ma soltanto le notizie.

 

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I tempi di Biagi e Montanelli

FirenzePurtroppo mancano giornalisti, come Biagi e Montanelli in grado di incidere sull’opinione pubblica, veri cani da guardia della democrazia. Tangentopoli è stato un gioco da ragazzi rispetto all’attuale “magna magna” istituzionalizzato: politici corrotti e al servizio delle mafie, magistrati venduti. Ve l’immaginate Biagi e Montanelli a organizzare feste per far inciuciare i politici, o a trasformare i tg in house organ di B., mettendo in onda i suoi interventi scaricati da siti di partito. Oppure i due grandi giornalisti che scrivono, come alcune contemporanee dei tg (che nulla hanno da invidiare alla Daddario), sotto dettatura dei Bonaiuti di turno.                                              

Il nostro è il Paese che dopo 18 anni scopre che Paolo Borsellino è stato ucciso con la scorta, per essersi opposto alla trattativa tra Stato e mafia. Il presidente del Senato che non si presenta alla commemorazione del magistrato, i suoi colleghi del Governo che decidono di non partecipare il 2 agosto alla commemorazione del trentennale della Strage di Bologna, per paura dei fischi.  E ci sono altri fatti, non meno importanti, che purtroppo non fanno notizia.

Attraverso la manovra economica Tremonti sta tentando di cancellare la memoria della Resistenza, tagliando i contributi che servono per diffondere quei principi e valori che portarono alla nascita della Costituzione Italiana. Il museo che ricorda la storia dei 7 fratelli Cervi rischia di subire un taglio del 15% dei contributi che ammontano alla modesta cifra di 60 mila euro. Sono oltre 5 mila gli studenti che, ogni anno, partecipano alle varie iniziative dell’istituto. Quello che sta per accadere al museo di Gattatico è previsto anche per altri luoghi della memoria: il museo della Liberazione di via Tasso a Roma e l’ex campo di concentramento di Fossoli. In compenso Tremonti stanzia 20 milioni di euro per un progetto, così detto di pace, organizzato dalle Forze Armate, dal nome che, a proposito di memoria, è tutto un programma: legge Balilla. Firmatari, oltre al ministro dell’Economia, anche La Russa e la giovane Melloni (eredi di quel regime che il 28 dicembre ‘43 fucilò i 7 fratelli Cervi). Questi soldi servirebbero a portare i giovani in caserma, che in divisa, frequenterebbero corsi di formazione per capire come è bello andare in missione in giro per il mondo. Con il ritorno di B. è tornato anche il regime. Nel 2001 Biagi e Montanelli, in una puntata de Il Fatto, lo avevano previsto. 

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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Sulle pagine di Epoca, Biagi scriveva: “Dieci poveri inutili morti”. Domani il 50° anniversario della strage di Reggio Emilia dove furono uccisi cinque operai.

Firenze - Il 7 luglio 1960 a Reggio Emilia, durante una manifestazione sindacale, cinque operai (Lauro Ferrioli, Emilio Reverberi, Marino Serri, Ovidio Franchi e Afro Tondelli) – tutti iscritti al Pci -, furono uccisi da colpi d’arma da fuoco delle forze dell’ordine. Nel Paese si respirava aria da colpo di Stato. Presidente del Consiglio era Fernando Tambroni, alla guida di un governo monocolore democristiano, sostenuto con l’appoggio determinante del Movimento sociale italiano che subito si presentò all’incasso. I fascisti ottennero, come sede del congresso missino, la città di Genova, città partigiana e medaglia d’oro della Resistenza. Le reazioni in Italia all’insediamento del governo Tambroni e la scelta di Genova per il congresso del Msi non tardarono ad arrivare. La rivolta antifascista, iniziata in giugno con una mobilitazione popolare nel capoluogo ligure si estese in tutta l’Italia. In quei giorni nelle piazze italiane caddero dieci lavoratori. Domani le commemorazioni per il 50° anniversario per i morti di Reggio Emilia. Il 17 luglio 1960 uscì un editoriale sulla rivista Epoca, scritto dal direttore Enzo Biagi e intitolato “Dieci poveri inutili morti”. Lo ripubblichiamo su queste pagine, tratto dal libro “Era Ieri” di Enzo Biagi, a cura di Loris Mazzetti, edito da Bur Saggi. Un articolo attuale che sposa alla perfezione il presente e dove ogni parola, ogni riga porta con sé un profondo senso di verità. Per quell’editoriale il direttore Enzo Biagi, su volontà di Tambroni, fu allontanato dalla direzione di Epoca. Il tempo passa, ma da Tambroni a Berlusconi nulla è cambiato nella cultura per la libertà di stampa.      

 

<<Dieci morti. Dieci poveri, inutili morti. “Perché?” si domandano le madri dei ragazzi abbattuti dai mitra. “Perché?” Non c’è risposta. La storia di queste tristi giornate la conoscete, ma il destino di questi dieci italiani caduti sul selciato delle piazze era scritto da tempo. Ognuno di noi ha aggiunto la sua parola all’ingiusta, crudele sentenza. Li ha uccisi la cattiva politica, l’ipocrisia, il compromesso, l’interesse meschino che cancella i principi e fa tacere la coscienza. Li ha uccisi l’egoismo degli individui e il settarismo dei partiti; sono – questi poveri morti – le innocenti vittime di un mondo che ha fatto dell’opportunismo un ideale e della furbizia una filosofi. Li hanno uccisi anche coloro che tuonano contro il fascismo a Reggio Emilia, e vanno a braccetto con i camerati a Palermo, li hanno uccisi anche quei democratici che respingono le idee e le nostalgie dei missini m ne sopportano i voti, li hanno uccisi anche quei moralisti che cambiano casacca, come i corridori e i giocatori di calcio, a seconda degli ingaggi, quegli intellettuali dalle variabili opinioni che, per far dispetto a Moro, sono pronti ad arruolarsi nelle file di Togliatti.

Perché la battaglia è su due fronti, ed è colpa di tutti se abbiamo lasciato che, in certi momenti, proteste liberali fossero fatte dai comunisti, se ai comunisti è stato spesso generosamente assegnato il ruolo di difensori della libertà. Li hanno uccisi anche coloro che vedono in ogni movimento, in ogni critica, esclusivamente una manovra del Pci: a Genova lo sdegno per certe provocazioni non era sentito e manifestato soltanto dagli estremisti, era una ribellione morale che trovava unite persone di ogni idea e di diversa provenienza…. Li hanno uccisi anche coloro che, con il linguaggio e con la violenza, trasformano il Parlamento in un’osteria, coloro che fanno attribuire le miserie dei democratici a presunti vizi della democrazia…. Li hanno uccisi anche coloro che insabbiano gli scandali, sperando che il tempo faccia dimenticare anche le malefatte, ma ci sono ore in cui la lista dei conti viene presentata, all’improvviso, e non manca neppure una voce. Li hanno uccisi anche i personalismi e le rivalità di tanti uomini politici, e il fragile carattere di quei borghesi che aspettano sempre dall’alto la soluzione dei problemi; li abbiamo uccisi anche noi che, spesso, per comodità, per pigrizia o per stanchezza, incrementiamo l’indifferenza, o non abbiamo il coraggio di dire tutta la verità….

Siamo ritornati, a un tratto, nell’immediato dopoguerra. Urli di sirene, gas lacrimogeni, spari, folle tumultuose, la violenza scatenata, il solco dell’odio che torna a riaprirsi. C’è un partito – il più forte – che ha in quest’ora difficile il compito più grave: quello di creare la base sulla quale costruire un domani più sereno e più giusto. E’ la Democrazia cristiana. Deve sapere quello che vuole e deve dircelo>>.

 

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Premio “Enzo Biagi” a Marco Bonet, giornalista al Corriere del Veneto.

FirenzeMarco Bonet, 28 anni, giornalista professionista al “Corriere del Veneto”, ha vinto il Premio “Enzo Biagi” 2010, dedicato a giovani cronisti. Bonet, laureato in giurisprudenza, ha scritto un <<pezzo molto originale su l’ex ministro Zaia>>, ha affermato la figlia Bice Biagi sulle pagine on-line del quotidiano Articolo 21. Bonet è stato scelto tra una settantina di concorrenti da una giuria, presieduta da Sergio Zavoli, e composta da Ferruccio De Bortoli, Giangiacomo Schiavi, Antonio Padellaro, Paolo Occhipinti, Stefano Jesurum, Loris Mazzetti, Fabio Fazio e dai vincitori della scorsa edizione Francesca Lombardi e Carlos Passerini. Il premio di 10mila euro verrà consegnato al giovane redattore sabato 19 giugno a Pianaccio, paese di origine dello scrittore e cronista, nel corso di una festa che coinvolgerà gli abitanti della frazione di Lizzano Belvedere e alla quale sono invitati tutti coloro che avranno il piacere di esserci.  

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