Rcs, 270 esuberi. Due giorni di sciopero al Corriere della Sera

Firenze – Due giorni di sciopero contro il piano di ristrutturazione dell’azienda. Mercoledì e giovedì il Corriere della Sera non sarà in edicola, dopo che Rcs ha messo nero su bianco le sue richieste: azzeramento integrativo, chiusura delle sedi estere e 110 prepensionamenti in tre anni.

La situazione resta critica anche nelle sezioni periodici, libri e pubblicità. L’azienda ha comunicato ai rappresentanti sindacali 270 esuberi tra amministrativi e grafici della sede di via Rizzoli, dove sono impiegati tutti i dipendenti che non fanno parte della divisione quotidiani del gruppo, che opera nella storica sede di via Solferino.

Il comunicato del Comitato di redazione

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Goodbye Italy, I’m a (free)lance

FirenzeTrecento euro al mese come collaboratore del Tirreno, quotidiano locale del gruppo l’Espresso. Al Corriere di Livorno, chiuso dopo tre anni dal suo primo numero in edicola, ad un certo momento lo stipendio non l’ha visto per dieci mese. Sono alcuni dei passaggi della storia professionale di Chiara Giannini, giornalista, che l’ha pubblicata  lo scorso 10 marzo sul suo blog, www.11onair.com.  Un racconto che coinvolge l’ex direttore del quotidiano, Bruno Manfellotto, ora dirige l’Espresso. Dopo «Vent’anni di gavetta…», così inizia il racconto, la cronista ha deciso di lasciare l’Italia. Intanto, si è specializzata in reporter nelle zone di conflitto. In un prossimo articolo pubblicheremo la risposta di Manfellotto, seguita dalla replica della Giannini, entrambi già presenti su www.11onair.com e accompagnati da una nostra introduzione.

 «Vent’anni di gavetta, perché non finisci mai di tentare la scalata, in questo mondo fatto di block notes e registratori. Vent’anni in cui ti sei reso conto che ogni giorno che passa ti aggravi sempre di più, perché il giornalismo è una malattia, che peggiora col passare del tempo, che ti corrode l’anima, ti impedisce di dormire la notte. Quando scoppiò il conflitto libico iniziai a rigirarmi nel letto per ore e ore. Non c’era verso di chiudere occhio, dovevo partire. In nome di quella passione che arde dentro di te e che ti fa sentire che ogni notizia che non vai a verificare di persona è una notizia persa.

Ero reduce da anni di collaborazioni con Il Tirreno, quotidiano locale del gruppo Espresso in cui le promesse vane dei capiservizio erano addolcite con la pillola delle 400 lire a modulo (4 righe) prima e dei 20 centesimi dopo. Trascorrevo la mia giornata in redazione, dal lunedì alla domenica, ma ero felice, era la mia vita, quella. Nient’altro mi procurava tanta adrenalina quanto il poter scrivere un fatto di cronaca. E la gioia maggiore arrivava la mattina successiva, quando potevo toccare con le mani la carta opaca del giornale. La accarezzavo, la strofinavo, delicatamente, come si fa con la pelle morbida di un bambino. Leggevo il mio articolo, lo rileggevo ancora. E poi la gioia del momento lasciava il passo all’ansia, a quel fuoco che sembra corroderti lo stomaco, la voglia di passare alla notizia successiva. Ma il rapporto con quel giornale si interruppe in seguito a una mia lettera all’allora direttore, Bruno Manfellotto, in cui facevo presente che dopo quasi un decennio di collaborazione sottopagata, dopo aver dato il sangue a quel quotidiano, nessuna prospettiva di assunzione pareva aprirsi. Ricordo che andai a parlarci. Mi disse: “Frequenta una scuola di giornalismo e poi ne riparliamo”. Avevo 32 anni e una laurea e lo odiai, quanto non potete immaginarlo. Guadagnavo 300 euro al mese e i miei genitori ne rimettevano almeno 700 per mantenere questo mio “capriccio giornalistico”. Ma lo facevano perché sapevano che era la mia vita. A 32 anni nessuna scuola di giornalismo ti prende. Mi aveva chiuso le porte in faccia.

Quando aprì il Corriere di Livorno, molti anni dopo, fui assunta come praticante, redattore e diventai, infine, responsabile della redazione di Cecina. Ma le vicende giudiziarie di quel giornale sono note a tutti. Chiuse dopo tre anni. Non riscuotemmo per dieci mesi e non abbiamo mai avuto i soldi per straordinari e domeniche lavorate. Avevo all’attivo 4.400 ore in più, il cui corrispettivo, con ogni probabilità, non lo vedrò mai. Partii per la Tunisia, per seguire il conflitto libico e da lì mi sono specializzata in Difesa e Forze armate e ho iniziato a girare, ad affrontare i teatri operativi e le zone di conflitto assieme ai grandi inviati e ho scoperto di avere stoffa, per questo lavoro. “Un purosangue su cui nessuno aveva mai scommesso”: mi ha detto più volte un grande amico e grande reporter di guerra. Il primo che mi abbia dato fiducia. Spesso in prima pagina, sempre in prima linea. Per appena 50 euro ad articolo, anche dall’Afghanistan, anche dai posti peggiori. E spesso anche gratis, perché qualche giornale non ha soldi per pagarmi. Perché a questo ha portato la crisi dell’editoria e un sistema che i poteri forti non sono disposti a spezzare. Ho quasi quarant’anni e faccio la freelance. Ho tirato avanti a lungo con la cassa integrazione e in seguito con la disoccupazione. Alcuni dei giornali per cui scrivo pagano a sei mesi. Finora questa storia non ve l’avevo raccontata. Ma credo sia giusto farlo, per i giovani che intendano avvicinarsi a questa professione, per chi crede che i giornalisti siano brutti, cattivi e ultra pagati, per chi vede il giornalista solo come qualcuno che sta dietro a una scrivania e compone l’articolo grazie alle agenzie. Io le mie chiappe le ho sempre alzate e sono andata a tastare con mano, a verificare ciò che accadeva, ho sofferto, ho sudato sangue per il mio lavoro, ma sono ancora qui a farlo, nonostante tutto.

Sono qui a scrivere perché, dopo tanti anni, ho deciso di fare l’unica cosa possibile: emigrare. Perché in Italia c’è la crisi, perché in Italia i politici ti querelano (ho due querele importanti, da Gianfranco Fini ed Enrico Rossi, così saranno felici di esser citati in questo articolo e forse mi quereleranno di nuovo), perché in Italia vanno avanti i mediocri o i raccomandati o chi scrive senza mai alzare il sedere da una sedia o, come mi è capitato di vedere un po’ di tempo fa, come i giornalisti del Corriere della Sera, che arrivano sul posto con l’auto NCC (noleggio con conducente) o come chi si sente un giornalista di serie A, solo perché ha un regolare contratto o ancora chi si sente privilegiato perché viene invitato, in quanto assunto, a ogni evento nazionale o internazionale, mentre a noi poveri freelance capita solo ogni tanto e nella maggior parte dei casi tocca pagarci il viaggio. Oggi ho detto basta e ho deciso di emigrare. Continuerò a scrivere in inglese, visto che in italiano non mi consentono più di farlo, perché scrivere in italiano non ti dà più da mangiare. So, goodbye and good luck. A tutti coloro che sono giornalisti davvero, coloro che soffrono e non si arrendono, coloro che scrivono e lo fanno come missione di vita. A tutti gli altri auguro di cambiare mestiere. O di fare come me. Perché l’Italia è buona solo per la pastasciutta».

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La7 venduta a Cairo per un milione di euro.

FirenzeUrbano Cairo è il nuovo proprietario della La7 e l’ha acquistata per un milione di euro. Dopo una lunga trattativa si è conclusa così la vendita dell’emittente televisiva. «La7? Ho preso una patata bollente». Con questa uscita al microfono di Radio24, Cairo ha confermato l’acquisto del canale televisivo. Il primo annuncio sull’operazione conclusa è stato lanciato da Gad Lerner su Twitter. «E’ fatta. Telecom cede La7 a Urbano Cairo». La modalità di diffusione della notizia ha fatto insospettire la Consob, che ha avviato verifiche sulla fuga di notizie relativa alla vendita del canale tv, riferendosi al tweet di Lerner e alla successiva conferma del giornalista a Radio24.

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L’anno zero dell’editoria. Tagli in arrivo nei grandi giornali ma il fondo Inpgi non è sufficiente

Roma - L’anno zero dell’editoria sembra arrivato. La profonda crisi del settore, che dal 2008 ha causato una fortissima contrazione degli investimenti pubblicitari, è arrivata a un punto cruciale.

La soluzione degli editori è il prepensionamento di molti giornalisti, ma i fondi dell’Inpgi sono pochi e non potranno coprire tutte le richieste, che hanno già superato quota cinquanta, tra Repubblica, Stampa e Avvenire.

Ma anche al Corriere della Sera sono previsti tra i 70 e gli 80 esuberi, di cui 60 giornalisti, e per lo stesso Sole 24 Ore, che da un anno ha messo in contratto di solidarietà tutto il personale, si preannuncia un futuro nebuloso. 

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Editoria, a tre mesi dalla nascita Pubblico rischia la chiusura

RomaNon sono nemmeno trascorsi tre mesi dal lancio editoriale di “Pubblico”, eppure il quotidiano sembra destinato sulla via della chiusura. La notizia compare sul sito del giornale, diretto e fondato da Luca Telese. «L’azienda – si legge – con una tempistica inaccettabile, ci ha comunicato che la tenuta economica è grave al punto da palesare già nei prossimi giorni uno scenario di messa in liquidazione della Pubblico edizioni srl. E tutt’ora non abbiamo nessuna certezza né garanzia su cosa verrà dopo».

«Non accettiamo – prosegue il comunicato – di essere liquidati in modo così brutale. Qualsiasi decisione dovrà avvenire nel confronto con la redazione e le rappresentanze sindacali, facciamo appello al senso di responsabilità di tutti. Dell’amministratore delegato di questo giornale Tommaso Tessarolo, del direttore Luca Telese». «Davanti abbiamo mesi cruciali e una campagna elettorale decisiva per il futuro del Paese – concludono i redattori nel loro comunicato – . Ai lettori chiediamo di sostenerci scegliendo questo giornale ogni giorno». Intanto, il sito di Pubblico, in virtù di uno sciopero, oggi non è stato aggiornato e domani non sarà in edicola.

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Manifesto, anche Valentino Parlato lascia

Firenze - Dopo l’addio di Rossana Rossanda, un altro dei fondatori del Manifesto ha deciso di lasciare la testata comunista. Oggi Valentino Parlato ha deciso di lasciare il quotidiano e ha spiegato le ragioni della sua scelta in una lettera. Immediata la replica della direzione, a capo vi è Norma Rangeri   

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Rai, Orfeo direttore del Tg1. Cambiati anche i responsabili di rete.

FirenzeIl consiglio di amministrazione della Rai ha approvato la nomina di Mario Orfeo alla direzione del Tg1. Orfeo, attuale direttore del Messaggero succede ad Alberto Maccari. Cinque i voti a favore di Orfeo, contro hanno votato Luisa Todini, Antonio Pilati, Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi.

Il Cda di Viale Mazzini ha nominato anche i direttori di rete: Giancarlo Leone a Rai 1 prenderà il posto di Mario Mazza; a Rai 2 arriverà Angelo Teodoli che sostituirà Pasquale D’Alessandro; a Rai 3 Andrea Vianello succederà ad Antonio Di Bella.

 

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Rai, peggiorano i conti: perdita di 184,5 milioni di euro nei primi nove mesi di quest’anno

RomaI conti in Rai continuano a peggiorare. Il Consiglio di amministrazione della Rai ha esaminato oggi la relazione dei primi nove dell’anno, in cui si evidenzia una perdita di 184,5 milioni di euro imputabile, nonostante la riduzione dei costi di 82 milioni, alla flessione dei ricavi pubblicitari (meno 114 milioni) e al costo dei grandi eventi sportivi (campionati europei di calcio e Olimpiadi di Londra) che pesano per 143 milioni. Un trend positivo invece è stato registrato negli investimenti pubblicitari per il web e i canali specializzati, pari ad un totale di 6 milioni di euro.  

 

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Editoria, ritorna nelle edicole “I Siciliani”. La rivista fondata da Pippo Fava, ucciso dalla mafia.

FirenzeTrent’anni dopo la fondazione della rivista guidata da Pippo Fava, giornalista ucciso dalla mafia per le sue inchieste, due ex redattori de “I Siciliani”, Riccardo Orioles e Giovanni Caruso, hanno deciso di ridare vita a quel progetto. Dopo una lunga esperienza sul web con il sito www.isiciliani.it, adesso l’obbiettivo è di tornare alla carta stampata con un mensile anche grazie alla sottoscrizione popolare.

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Editoria: nasce iMec, periodico della Fiom Cgil

Prato - Segnaliamo una nuova iniziativa editoriale, iMec, scaricabile dal sito della Fiom Cgil. Un nome che gioca tra i prodotti Apple e i metalmeccanici, Imec sarà di fatto una riproposizione una riproposizione di Punto Fiom, la vecchianewsletter del sindacato che usciva a intervalli irregolari sempre sul sito. Il primo numero del nuovo prodotto uscirà il 30 ottobre, ieri è stato lanciato il numero zero. La pubblicazione sarà diretta da Gabriele Polo, ex direttore del manifesto.

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