L’Unità, Santanchè presenta un’offerta assieme a Paola Ferrari. Il Cdr: “Irricevibile”

Roma - La deputata di Forza Italia Daniela Santanchè e la giornalista e conduttrice televisiva Paola Ferrari De Benedetti hanno presentato una offerta formale ai liquidatori de l’Unità per acquisire il quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Lo storico giornale del Pci, in liquidazione da metà giugno, è a rischio fallimento e chiusura se non arriverà e non verrà accettata l’offerta di un compratore entro il 30 luglio. E per ora l’unica proposta arrivata ai liquidatori è quella di Santanchè e Ferrari. «La proposta d’acquisto – conferma all’Adnkronos Bianca Di Giovanni del cdr del giornale – dovrebbe essere arrivata questa mattina. Per noi è irricevibile. Abbiamo chiesto un incontro ai liquidatori e spiegheremo la nostra posizione». «Serve – sottolinea Di Giovanni – anzitutto trasparenza. Il Cdr ritiene l’ipotesi del passaggio de l’Unità ad un’esponente di Fi incompatibile con la storia del giornale stesso. Spero che il segretario del Pd Matteo Renzi intervenga nella vicenda ed eviti che il giornale fondato da Antonio Gramsci passi nelle mani di esponenti di Fi».

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L’Unità, il video appello dei giornalisti: “Matteo salvaci”.

Firenze - L’Unità ha tempo solamente fino a fine luglio per trovare nuovi soci che rilevino la casa editrice Nie, messa in liquidazione da metà giugno e la salvino dal rischio concreto di fallimento. Il suo indebitamento è salito fino ai 30 milioni di euro. Non è nemmeno certo con quante perdite si sia chiuso il 2013 perché il bilancio non è stato ancora approvato ma, nei primi sette mesi dell’anno scorso, il rosso è stato di circa 2,2 milioni e a dicembre 2013 le perdite stimate possono aver raggiunto almeno i 3,5 milioni di euro. Solo ai lavoratori, in particolare, spetta ancora 1 milione di euro circa tra i vari pagamenti arretrati e gli stipendi non versati a maggio e giugno. Per tutti questi motivi i giornalisti del quotidiano fondato da Antonio Gramsci tornano a denunciare con un videomessaggio il rischio concreto di fallimento della testata nata 90 anni fa e avvertono il Partito Democratico di Matteo Renzi e i principali soci della Nuova iniziativa editoriale, in particolare Matteo Fago cha ha il 51%, che il giornale va salvato subito.

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Editoria, sciopero a l’Unità

Firenze - Il comitato di redazione de l’Unità, quotidiano fondato da Antonio Gramsci, annuncia la protesta contro l’ennesimo rinvio delle decisioni dell’assemblea dei soci. E punta il dito contro il «senso di responsabilità» che è mancato anche, tra gli altri, al Partito democratico: «Ora non si tiri indietro», si legge nella nota. «Sulla pelle dei lavoratori e alle spalle dei lettori, si stanno portando avanti manovre che minano il futuro dell’Unità. Il giorno decisivo è stato il giorno dell’ennesimo rinvio. L’assemblea dei soci, chiamata a decidere sulla ricapitalizzazione o su una liquidazione della società, ha rinviato il tutto al 12 giugno. Una scelta grave, inaccettabile». E’ la presa di posizione del comitato di redazione del quotidiano, che annuncia: «Per questo domani non saremo in edicola. Per questo, fino al 12 giugno, proseguirà lo sciopero delle firme».

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Epolis, arrestato l’imprenditore Alberto Rigotti per bancarotta fraudolenta

Firenze - Il presidente della Publiepolis, Alberto Rigotti, 64 anni, è stato arrestato dalla Guardia di Finanza di Cagliari per bancarotta fraudolenta della concessionaria di pubblicità del gruppo editoriale che pubblicava il quotidiano Epolis crollata sotto il peso di un buco accertato di quasi 15 milioni di euro. Con l’imprenditore trentino che era subentrato al fondatore Niki Grauso nella proprietà del gruppo, sono stati arrestati altri due componenti del cda: la vice presidente di Publiepolis, Sara Cipollini, 42 anni di Legnano ma residente a Nesso, in provincia di Como e il consigliere d’amministrazione Vincenzo Maria Greco, 69 anni originario di Napoli ma residente a Roma. Entrambi sono attualmente ai domiciliari, mentre Rigotti, originario di Trento ma residente a Corrido, in provincia di Como, si trova in carcere. L’operazione della Gdf del comando provinciale di Cagliari è stata portata a termine con la collaborazione dei colleghi di Roma, Milano e Como

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Corriere di Como, inchiesta per frode: due indagati per truffa aggravata

Firenze - Il Corriere di Como, distribuito ogni mattina insieme al Corriere della Sera, è finito sotto la lente della magistratura, che indaga per una frode da nove milioni di euro relativa ai contributi pubblici per l’editoria. L’inchiesta vede come indagati, con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato, Maurizio Giunco, presidente di Editoriale srl, società editrice del Corriere di Como, e sua moglie Barbara Renzi. L’imprenditore, in particolare, è anche presidente dell’Associazione Tv locali e proprietario dell’emittente locale Espansione Tv. La donna, invece, è a capo della Cooperativa editoriale lariana.

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Rai, gli sprechi e il populismo di Renzi

Firenze - I 150 milioni che Renzi chiede alla Rai significano che il suo governo ha problemi a raccattare i soldi per riuscire a pagare gli 80 euro dati in busta paga agli italiani, mossa vincente per le elezioni Europee, ma alla lunga potrebbe rivelarsi un boomerang. La reazione di tutti i lavoratori della Rai, compreso i giornalisti, è stata quella di mettersi di traverso proclamando lo sciopero generale per l’11 giugno, decisione che saggiamente potrebbe rientrare nei prossimi giorni.

Questo ha fatto emergere, sempre che ce ne fosse il bisogno, quale è l’immagine della Rai tra la maggior parte dei cittadini: un’azienda che spreca denaro pubblico, e che nel momento in cui qualcuno la vuole toccare, gli stessi lavoratori si ergono in difesa dei tanti privilegi e disposti a difendere gli sprechi. Ovviamente così non è. Lo sciopero dell’11 andava fatto molto prima, all’epoca dell’editto bulgaro, della colonizzazione della Rai da parte di Berlusconi con l’impiego delle truppe cammellate provenienti dalla politica e dalla stessa Mediaset, contro certe direzioni che hanno portato alla fine del rapporto con Sky, a bilanci disastrosi e un debito di cassa di oltre 400 milioni di euro.

Sulla Rai Renzi chiede alla direzione generale di intervenire immediatamente lanciando slogan populisti: lotta agli sprechi; contemporaneamente si assiste che in difesa della Rai intervengono personaggi come Gasparri che nel corso degli anni, ha sostenuto con la sua legge esclusivamente gli interessi dell’ex Cavaliere. Si scopre solo ora che la Rai gode della protezione dei partiti, perché in questi anni tutti ne hanno tratto benefici. Bruno Vespa con il suo Porta a Porta è il simbolo di ciò. Lui “i vestitini su misura” li ha confezionati indistintamente, e tutti sono corsi verso il “terzo ramo del parlamento”; lo ha fatto anche Grillo che quella sera assomigliava più a un romano costretto a passare sotto le Forche Caudine che a un vero condottiero. Nulla è stato fatto all’interno della Rai quando, con l’editto bulgaro, è stato messo in discussione la libertà dell’informazione e quindi l’indipendenza del Paese.

La Rai dovrebbe prendere al volo l’apertura di Renzi verso un cambiamento, e la protesta dovrebbe essere dirottata verso la riforma della tv e del mercato e in quel contesto i lavoratori dovrebbero pretendere la nascita di una nuova televisione regionale, come ci chiede, da anni, l’Unione Europea. E’ riduttivo pensare esclusivamente agli sprechi delle sedi regionali, all’accorpamento di alcune di esse e alla diminuzione del personale come soluzione. E’ vero che prendendo l’insieme dei giornalisti e dividendo per i minuti di tg prodotto il risultato è modesto, ma la colpa è editoriale non dei capiredattori o degli stessi redattori; è vero che il tg regionale rappresenta in alcune regioni un feudo politico, ma non è dappertutto così; è vero che ci sono realtà regionali dove la redazione è costretta ad appaltare all’esterno le riprese del tg, ma ci sono anche sedi, quella dell’Emilia-Romagna ne è un esempio (cito questa sede perché ne conosco direttamente la realtà) che, oltre a produrre il tg regionale lavora per i tg e i programmi nazionali più di alcuni centri di produzione.

La tv regionale, attivando rapporti con le regioni e le facoltà universitarie di Scienze della Comunicazione, potrebbe diventare una grande palestra per giovani autori, registi, videomaker, documentaristi, piccole case di produzione, il ruolo che una volta era coperto dai programmi sperimentali che andavano in onda in terza serata. Credo che il dg Gubitosi pondererà bene prima di fare di ogni erba un fascio. Intervenire come vorrebbe Renzi su Rai Way si rischia di svendere un patrimonio. Solo dopo la riforma sarebbe giusto pensare alla quotazione in borsa di Rai Way, poi ad una privatizzazione di una quota minoritaria, ma non solo, la tv pubblica è l’unica che in Europa dispone di 14 canali. L’augurio è che chi interverrà sulla Rai lo faccia con l’obiettivo di renderla una grande azienda industriale a dimensione internazionale, capace di produrre come la Bbc, esattamente come era una volta, questo favorirebbe non solo la democrazia ma la nascita di un mercato finalmente libero.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto 

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Renzi, il credito della Rai e l’agenda delle priorità

FirenzeNel 2011 il cda della Rai ha inviato al ministero dello Sviluppo economico un atto di diffida con intimazione di pagamento del debito certificato, sottoscritto dall’Agcom, per mancato finanziamento di 300 milioni di euro. Articolo 21 ha denunciato che dal 2005 la cifra che la Rai avanza dallo Stato ammonterebbe a un miliardo e mezzo. Nonostante ciò Matteo Renzi impone alla tv pubblica un taglio di 150 milioni. Se nessuno solleva l’esistenza del debito (dovrebbe farlo il cda) sparirà. Un po’ come i personaggi dei film di Checco Zalone, tanto politicamente scorretti da diventare più che corretti. È la storia di Renzi. Dopo la sconfitta con Bersani, era dato per spacciato, poi il disastro elettorale del Pd, il ritorno di Renzi come unica alternativa: vince le primarie, diventa segretario, fa fuori Letta e dal cilindro estrae la Presidenza del Consiglio.

Nel frattempo, in Rai, lo sport del voltagabbana diventa quello più in voga e i convegni sono l’occasione migliore per fare incontri. Che tristezza vedere Gasparri, a quello dell’Usigrai, ergersi a paladino del servizio pubblico, raccontare che la sua legge è un esempio di pluralismo, dopo i favori fatti a Mediaset, gli editti bulgari e soprattutto aver impedito nel 2001, appena diventato ministro, la vendita del 49% di Rai Way agli americani di Crown Castle. L’incasso della Rai sarebbe stato di 724 miliardi di lire al netto di tasse e imposte. Renzi, come Checco, il protagonista dei film di Zalone, fa finta di non capire e il caos con l’uso del machete diventa una strategia. Sono due gli atti indispensabili per la democrazia che il governo dovrebbe fare: una legge (vera) sul conflitto di interessi e una nuova che regolamenti il sistema radiotelevisivo e il mercato pubblicitario in modo da seppellire per sempre quell’obbrobrio (lo sostiene l’UE) che è stata la Gasparri e che, con l’avvento del digitale terrestre, ha finito la sua funzione.

Con l’occasione Renzi dovrebbe dare alla Rai garanzie di rinnovo della concessione del servizio pubblico, solo dopo si può privatizzare Rai Way, altrimenti si rischierebbe di svendere; infine, iniziare la lotta all’evasione dell’imposta di possesso della tv, pari a 350 milioni. Il sottosegretario Giacomelli, responsabile delle Comunicazioni, non è d’accordo, ma è possibile recuperare l’imposta grazie alla bolletta dell’energia elettrica, la scusa delle troppe compagnie non regge, come è dimostrato dal recupero sia del contributo di 460 milioni per le Ferrovie dello Stato sia dei sussidi per l’energia rinnovabile.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto 

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Editoria, alla televisione della Cei arriva Paolo Ruffini

Roma - Alla guida della televisione della Conferenza episcopale italiana, Tv2000, dopo l’improvviso licenziamento di Dino Boffo, sta per essere nominato come direttore di rete Paolo Ruffini, ex direttore di Rai Tre e attualmente al comando di La 7. Assieme a Ruffini sarà nominato anche Lucio Brunelli, vaticanista del Tg2, come direttore del tg al posto dell’uscente Stefano De Martis.

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Editoria, in due anni il Sole 24 Ore ha avuto perdite per 121 milioni di euro

Firenze - Centoventuno milioni di euro di perdite in due anni. L’emorragia del Gruppo 24 Ore non accenna ad arrestarsi prospettando un’assemblea non facile per il prossimo 26 aprile quando il consiglio proporrà ai soci di utilizzare 81 milioni di riserve sovrapprezzo azioni per ripianare il rosso. Nel dettaglio il gruppo editoriale di Confindustria, in pieno stato di crisi, ha archiviato il 2013 con 76 milioni di rosso che si aggiungono ai 45,8 dell’anno precedente. In flessione anche il fatturato: i ricavi dell’editore de Il Sole 24 Ore sono scesi lo scorso anno del 10,5% a 385,5 milioni “principalmente per la persistente crisi del mercato pubblicitario”.

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