La scomparsa di Lucio Magri e Vittorio De Seta, due grandi della cultura italiana

Prato - Sono scomparse due grandi esponenti del mondo della cultura del nostro Paese. Lucio Magri e Vittorio De Seta. Magri, 79 anni, ha deciso di morire fuori dai confini italiani, in Svizzera, con il «suicidio assistito». De Seta si è spento in Calabria, dove risiedeva da tempo, all’età di 88 anni.

Magri fu tra gli animatori del gruppo di dirigenti comunisti dissidenti che nel 1969 diede vita al “manifesto”, rivista e successivamente quotidiano comunista. Voce critica dall’ interno del Pci, gli esponenti di quel gruppo furono radiati dal partito nel novembre di quell’anno.

De Seta è considerato il padre dei documentaristi italiani. E’ stato autore di documentari premiati in Italia e all’estero come “Un giorno in Barbagia”, “Banditi ad Orgosolo”, “Lu tempu di lu pisci spata”, “Diario di un maestro”. Nel 2006 aveva firmato la regia del suo ultimo lungometraggio, “Lettere dal Sahara”, presentato fuori concorso alla Mostra internazionale del cinema di Venezia. Il cordoglio per la sua scomparsa è stato unanime e anche il regista Martin Scorsese lo ha voluto ricordare.

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E’ morto il giornalista e partigiano Saverio Tutino

RomaIl giornalista e scrittore Saverio Tutino, fondatore dell’Archivio diaristico nazionale, è morto oggi al San Raffaele di Roma dove era ricoverato da alcuni giorni dopo essere stato colpito da un ictus. Tutino, nato a Milano il 7 luglio 1923, durante la Resistenza è stato un partigiano in Valle D’Aosta e in Piemonte. Dopo la Liberazione Tutino ha iniziato la sua carriera giornalistica nella rivista “Il Politecnico”, diretta dal fondatore Elio Vittorini. Poi, Tutino ha scritto per “Vie nuove” e “L’Unità” come inviato in Cina e successivamente come corrispondente prima da Parigi e, a seguire, da Cuba dove ha vissuto in prima persona la rivoluzione di Fidel Castro. Nel 1976 è passato a Repubblica e nel 1984 Tutino ha fondato, a Pieve Santo Stefano (Arezzo), l’Archivio diaristico nazionale, per accogliervi gli scritti autobiografici degli italiani (link)  

Biografia (wikipedia)

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La scomparsa di don Enzo Mazzi e Antonio Cassese. Integrità morale e intransigenza verso il potere hanno caratterizzato le loro vite

Firenze - L’ultimo fine settimana, purtroppo caratterizzato dalla tragica scomparsa di Marco Simoncelli che giustamente ha commosso l’intero Paese, è stato segnato da altri due lutti. Se ne sono andati Antonio Cassese e don Enzo Mazzi, personalità molto diverse accomunate dal grande rigore morale e da un’integrità che ha caratterizzato tutta la loro vita.

Antonio Cassese è stato giurista, scrittore e docente di Diritto Internazionale alla Facoltà di Firenze. Si è sempre battuto contro ogni violazione dei diritti fondamentali delle persone, ricoprendo incarichi importanti tra i quali quello di presidente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani o degradanti e di primo presidente del Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia.

Don Enzo Mazzi è stato il primo sacerdote ad aprire la stagione del dissenso nella Chiesa. La rottura con la Chiesa ufficiale fiorentina avvenne per la solidarietà data da Mazzi agli studenti dell’ Università Cattolica che avevano occupato il duomo di Parma per protestare contro la costruzione di una chiesa finanziata da una banca locale. Don Enzo fu rimosso dalla parrocchia dell’Isolotto nel 1968 e sospeso a divinis nel 1974. Da quel momento ha fondato ed è stato animatore della Comunità dell’Isolotto, forse la prima comunità cristiana di base in Italia.

Il ricordo di don Alessandro Santoro

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La scomparsa di Andrea Zanzotto, il mondo della cultura in lutto

Prato - Si è spento ieri a Conegliano Veneto Andrea Zanzotto, uno dei massimi esponenti del mondo della cultura italiano e tra i maggiori poeti italiani del Novecento. Nato a Pieve di Soligo nel 1921 (aveva compiuto novant’anni pochi giorni fa), Zanzotto ha scritto alcune tra le più importanti poesie del secolo scorso, ma non solo. E’ stato anche uno degli intellettuali più originali e aperti del suo tempo: si è espresso, alla stessa altezza dei versi, coi racconti (Sull’Altopiano), coi saggi, con gli articoli, con le interviste e nei modi brillanti e fulminei delle conversazioni in pubblico e in privato. Da ricordare la sua partecipazione alla Resistenza. Era presidente onorario dell’ANPI di Treviso.

Il ricordo dell’ANPI

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La tv, Annozero e il canone dell’indifferenza

Firenze – L’indifferenza ha superato il livello di guardia. Il presidente Napolitano ha chiesto agli italiani “una reazione morale”. Per Don Gallo è l’ottavo vizio capitale. L’indifferenza, contagiosa e mutante, non è soltanto quella a cui ha fatto riferimento Napolitano (l’assuefazione alla tragedia dei profughi in cerca di salvezza o di una sopravvivenza meno miserabile), si presenta anche in forme diverse, ad esempio la politica del leghista Borghezio, mimetizzata da difesa della proprietà, del lavoro, di un confine, con un solo obiettivo: colpire gli ultimi. L’indifferenza è contagiosa e il danno più grave si ha quando avvolge i giovani diventando cultura. La tv ha una grande responsabilità. Chi tradisce principi e valori, per i soldi, per la carriera, per il potere, è raccontato come un furbo che ce l’ha fatta, poco importa se per raggiungere lo scopo i mezzi usati sono la corruzione, la menzogna, la truffa, il tradimento. Per gli ultimi che infrangono le regole c’è il carcere, per i potenti l’impunità.

L’indifferenza è anche omertà. Si gira la testa dall’altra parte pur sapendo che nell’affare economico c’è il rischio di infiltrazioni mafiose, si lascia mescolare la sabbia nel cemento con il quale poi si costruiscono i palazzi, si “dimentica” di installare un pilastro nella Casa dello studente de L’Aquila, si arriva a drogare un compagno di squadra, mettendo a repentaglio la sua vita, per falsificare il risultato di una partita di calcio. L’indifferenza è anche il mancato rispetto per il voto dell’elettore, passare da una parte politica all’altra in cambio del pagamento del mutuo, della garanzia di essere rieletto o peggio ancora di un ministero, o far finta di credere che la telefonata di B. alla questura di Milano sia servita per evitare una crisi internazionale, pur sapendo che Ruby Rubacuori non era la nipote di Mubarak.

L’indifferenza oggi è sotto gli occhi di tutti, è anche il silenzio dei lavoratori della Rai nei confronti della chiusura di Annozero, che diventa mancanza di rispetto nei confronti di oltre 6 milioni di telespettatori che, pagando il canone, hanno il diritto di continuare a vedere il programma in onda su Rai 2. Anche se l’uscita è avvenuta consensualmente, Santoro è stato regalato alla concorrenza. Il servizio pubblico, senza Annozero in onda, subirà un danno economico e d’immagine. Siamo certi che la giusta conclusione della vicenda sia rappresentata dal commento del sottosegretario Giovanardi: “Ma chissenefrega di Santoro”?

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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No alla violenza contro le donne. Un concorso per tutti i cittadini europei

Prato – Un concorso sui temi della parità di genere e della cessazione di tutte le forme di violenza contro donne e ragazze.

Lo promuovono il Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite per l’Europaoccidentale (UNRIC), in cooperazione con la nuova agenzia delle Nazioni Unite, UN Women e con la Campagna del Segretario Generale UNiTE per porre fine alla violenza contro le donne.

L’obiettivo è quello di aumentare la consapevolezza e denunciare la violenza contro le donne, una delle violazioni più sistematiche, diffuse e intollerabili dei diritti: fino al settanta per cento delle donne subiscono violenze durante la loro vita. Una donna su cinque è vittima di stupro o tentato stupro nel corso della sua vita.

Il concorso è aperto a tutti i cittadini e i residenti in Europa, a cui si chiede di creare un annuncio pubblicitario in cui figurino il logo dell’iniziativa e lo slogan: “No alla Violenza Contro le Donne”.

I lavori andranno inoltrati tramite il sito web del concorso. C’è tempo fino al 31 maggio 2011. I vincitori saranno annunciati il 25 novembre 2011, Giornata internazionale per l’Eliminazione della violenza contro le donne. La cerimonia si terrà a Madrid e al vincitore andrà un premio di 5.000 €. C’è anche un premio “Giovani”, per i concorrenti minori di 25 anni, offerto da Fabbrica, il centro di ricerca sulla comunicazione del Gruppo Benetton, fondato da Luciano Benetton e Oliviero Toscani.

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Ruby, Saviano: “Emerge la solitudine di un nonno”.

FirenzeRoberto Saviano ribadisce di non voler entrare in politica. Ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”, lo scrittore ha sottolineato come «per me rimane vero quello che ho già detto: oggi fare bene il proprio mestiere è già rivoluzionario». E con Fazio annuncia la volontà di ripetere l’esperienza di “Vieni via con me”. «Abbiamo deciso che la rifacciamo», ha annunciato il conduttore. In attesa del nuovo programma, Saviano ha parlato della situazione politica attuale, in particolar modo del caso Ruby. Quella che emerge dalle carte dell’inchiesta, ha detto, «è la figura di solitudine di un nonno», Silvio Berlusconi. «Quando ho letto le carte non mi è venuto un senso di nausea ma, se tutto fosse confermato, un sentimento di tristezza, di solitudine per un nonno che si trova in una situazione del genere. Dov’è il puritanesimo, il moralismo in tutto questo? C’è voglia di dire che il Paese è altro, il paese sorride, vuole vivere. E’ tutt’altro che una sessualità che arriva allo scambio, all’estorsione, al racket».

Saviano sottolinea come l’inchiesta milanese mostri qual’è «la selezione della classe dirigente» e quella «della classe artistica, se si può parlare di una classe artistica». Per quanto riguarda poi l’inchiesta, secondo Saviano «un conto è il privato, che è sacro e va difeso, un conto è un reato. La macchina del fango colpisce chi lotta contro certi poteri e i governi». E la delegittimazione, ha insistito, «non si è fermata. Anzi oggi il motto di certi giornali dell’area che protegge il governo è portare avanti un’equazione: “tanto voi non siete meglio”. E’ lì che parte la macchina del fango che pesca qualche elemento nella tua vita privata».

Un’altra cosa che sta mettendo «a rischio la democrazia, la libertà di parola – spiega ancora lo scrittore – è quella di comparare il privato al reato, quella di dire che si tratta di una vicenda privata. Quella di dire, terrorizzando le persone, che se si guarda al privato ce n’è per tutti. Ma il privato – aggiunge Saviano – rimane una cosa sacra, il reato è un’altra cosa. La debolezza è una cosa, l’estorsione un’altra. Eppure – ha continuato - la macchina del fango produce narconotizie come quelle inventate dai narcotrafficanti sudamericani e può essere fermata solo dalle persone che devono capire che una cosa è un’inchiesta che prende più elementi e li analizza mentre la delegittimazione prende solo un elemento e lo utilizza contro il suo bersaglio. In questo caso dire di non credere, dire “bugiardi”, significa salvare la democrazia».

Fonte: Il Fatto Quotidiano.

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Resistenza, libri: “Indignez vous!” di Stéphane Hessel, partigiano francese

Firenze - Doveva essere l’ultimo libro di Michel Houellebecq, vincitore del premio Goncourt, a primeggiare nelle vendite natalizie in Francia. E invece è stato battuto da un outsider sorprendente, assai improbabile. Si chiama Stéphane Hessel e ha 93 anni. Partecipò alla Resistenza durante la seconda guerra mondiale. Ed è stato subito dopo uno dei redattori della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Niente di glamour, insomma. Hessel è un vecchio signore, dall’apparenza (solo quella) stanca e desueta. Ebbene, nei mesi scorsi ha preso carta e penna e ha scritto un opuscolo di 32 pagine dal titolo «Indignez-vous!». Come dire: indignatevi! Abbiate la forza di arrabbiarvi. E’ il successo editoriale degli ultimi tempi a Parigi. Ormai un best-seller, al numero uno delle vendite, tanto più durante queste ultime vacanze: regalo ideale in un bacino di lettori di sinistra, prevalentemente giovani. Stampato inizialmente, alla fine dell’ottobre scorso, a 8mila copie da un’oscura casa editrice (Indigène) di Montpellier, gestita in una mansarda da due ex giornalisti, ha già superato quota 650mila. E l’euforia non sembra essersi esaurita, mentre si negoziano le traduzioni per venderlo altrove, dal Giappone agli Stati Uniti, perfino in Italia. Ma cosa ha scritto il nostro Hessel?

Chiede alla società francese di recuperare i valori della Resistenza (ricorda concretamente i principi del programma economico del Consiglio nazionale di quel movimento) e di recuperare ambizioni e voglia di cambiare la società. <<Il motivo di base della Resistenza era l’indignazione. Noi, veterani di quel movimento, chiediamo alle giovani generazioni di far rivivere gli stessi ideali>>, scrive a pagina 11. Punta il dito sul divario crescente fra i “molto ricchi” e i “molto poveri”, contro “la dittatura dei mercati finanziari”, contro l’erosione delle conquiste della Resistenza francese, vedi un sistema pensionistico solidale e il sistema di sicurezza sociale. Non mancano le allusioni dirette a Nicolas Sarkozy e la rabbia scatenata dalla sua politica fiscale, studiata “a misura” per favorire i ceti più abbienti. Si scaglia inoltre contro il trattamento riservato ai clandestini. E ai Rom, buttati fuori dalla Francia spesso senza neppure uno straccio di sentenza giudiziaria. Il 31 dicembre, sul sito d’informazione Mediapart, Hessel ha presentato i suoi auguri: <<Resistiamo agli auguri del presidente, che non sono più credibili>>. La sera stessa, come tutti gli anni, Sarkozy ha parlato ai suoi concittadini, con un discorso rivolto esplicitamente all’elettorato di destra, con l’obiettivo di rassicurarlo. Con la volontà di recuperare consensi di fronte all’offensiva di Marine Le Pen.

Hessel un rivoluzionario? Non proprio. E non lo è mai stato. Oggi vicino a Martine Aubry, segretario generale del Partito socialista, Hessel, un anziano monsieur pacato e sorridente, è sempre stato un intellettuale dall’animo libero, di sinistra certo, ma senza “eccessi”. Comunque allergico nei confronti di una certa “gauche caviar” parigina, come vengono chiamati taluni (insopportabili) circoli della “sinistra altolocata” della città. Hessel è nato nel 1917 a Berlino da una famiglia di ebrei, che dal ’25 si trasferì in Francia. Suo padre era il traduttore di Proust in tedesco. La madre dipingeva. E ispirò il personaggio interpretato da Jeanne Moreau nel film “Jules et Jim di François Truffaut, la giovane donna amata contemporaneamente da due amici: una storia scabrosa per i tempi. Hessel, brillante studente (dell’Ecole normale), aderì alla Resistenza, venne catturato e inviato nei lager nazisti (e in un trasferimento in treno, saltò giù e riuscì a mettersi in salvo). Dopo la guerra lavorò al segretariato generale dell’Onu. Poi ha collaborato con vari personaggi della politica francese (di sinistra) ed è stato ambasciatore del suo Paese in diverse capitali. Una vita, comunque, sempre austera, lontana da qualsiasi esibizionismo. Per questo oggi è credibile nel dire quello che dice.

Sì, è diventato l’idolo di tanti giovani. E si prende una sorta di rivincita personale. <<Ha provocato il risveglio di un popolo, finora molto passivo>>, ha sottolineato il filosofo Edgar Morin, suo amico. <<Ha ricordato alla sinistra che deve essere ribelle, umana e ottimista>>, ha sottolineato Harlem Désir, numero due del Partito socialista. Che, nel frattempo, si sta dividendo sulla candidatura delle prossime presidenziali, previste nel 2012. E appare così terribilmente lontano dalla sua base. La sinistra francese sarà capace di sfruttare l’effetto Hessel?

Firma: Alessandro Verani

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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Saviano premiato dal Parlamento europeo. “La mafia ha paura di chi legge”

FirenzeRoberto Saviano premiato con il “Libro europeo 2010″ per il suo “La bellezza e l’inferno” al Parlamento europeo. Conforto per le critiche subite in patria da alte cariche dello Stato. La criminalità è un problema europeo. <<Questo premio è un conforto per la sofferenza che provo per le critiche ricevute in Italia, anche da alte cariche dello Stato, che mi accusano di infamare il mio Paese parlando di criminalità organizzata. Al contrario, raccontare il male vuol dire affrontarlo, non diffonderlo>>. Roberto Saviano approfitta della premiazione del “Libro europeo 2010″ al Parlamento europeo, conferitogli per il suo “La bellezza e l’inferno”, per mandare una cartolina a Roma, a quanti non perdono occasione di attaccarlo per quanto dice e scrive sulla criminalità organizzata in Italia. <<Questa è la magia della letteratura, grazie ad essa le storie che si raccontano appartengono a tutti. La criminalità, invece, vuole il monopolio dei propri misfatti, per questo non ha tanto paura di chi scrive, quanto di chi legge>>. Scroscio di applausi.

Tra Jerzy Buzek, presidente del Parlamento europeo, José Manuel Barroso, presidente della Commissione, Martin Schulz, presidente del gruppo Socialista europeo e Jacques Delors, celebre presidente della Commissione dal 1985 al 1994, il ruolo da protagonista l’ha giocato proprio Roberto Saviano, un pò scrittore, un pò giornalista, un pò poeta. A Saviano è stato conferito il premio libro europeo 2010, l’iniziativa di “Esprit d’Europe” che, alla sua quarta edizione, premia il romanzo e il saggio con il miglior profilo europeo dell’anno. A Saviano il miglior saggio “La bellezza e l’inferno”, che raccoglie per la prima volta gli scritti e gli articoli pubblicati dallo scrittore su quotidiani e riviste tra il 2004 e il 2009, prima, durante e dopo lo tsunami Gomorra. E’ stato anche premiato il romanzo “Purge” dell’eccentrica finlandese Sofi Oksanen.
Ma a dominare la scena è stato lo scrittore napoletano capace di conquistare un’ampia platea internazionale. Saviano ha voluto parlare a tutti gli europei e non solo agli italiani, seppure numerosi in sala: <<La criminalità non riguarda solo il sud Italia, ma l’intera Europa, perché è dalle sue periferie che entra arrivando fino a Bruxelles, dove viene a investire comprandosi un intero quartiere. L’Europa parla molte lingue, ma contro il crimine organizzato ne deve parlare una sola>>.

Le parole dello scrittore catalizzano l’attenzione stringendo i presenti in un unico pathos di condivisione e solidarietà verso un uomo che ha fatto della sua vita il simbolo della lotta alla criminalità organizzata. Con il suo libro, Saviano esprime il dolore e la gioia di un uomo, prima ancora che di un giornalista, che ha deciso di salire sulle barricate per dire no a un sistema affaristico mafioso che sembra radicato nel Paese Italia. Un libro fatto di pagine scritte in camere piccole e buie, in alberghi e caserme, sempre all’ombra di quello scudo che da anni protegge la sua vita dalle ritorsioni di chi ha avuto il coraggio di denunciare. <<L’inferno ha un tempo solo, la vita un giorno ricomincia>>, ha scritto Saviano nel suo libro citando Albert Camus. Come dargli torto.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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Al Teatro alla Scala va in scena la Costituzione

Milano Al Teatro alla Scala va in scena la Costituzione. Prima di prendere in mano la bacchetta per eseguire la Valchiria di Wagner, il direttore di orchestra Daniel Barenboim ha letto fra gli applausi l’articolo nove della Carta Costituzionale in segno di protesta contro i tagli alla cultura operati dal governo. Il maestro si è rivolto al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. <<Sono molto felice di dirigere ancora una volta alla Scala. Sono onorato di essere stato dichiarato maestro scaligero, ma a nome dei miei colleghi sono molto preoccupato per il futuro della cultura in Italia e in Europa>>. Il Presidente della Repubblica ha ascoltato con la massima attenzione e dopo la lettura dell’articolo nove della Costituzione ha applaudito. <<La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione>>. Parole non ascoltate dal ministro Bondi, assente. Il sovrintendente della Scala Lissner ha posto l’accento sull’assenza del ministro che si è giustificato con i suoi impegni per la legge di stabilità. Ma, ciò non si è rivelato sufficiente per incassare dallo stesso Lissner una battuta: <<Avrà altro da fare>>. All’esterno, intanto, le proteste sono sfociate in scontri fra una parte di manifestanti e forze dell’ordine: al lancio di bombe carte, carabinieri e polizia hanno risposto con il manganello e i lacrimogeni. I soccorsi sono intervenuti per medicare i feriti (una decina fra le forze dell’ordine).

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Gli scontri (guarda il video)

 

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