L’anniversario dell’uccisione di Pippo Fava. Vi proponiamo la sua ultima intervista con Enzo Biagi

Prato - Il 5 gennaio 1984 la mafia uccideva Giuseppe Fava, detto Pippo, scrittore e giornalista italiano che ha lasciato un segno importante nella cultura del nostro Paese. Fava era stato direttore responsabile del Giornale del Sud e fondatore de I Siciliani, secondo giornale antimafia in Sicilia. Il film Palermo or Wolfsburg, di cui aveva curato la sceneggiatura, ha vinto l’Orso d’oro al Festival di Berlino nel 1980.

In occasione dell’anniversario della sua scomparsa vi proponiamo due importanti documenti: la puntata de La storia siamo noi dedicata alla sua figura e l’ultima intervista di Giuseppe Fava, realizzata da Enzo Biagi e andata in onda all’interno della trasmissione Film Dossier del 28 dicembre 1983, una settimana prima del suo assassinio.

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Giornalista e partigiano, ci ha insegnato la libertà

FirenzeE’ molto difficile cercare di non essere banali nel parlare di Giorgio Bocca, che è stato un grande giornalista e un partigiano per sempre, ma non solo, lui è stato ben di più. Sempre coerente con le sue idee, nessun problema ad ammettere, quando accadeva (poche volte), di aver preso un’accantonata. Nessuno come lui ha raccontato il mondo del lavoro dal punto di vista di chi tutte le mattine entra in fabbrica, il “posto” tanto amato quanto odiato, attorno al quale ruota la vita, non solo dell’operaio e della sua famiglia, di un Paese intero. Bocca ci ha insegnato che il “posto” va rispettato e che i padroni non sono tutti uguali. Il migliore nella cronaca della Seconda Repubblica e del suo “dittatore, ma di nuovo tipo”.

La sua penna, priva di aggettivi e carica di verità, mai al servizio del compromesso, come quella volta quando lavorava per l’Europeo e Mattei, il presidente dell’Iri, aveva tolto la pubblicità alla Rizzoli per certi articoli apparsi su Oggi. Con un intervento di Nenni tutto tornò a posto. A dimostrazione della ripresa del rapporto, il direttore disse a Bocca di scrivere un pezzo sulla Persia dove Mattei aveva stipulato un importante contratto petrolifero. Il giornalista incontrò un alto funzionario dell’Eni che lo informò, come cosa naturale, che erano già stati pagati l’albergo, i biglietti dell’aereo, automobili, accompagnatori. La risposta fu immediata: “Mi spiace, ma non voglio collusioni economiche con l’Eni”.

Bocca con i suoi articoli e i suoi libri ha aiutato il cittadino a capire chi è realmente Silvio Berlusconi, seguendolo passo dopo passo, violenza dopo violenza, balla dopo balla, fino alla sua inevitabile caduta, avvenuta grazie agli stessi italiani, prima sedotti dall’imprenditore fattosi dal nulla, capace di diventare un grande dell’impresa e dell’editoria, che rispetto alla politica degli Occhetto, dei De Mita, alla corruzione dei Craxi, sapeva di nuovo, che non si è mai preoccupato né della cultura né della morale. Gli italiani inutilmente avevano sperato che dopo Tangentopoli “il signore dei telegatti e della stampa colorata o rosa o gialla”, portasse benessere. “Berlusconi”, ha scritto Bocca, “non ha saputo o voluto essere un dittatore sanguinario, torturatore feroce. Ha pensato di poter sostituire i plotoni di esecuzione con il fango della diffamazione e le persuasioni della corruzione…. Come dittatore di nuovo tipo Berlusconi ha usato le armi di cui era ben fornito: il denaro e la stampa gialla. Era dagli anni Venti, dalla nascita del fascismo, che un aspirante tiranno preferiva la diffamazione dell’avversario all’intimidazione fisica.”

Ho avuto la fortuna di incontrare Giorgio Bocca tante volte, soprattutto per lavoro. Non ho conosciuto il Bocca, taciturno, spigoloso, un po’ scontroso, come spesso veniva descritto. Ogni volta che lo chiamavo per un’intervista per “Il Fatto” di Enzo Biagi o per una partecipazione a “Che tempo che fa” rispondeva sempre “presente”. Un giorno parlammo a lungo del suo rapporto con la tv. Negli anni Ottanta aveva realizzato alcuni programmi nelle tv di Berlusconi, che allora si vantava di aver preso la nazionale del giornalismo. Insieme a Bocca facevano parte della squadra: Guglielmo Zucconi, Arrigo Levi, Enzo Bettiza e Indro Montanelli dirigeva il Giornale. Bocca mi chiese, sapeva che lavoravo da anni con il suo amico Enzo Biagi: “Come fa Enzo ad essere così bravo anche in tv. Io ero negato”. Poi aggiunse: “Non mi hanno mai aiutato, non mi indicavano neanche quale telecamera dovevo guardare”. Gli chiesi come mai avesse smesso di farla. Lui rispose: “Berlusconi mi ha licenziato”. “Non ci posso credere”, replicai. “Ti racconto come avvenne. Mentre stavo registrando entrò in studio Confalonieri che mi invitò a cena a casa sua la sera stessa. Arrivai con la mia signora all’ora stabilita. Ci accomodammo a tavola, notai due sedie vuote, una alla mia destra. Poco dopo arrivò Berlusconi con Veronica Lario che aveva portato un formaggio fatto da lei, immangiabile. Il Cavaliere salutò e diede a mia moglie un mazzo di fiori, ovviamente in argento. Verso la fine della cena Berlusconi mi disse tra una battuta e l’altra, con la bocca piena di cibo: ‘Caro Bocca tu non hai bisogno di soldi con Repubblica guadagni bene. I tuoi articoli fanno incazzare molto Craxi. Io ho bisogno di lui, mi spiace ma non ti rinnovo il contratto’. Poi si girò verso la persona seduta alla sua destra. Da allora non ho mai più fatto televisione”.

Era un Berlusconi ancora lontano dalla fondazione di Forza Italia. Con il politico Berlusconi Bocca non avrebbe mai lavorato nelle sue televisioni, infatti quando “scese in campo” il “Provinciale” abbandonò la casa editrice Mondadori: “Non posso scrivere male di Berlusconi e contemporaneamente prendere i suoi soldi”. Fu uno dei pochissimi a farlo in questi lunghi diciassette anni. Ha scritto Bocca: “Il berlusconismo non è stato un rifacimento del fascismo: diversissime le condizioni economiche e i rapporti internazionali, ma del fascismo ha ripetuto le esitazioni e i pentimenti che fecero dire a Goebbels che Mussolini non aveva la statura dei grandi dittatori, non era il capo che ‘faceva la storia’ come Hitler o Stalin”.

“La ripresa della libertà di stampa”, ha scritto Bocca, “passerà, probabilmente, se non per un ritorno alla povertà, per un rifiuto della ricchezza soffocante e stravolgente”. Lui, come Biagi e Montanelli, ci ha insegnato cosa significa essere liberi sempre.

Firma: Loris Mazzetti (Fonte, Il Fatto Quotidiano)

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Occupiamo la cultura. Il 17 e 18 dicembre in tutta Italia

Roma - Si chiama “Occupiamo la Cultura” l’iniziativa promossa dalla coalizione “Abbracciamo la cultura”, in programma il prossimo 17 e 18 dicembre in molte città d’Italia. Le due giornate prevedono l’occupazione dei luoghi della cultura da parte di tutti i cittadini che vorranno partecipare e che, per l’occasione, possono scambiare con gli altri libri o oggetti culturali, come forma di protesta ai tagli fatti dal governo al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dell’Istruzione, Università e Ricerca, ai trasferimenti agli Enti Locali.

Il  17  e  il  18  – si legge nell’appello – sono  solo  l’inizio  di  un  percorso  di  eventi  che  si  svilupperà  nei  prossimi  mesi  in  tutta  Italia, supportato  da  un  appello  firmato  da  artisti,  scrittori,  attori, docenti,  e  semplici  cittadini  (in  allegato),  che propone il futuro dell’Italia.

L’elenco  delle  iniziative  nei  territori  è  visibile  sul  sito,  dove  è  anche  possibile sottoscrivere l’appello.

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Marcello Dell’Utri interrogato sulla scomparsa del giornalista De Mauro. L’intreccio con le morti di Enrico Mattei e Pier Paolo Pasolini

Roma - Le indagini sulla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro potrebbero avere un nuovo, inaspettato impulso. Una spinta investigativa che incrocerebbe anche le inchieste su altri due grandi misteri italiani: la morte di Enrico Mattei, precipitato nei cieli di Bascapè il 27 ottobre 1962, e il pestaggio letale di Pier Paolo Pasolini, il 2 novembre 1975 a Ostia.

Il procuratore aggiunto della Dda Antonio Ingroia e il sostituto Sergio Demontis, che dal 2005 indagano sulla morte del cronista de L’Ora, hanno sentito il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, che nel 2010 aveva dichiarato di essere in condizione di ritrovare il capitolo scomparso di Petrolio, il libro incompiuto di Pasolini. Il capitolo s’intitolava Lampi sull’Eni e sarebbe la chiave di volta del romanzo a cui l’intellettuale stava alacremente lavorando prima di essere massacrato sul lungomare di Ostia

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La scomparsa di Lucio Magri e Vittorio De Seta, due grandi della cultura italiana

Prato - Sono scomparse due grandi esponenti del mondo della cultura del nostro Paese. Lucio Magri e Vittorio De Seta. Magri, 79 anni, ha deciso di morire fuori dai confini italiani, in Svizzera, con il «suicidio assistito». De Seta si è spento in Calabria, dove risiedeva da tempo, all’età di 88 anni.

Magri fu tra gli animatori del gruppo di dirigenti comunisti dissidenti che nel 1969 diede vita al “manifesto”, rivista e successivamente quotidiano comunista. Voce critica dall’ interno del Pci, gli esponenti di quel gruppo furono radiati dal partito nel novembre di quell’anno.

De Seta è considerato il padre dei documentaristi italiani. E’ stato autore di documentari premiati in Italia e all’estero come “Un giorno in Barbagia”, “Banditi ad Orgosolo”, “Lu tempu di lu pisci spata”, “Diario di un maestro”. Nel 2006 aveva firmato la regia del suo ultimo lungometraggio, “Lettere dal Sahara”, presentato fuori concorso alla Mostra internazionale del cinema di Venezia. Il cordoglio per la sua scomparsa è stato unanime e anche il regista Martin Scorsese lo ha voluto ricordare.

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E’ morto il giornalista e partigiano Saverio Tutino

RomaIl giornalista e scrittore Saverio Tutino, fondatore dell’Archivio diaristico nazionale, è morto oggi al San Raffaele di Roma dove era ricoverato da alcuni giorni dopo essere stato colpito da un ictus. Tutino, nato a Milano il 7 luglio 1923, durante la Resistenza è stato un partigiano in Valle D’Aosta e in Piemonte. Dopo la Liberazione Tutino ha iniziato la sua carriera giornalistica nella rivista “Il Politecnico”, diretta dal fondatore Elio Vittorini. Poi, Tutino ha scritto per “Vie nuove” e “L’Unità” come inviato in Cina e successivamente come corrispondente prima da Parigi e, a seguire, da Cuba dove ha vissuto in prima persona la rivoluzione di Fidel Castro. Nel 1976 è passato a Repubblica e nel 1984 Tutino ha fondato, a Pieve Santo Stefano (Arezzo), l’Archivio diaristico nazionale, per accogliervi gli scritti autobiografici degli italiani (link)  

Biografia (wikipedia)

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La scomparsa di don Enzo Mazzi e Antonio Cassese. Integrità morale e intransigenza verso il potere hanno caratterizzato le loro vite

Firenze - L’ultimo fine settimana, purtroppo caratterizzato dalla tragica scomparsa di Marco Simoncelli che giustamente ha commosso l’intero Paese, è stato segnato da altri due lutti. Se ne sono andati Antonio Cassese e don Enzo Mazzi, personalità molto diverse accomunate dal grande rigore morale e da un’integrità che ha caratterizzato tutta la loro vita.

Antonio Cassese è stato giurista, scrittore e docente di Diritto Internazionale alla Facoltà di Firenze. Si è sempre battuto contro ogni violazione dei diritti fondamentali delle persone, ricoprendo incarichi importanti tra i quali quello di presidente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani o degradanti e di primo presidente del Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia.

Don Enzo Mazzi è stato il primo sacerdote ad aprire la stagione del dissenso nella Chiesa. La rottura con la Chiesa ufficiale fiorentina avvenne per la solidarietà data da Mazzi agli studenti dell’ Università Cattolica che avevano occupato il duomo di Parma per protestare contro la costruzione di una chiesa finanziata da una banca locale. Don Enzo fu rimosso dalla parrocchia dell’Isolotto nel 1968 e sospeso a divinis nel 1974. Da quel momento ha fondato ed è stato animatore della Comunità dell’Isolotto, forse la prima comunità cristiana di base in Italia.

Il ricordo di don Alessandro Santoro

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La scomparsa di Andrea Zanzotto, il mondo della cultura in lutto

Prato - Si è spento ieri a Conegliano Veneto Andrea Zanzotto, uno dei massimi esponenti del mondo della cultura italiano e tra i maggiori poeti italiani del Novecento. Nato a Pieve di Soligo nel 1921 (aveva compiuto novant’anni pochi giorni fa), Zanzotto ha scritto alcune tra le più importanti poesie del secolo scorso, ma non solo. E’ stato anche uno degli intellettuali più originali e aperti del suo tempo: si è espresso, alla stessa altezza dei versi, coi racconti (Sull’Altopiano), coi saggi, con gli articoli, con le interviste e nei modi brillanti e fulminei delle conversazioni in pubblico e in privato. Da ricordare la sua partecipazione alla Resistenza. Era presidente onorario dell’ANPI di Treviso.

Il ricordo dell’ANPI

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La tv, Annozero e il canone dell’indifferenza

Firenze – L’indifferenza ha superato il livello di guardia. Il presidente Napolitano ha chiesto agli italiani “una reazione morale”. Per Don Gallo è l’ottavo vizio capitale. L’indifferenza, contagiosa e mutante, non è soltanto quella a cui ha fatto riferimento Napolitano (l’assuefazione alla tragedia dei profughi in cerca di salvezza o di una sopravvivenza meno miserabile), si presenta anche in forme diverse, ad esempio la politica del leghista Borghezio, mimetizzata da difesa della proprietà, del lavoro, di un confine, con un solo obiettivo: colpire gli ultimi. L’indifferenza è contagiosa e il danno più grave si ha quando avvolge i giovani diventando cultura. La tv ha una grande responsabilità. Chi tradisce principi e valori, per i soldi, per la carriera, per il potere, è raccontato come un furbo che ce l’ha fatta, poco importa se per raggiungere lo scopo i mezzi usati sono la corruzione, la menzogna, la truffa, il tradimento. Per gli ultimi che infrangono le regole c’è il carcere, per i potenti l’impunità.

L’indifferenza è anche omertà. Si gira la testa dall’altra parte pur sapendo che nell’affare economico c’è il rischio di infiltrazioni mafiose, si lascia mescolare la sabbia nel cemento con il quale poi si costruiscono i palazzi, si “dimentica” di installare un pilastro nella Casa dello studente de L’Aquila, si arriva a drogare un compagno di squadra, mettendo a repentaglio la sua vita, per falsificare il risultato di una partita di calcio. L’indifferenza è anche il mancato rispetto per il voto dell’elettore, passare da una parte politica all’altra in cambio del pagamento del mutuo, della garanzia di essere rieletto o peggio ancora di un ministero, o far finta di credere che la telefonata di B. alla questura di Milano sia servita per evitare una crisi internazionale, pur sapendo che Ruby Rubacuori non era la nipote di Mubarak.

L’indifferenza oggi è sotto gli occhi di tutti, è anche il silenzio dei lavoratori della Rai nei confronti della chiusura di Annozero, che diventa mancanza di rispetto nei confronti di oltre 6 milioni di telespettatori che, pagando il canone, hanno il diritto di continuare a vedere il programma in onda su Rai 2. Anche se l’uscita è avvenuta consensualmente, Santoro è stato regalato alla concorrenza. Il servizio pubblico, senza Annozero in onda, subirà un danno economico e d’immagine. Siamo certi che la giusta conclusione della vicenda sia rappresentata dal commento del sottosegretario Giovanardi: “Ma chissenefrega di Santoro”?

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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No alla violenza contro le donne. Un concorso per tutti i cittadini europei

Prato – Un concorso sui temi della parità di genere e della cessazione di tutte le forme di violenza contro donne e ragazze.

Lo promuovono il Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite per l’Europaoccidentale (UNRIC), in cooperazione con la nuova agenzia delle Nazioni Unite, UN Women e con la Campagna del Segretario Generale UNiTE per porre fine alla violenza contro le donne.

L’obiettivo è quello di aumentare la consapevolezza e denunciare la violenza contro le donne, una delle violazioni più sistematiche, diffuse e intollerabili dei diritti: fino al settanta per cento delle donne subiscono violenze durante la loro vita. Una donna su cinque è vittima di stupro o tentato stupro nel corso della sua vita.

Il concorso è aperto a tutti i cittadini e i residenti in Europa, a cui si chiede di creare un annuncio pubblicitario in cui figurino il logo dell’iniziativa e lo slogan: “No alla Violenza Contro le Donne”.

I lavori andranno inoltrati tramite il sito web del concorso. C’è tempo fino al 31 maggio 2011. I vincitori saranno annunciati il 25 novembre 2011, Giornata internazionale per l’Eliminazione della violenza contro le donne. La cerimonia si terrà a Madrid e al vincitore andrà un premio di 5.000 €. C’è anche un premio “Giovani”, per i concorrenti minori di 25 anni, offerto da Fabbrica, il centro di ricerca sulla comunicazione del Gruppo Benetton, fondato da Luciano Benetton e Oliviero Toscani.

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