Responsabilità civile dei giudici: governo battuto, la Camera approva. L’Anm: “E’ un tentativo di intimidazione e ritorsione”.

RomaAlla Camera il governo è stato battuto sull’emendamento presentato dal leghista Gianluca Pini che prevede la responsabilità civile dei magistrati. I voti a favore sono stati 261, quelli contrari 211. La votazione è avvenuta a scrutinio segreto e la maggioranza si è espressa contro il parere negativo dell’esecutivo. L’emendamento va a modificare la legge del 13 aprile 1988 sul risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio nelle funzioni giudiziarie e sulla responsabilità civile dei magistrati. Nel dettaglio specifica che “chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni, ovvero per diniego di giustizia può agire contro lo Stato e contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale“. In sostanza, a pagare saranno le toghe. La legge attuale prevede che sia lo Stato e non il singolo magistrato a risarcire una persona che abbia subìto un danno a causa di un errore giudiziario commesso per dolo o colpa grave.

Il testo sarà esaminato martedì al Senato. Intanto, il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Luca Palamara ha annunciato che martedì prossimo sarà convocato il direttivo centrale straordinario dell’Anm «per decidere sullo stato di agitazione e sullo sciopero contro l’emendamento che prevede la responsabilità civile dei magistrati». Lo stesso presidente dell’Anm e il segretario Luca Cascini hanno parlato di «una forma intimidatoria e di vendetta verso il libero esercizio della funzione di giudice», nonché di «un ennesimo tentativo di risentimento e di ritorsione» nei confronti della magistratura. «E’ una norma incostituzionale – ha rilevato Cascini – in contrasto con i principi più volte affermati dalla Corte di Giustizia europea» (link).

Link 1

 

 

 

Share

Camera, contro i tagli ai vitalizi presentati 26 ricorsi: 15 dalla Lega

RomaPer ora sono ventisei, ma potrebbero aumentare: i deputati hanno infatti tempo fino a sabato per presentare ricorso contro i tagli ai vitalizi. Al momento soltanto tre sono di parlamentari in carica: due del Pdl, Roberto Rosso (già sottosegretario al lavoro del governo Berlusconi) e Giorgio Jannone, il terzo è Daniele Molgora della Lega. A loro si aggiunge Adriano Paroli (Pdl), che a gennaio ha lasciato la Camera, optando per l’incarico di sindaco di Brescia.

Gli altri 23 ricorrenti sono ex deputati che contestano alla Camera le nuove norme previdenziali che da gennaio hanno soppresso i vitalizi e introdotto il sistema contributivo. Con le vecchie regole avrebbero ricevuto il vitalizio al compimento dei 50 anni, adesso dovranno aspettare i 60 o i 65 anni, se eletti per un solo mandato. Molti sono stati in carica solo nel 1994, il primo governo del Cavaliere. Spiccano, infatti, politici del centrodestra: 15 leghisti, 7 tra ex di Forza Italia e di Alleanza Nazionale, tre dall’Ulivo, uno da Rifondazione Comunista.

Proprio i leghisti della prima ora, quelli eletti nel 1994 che conquistarono il consenso al Nord scagliandosi contro i ladroni di Roma, all’epoca socialisti e democristiani travolti da Mani Pulite, sono i più numerosi a lamentarsi del mancato privilegio. In 15 si sono opposti, nonostante abbiano fatto solo una legistratura, quella del 1994, durata fra l’altro meno di un anno: per esattezza 252 giorni, ovvero 8 mesi e 7 giorni. Loro sono, al momento, i più agguerriti a volersi vedere riconosciuto il privilegio della tanto criticata Casta romana.

I nomi sono stati resi noti stamani durante la riunione del Consiglio di giurisdizione di Montecitorio, l’organo composto da tre deputati competente per i ricorsi presentati contro la Camera dai parlamentari. Nel collegio, presieduto da Giuseppe Consolo (Fli), siedono Ignazio Abrignani (Pdl) e Tino Iannuzzi (Pd). I tre oggi hanno preso visione dei ricorsi e fissato l’udienza pubblica di trattazione delle cause a mercoledì 18 aprile, alle 13.30 (devono trascorrere 60 giorni). Ma c’è ancora tempo fino al 4 febbraio per presentare ricorso: altri potrebbero arrivarne.

Tra gli ex deputati spiccano, come detto, i leghisti, con più della metà dei ricorsi (15 su 26, incluso Molgora). I nomi di esponenti del Carroccio (quasi tutti in carica solo nella XII legislatura), sono quelli di Elisabetta Castellazzi (nata a Milano nel 1966), Franca Valenti (Milano, 1959), Roberta Pizzicara (Milano, 1955), Diana Battaggia (Venezia, 1966), Enrico Cavaliere (nato a Venezia nel 1958, deputato sia nella XII che nella XIII), Oreste Rossi (Alessandria, 1964, deputato nell’XI, XII e XIII legislatura), Alberto Bosisio (Lecco, 1953), Francesco Stroili (Venezia, 1954), Edouard Ballaman (Vallenried, 1962), Flavio Bonafini (Brescia, 1953), Fabio Padovan (Conegliano, 1955, deputato nell’XI legislatura), Salvatore Bellomi (Robecco D’Oglio, 1952), Roberto Asquini (Udine, 1964, XII e XII legislatura), Giulio Arrighini (Brescia, 1962, XI e XII legislatura).

Sono stati deputati con l’Ulivo, invece, i ricorrenti: Michele Cappella (XIII legislatura, nato in provincia di Catania nel 1953), Antonio Borrometi (XIII legislatura, nato a Modica nel 1953), Ugo Malagnino (XIII legislatura nato a Manduria nel 1952). Da Rifondazione comunista proviene Martino Dorigo (XI e XIII legislatura, nato a Venezia nel 1961). Erano in Forza Italia Emanuela Cabrini (XII legislatura nata a Piacenza nel 1961) e Paola Martinelli (XII legislatura, nata a Parma nel 1955). Da An vengono Domenico Basile (XII legislatura, nato a Vibo Valentia nel 1952) e Daniele Franz (XIII e XIV legislatura, nato a Udine nel 1963).

Fonte: Il Fatto Quotidiano

 

Share

E’ morto Scalfaro, il presidente del “Io non ci sto”.

RomaE’ morto nella notte a Roma Oscar Luigi Scalfaro, presidente emerito della Repubblica. Era nato a Novara il 9 settembre 1918. E’ stato eletto presidente il 25 maggio del 1992 ed è rimasto in carica fino al 15 maggio del 1999. E’ stato membro dell’assemblea Costituente nel 1946, ministro dell’Interno e presidente della Camera dei deputati. Inoltre, insieme a Sandro Pertini ed Enrico De Nicola, Scalfaro ha ricoperto le tre più alte cariche dello Stato. Ha presieduto provvisoriamente anche il Senato all’inizio della  XV legislatura. E’ stato eletto deputato ininterrottamente dal 1946 al 1992. Fin dall’inizio del suo mandato, Scalfaro è chiamato ad affrontare la più grave crisi della storia della Repubblica. Il suo mandato iniziò pochi giorni dopo la strage di Capaci, dove persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e gli uomini della scorta.  Da una parte la mafia, dall’altra Scalfaro dovette gestire il periodo di “Tangentopoli” che, in poco tempo, spazzò via la Dc e il Psi di Bettino Craxi. Celebre è rimasto il suo discorso, pronunciato nel 1993, quando a reti unificate parlò di «gioco al massacro», riferendosi a coloro che a quei tempi provarono a delegittimare tutte le cariche istituzionali. In quel discorso pronunciò la frase: «Io non ci sto!» (video). 

Nel 1993 scoppiò anche lo scandalo Sisde e, sempre nello stesso anno, Scalfaro vide la nascita di Forza Italia – capitano l’imprenditore Silvio Berlusconi – che vinse le elezioni del 1994. Non mancarono le polemiche con Berlusconi. Fra i due non vi fu mai stima. Dopo il settennato, Scalfaro ha polemizzato in più di un’occasione con Berlusconi. Nel 2001 non votò la fiducia al governo del Cavaliere (video, intervista a Il Fatto di Enzo Biagi).

Biografia (fonte: wikipedia)

Biografia (fonte: Il Quirinale)

Il cordoglio del presidente Napolitano

Addio al presidente… (fonte: Il Fatto Quotidiano)

L’ultima intervista… (fonte: Il Fatto Quotidiano)

Stefano Rodotà intervista Scalfaro (fonte: Rainews)

 

 

 

 

 

 

Share

Giustizia: Ingroia a congresso del Pdci, Csm verso l’archiviazione

RomaE’ stata “inopportuna” la partecipazione del magistrato Antonio Ingroia al congresso dei Comunisti Italiani, che si è svolto lo scorso ottobre. Ma, poiché si è trattato di un “fatto episodico”,  il caso va archiviato. E’ la richiesta formulata dalla prima commissione del Consiglio Superiore della Magistratura, che a maggioranza però ha disposto l’invio degli atti ad un’altra Commissione, la Quarta, che si occupa delle valutazioni sulla professionalità dei magistrati. La proposta è stata votata da tre componenti della commissione, il laico per il Pdl Nicolò Zanon, quello del Pd Guido Calvi e il togato indipendente Paolo Corder. Hanno votato contro i due consiglieri di Magistratura democratica, Vittorio Borraccetti e Roberto Rossi, e si è astenuto Riccardo Fuzio, di Unicost. Al congresso del Pdci, il Procuratore aggiunto di Palermo si era definito «non del tutto parziale, anzi partigiano della Costituzione». Un’uscita che provocò non poche polemiche, soprattutto da parte dei politici del Pdl. Ma, anche l’Associazione nazionale magistrati prese le distanze dal magistrato palermitano affermando per bocca del segretario Giuseppe Cascini che proprio i magistrati più esposti  «dovrebbero avere particolare prudenza nell’esprimere valutazioni di carattere generale sulla politica del Paese». Secondo la commissione del Csm, il diritto insopprimibile a esprimersi anche criticamente in pubblico va coniugato con lo status di magistrato, che impone un onere di sobrietà e compostezza più elevato di quello richiesto a un comune cittadino. Comunque, considerando che si tratta di un “fatto episodico”, non ci sono gli estremi per ipotizzare un’incompatibilità di Ingroia con le sue funzioni di pubblico ministero. Ad ogni modo, il caso merita comunque l’attenzione della Quarta Commissione, che – nel caso il plenum accogliesse la richiesta –  dovrà valutare se inserire, al termine di una procedura garantita, gli atti di questo procedimento nel fascicolo personale del pm di Palermo, con il risultato che se ne dovrà tener conto quando Ingroia sarà sottoposto alle periodiche valutazioni sulla professionalità alle quali ora è legata la carriera dei magistrati (link).

Share

E’ morto Carlo Fruttero

FirenzeE’ morto all’età di 85 anni a Castiglione della Pescaia – dove da tempo si era ritirato -, lo scrittore Carlo Fruttero. Era nato a Torino il 19 settembre 1926 e gran parte della sua attività è legata al sodalizio con Franco Lucentini, scomparso nel 2002. Gli esordi della coppia artistica – amici nella loro vita privata – sono stati legati a una collana di fantascienza, “Urania, che i due hanno diretto dal 1961 al 1986 per Mondadori. Dopo il suicidio di Lucentini, per quattro anni il giornalista e traduttore Fruttero aveva smesso di scrivere. Nel 2006 è ritornato nelle librerie con “Donne informate sui fatti” (finalista di Campiello 2007). Poi, nel 2010 “Mutandine di chiffon”, una raccolta di prefazioni scritte nel suo percorso professionale per riviste e libri di altri. Sempre nel 2010, “La patria, bene o male”, scritto assieme a Massimo Gramellini. Di Castiglione della Pescaia, dove ha deciso di vivere l’ultima parte della sua vita, ha ricevuto la cittadinanza onoraria.

Muore a 85 Carlo Fruttero… (Il Fatto Quotidiano)  

Wikipedia

Share

La Consulta dice no ai referendum

RomaLa Corte Costituzionale ha bocciato con un no entrambi i quesiti per l’abrogazione (totale e parziale) della attuale legge elettorale, nota come Porcellum. Con il primo quesito si chiedeva alla Consulta l’abrogazione della legge elettorale, ideata dall’ex ministro Roberto Calderoli (il cosiddetto “Porcellum) che toglie la possibilità agli elettori di esprimere una preferenza. Il secondo quesito chiedeva di eliminare, ad una ad una, le novità introdotte dalla stessa legge Calderoli alla precedente legge elettorale abrogata nel 2005, il cosiddetto “Mattarellum” (Link).

 

 

Share

Sic Fiat Italia, il film documentario su Mirafiori al Teatro Puccini di Firenze

Firenze – Il 13 e il 14 gennaio 2011, si tiene nello stabilimento Fiat di Mirafiori il referendum sull’accettazione o meno delle nuove condizioni di lavoro imposte dall’azienda e fortemente propagandate dal suo amministratore delegato, Sergio Marchionne. Tra gli operai si accende un dibattito infuocato, tra chi vuole opporsi alla rinuncia dei diritti acquisiti in anni di lotte per mantenere il lavoro e chi invece è disposto ad accettare qualunque cosa pur di continuare ad avere un salario, per quanto minimo.

Sull’argomento il regista e documentarista Daniele Segre ha realizzato l’interessante documentario Sic Fiat Italia, un viaggio a ritroso nel mondo del lavoro dal titolo più amaro che ironico.

Il film sarà proiettato giovedì 12 gennaio al Teatro Puccini di Firenze prima e dopo la presentazione del libro di Maurizio Landini e Giancarlo Feliziani “Cambiare la fabbrica per cambiare il mondo”. Presenti gli autori che ne discuteranno con Enrico Rossi, Paul Ginsborg e Daniele Segre.

Share

Servizio Pubblico in onda anche su Cielo. E stasera Michele Santoro sarà ospite da Fazio.

Roma - Servizio Pubblico, la trasmissione di Michele Santoro trasmessa da una piattaforma che comprende tv locali, siti internet, radio e quant’altro, sbarca su Cielo, canale in chiaro di Sky. E’ lo stesso conduttore ad annunciarlo con una nota. In attesa del debutto su Cielo, stasera Michele Santoro tornerà in Rai dopo il divorzio avvenuto lo scorso anno. Il giornalista sarà ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa.

Santoro da Fazio (Fatto Quotidiano)

Share

L’anniversario dell’uccisione di Pippo Fava. Vi proponiamo la sua ultima intervista con Enzo Biagi

Prato - Il 5 gennaio 1984 la mafia uccideva Giuseppe Fava, detto Pippo, scrittore e giornalista italiano che ha lasciato un segno importante nella cultura del nostro Paese. Fava era stato direttore responsabile del Giornale del Sud e fondatore de I Siciliani, secondo giornale antimafia in Sicilia. Il film Palermo or Wolfsburg, di cui aveva curato la sceneggiatura, ha vinto l’Orso d’oro al Festival di Berlino nel 1980.

In occasione dell’anniversario della sua scomparsa vi proponiamo due importanti documenti: la puntata de La storia siamo noi dedicata alla sua figura e l’ultima intervista di Giuseppe Fava, realizzata da Enzo Biagi e andata in onda all’interno della trasmissione Film Dossier del 28 dicembre 1983, una settimana prima del suo assassinio.

Share

La scomparsa di Maria Eletta Martini, staffetta partigiana e madre del volontariato italiano

Lucca - Si è spenta a Lucca all’età di 89 anni Maria Eletta Martini. Partigiana, parlamentare (è stata anche vicepresidente della Camera), ha speso la vita dedicandosi agli altri. La sua ultima apparizione pubblica risale al marzo 2007, nella conferenza regionale del volontariato Toscano che il Cnv – da lei fondato insieme a Giuseppe Bicocchi nel 1984 e di cui è stata presidente fino al 2008, assumendo dal 2009 la carica di presidente onorario – organizzò in collaborazione con la Regione Toscana.

Oltre ad aver contribuito alla stesura della legge 266 del 1991 e organizzato a Lucca con il Centro Nazionale per il Volontariato i primi convegni nazionali, Maria Eletta Martini, a lungo parlamentare Dc, fu anche staffetta partigiana nella seconda Guerra mondiale.

Con  Maria Eletta Martini, scrive  il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, “il mondo della politica e il volontariato, per il quale tanto si è prodigata, perdono una figura esemplare per il rigore, l’intransigenza e la forte sensibilità che sempre ne hanno guidato l’impegno sociale e parlamentare”.

Share