Denis Verdini indagato per bancarotta fraudolenta

Firenze - Denis Verdini, già rinviato a giudizio quattro volte, l’ultima pochi giorni fa in merito alla vicenda della scuola dei marescialli a Firenze, ha ricevuto un avviso di garanzia per bancarotta fraudolenta in relazione al fallimento della Società Toscana di Edizioni. I provvedimenti sono firmati dal pm di Firenze Luca Turco.

Il tribunale di Firenze aveva dichiarato fallita la Ste, che pubblicava il Giornale della Toscana (il dorso locale del Giornale che ha cessato le pubblicazioni nel 2012) l’8 febbraio scorso. Nonostante 12 milioni di finanziamento ricevuti dallo Stato come contributi all’editoria la chiusura era avvenuta con circa due milioni di debito verso i creditori. 

Verdini era indagato, insieme all’onorevole Massimo Parisi e altri soci, per truffa allo Stato per aver, secondo l’accusa, ingannato per anni, circa tra il 2002 e il 2011, il Dipartimento per l’editoria gestendo società di fatto esistenti solo per catturare i fondi.

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Barbara D’Urso denunciata dall’Ordine dei giornalisti

Firenze - Il presidente dell’Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino annuncia su facebook di presentare denuncia nei confronti di Barbara D’Urso. All’origine della decisione dell’ordine un’intervista che la conduttrice di Domenica Live ha fatto ad un amico di Elena Ceste, la donna scomparsa il 24 gennaio e trovata morta a metà ottobre nell’Astigiano. L’intervento è stato aspramente criticato sul web per le ripetute illazioni sulle relazioni della vittima. Il presidente dell’Ordine attraverso facebook annuncia di presentare denuncia «a due Procure della Repubblica (Milano e Roma), all’Agcom, al Garante per la protezione dei dati personali e al Comitato Media e minori». 

Nella denuncia si richiama l’attenzione sul susseguirsi nel programma televisivo di «interviste con modalità che non tengono conto di esigenze quali la difesa della privacy e/o il coinvolgimento di minori». Dopo aver richiamato i limiti al diritto di cronaca posti dal codice di deontologia e dalla Carta dei doveri del giornalista, Iacopino evidenzia che «la signora D’Urso, pur non essendo iscritta all’Albo dei Giornalisti, compie sistematicamente un’attività (l’intervista) individuata come specifica della professione giornalistica, senza esserne titolata e senza rispettare le regole, con negative ripercussioni sull’immagine di quest’Ordine».

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Eternit, Cassazione: annullata la condanna. Cancellati anche i risarcimenti.

Roma - Il presidente della prima sezione penale della corte di Cassazione Arturo Cortese accoglie la richiesta del procuratore generale nel processo Eternit: dichiara la prescrizione – che era maturata al termine del primo grado – e cancella la condanna al magnate svizzero Stephan Schmidheiny, unico imputato. In questo modo sfuma anche la possibilità per i familiari delle vittime e per le comunità locali di ottenere i risarcimenti. Il sostituto procuratore della Suprema Corte Francesco Iacoviello aveva appunto chiesto di dichiarare prescritto il reato di disastro ambientale doloso di conseguenza, di annullare la condanna a 18 anni di carcere per Schmidheiny.

I familiari delle vittime urlano “vergogna” (fonte: La Repubblica)

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Truffa Sopaf, indagato anche il presidente della cassa dei giornalisti Andrea Camporese

Milano - Nell’inchiesta della Procura di Milano per la bancarotta della Sopaf, ha ricevuto un avviso di garanzia Andrea Camporese, presidente dell’ente di previdenza dei giornalisti (Inpgi). Camporese dovrà rispondere di truffa aggravata perché gli enti previdenziali sono assimilati ad enti pubblici. Nel maggio scorso gli uomini del nucleo Valutario delle Fiamme Gialle arrestarono i fratelli Ruggero, Aldo e Giorgio Magnoni oltre al figlio di quest’ultimo, Luca. Nell’inchiesta del pm di Milano Gaetano Ruta per la bancarotta della Sopaf ben tre enti previdenziali privati, quelli di medici, ragionieri e giornalisti, venivano individuati come parte offesa di un meccanismo in cui – tramite operazioni di mediazione occulta – la società dei Magnoni aveva potuto accumulare guadagni vendendo quote del Fondo immobili pubblici (Fip), voluto nel 2004 dall’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.

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Giudizio immediato per l’ex ministro Clini, accusato di corruzione

Roma - Giudizio immediato per l’ex ministro dell’ambiente Corrado Clini, accusato dalla Procura di Roma di corruzione per un finanziamento da 54 milioni di euro finanziato dal dicastero per il progetto New Eden che riguardava la riqualificazione di una zona dell’Iraq. Il processo è fissato per il prossimo 12 marzo. L’ex ministro era stato arrestato lo scorso 26 maggio su ordine dell’autorità giudiziaria di Ferrara. Ai domiciliari era finito anche l’imprenditore Augusto Calore Pretner di Ferrara, anche lui rinviato a giudizio.

La Procura contesta a Clini di aver ricevuto una mazzetta per oltre un milione di euro e a Pretner una somma di denaro di 2 milioni e 30mila euro, il tutto derivato dalla percentuale lucrata su un finanziamento erogato dal ministero dell’Ambiente ad una società irachena per un progetto di bonifica ambientale. 

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Processo Ruby, in appello pene ridotte per Fede, Minetti e Mora

Milano - I giudici della terza sezione della Corte d’appello di Milano hanno condannato l’ex direttore del Tg4, Emilio Fede, e l’ex consigliera regionale lombarda del Pdl, Nicole Minetti, rispettivamente a quattro anni e dieci mesi e a tre anni per il caso Ruby. L’ex agente dei vip Lele Mora invece è stato condannato a sei anni e un mese. Le pene sono state ridotte rispetto al primo grado: Fede e Mora erano stati condannati a sette anni e Minetti a cinque anni. Tutti e tre erano accusati a vario titolo di induzione e favoreggiamento della prostituzione, anche minorile. In un processo partito dalla stessa inchiesta che ha coinvolto Silvio Berlusconi, assolto in appello – dopo una condanna in primo grado – dall’accusa di concussione perché il fatto non sussiste e da quella di prostituzione minorile perché il fatto non costituisce reato.

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Call center Almaviva condannata in Tribunale, due precarie assunte a tempo indeterminato

Firenze - Due lavoratrici a progetto del call center Almaviva di Palermo hanno vinto la causa intentata contro l’azienda ottenendo, per sentenza del giudice del lavoro, l’assunzione a tempo indeterminato. Francesca Malisano e Antonia Lembo si erano si sono rivolte al Tribunale lo scorso anno, insieme alla Cgil di Palermo, al sindacato dei lavoratori atipici Nidil e a quello degli addetti alla comunicazione Slc. Ora è arrivata la decisione del giudice Paola Marino che non solo le reintegra nel posto (a Lembo, in azienda dal 2008 al dicembre 2012, il contratto non era stato rinnovato “per scarsa produttività”) ma riconosce loro il diritto alla stabilizzazione.

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L’Aquila, terremoto: in appello assolti i tecnici della commissione Grandi Rischi

Firenze - La Corte d’Appello dell’Aquila ha assolto dalle accuse di omicidio colposo plurimo e lesioni personali colpose sei dei sette componenti dell’ ex commissione Grandi Rischi  (Giulio Selvaggi, Franco Barberi, Enzo Boschi, Mauro Dolce, Claudio Eva, Michele Calvi). Queste persone, assieme a Bernardo De Bernardinis, unico condannato con pena al ribasso, si riuniro il 31 marzo del 2009, cioé cinque giorni prima del terremoto del 6 aprile che distrusse L’Aquila e provocò 309 morti. In primo grado erano stati condannati a sei anni. Unica condanna nei confronti di Bernardo De Bernardinis, a quei giorni vice di Bertolaso, condannato a 2 anni: è stato ritenuto colpevole con riferimento ad alcune vittime. “Vergogna, vergogna“, le urla dei cittadini presenti in aula, dopo aver ascoltato il dispositivo della sentenza. 

Terremoto dell’Aquila, sentenza di primo grado (fonte: Il Fatto)

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Accusò Fiore di fascismo, Turigliatto rinviato a giudizio per diffamazione

Firenze - L’ex senatore di Rifondazione Comunista Franco Turigliatto è stato rinviato a giudizio per diffamazione. Il 13 marzo del 2008 durante una trasmissione di “Porta a Porta”, abbandonò lo studio poco dopo che fece il suo ingresso Roberto Fiore, il capo della formazione di estrema destra Forza Nuova. Prima di andarsene, l’ex senatore disse: «non posso stare qui se c’è un fascista». Per queste parole l’ex senatore dovrà risponderne in un’aula di tribunale. «E’ assurdo essere processati per antifascismo», si legge in un comunicato a suo sostegno sottoscritto, fra gli altri, dal linguista Noam Chomsky, dal regista Ken Loach e dallo scrittore Erri De Luca. 

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Napolitano, il Quirinale non conferma né smentisce l’ipotesi delle dimissioni.

Roma - All’indomani della notizia, riportata da Il Fatto e La Repubblica, sull’imminente dimissione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Quirinale non conferma né smentisce le indiscrezioni apparse sui quotidiani. «I giornali hanno dato ampio spazio a ipotesi e previsioni relative alle eventuali dimissioni del Presidente della Repubblica – si legge in una nota -. In realtà, i termini della questione sono noti da tempo. Il Presidente della Repubblica, nel dare la sua disponibilità – come da molte parti gli si chiedeva – alla rielezione che il 20 aprile 2013 il Parlamento generosamente gli riservò a larghissima maggioranza, indicò i limiti e le condizioni – anche temporali – entro cui egli accettava il nuovo mandato».

«Ciò non gli ha impedito e non gli impedisce di esercitare nella loro pienezza tutte le funzioni attribuitegli dalla Costituzione – prosegue la nota -, tenendo conto anche della speciale circostanza della Presidenza italiana del semestre europeo. La Presidenza della Repubblica non ha pertanto né da smentire né da confermare nessuna libera trattazione dell’argomento sulla stampa. E restano esclusiva responsabilità del Capo dello Stato il bilancio di questa fase di straordinario prolungamento, e di conseguenza le decisioni che riterrà di dover prendere. E delle quali come sempre offrirà ampia motivazione alle istituzioni, all’opinione pubblica, ai cittadini».

 

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