Thyssen, il pg Corsi chiede la conferma della condanna a dieci anni per Espenhahn

Firenze - Il procuratore generale Vittorio Corsi ha chiesto la conferma della condanna a dieci anni di carcere nei confronti dell’amministratore delegato Harald Espenhahn per il rogo alla Thyssenkrupp che il 6 dicembre 2007 provocò la morte di sette operai. Così, è ripreso il secondo processo di appello in cui i giudici dovranno stabilire le pene, secondo quanto stabilito dalla Cassazione. Il procuratore generale Corsi inoltre ha chiesto la conferma delle condanna a sette anni per gli ex dirigenti Gerald Priegnitz e Marco Pucci, mentre ha chiesto una riduzione di pena per gli altri imputati: otto anni per l’allora direttore dello stabilimento, Raffaele Salerno e per Daniele Moroni (nel primo appello erano stati condannati rispettivamente a otto anni e mezzo e nove anni), e sette anni e mezzo, invece di otto, per l’allora responsabile della sicurezza Cosimo Cafueri.

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Piazza della Loggia, il presidente Mattarella: “Ostacoli alla verità anche da settori dello Stato”

Roma - «E’ sconfortante che, ancora oggi, dopo 41 anni, non siano stati individuati e puniti i responsabili di tanta barbarie». E’ quanto affermato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato ai familiari delle vittime in occasione dell’anniversario della strage di Piazza della Loggia. «La giustizia va perseguita sino in fondo e con ogni scrupolo – ha detto il Capo dello Stato – Carte processuali e inchieste parlamentari hanno messo in luce la matrice neo-fascista e le difficoltà frapposte alla ricerca della verità anche da settori degli apparati dello Stato». «Sono con voi, e con i cittadini di Brescia, che non dimenticheranno mai la tremenda strage del 28 maggio 1974 – ha detto il Capo dello Stato – Quel vile attentato stroncò otto vite umane, provocò il ferimento di un centinaio di persone e produsse una ferita profonda non solo nell’animo sconvolto dei familiari ma nell’intero corpo sociale del nostro Paese».

«Fu un’azione eversiva – ha sottolineato il Presidente Mattarella – il cui scopo era quello di destabilizzare l’ordine democratico e costituzionale. La solidarietà umana, che tutta la comunità nazionale deve a Brescia, e in particolare a coloro i quali piangono i parenti e gli amici scomparsi, non può essere disgiunta dalla mobilitazione civile: la bomba di piazza della Loggia aveva come bersaglio la convivenza, la partecipazione, la libertà politica e sindacale». «Di tutto questo – ha proseguito il Capo dello Stato – dobbiamo continuare a fare memoria. Per tenere alta la guardia contro ogni forma di violenza, di fanatismo, di terrorismo. Per trasmettere alle giovani generazioni quei valori di partecipazione, di pace, di confronto nella libertà che sono le fondamenta vive della Costituzione repubblicana. Per guardare alla nostra storia con spirito di verità, cercando di squarciare il velo opaco delle omissioni, delle reticenze, delle complicità». «L’impegno dei familiari, dell’amministrazione comunale, dell’associazione ‘Casa della Memoria‘, affinché nulla resti di intentato, suoni monito a tutti per l’esercizio dei doveri costituzionali in merito. Tutta l’Italia – ha concluso il Presidente Mattarella – è con voi nella memoria, nella testimonianza dei valori democratici, nella ricerca della verità».

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P3, Marcello Dell’Utri rinviato a giudizio per violazione della legge Anselmi

RomaMarcello Dell’Utri è stato rinviato a giudizio dal gip di Roma per la vicenda P3, una presunta associazione segreta che avrebbe influenzato organi dello Stato. Il processo all’ex parlamentare di Forza Italia è stato fissato al prossimo 22 dicembre. Le accuse all’ex braccio destro di Silvio Berlusconi, attualmente detenuto a Parma per altro procedimento, si riferiscono ai rapporti intercorsi con l’imprenditore Flavio Carboni, già rinviato a giudizio assieme ad altre sedici persone, per la parte dell’inchiesta che riguardava il business dell’eolico in Sardegna. I pm romani gli contestano la violazione della Legge Anselmi sulle associazioni segrete.

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Strage Sant’Anna di Stazzema, la Procura di Amburgo archivia

FirenzeLa Procura di Amburgo nell’inchiesta sulla strage di Sant’Anna di Stazzema ha archiviato il procedimento contro Gerhard Sommer, l’ex militare nazista di 93 anni, sulla cui posizione la giustizia tedesca aveva deciso di riaprire il procedimento. Lo ha affermato all’Ansa l’avvocatessa Gabriele Heinecke. La Procura ritiene che Sommer, condannato in Italia all’ergastolo insieme ad altri 9 ex militari nazisti, non sia in condizione di affrontare il processo. Nel massacro, avvenuto il 12 agosto 1944, le SS con l’appoggio dei fascisti, sterminarono 560 civili, in gran parte donne e bambini. La decisione di riaprire le indagini era arrivata nell’agosto 2014, proprio a pochi giorni dall’anniversario dell’eccidio. La Corte federale di Karlsruhe aveva annullato la decisione della Procura generale di Stoccarda di non procedere contro l’imputato Sommer.

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Amianto all’Olivetti, ammesse le parti civili

FirenzeTutte ammesse le parti civili al termine dell’udienza preliminare, a Ivrea, per le morti da amianto alla Olivetti. L’ha stabilito il gup Cecilia Marino che ha accolto le varie richieste. Nell’elenco, oltre i familiari delle vittime, figurano i sindacati Fiom e Fim, il comune di Ivrea, Città metropilitana, l’associazione vittime dell’amianto (Afeva), l’Inail e un gruppo di Comuni dell’Eporediese. Inoltre, le parti civili hanno presentato l’istanza, già annunciata da tempo, di citazione per responsabilità civile di Telecom, che nel 2003 prese il controllo della Olivetti. L’udienza in cui sarà discusso l’eventuale rinvio a giudizio degli imputati, fra cui Carlo De Benedetti, Corrado Passera e Roberto Colaninno, è stata aggiornata al 23 settembre. 

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Disoccupazione, nel 2014 oltre un milione di genitori senza lavoro

FirenzeSono più di un milione i genitori senza posti di lavoro. E’ quanto emerge da un’indagine Istat che ha incrociato i dati sulla situazione familiare con quelli relativi alla condizione di lavoro, comprendendo nell’inchiesta i genitori che si trovano nella fascia d’età tra i 25 e i 64 anni. I numeri fanno riferimento alla media del 2014, che vede il fenomeno in crescita: l’anno scorso, infatti, si è registrato un aumento della partecipazione al mercato del lavoro, tanto che un pochino sono aumentati anche gli occupati.

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Marcello Dell’Utri, confermata la condanna a otto mesi per abuso edilizio

Roma - Marcello Dell’Utri ha realizzato un abuso edilizio costruendo, senza autorizzazioni, una casa sull’albero in un’area soggetta a vincoli. È la decisione della Cassazione, che ha respinto il ricorso dell’ex senatore e convalidato la condanna a 8 mesi di reclusione emessa dalla Corte d’Appello di Milano nel gennaio 2014. Nelle motivazioni della sentenza si legge che Dell’Utri avrebbe dovuto informarsi sugli eventuali vincoli paesaggistici dell’area sulla quale andava a costruire un’opera di così “rilevanti dimensioni”. Inoltre quello dell’ex senatore, che sta scontando una pena a sette anni per concorso in associazione mafiosa, non è stato un errore, c’è stata ”la pacifica prosecuzione dei lavori nonostante fosse stato emesso l’ordine di sospensione”.

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Il silenzio dei giornalisti fa bene al potere

Firenze - Le strategie dei potenti nei confronti della libera informazione, vero cane da guardia della democrazia e delle istituzioni (definizione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), sono, più o meno, quelle usate dalle mafie. La minaccia fisica è sostituita dalla querela (penale e civile), per indurre alla censura o peggio all’autocensura. Per un giornalista che scrive per un piccolo giornale di provincia, perdere una causa, potrebbe significare la fine della professione e la crisi del giornale.

In tv le trasmissioni che fanno inchiesta si portano dietro decine di querele con richieste milionarie di risarcimento: Report di Rai 3. L’obiettivo è quello d’intimidire il giornalista, che alla minaccia del potente vede aggiungersi le pressioni dell’editore. Recentemente le mafie, non solo minacciano l’incolumità di chi scrive, ma chiedono e ottengono anche il licenziamento del redattore, com’è successo a Enzo Palmesano cacciato su due piedi dal Corriere di Caserta su richiesta del camorrista Vincenzo Lubrano, com’è emerso dalle intercettazioni ambientali. In una lettera ad Articolo 21 Palmesano ha denunciato:  «Non posso più scrivere sulla stampa locale casertana, non posso più pubblicare le mie inchieste sugli intrecci tra politica, affari e camorra».

Per Ossigeno per l’informazione dall’inizio del 2015 i giornalisti minacciati sono stati 116, dal 2006 a oggi ben 2.261, la regione più colpita il Lazio seguita da Campania e Lombardia. Circa cinquanta vivono sotto scorta, recentemente a noti: Saviano, Capacchione, Abbate e Tizian, si è aggiunto Sandro Ruotolo (#iostoconsandro) minacciato dal boss Michele Zagaria per aver realizzato, per Servizio pubblico, un’inchiesta sulla terra dei fuochi che conteneva un’intervista a Carmine Schiavone, il camorrista collaboratore di giustizia recentemente scomparso.

L’ennesimo declassamento dell’Italia dal 49esimo al 73esimo posto nella classifica mondiale della libertà (Reporter sans frontières) è dovuto al numero di giornalisti minacciati, sotto scorta e querelati. Tutto ciò ha un unico obiettivo: mettere il bavaglio per spegnere la luce sugli affari che neccessitano di buio e silenzio. Il legislatore non sta dalla parte di chi informa. A proposito di diffamazione, con la scusa di togliere il carcere ai giornalisti per reati di stampa, il testo, che modifica la legge del 1948 (approvato al Senato), sta introducendo norme molto severe sul piano pecuniario e aumentando le limitazioni e i condizionamenti sulla libertà dell’informazione anziché diminuirle, come dovrebbe avvenire un paese così detto democratico.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto

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Procura Antimafia, Di Matteo presenterà ricorso contro l’esclusione decisa dal Csm

FirenzeNino Di Matteo presenterà ricorso contro la decisione del Csm che lo scorso mese ha bocciato la candidatura del magistrato al concorso per la copertura di tre posti alla procura nazionale antimafia. I suoi legali, il professor Mario Serio e l’avvocato Giuseppe Naccarato, chiedono la sospensione della delibera che ha promosso i sostituti Eugenia Pontassuglia, Salvatore Dolce e Marco del Gaudio. Accusano il Csm di aver violato l’articolo 97 della Costituzione sul buon andamento della pubblica amministrazione e di aver commesso “abuso di potere”, violando una circolare interna.

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Crisi, Boeri: “In 6 anni i poveri sono cresciuti da 11 a 15 milioni”

Firenze - Le famiglie italiane che vivono sotto la soglia di povertà sono passate, durante la crisi, dal 18 al 25% del totale. E le persone coinvolte, che erano 11 milioni, sono salite a 15 milioni. Lo ha detto Tito Boeri, presidente dell’Inps, in audizione in commissione Affari sociali alla Camera. «È la povertà il nodo centrale» per l’Italia, ha avvertito l’economista.  «Il 10% più povero nella distribuzione dei redditi ha subito una riduzione del 27% del proprio reddito disponibile, mentre il 10% più ricco della popolazione ha subito una riduzione del 5%». Quanto al ceto medio, «ha subito una riduzione del reddito del 5%». A conti fatti, dunque, «i costi della crisi sono sulle persone più povere del Paese». E sulle più deboli, considerato che la crescita della povertà ha riguardato soprattutto la fascia dai 55 ai 65 anni, i giovani e le famiglie con figli.

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