Rovigo, quattro operai morti per intossicazione.

FirenzeQuattro operai morti e uno ferito in modo grave nell’incidente che si è verificato  in provincia di Rovigo, in una fabbrica che si occupa del trattamento dei rifiuti industriali. La ditta Co.Im.Po ha sede ad Adria. Le vittime sono due operai e il conducente del mezzo. I vigili del fuoco, dopo aver bonificato il luogo dell’incidente, hanno recuperato il corpo di un quarto operaio. Un quinto operaio è rimasto gravemente ferito per le esalazioni. La morte immediata degli operai sarebbe stata provocata dall’intossicazione di sostanze chimiche nocive. La causa delle nube tossica potrebbe essere stata provocata da un errore umano.  

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Thyssen, le motivazioni della Cassazione: “Le condanne non potranno aumentare”

Firenze - Nel nuovo processo d’appello per il rogo alla Thyssenkrupp le condanne inflitte agli imputati dovranno essere ridefinite ma non potranno aumentare. Lo ha stabilito, in base a quanto si legge nelle motivazioni della sentenza, la Corte di Cassazione. In appello, a Torino, ai sei imputati per il rogo che nel 2007 uccise sette operai erano state inflitte condanne fra i dieci e i sette anni di reclusione. Lo scorso 24 aprile la Cassazione ha ordinato un nuovo processo di secondo grado per rideterminare le pene ma «le sanzioni già inflitte – si legge nella sentenza – non potranno essere aumentate». I giudici precisano che «dalla data della presente sentenza il decorso del tempo è irrilevante ai fini della prescrizione». I magistrati hanno ordinato un nuovo processo d’appello, che dovrà essere celebrato a Torino, e hanno sancito «la responsabilità di tutti gli imputati» per rimozione volontaria di cautele contro gli incidenti, omicidio colposo e incendio.

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Bancarotta, indagato il padre di Matteo Renzi

Firenze - Tiziano Renzi, padre del presidente del Consiglio, è iscritto nel registro degli indagati per bancarotta fraudolenta. L’indagine è nata dopo la dichiarazione di fallimento della società Chil Post srl il 7 novembre 2013 ed è seguita dal pm Marco Ayroldi e dall’aggiunto Nicola Piacente. L’impresa si occupava di distribuzione di giornali e volantini. Il curatore, secondo quanto riportato da La Repubblica e Il Secolo XIX, avrebbe rilevato passaggi sospetti dei rami d’impresa, e comunque delle uscite di denaro non giustificate e per questa ha trasmesso la relazione alla Procura della Repubblica.

Prima di diventare Chil Post la società si chiamava Chil e il Fatto Quotidiano ne aveva scritto per le polemiche che avevano coinvolto l’allora sindaco di Firenze. Il futuro candidato alle primarie risultava assunto come dirigente dalla società di famiglia, la Chil Srl appunto, undici giorni prima che l’Ulivo lo candidasse a presidente della Provincia di Firenze nel 2004. Grazie a quella assunzione da dirigente (messo in aspettativa dopo l’elezione) i contributi della pensione del dirigente-sindaco venivano versati, di fatto, dalla collettività.

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Fascismo, Cassazione: “Rischio attuale” . Confermata la condanna per il saluto romano.

Roma - La Cassazione ha confermato la condanna per due simpatizzanti di Casapound che a un raduno neofascista avevano salutato a braccio teso urlando “presente”. I giudici, nella sentenza scritta dal relatore Raffaello Magiri, fanno un chiaro riferimento all’attualità del rischio di “rigurgiti” antidemocratici il cui timore, data la loro “frequenza” anche nel resto d’Europa, sottolinea la Suprema Corte, è presente nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione del 2000 scritta a tutela dei “valori fondanti” della Ue.

Secondo gli ermellini “nulla autorizza a ritenere che il decorso di ormai molti anni dall’entrata in vigore della Costituzione renda scarsamente attuale il rischio di ricostituzione di organismi politico-ideologici aventi comune patrimonio ideale con il disciolto partito fascista o altre formazioni politiche analoghe. L’esigenza di tutela delle istituzioni democratiche non risulta, infatti, erosa dal decorso del tempo e frequenti risultano gli episodi ove sono riconoscibili rigurgiti di intolleranza ai valori dialettici della democrazia e al rispetto dei diritti delle minoranze etniche o religiose”, scrive la Prima sezione penale della Suprema Corte.

Con questa risposta, i supremi giudici hanno respinto la tesi degli imputati confermando il verdetto emesso il 31 maggio 2012 dalla Corte di Appello di Trento, sezione distaccata di Bolzano, che aveva a sua volta convalidato la decisione di primo grado del Tribunale di Bolzano del 26 aprile 2011 emessa con rito abbreviato. Il raduno neofascista si era svolto a Bolzano il 10 febbraio 2009 per ricordare le vittime delle foibe.

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Primarie Pd Emilia, dopo Richetti anche Bonaccini. Indagati due candidati su tre.

Firenze - ll deputato del Partito democratico Matteo Richetti e il responsabile Enti locali del Stefano Bonaccini, i principali candidati alle primarie del centrosinistra per le Regionali dell’Emilia Romagna, risultano indagati per peculato nell’inchiesta sulle “spese pazze” in Regione. Richetti, prima ancora che uscisse la notizia, si era ritirato dalla corsa parlando tuttavia di “necessità di unità del partito”, mentre il suo avvocato si era affrettato a spiegare che la decisione era solo politica. Non solo: secondo alcune fonti di partito la scelta di Richetti era arrivata dopo “pressioni da Roma”. Ora resta da capire se il fatto che anche Bonaccini è sotto inchiesta possa cambiare ulteriormente i contorni della corsa elettorale interna al centrosinistra. Oltre a Richetti e Bonaccini, infatti, c’è un terzo candidato del Pd in origine renziano (l’ex sindaco di Forlì Roberto Balzani, che dovrebbe raccogliere l’attenzione dell’area vicina a Pippo Civati).

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Emilia Romagna, otto consiglieri Pd indagati per peculato. Avviso di garanzia anche per Richetti.

FirenzeSono otto i consiglieri regionali del Pd dell’Emilia-Romagna indagati per peculato nell’inchiesta della Procura di Bologna sulle spese dell’assemblea legislativa. La procura della Repubblica di Bologna lo scorso ottobre aveva iscritto nel registro degli indagati i nove capigruppo del consiglio regionale uscente. L’indagine è quella che riguarda le spese dei gruppi consiliari aperta nel 2012 dalle pm Antonella Scandellari e Morena Plazzi sotto la supervisione del procuratore Roberto Alfonso e dell’aggiunto Valter Giovannini. Gli indagati sono i responsabili dei gruppi Pdl (Luigi Giuseppe Villani), Pd (Marco Monari), Lega nord (Mauro Manfredini), Idv (Liana Barbati), M5S (Andrea Defranceschi), Udc (Silvia Noé), Gruppo Misto (Matteo Riva), Fds (Roberto Sconciaforni) e Sel-Verdi (Gianguido Naldi). 

Tra gli indagati anche Matteo Richetti, attuale deputato del Pd, che ha scelto di ritirarsi dalla corsa per le primarie del centrosinistra in Emilia Romagna.

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2 agosto 1980, a Bologna fu strage

FirenzeSono trascorsi trentaquattro anni dal 2 agosto 1980 quando alla stazione di Bologna, alle ore 10,25, una valigia, lasciata nella sala d’aspetto di seconda classe, contenente venti chili di esplosivo militare gelatinato Coupound B, esplose sbriciolando la sala, sfondando quella di prima classe, due vagoni del treno proveniente da Basilea diretto ad Ancona e il bar-ristorante. Una grande onda anomala travolse bambini, donne e uomini, riversandosi in più punti: verso la piazza, verso il primo binario, nel sottopassaggio. In pochi secondi 85 furono le vittime e 207 i feriti di cui 70 con invalidità permanente. Furono Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, terroristi neofascisti appartenenti ai Nar, a mettere la bomba all’interno della Stazione.

In questi giorni la procura di Bologna ha chiesto l’archiviazione per la “pista palestinese”, considerata alternativa a quella neofascista, uno dei tanti tentativi di depistaggio, i magistrati bolognesi hanno anche decretato l’inesistenza del così detto “lodo Moro”, presunto accordo con i palestinesi, la cui violazione avrebbe portato alla vendetta consumata con la strage. Il 2 agosto per i famigliari delle vittime di tutte le stragi e per i bolognesi è la giornata della memoria, per non dimenticare, quest’anno cade di sabato come allora. Per gli italiani era l’inizio delle ferie, finalmente un giorno sereno in un anno segnato da una lunga striscia di sangue: il 6 gennaio fu assassinato il presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella, i sospetti del giudice Falcone caddero sul terrorista nero Fioravanti, riconosciuto dalla moglie di Mattarella, in macchina con il marito nel momento dell’omicidio. Le prove non furono sufficienti per incriminarlo, ma il dubbio, nonostante le condanne definitive a Riina, Greco, Brusca, Provenzano Calò Madonia e Geraci, rimane perché la presenza a Palermo di Fioravanti e Mambro fu accertata già allora: i due terroristi erano a casa di Francesco Mangiameli, dirigente del movimento neofascista Terza posizione con Roberto Fiore, Gabriele Adinolfi e Giuseppe Dimitri. Mangiameli qualche mese dopo fu ucciso dallo stesso Fioravanti.

Le Brigate Rosse avevano massacrato a Milano tre poliziotti della Digos: Rocco Santoro, Antonio Cestari, Michele Tatulli; a Genova il tenete colonnello dei carabinieri Emanuele Tuttobene e l’agente Antonio Cosu; a Mestre il dirigente del Petrolchimico di Marghera Silvio Gori. La violenza delle Br sembrava inarrestabile: uccisero a Roma il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Vittorio Bachelet, poi a Salerno il sostituto procuratore Nicola Giacumbi; a Milano, il giornalista del Corriere della sera Walter Tobagi; ancora a Mestre il dirigente dell’antiterrorismo Alfredo Albanese. I Nar non furono da meno: a Milano assassinarono il sostituto procuratore Mario Amato, questa volta a colpire furono Gilberto Cavallini e Ciavardini, quello della strage di Bologna. Amato fu ammazzato perché aveva ricostruito le connessioni tra la destra eversiva e la banda della Magliana, i cui contatti andavano dalla camorra a Cosa nostra, alla massoneria. Dalla banda i Nar si rifornivano delle armi per i loro delitti. Il gruppo criminale romano fu coinvolto negli omicidi Pecorelli e Calvi, nel sequestro Moro e contribuì ai depistaggi della strage di Bologna. Il 27 giugno alle ore 20,45 scomparve dai radar, sopra il cielo di Ustica, il Dc-9 partito da Bologna per Palermo con 81 persone a bordo. La Corte di Cassazione, il 28 gennaio 2013, ha sentenziato che fu un missile o una collisione con un aereo militare ad abbattere il Dc-9 che si era trovato nel mezzo di una vera e propria azione di guerra.

Quando, nel giorno della memoria, la sirena suona alle 10,25 e nella piazza cade il silenzio, torna, in chi ha vissuto quel momento, tutta l’angoscia creata dai misteri che avvolgono le stragi e dal sangue versato negli anni di piombo: colpire Bologna allora, con la sua storia di città resistente, simbolo del progresso sociale e politico, ebbe un duplice significato: fine delle zone franche e la dimostrazione che nel nostro Paese sarebbe potuto accadere qualsiasi cosa, perché non esiste una strage nella quale non siano coinvolti apparati dello Stato: a Palermo è in atto il processo sulla Trattativa tra Stato e mafia dove per la prima volta sul banco degli imputati siedono insieme politici, uomini delle istituzioni e capi di Cosa nostra. Le stragi cominciarono nel lontano 1947 da Portella della Ginestra, poi a Bolzano a Malga Sasso, Belluno a Cima di Vallona, Milano Piazza Fontana, Gioia Tauro, Peteano di Sagrado vicino a Gorizia, ancora a Milano alla Questura, Brescia piazza della Loggia, San Benedetto Val di Sambro: l’Italicus nel 1974, poi ancora nel 1984, in mezzo la Stazione di Bologna, poi nel 1993 Firenze con i Georgofili e Milano con via Palestro. Quante vite innocenti spezzate. La sirena delle 10,25 significa tutto questo ma non solo, negli anni è diventata il simbolo delle false promesse dei politici, l’ultima lo scorso anno dal ministro Del Rio, in rappresentanza del governo Letta, quando si impegnò a inserire nel decreto Sicurezza il pagamento, da parte dell’Inps, degli indennizzi previdenziali alle vittime rimaste invalide. Come sempre i fatti smentiscono le parole che servono esclusivamente per passare “la nottata” e per prendere qualche fischio in meno.

Quest’anno la delusione dell’Associazione famigliari delle vittime, presieduta da Paolo Bolognesi è data, per l’ennesima volta, dall’assenza del presidente del Consiglio. Renzi preferisce muoversi su terreni sicuri: a Genova all’arrivo della nave Concordia o a Palazzo Chigi a ricevere la squadra italiana di scherma per festeggiare le tante medaglie, mandando al suo posto il ministro Poletti. L’assenza probabilmente è stata influenzata dall’allarme della Questura per la presenza nella piazza della Stazione dei collettivi e dei sindacati di base, invece sarebbe stata l’occasione per ricevere un po’ di applausi, perché Renzi, rispetto a tutti quelli che lo hanno preceduto a Palazzo Chigi, una cosa importante l’ha fatta, dopo anni di sollecitazione delle associazioni dei famigliari delle vittime e di Bolognesi in particolare (che è entrato in Parlamento solo per raggiungere questo obiettivo), è stato rimosso dagli atti, nell’aprile scorso, le classifiche di segretezza (riservato, riservatissimo, segreto, segretissimo), questo consentirà la libera consultazione rispetto al limite minimo previsto di quarant’anni della “memoria dello Stato”, fatta da ben 110 chilometri di documenti.

E’ il primo atto verso la trasparenza perché il vero problema sulle stragi è da sempre il segreto di Stato. E’ stato un messaggio politico importante anche nei confronti di chi negli anni ha insabbiato: “Le coperture sono finite, nessuno può considerarsi al di sopra di ogni sospetto”. Questo è solo il primo atto di giustizia nei confronti dei famigliari delle vittime e dei cittadini, il secondo sarà quello di cambiare i dirigenti responsabili dei servizi, come ha dichiarato Bolognesi: «Gli uomini abituati a coprire non possono essere quelli che scoprono».

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Articolo 21

www.stragi.it 

 

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Strage di Bologna: aderisci al gruppo Facebook “Reti di memorie 2 agosto 1980-2014″

Firenze - In vista del 34° anniversario della strage alla stazione di Bologna, tre realtà associative bolognesi – Diecieventicinque, Piantiamolamemoria e PrendiParte – hanno condiviso con l’Associazione tra i familiari delle vittime un’iniziativa aperta alla partecipazione della cittadinanza: ricostruire la “rete del pianto” che, 34 anni fa, delimitava l’ala ovest della stazione (distrutta dall’esplosione) dal piazzale antistante. 

La mattina di sabato 2 agosto 2014 chi arriverà in stazione troverà una rete metallica lunga 16 metri montata ai piedi dell’aiuola posta di fronte all’ingresso principale: invitiamo tutti coloro che parteciperanno alla commemorazione a portarsi da casa un oggetto o un pensiero da appendere su quella rete.
Un’altra rete sarà presente, sull’aiuola. Il Laboratorio delle Meraviglie – Gocce di Memoria di Marzabotto anche quest’anno ha realizzato ed installato a Monte Sole un’opera in memoria di tutte le vittime di ingiustizie e violenza: “Rete di Memoria”. Una parte dell’installazione verrà portata il 2 agosto alla stazione di Bologna, in ricordo di chi nel 1980 perse la vita, e come sostegno nella battaglia per la giustizia e la verità da parte di un luogo che ha combattuto sessant’anni per ottenerla. Al termine della manifestazione raccoglieremo tutti gli oggetti e li metteremo a disposizione dell’Associazione familiari vittime, per eventuali mostre o installazioni itineranti.
Chi non potrà partecipare fisicamente, può farlo iscrivendosi al gruppo Facebook “Reti di Memorie” – 2 agosto 1980-2014 e postando sulla bacheca una foto o un pensiero in memoria delle 85 vittime. Per riannodare i fili di una storia che ha colpito tutti.
Per ricostruire una rete tra presente e passato.
Per rafforzare un legame fra le persone che, dopo 34 anni, chiedono ancora verità e giustizia.
Perché, come disse Torquato Secci, primo presidente dell’Associazione Familiari delle Vittime, alla prima commemorazione, il 2 agosto 1981: «Un Paese che rinuncia alla speranza di avere giustizia, ha rinunciato non soltanto alle proprie leggi, ma alla sua storia stessa». Per questo severamente, ma soprattutto ostinatamente,aspettiamo.”

E ALLORA, TU: COSA RICORDI DEL 2 AGOSTO 1980?

Fonti: www.diecieventicinque.it, www.piantiamolamemoria.org, www.prendiparte-bo.it, www.goccedimemoria.org 

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Editoria, addio “Unità”. Dal 1° agosto il quotidiano non sarà più in edicola.

FirenzeDal primo di agosto “l’Unità” non sarà più in edicola. Lo comunica Nuova iniziativa editoriale spa in liquidazione, società editrice del quotidiano. La notizia campeggia nell’apertura del sito online del giornale sotto il titolo. La decisione, dovuta alla grave situazione economica, arriva poco dopo le celebrazioni del 90° anniversario della nascita. 

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