“Quello che dicevano”: Mattarella, la Nato e l’uranio impoverito

FirenzeA poche ore dalla quarta votazione che, salvo sorprese, dovrebbe sancire l’elezione di Sergio Mattarella a presidente della Repubblica, abbiamo deciso di pubblicare un articolo, già uscito sulle pagine di Metro e scritto da Stefania Divertito. La collega, autrice di “Amianto” e “Toghe Verdi”, si è soffermata a quando Sergio Mattarella era ministro della Difesa (governo Amato). E’ il dicembre 2000: soldati, di rientro dalle missioni nei Balcani, si ammalano di leucemia, fin da subito si ipotizza un nesso fra l’uso dell’uranio impoverito nelle zone di guerra e l’insorgenza della malattia ed, intanto, il ministro Mattarella è chiamato a rispondere al Paese.

Dopo l’invettiva di Beppe Grillo, che oggi dal suo blog ha mosso – per primo e per ultimo, va detto, tra i leader politici – una pesante critica al presidente della Repubblica in pectore, candidato del Pd e del premier Renzi, la domanda è una: il ministro della Difesa Sergio Mattarella, a fine 2000, avrebbe potuto agire diversamente per tutelare i nostri soldati che si stavano “misteriosamente” ammalando dopo le missioni “di pace” nei Balcani?                 I fatti sono questi.

Il ministro: “Non c’è motivo di allarme”
Il 16 dicembre di quell’anno sui giornali e in tv si parlava di questa sindrome che sembrava colpire i soldati italiani al rientro dalle missioni nei Balcani. Il ministro ai cronisti mostrò il suo volto rassicurante: «Non c’è alcun motivo di allarme. Non vi è collegamento tra l’uso di uranio impoverito che c’è stato in Kosovo e in qualche località della Bosnia in maniera assai più ridotta, con gli allarmi di cui si parla». Nessun motivo di allarme.

Noi di Metro ce li ricordiamo quei mesi di notizie confuse che arrivavano dalle agenzie di stampa, sui giornali, dall’estero. Era difficile non prendere posizione e cercare solo e soltanto la verità. Perché poi c’erano i soldati che chiamavano, volevano essere rassicurati, erano preoccupati. I giovani soldati e le loro famiglie. Come quella di Andrea Antonaci, morto il 13 dicembre 2000 che, già agli sgoccioli della sua giovane vita, aveva rilasciato un’intervista a Striscia la Notizia dicendo di essersi ammalato di uranio impoverito.

L’audizione in Commissione Difesa
Il ministro Mattarella, pur manifestando solidarietà alla famiglia, spiegò che non era possibile perché Andrea aveva prestato servizio in Bosnia e lì l’uranio era pressoché inesistente. Due giorni dopo, il 18 dicembre (fonte Ansa) Mattarella tornò a parlare di «allarme ingiustificato». «Agli italiani sono state impartite tutte le indicazioni di prudenza e tutti i dati, gli elementi, le notizie che abbiamo dicono che per i nostri militari non c’è motivo di allarme».

Il caso cresceva di giorno in giorno e il ministro fu costretto ad andare a riferire alla Commissione Difesa della Camera. Snocciolò i dati sull’uso di uranio, non solo in Kosovo ma anche in Bosnia. Noi di Metro non perdevamo una dichiarazione. La colpa – affermò il ministro – era che la Nato non ci aveva avvisato in tempo del rischio. Era il 21 dicembre (ancora un’Ansa per il virgolettato preciso): «Appare necessario prevedere in seno all’Alleanza Atlantica procedure più adeguate di condivisione delle informazioni e approntare misure comuni su materie così delicate».

Il botta e risposta con la Nato
Ed espresse rammarico verso la Nato: «Le organizzazioni internazionali interessate forniscono solo ora e per nostra richiesta un’informazione importante per la sicurezza della comunità bosniaca così come per quella internazionale». Insomma, avevamo appreso solo allora e grazie a nostre insistenze che era stato usato uranio in Bosnia.

Ma neanche 24 ore dopo fu smentito direttamente dal comando di Bruxelles: l’Ansa riporta il 22 dicembre che «alcune fonti della stessa Nato esprimono ”sorpresa” perchè “l’utilizzo dei proiettili in quelle operazioni non è un segreto da anni”. Le stesse fonti hanno lanciato un’ipotesi: le informazioni sull’uso di proiettili all’uranio impoverito potrebbero non aver compiuto a suo tempo in Italia l’intero percorso dai livelli militari ai responsabili politici”».

La commissione Mandelli
Cioè – ci bacchettò la Nato – i militari avevano tenuto l’informazione per sé. Mattarella, molto probabilmente all’oscuro, dunque, non replicò. Annunciò che presto avrebbe formato una commissione medico scientifica guidata dal famoso ematologo Franco Mandelli. Il 4 gennaio il ministero organizzò un volo per Sarajevo. C’eravamo anche noi di Metro. Il ministro ci fece parlare con i soldati che apparivano tranquilli.

Ma alcuni di loro, spente le telecamere, ci facevano domande precise: «Rischiamo qualcosa? Ci sono problemi?». Chiedemmo loro se andavano in giro con precauzioni ma la risposta era univoca: non ce n’era bisogno perché era stato detto loro che non c’erano rischi.

La difesa dei vertici militari
Sul volo di ritorno il ministro dichiarò: «Non è in discussione il leale impegno dei vertici militari, di tutti i vertici militari, cui va il mio più grande apprezzamento». Era una risposta indiretta alla Nato? E chi si preoccupava di rispondere alle domande dei soldati?

La Commissione Mandelli lavorava e a sorpresa il 27 gennaio Mattarella annunciò che presto sarebbero arrivati i primi risultati. Quello che accadde è trascritto nelle tre relazioni prodotte da Mandelli e dal “braccio destro”, il fisico Martino Grandolfo: la prima relazione aveva molti buchi. Mancavano informazioni, dati, numeri. Lo stesso presidente dell’Ail volle continuare a lavorarci. Ma per i titoli dei giornali bastava la frase: “Non trovato il nesso tra uranio e malattie”. Mandelli non aveva detto così. Aveva precisato che non era in grado di cercarlo, quel nesso, con gli strumenti a disposizione. E lo scrisse anche nella seconda e nella terza relazione che arrivarono l’anno successivo.

Mattarrella non poteva sapere
Oggi il nesso tra l’inquinamento bellico e le malattie è dimostrato. Per venti volte i tribunali hanno condannato lo Stato italiano a risarcire le famiglie di soldati deceduti. Ci sono più di 300 militari morti dopo le missioni. Più di mille sono i malati.

L’allora ministro Mattarella non poteva saperlo. Ma dall’inizio degli anni 90 gli Usa conoscevano la pericolosità dell’uranio, da dopo la Sindrome del Golfo e sostengono di non avercelo nascosto. Quei documenti, d’altro canto, 15 anni fa si trovavano anche su internet, bastava cercarli. Era indispensabile mostrare quella sicurezza, gridare al “nessun allarmismo” e mostrarsi più preoccupato di rasserenare gli animi che di appurare il più rapidamente possibile la verità, di difendere i vertici militari invece, forse, di scoprire se qualcuno lo avrebbe dovuto informare meglio? Questa forse resta la domanda meritevole di una risposta alla viglia di una elezione così importante.

Firma: Stefania Divertito

Fonte: Metro

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Ilva, il tribunale di Milano dichiara lo stato di insolvenza

Milano - Il Tribunale fallimentare di Milano ha dichiarato lo stato di insolvenza di Ilva spa nell’ambito della procedura di amministrazione straordinaria a cui la società è stata ammessa su richiesta del commissario Piero Gnudi (affiancato da Corrado Carruba e Enrico Laghi) e ha fissato per il 29 giugno l’udienza nella quale verrà esaminato lo stato passivo dell’azienda. I debiti per Ilva arrivano quasi a tre miliardi di euro. Nel dettaglio, sommando l’esposizione verso le banche, i fornitori e l’Inps risulta che Ilva spa «presenta un indebitamento complessivo pari a 2.913.282.282.000 euro». 

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Tirreno Power, indagato Burlando

Firenze - Il presidente della Regione Liguria Claudio Burlando è indagato dalla procura di Savona. I pm gli contestano il disastro ambientale legato all’attività della centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure. Tra le 40 persone iscritte nel registro degli indagati figurano anche i nomi dell’assessore regionale allo sviluppo economico Renzo Guccinelli e della dirigente regionale del settore Ambiente Gabriella Minervini. Per loro si ipotizzano anche violazioni nell’iter amministrativo di concessione dell’esercizio della centrale.

La procura indaga anche su 427 morti “anomale” verificatesi tra il 2000 e il 2007. Mentre, secondo perizie in mano ai pm, tra il 2005 e il 2012 sono stati 2097 i ricoveri di adulti per malattie respiratorie e cardiovascolari, che i magistrati temono dovuti alle emissioni della centrale. Nello stesso periodo sono stati 586, sempre secondo la procura, i bambini ricoverati per patologie respiratorie. La centrale è sotto sequestro dal 13 marzo 2014 per violazioni all’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale.

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Salerno, il sindaco De Luca condannato ad un anno

Firenze - Il Tribunale di Salerno ha condannato il sindaco della città Vincenzo De Luca, a un anno di reclusione per abuso d’ufficio per la realizzazione del termovalorizzatore di Salerno. De Luca, candidato alle primarie Pd per la Regione Campania, è stato anche interdetto per un anno dai pubblici uffici. I giudici hanno concesso la sospensione della pena. 

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Confalonieri contro il Corriere, la Cassazione: “Articoli veri, ma non da pubblicare”

Firenze - I fatti giudiziari erano veri, gli elementi riportati erano tratti da atti non coperti da segreto, i toni e i contenuti non erano diffamatori. Eppure quegli articoli non andavano pubblicati. Una sentenza della Cassazione, relativa a un ricorso del presidente di Mediaset Fedele Confalonieri contro Rcs Quotidiani per una serie di articoli del Corriere della Sera sul processo diritti tv Mediaset, prefigura una potente stretta alla cronaca giudiziaria. La sentenza della Terza sezione civile conferma il principio cardine secondo il quale gli atti di un processo non coperti da segreto possono essere sempre pubblicati. Ma, precisa, senza trarne dei virgolettati, neanche in misura minima rispetto alla mole dei documenti. Si possono scrivere solo per riassunto, insomma.

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Davigo lascia Magistratura Indipendente e parteciperà alla “Notte dell’Onestà”

FirenzeNell’ultimo congresso per il rinnovo dei vertici di Magistratura Indipendente, corrente moderata dell’Associazione nazionale magistrati, è passata la linea della maggioranza, con Antonello Racanelli alla segreteria e Giovanna Napoletano alla presidenza. Niente da fare per Piercamillo Davigo che formerà una nuova corrente “Autonomia e Indipendenza”. Davigo, personaggio simbolo alla lotta alla corruzione sin da Tangentopoli, inoltre sarà tra i partecipanti alla “Notte dell’Onesta” organizzata dal M5s il 24 gennaio in Piazza del Popolo a Roma.

 

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Mastella fonda un nuovo partito, il quinto in 20 anni

Firenze - Clemente Mastella torna a far politica creando un nuovo partito: i Popolari del sud. L’ex ministro della Giustizia ha presentato il suo movimento politico con il quale è pronto a partecipare alle elezioni regionali di maggio in Campania, a sostegno del candidato di FI, Stefano Caldoro. In venti anni Mastella ha messo la firma alla fondazione di cinque partiti. Infatti, attraversare la Seconda Repubblica seguendo le tracce dell’ex Guardasigilli significa passare dal Ccd (Centro cristiano democratico) al Cdr (Cristiani democratici per la Repubblica), dall’Udr (Unione democratica per la Repubblica) all’Udeur (Unione dei democratici europei).

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Eni, Scaroni diceva a Passera: “Saipem ha pagato tangenti”

Milano - Nel gennaio 2013 Paolo Scaroni, allora amministratore delegato di Eni, è intercettato mentre parla al telefono con Corrado Passera, all’epoca ministro dello Sviluppo economico. L’argomento sono le presunte tangenti da 197 milioni di euro pagate in cambio di commesse al ministro algerino dell’energia Chekib Khelil e al suo entourage da parte di Saipem. E il manager rivela al ministro, membro dell’allora governo Monti: «Io sono pure d’accordo che siano in qualche modo delle tangenti date alla politica algerina, non sappiamo bene a chi, ma a qualche algerino». A riportare l’intercettazione è il Corriere della Sera, secondo cui fu proprio Passera, preoccupato per le ripercussioni sul gruppo energetico partecipato dal Tesoro, a chiamare Scaroni. Che proprio per questa vicenda è indagato dalla procura di Milano per corruzione internazionale insieme all’ex presidente e amministratore delegato di Saipem Pietro Tali, all’ex direttore operativo Pietro Varone e ad altre cinque persone.

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Banca d’Italia taglia le stime del Pil per il 2015

Roma - La Banca d’Italia ha tagliato le stime sulla crescita del prodotto interno lordo: nel 2015 vedrà una «crescita modesta», limitata allo 0,4% contro il +1,3% delle stime di luglio e lo 0,6% previsto dal governo. Solo nel 2016 dovrebbe registrarsi un’accelerazione a +1,2 per cento. Lo si legge nel bollettino economico mensile di via Nazionale, secondo cui «resta ampia l’incertezza» e «cruciale sarà l’intensità della ripresa degli investimenti», che potrebbe essere spinta da «un rapido miglioramento delle prospettive di domanda e delle condizioni finanziarie», nonostante «l’elevato grado di capacità produttiva inutilizzata».

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“Spese Pazze” Piemonte, assolti nove consiglieri regionali nel processo-bis

Firenze - Sono stati assolti «perché il fatto non costituisce reato» nove consiglieri regionali del Piemonte imputati a Torino nel processo-bis per lo scandalo delle “spese pazze”. Erano accusati di aver ottenuto rimborsi illeciti tra il 2010 e il 2012. Tra di loro ci sono anche due assessori della giunta di Sergio Chiamparino, il vicepresidente della Regione e assessore al Bilancio Aldo Reschigna (Pd) e l’assessora alle pari opportunità e al diritto allo studio Monica Cerutti (Sel). ll gup Daniela Rispoli ha accolto, nel processo con rito abbreviato, la tesi della stessa procura, secondo la quale gli episodi di peculato contestati non costituiscono reato per mancanza di dolo. Una proposta, quella dei pm, in linea con la richiesta di archiviazione presentata alla fine delle indagini preliminari.

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