Francesco Greco è il nuovo procuratore capo di Milano

Milano – Francesco Greco è il nuovo procuratore capo di Milano. Lo ha deciso a larga maggioranza il plenum del Csm riunito a Roma. Sconfitto il procuratore aggiunto Alberto Nobili, l’unico sfidante rimasto in lizza dopo il ritiro, annunciato oggi, di Giovanni Melillo, attuale capo di gabinetto del ministro della Giustizia Andrea Orlando. Greco, finora coordinatore del pool reati finanziari sempre a Milano, succede a Edmondo Bruti Liberati, in pensione dal novembre scorso. Greco, già nel pool Mani pulite, è stato titolare di tanti importanti inchieste, fra cui quelle su Montedison, Enimont e Parmalat. Le ultime inchieste di rilievo che portano la sua firma sono quelle sul San Raffaele, sull’Ilva e sul Monte dei Paschi di Siena. Così, come sono sue le verifiche fiscali nei confronti di Apple, Google e Amazon.

Corriere della Sera, ispezione Consob in Mediobanca con la Guardia di Finanza

Firenze – Consob e Guardia di Finanza negli uffici di Mediobanca. L’authority dalla metà della scorsa settimana ha svolto insieme alle Fiamme gialle un’ispezione in relazione all’offerta pubblica di acquisto (opa) lanciata su Rcs, editore del Corriere, dalla compagine che comprende piazzetta Cuccia, Investindustrial di Andrea Bonomi, Diego Della Valle, Unipol Sai e Pirelli. La notizia arriva due giorni dopo il via libera della Consob all’offerta concorrente di Urbano Cairo. L’intervento della Guardia di Finanza, secondo l’Ansa, punta anche a far luce sulle tre holding create ad hoc da Bonomi in Lussemburgo per l’operazione.

Nei giorni precedenti al lancio dell’opa, l’amministratore delegato di Mediobanca Alberto Nagel aveva negato in più occasioni un coinvolgimento diretto dell’istituto nella partita. Gli accertamenti puntano, quindi, a chiarire se ci sono stati eventuali abusi di mercato, tenendo presente anche l’operatività e l’andamento dei prezzi sul titolo Rcs in Borsa.

Processo Olivetti, niente interrogatorio per Corrado Passera e Roberto Colaninno.

Firenze – Non si sono presentati in aula Corrado Passera e Roberto Colaninno, entrambi imputati nel processo per le morti da amianto alla Olivetti. I legali dei due imputati – Colaninno deve rispondere di lesioni colpose soltanto per un caso – nel febbraio scorso avevano annunciato la presenza dei due assistiti presentando richiesta di interrogatorio al giudice Elena Stoppini. Durante l’udienza di oggi l’avvocato Tomaso Pisapia, difensore di Carlo De Benedetti, ha prodotto altra documentazione, rinvenuta alle porte di Torino in un magazzino della Telecom. In tutto, 58 documenti di procure notarili per deleghe sulla sicurezza e manutenzione degli impianti firmate dall’ingegner De Benedetti e dallo stesso ex ministro Corrado Passera tra il 1980 e il 1996. La documentazione, come quella presentata sempre dalla difesa nella scorsa udienza, è stata ammessa dal giudice.  L’udienza è stata inoltre caratterizzata dalle dichiarazioni spontanee rilasciate da Luigi Pistelli, 81 anni, imputato per omicidio colposo e lesioni personali colpose.

Mancato arresto di Provenzano, Obinu e Mori assolti anche in appello.

FirenzeLa Corte di appello di Palermo ha assolto l’ex colonnello Mauro Obinu e l’ex generale del Ros Mario Mori dall’accusa di non aver volontariamente arrestato nel 1995 il boss Bernardo Provenzano. I due alti ufficiali dei carabinieri erano imputati per favoreggiamento al padrino di Corleone. La sentenza conferma quella di primo grado: nel luglio del 2013 il tribunale aveva assolto Obinu e Mori perché «il fatto non costituisce reato».

Ilva, l’Italia a processo alla Corte di Strasburgo. “Non ha protetto la salute dei cittadini dall’inquinamento”.

Firenze – Lo Stato italiano è formalmente sotto processo di fronte alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, con l’accusa di non aver protetto la vita e la salute di 182 cittadini di Taranto dagli effetti negativi delle emissioni dell’Ilva. La Corte di Strasburgo ha ritenuto sufficientemente solide, in via preliminare, le prove presentate, e ha così aperto il procedimento contro lo Stato italiano.

Il ricorso collettivo era stato presentato da un gruppo di cittadini di Taranto. Quest’ultimi denunciano la violazione del diritto alla vita e all’integrità psico-fisica, in quanto le autorità nazionali e locali hanno omesso di predisporre un quadro normativo ed amministrativo idoneo a prevenire e ridurre gli effetti gravemente pregiudizievoli derivanti dal grave e persistente inquinamento prodotto dall’Ilva. Contestata anche la violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare, anche in conseguenza dei ripetuti decreti “salva Ilva” con cui il governo ha mantenuto in funzione l’impianto sotto la propria gestione.

 

Processo Olivetti, la difesa trova altre carte che dimostrerebbero l’assenza di amianto nel talco. Il giudice ammette la nuova documentazione.

Firenze – Nuovi documenti sono stati ammessi oggi dal giudice Elena Stoppini, su richiesta dell’avvocato Tomaso Pisapia, difensore di  Carlo De Benedetti nel processo per le morti da amianto all’Olivetti. Sono 101 i documenti trovati dalla difesa nell’archivio storico di Olivetti: verbali e comunicazioni ufficiali che potrebbero anche rivelarsi importanti per stabilire le eventuali responsabilità dei singoli imputati. Secondo la difesa, questi documenti sarebbero stati analizzati dalla Procura ma considerati ininfluenti ai fini processuali. Per questo, a suo tempo, scartati, insieme ad altre carte trovate in un magazzino, alle porte di Torino e di proprietà della Telecom. Quest’ultima documentazione, sostiene la difesa, dimostrerebbe che il talco non contaminato da tremolite, quindi amianto, fu acquistato dall’azienda già sul finire degli anni Settanta. Mentre, l’accusa sostiene che il talco in uso conteneva amianto e che non l’ha sostituito fino al 1986.  Non è ancora completato invece l’esame sui reperti istologici da parte dei periti, nominati dal giudice, che dovranno nuovamente accertare la diagnosi delle vittime

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Thyssen, la Cassazione conferma le condanne per i sei dirigenti

Firenze – I giudici della quarta sezione della Corte di Cassazione hanno confermato le condanne nei confronti dei sei tra manager e dirigenti della ThyssenKrupp ritenuti responsabili della morte di sette operai per il rogo divampato tra il 6 e il 7 dicembre 2007 nell’acciaieria torinese. Nove anni e otto mesi per l’amministratore delegato Harald Espenhahn, sei anni e dieci mesi per i dirigenti Marco Pucci e Gerald Priegnitz, sette anni e sei mesi per il direttore dello stabilimento Daniele Moroni, sette anni e due mesi per l’ex direttore dello stabilimento Raffaele Salerno e sei anni e otto mesi per il responsabile della sicurezza Cosimo Cafueri. Le vittime del rogo sono Antonio Schiavone (il primo a morire alle 4 del mattino per le ferite riportate durante l’incidente), Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Bruno Santino. 

I condannati sono stati ritenuti responsabili di omicidio colposo, omissioni di cautele antinfortunistiche e incendio colposo aggravato. Ora per gli italiani Pucci, Moroni, Salerno e Cafueri si apriranno le porte in carcere. Giusto il tempo necessario per il sostituto procuratore generale di Torino Vittorio Corsi di ricevere la sentenza dalla Cassazione e firmare il provvedimento di esecuzione, anche se pare che i quattro italiani si presenteranno spontaneamente nei commissariati di polizia o nelle caserme dei carabinieri per evitare di essere prelevati a casa. Per i due manager tedeschi, Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz, i tempi saranno più lunghi, ma favorevoli: l’Italia dovrà emettere un mandato di cattura europeo e poi, in base alle norme di cooperazione giudiziaria, i due tedeschi verranno incarcerati nella loro nazione, ma solo per un massimo di cinque anni, il massimo della pena prevista per l’omicidio colposo aggravato. In sostanza, la pena per l’amministratore delegato  della ThyssenKrupp sarà quasi dimezzata. Alla lettura della sentenza, i familiari delle vittime nell’esprimere la propria soddisfazione per l’esito del giudizio, hanno commentato: «Giustizia è fatta».

Thyssen, confermate le condanne… (fonte: La Stampa)

Parma, indagato il sindaco Federico Pizzarotti

Firenze Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti e l’assessore alla Cultura Laura Ferraris sono indagati per abuso d’ufficio in merito alle nomine dei vertici del Teatro Regio. Nel registro degli indagati compaiono anche i nomi degli altri membri del consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro Regio, Giuseppe Albenzio, Silvio Grimaldeschi e Marco Alberto Valenti. L’indagine è stata avviata in seguito alle denunce del senatore del Pd Giorgio Pagliari. Alla fine del 2015 si sono concluse le acquisizioni documentali della Guardia di Finanza. Nella seconda metà di febbraio il pm Giuseppe Amara ha proceduto all’iscrizione nel registro degli indagati del sindaco, dell’assessore Ferraris e dei tre consiglieri della Fondazione Teatro Regio.

 

Ambiente, mancano i dati di cinque Regioni sui pesticidi nelle acque.

Firenze Cinque regioni non mandano i dati sui pesticidi nelle acque. Molise, Puglia, Campania, Basilicata e Calabria non hanno inviato a Ispra le informazioni – o lo hanno fatto solo parzialmente – sulla contaminazione di laghi, fiumi e falde acquifere. Potrebbe essere quindi ancora peggiore il quadro già allarmante dato dall’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore per la Protezione Ambientale presentato due giorni fa, che denuncia una contaminazione da pesticidi nel 63,9% dei laghi e dei fiumi italiani e in un terzo delle acque sotterranee, anche profonde. I dati sono stati rilevati tra il 2013 e il 2014 in 3747 punti di campionamento e, rispetto al biennio precedente, mostrano un aumento delle aree contaminate ma anche delle sostanze ritrovate: 365 molecole diverse, glifosate in testa.

Sequestrato tritolo in Puglia. Il pentito: “Doveva uccidere il procuratore di Napoli”.

Firenze L’obiettivo era quello di uccidere il procuratore di Napoli Giovanni Colangelo. A questo sarebbe servito il tritolo sequestrato il 29 aprile in provincia di Bari. La notizia è stata rivelata agli inquirenti della Dda di Bari da un collaboratore di giustizia della criminalità pugliese ma originario del napoletano il quale, in cella, alla fine del 2015, sarebbe venuto a sapere di un agguato al magistrato. 

Sulla vicenda indaga il pm Antimafia barese Roberto Rossi, che ha coordinato anche le indagini che hanno portato al sequestro dei 550 grammi di esplosivo letale, nascosto sotto un albero, di fronte al cancello della tenuta di un boss di Gioia del Colle, in provincia di Bari, il trafficante di armi Amilcare Monti Condesnitt, il quale per questa vicenda è ora in carcere con altre 4 persone. Sarebbe stato proprio quest’ultimo a riferire al collaboratore di giustizia del progetto di attentato. E proprio a Gioia del Colle, stando alle dichiarazioni del pentito, sarebbe dovuto avvenire l’attentato. Il clan che lo stava progettando aveva infatti studiato gli spostamenti di Colangelo fra Puglia e Campania e avrebbero colpito a Gioia, dove il capo della Procura di Napoli abita.