Ruby Ter, il Senato non autorizza le intercettazioni fra Berlusconi e le “Olgettine”

Roma – Il Senato a voto segreto non ha dato l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni fra Silvio Berlusconi e le cosiddette “Olgettine” per il processo Ruby Ter. I favorevoli sono stati 120, i contrari 130 e 8 gli astenuti. Palazzo Madama ha così stravolto la decisione della giunta per le immunità parlamentari che il 26 aprile scorso si era espressa per il via libera all’utilizzo delle undici conversazioni tra l’ex Cavaliere e Iris Berardi e Barbara Guerra come prova a suo carico.

Processo Olivetti, Carlo De Benedetti condannato a 5 anni e 2 mesi per omicidio colposo.

FirenzeCarlo De Benedetti condannato a cinque anni e due mesi, stessa pena a Franco De Benedetti, fratello dell’ingegnere. Condannato anche Corrado Passera ad un anno e undici mesi, assolto invece, come gli stessi pubblici ministeri avevano chiesto in fase di requisitoria, Roberto Colaninno. E’ quanto deciso dal tribunale di Ivrea nell’ambito del processo per le morti di amianto all’Olivetti. I fratelli Carlo e Franco De Benedetti sono stati riconosciuti colpevoli di omicidio colposo e lesioni colpose. Nei confronti di Carlo De Benedetti inoltre ci saranno ulteriori accertamenti relativi alle morti da amianto. A ordinarli è stata la giudice Elena Stoppini che, come avevano chiesto i pm, ha disposto la trasmissione degli atti in procura per tre decessi attribuiti a un tumore polmonare e non, come accaduto in un primo tempo, a un mesotelioma. In tutto 13 condanne. L’ingegner Carlo De Benedetti ha già fatto sapere che presenterà, tramite i suoi legali, Tomaso Pisapia ed Elisabetta Rubini, ricorso.

Il giudice Elisa Stoppini ha deciso che gli indennizzi – a titolo provvisorio – alle parti civili ammonteranno a una cifra vicina ai due milioni di euro. Le somme dovranno essere versate “in solido” dagli imputati condannati, a seconda delle singole posizioni, e da Telecom, chiamata in causa come responsabile civile. Le provvisionali (un acconto sul risarcimento complessivo) sono state attribuite alle persone fisiche e all’Inail, per la quale il totale supera i 710mila euro. Le altre parti civili, fra cui enti territoriali, sindacati e associazioni, potranno attivare una causa giudiziaria.

Le altre condanneManlio Marini 4 anni e otto mesi, Luigi Gandi 4 anni e due mesi, Paolo Smirne 2 anni e 8 mesi, Giuseppe Calogero 2 anni e 2 mesi, Pierangelo Tarizzo e Renzo Alzati 1 anno e 11 mesi, Luigi Pistelli, Filippo Barbera Demonte e Roberto Frattini 1 anno e 8 mesi, Anacleto Parziale 1 anno.

Le assoluzioni. Roberto Colaninno, Bruno Onofrio Bono, Camillo Olivetti, Silvio Preve. I pubblici ministeri avevano chiesto tre e quattro mesi per Camillo Olivetti e due anni per Silvio Preve. Mentre, avevano chiesto l’assoluzione sia per Colaninno che per Bruno Onofrio Bono.

Firenze, indagato il cognato del premier Renzi

Firenze – Il cognato di Matteo Renzi, Andrea Conticini, è indagato dalla Procura di Firenze per riciclaggio e la sua abitazione di Rignano sull’Arno è stata perquisita. Secondo l’accusa avrebbe reimpiegato denaro sottratto dai suoi due fratelli Alessandro e Luca – a loro volta sotto inchiesta per appropriazione indebita – a organizzazioni umanitarie come Unicef e Operation Usa. L’indagine è stata rivelata oggi dalla Nazione di Firenze. Andrea Conticini, manager di origine bolognese, è sposato con Matilde Renzi, sorella del presidente del consiglio. Inoltre, Andrea Conticini è stato agente della Dot Media, società di comunicazione di fiducia di Matteo Renzi (ha curato anche il sito “pro trivelle” in occasione del recente referendum). Socio di Dot media è l’altro indagato, Alessandro Conticini.

Istat, povertà assoluta per 4 milioni e 598mila persone

Roma – Quattro milioni e 598mila italiani in condizioni di povertà assoluta: il 7,6% della popolazione residente in Italia nel 2015 è risultato sotto la soglia minima. Secondo l’analisi dell’Istat è il numero più alto dal 2005 e riguarda un milione e 582mila famiglie. Il report evidenzia che il fenomeno è in aumento al Nord soprattutto per l’ampliarsi del fenomeno tra i nuclei di soli stranieri, mentre diminuisce all’aumentare dell’età della persona di riferimento e del titolo di studio. L’incidenza si è mantenuta stabile negli ultimi tre anni per le famiglie, mentre è cresciuta se misurata in termini di persone: questo perché colpisce maggiormente i nuclei più numerosi.

Bologna, Giuseppe Amato è il nuovo capo della Procura

Firenze – Giuseppe Amato, al momento procuratore capo di Trento, è stato designato all’unanimità dal Csm per dirigere la procura della Repubblica di Bologna. Il posto era vacante da un anno esatto, da quando Roberto Alfonso aveva lasciato l’incarico per guidare la procura generale a Milano. Amato è un esponente di spicco di Unicost, corrente “centrista” dell’Associazione nazionale magistrati.

Riccardo Magherini, condannati tre carabinieri per omicidio colposo

Firenze – Il tribunale di Firenze ha condannato tre carabinieri, imputati di omicidio colposo nel processo per la morte di Riccardo Magherini, l’ex calciatore deceduto nella notte tra il 2 e 3 marzo 2014 durante un arresto in una strada del centro di Firenze. I militari dell’Arma Stefano Castellano e Agostino Della Porta sono stati condannati a 7 mesi di reclusione, mentre il collega Vincenzo Corni a 8 mesi (nei suoi confronti non si è proceduto per il reato di percosse per difetto di querela). Il giudice Barbara Bilosi ha concesso la sospensione della pena. Assolti dal reato di omicidio colposo il militare Davide Ascenzi e le due volontarie della Croce Rossa, per non aver commesso il fatto.

Processo Olivetti, pm Longo: “Gli amministratori delegati sapevano dei pericoli legati all’amianto”.

Firenze – «Non è assolutamente vero che gli amministratori delegati non fossero a conoscenza dei gravi pericoli per la salute connessi all’amianto». Ad affermarlo è la pm Laura Longo che, per avvalorare la propria tesi, rispolvera un carteggio del 1984 – è agli atti ndr – fra gli allora vertici Olivetti, Carlo De Benedetti e suo fratello Franco, e quelli di Eternit sul possibile acquisto da parte dei primi del gruppo belga. In questo contesto gli stessi amministratori delegati di Olivetti, come ricorda il pubblico ministero, si informarono e acquisirono materiale, anche scientifico, sui rischi legati all’amianto. Ma, andiamo in ordine. «Ci sono documenti contenuti in una cartellina di colore rosa (è agli atti ndr) che si intitola “Eternit, dottor Schmidheiny” – racconta Laura Longo – Si tratta di un vero e proprio dossier sulla pericolosità dell’amianto, in cui sono stati raccolti articoli e pubblicazioni scientifiche sull’argomento». «In particolare, nel fascicolo troviamo le fotocopie di estratti dei principali manuali di medicina del lavoro dell’epoca – prosegue la pm -, con appunti manoscritti e varie sottolineature proprio in quelle parti relative ai rischi per la salute derivanti dall’inalazione di polveri di amianto e ai rimedi per evitarli».

«Assieme a questa documentazione, nel fascicolo troviamo un carteggio del 1984- continua Laura Longo -, fra i vertici dell’Olivetti, gli amministratori delegati all’epoca erano Franco e Carlo De Benedetti, e i vertici di Eternit nella persona di Stephan Schmidheiny». «Da questo carteggio – aggiunge la pm – si evince l’interessamento da parte di Olivetti per l’acquisto di Eternit. Acquisizione che poi non avvenne, tanto che nel 1986 lo stabilimento Eternit di Casale Monferrato chiuse e nel 1987 ci fu il fallimento».

«La controindicazione dell’affare era la pericolosità di prodotti eternit contenenti amianto che all’epoca cominciava ad essere nota a tutti i livelli – sostiene la pm – Si parla di cause in corso in Svizzera da parte dei lavoratori e dell’abbandono del prodotto in alcuni Paesi esteri, come la Gran Bretagna. Proprio il fatto che si cominciasse a parlare a tutti i livelli della pericolosità, questo aveva mandato in crisi il mercato dei prodotti contenenti amianto anche in Italia». «Questa è la ragione degli approfondimenti tecnici e scientifici che gli amministratori delegati di Olivetti  hanno fatto all’epoca sulla pericolosità dell’amianto – precisa la pm – Avevano bisogno di valutare la convenienza economica dell’affare e le prospettive future di mercato per i prodotti eternit nell’ottica dell’eventuale acquisizione. Per meglio documentarsi sui rischi, i vertici Olivetti si sono anche informati agli esperti del settore».

«La conoscenza dei rischi per la salute connessi all’inalazione di fibre di amianto era dunque ben presente in capo agli amministratori Olivetti – ribadisce Laura Longo -, che avevano almeno dal 1984 tutte le informazioni necessarie per attivarsi in prima persona. Ma questo non è accaduto». «Tutte le informazioni e le conoscenze acquisite in vista dell’operazione commerciale con Eternit – conclude Laura Longo – non sono state usate per tutelare la salute dei lavoratori, ma le hanno utilizzate per operazioni economiche e finanziarie. Niente di più lontano da quel modello aziendale di Adriano Olivetti, da quell’industria modello che per tanti anni è stata il fiore all’occhiello di Ivrea».

Fonte: radioradicale.it

Processo Olivetti, pm Longo: “La decisione di fare le bonifiche spetta ai vertici dell’azienda”

Firenze – Dopo aver illustrato la tesi della Procura sul magazzino Telecom nel processo per le morti da amianto in Olivetti, la pm Laura Longo si è soffermata sulle deleghe, sulla divisione dei poteri e il loro relativo significato. La posizione del pubblico ministero è distante da quella delle difese, secondo cui i dirigenti, in base al sistema delle deleghe, disponevano di ampi poteri, decisionali e di spesa, per intervenire in tema di sicurezza ed igiene del lavoro. Mentre, il pubblico ministero imputa agli amministratori delegati, anche per gli elevati costi, il compito di decidere oppure no di eliminare i rischi derivanti dall’amianto. «Nulla si è detto da parte dei difensori dei datori di lavoro, sul fatto che le decisioni che avrebbero portato a eliminare i rischi di inalazioni fibre di amianto, in particolare le decisioni relative alle bonifiche, attengono a scelte strutturali e strategiche dell’azienda – afferma Laura Longo – Scelte, in quanto tali, che non sono delegabili». «La decisione di fare o non fare le bonifiche non può essere rimessa al singolo dirigente del singolo stabilimento – precisa la pm –  E’ una scelta che necessariamente deve essere fatta, anche per i costi che comporta, a livello generale».

La stessa Longo contesta il ragionamento delle difese, ma prima pone l’accento su un punto. «In nessun documento prodotto dalle difese vi è menzione espressa della materia sicurezza e igiene del lavoro», fa presente Laura Longo in riferimento alle deleghe, alle procure ed inoltre ricorda: «La difesa dell’imputato Carlo De Benedetti ha sostenuto che, stante l’ampiezza di poteri delegati a taluni dirigenti e gli elevati limiti di spesa che i medesimi avevano, questi avrebbero potuto assumere anche le decisioni in materia di sicurezza ed igiene sul lavoro». «Questo non è vero, perché le bonifiche i dirigenti non avrebbero potuto farle – sostiene la pm – Perchè, i limiti più alti di spesa che troviamo in queste procure sono di un miliardo di lire e le bonifiche costavano di più».

«L’impostazione difensiva – prosegue Laura Longo – non può essere condivisa per il semplice fatto che la delega in materia di sicurezza e igiene del lavoro, proprio per la responsabilità che comporta, deve essere esplicita ed accompagnata da autonomi poteri di spesa,  distinti dai poteri di spesa relativi agli altri settori di attività delegati al dirigente». «E’ ovvio che il dirigente abbia poteri di spesa per svolgere la propria attività – continua la pm -, ma questi sono una cosa diversa. Perché, generalmente, le spese in materia di sicurezza ed igiene del lavoro sono spese straordinarie che esulano dal budget assegnato ai singoli comparti di attività e alle singole articolazioni aziendali». «Questa è la ratio – conclude la Longo – che spiega il perché poteri di spesa in materia di sicurezza devono essere autonomi rispetto ai normali poteri di spesa che ciascun dirigente ha per lo svolgimento delle proprie attività e funzioni».

Fonte: radioradicale.it

  

Processo Olivetti, pm: “Colore talco? Le differenze di sfumature sono molto difficili da percepire per chi non è esperto”

Firenze – Il pubblico ministero Laura Longo nel processo per le morti da amianto all’Olivetti affronta il tema del talco e, in particolare, il colore di esso, altro elemento di polemica con le difese. Quest’ultime hanno ricordato che il campione di talco portato ad analizzare al Politecnico di Torino nel 1981 era verdognolo, mentre «tutti i testimoni hanno parlato di un talco bianco, bianco-biancastro» . «La maggior parte dei testimoni sentiti nel dibattimento abbia in realtà parlato genericamente di talco o borotalco – esordisce Laura Longo – In merito al colore, sono stati veramente pochi  ad esprimersi». E, quei pochi il pm li ricorda uno ad uno, fermandosi ad un elenco formato da cinque nominativi. 

 «Non avrebbe avuto senso analizzare un talco diverso da quello in uso – premette la pm Longo – Inoltre, la dottoressa Ravera ha detto in interrogatorio di aver mandato ad analizzare il talco in uso». «A prescindere da tutto questo – sostiene Laura Longo -, la differenza di sfumatura nel colore del talco ritengo che sia molto difficilmente percepibile ad un occhio non esperto come quello dei lavoratori, soprattutto se si utilizzano piccole quantità per volta». «Mentre è sicuramente percepibile – conclude la pm  – in sede di analisi da parte di un professionista (Enea Occella ndr) a cui viene richiesto di descrivere il reperto».  A riprova della sua tesi, il pubblico ministero cita un articolo, intitolato  “Il talco e la grafite delle Alpi Cozie“, pubblicato nel 1938 e leggibile anche su Internet, in cui già allora si evidenziavano, secondo l’autore, le diverse sfumature di colore del talco (pagina 9, capitolo Trattamento ndr). Il documento è stato acquisito dalla Corte.  

Fonte: radioradicale.it

 

 

 

 

   

 

Processo Olivetti, pm replica alle difese sul magazzino Telecom

Firenze – «La comunicazione di Telecom relativa all’esistenza del magazzino di Settimo Torinese, si è rivelata inutile al fine della ricerca di ulteriore materiale probatorio». E’ un passaggio della pm Laura Longo che, nella sua replica alle difese, ha affrontato nell’ultima udienza del processo per le morti da amianto diversi argomenti. Fra questi (noi ci soffermeremo su alcuni di tali temi in vari articoli ndr), proprio il magazzino di proprietà Telecom che, secondo diversi avvocati, il pubblico ministero, non avrebbe esaminato tutta la documentazione presente, nonostante che la stessa Telecom avesse comunicato in Procura l’esistenza del magazzino già nel maggio 2015.   «Da questa omissione – esordisce Laura Longo -, secondo le difese, deriverebbe il mancato rinvenimento di eventuali documenti che potrebbero dimostrare l’utilizzo del talco privo di amianto in epoca anteriore non solo al 1986, ma addirittura al 1981. Quindi, ben prima delle analisi del Politecnico».

«A questo proposito – afferma il pubblico ministero – osserviamo inanzitutto che i processi si fanno con i documenti presenti in atti, non certo con quelli che potrebbero forse eventualmente ipoteticamente esistere, ma dei quali nulla si sa. Quindi, dal punto di vista processuale la polemica è del tutto priva di rilevanza. Tuttavia, qualche precisazione è doverosa». «In primo luogo – precisa Laura Longo -, in quel magazzino ci sono circa 15mila scatoloni pieni di documenti di varia natura. Per quanto risultava al pubblico ministero, non c’era nessuna classificazione a cui fare riferimento per orientare una qualsiasi ricerca». «Quindi, è evidente l’impossibilità oggettiva di esaminarli tutti – prosegue la pm -, non solo in tempo utile per il presente processo, ma in termini assoluti. La comunicazione di Telecom relativa all’esistenza di questo magazzino, si è rivelata inutile al fine della ricerca di ulteriore materiale probatorio».

«Evidentemente – continua Laura Longo -, è stata diversa la situazione per le difese e in particolare per quella di Carlo De Benedetti e del responsabile civile di Telecom, le quali sicuramente disponevano di una qualche classificazione, ma sufficientemente dettagliate, da consentire loro di trovare a colpo sicuro, in oltre 15mila scatoloni, quella documentazione relativa ai fornitori e clienti registri Iva, come dimostrano chiaramente le produzioni dell’avvocato Pisapia». «Ormai per questo processo è tardi – ricorda la pm -, però se gli avvocati che sono in possesso degli indici o della classificazione di questi 15mila scatoloni, o parte di essi, se volessero gentilmente mettere a disposizione anche dell’ufficio del pubblico ministero, certamente le esamineremo nell’ambito del procedimento Olivetti bis che è in corso di indagini».

«In secondo luogo, però, osserviamo un’altra cosa – ribatte Laura Longo – Stante la palese disponibilità da parte delle difese di disporre gli indici o le classificazioni di quei documenti presenti in 15mila scatoloni, il fatto che la difesa di Carlo De Benedetti abbia prodotto solo quella scarsa documentazione agli atti (anagrafica-fornitori in cui è indicata la “Talco & Grafite” alla data 31 marzo 1978, “Materiali srl” al 15 maggio 1981 e al 15 settembre 1981, registro Iva del 1981 ndr), significa evidentemente che non c’era più niente di concreto, di utile per sostenere le loro tesi». «Da qui nasce il tentativo di instillare nel giudice il dubbio – conclude la pm  – circa la possibile esistenza di chissà quali ulteriori fantomatici documenti favorevoli alla difesa. Ma, in atti non abbiamo assolutamente niente».

Fonte: radioradicale.it