Rai, eletto il consiglio di amministrazione.

Roma - La commissione di Vigilanza della Rai ha eletto il nuovo Consiglio di amministrazione dell’azienda di viale Mazzini. Il Partito Democratico ha eletto Guelfo Guelfi, Rita Borioni e Franco Siddi, ex segretario Fnsi. Per l’area popolare è stato eletto Paolo Messa, due invece i rappresentanti per il centro-destra: Arturo Diaconale e Giancarlo Mazzucca. Infine, l’ingresso in consiglio di Carlo Freccero, intellettuale e figura di spessore nel mondo dell’informazione. Un’elezione determinata dal Movimento Cinque Stelle che ha fatto convergere i suoi voti su Freccero. La poltrona di direttore generale sarà probabilmente occupata da Antonio Campo Dall’Orto, fondatore di Mtv, un passato al La7 e voluto dal presidente del Consiglio Renzi. 

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“Io sto con Trocchia”, appello lanciato a sostegno del giornalista minacciato dalla camorra

Firenze - “Io sto con Trocchia” è l’appello lanciato dai giornalisti Giovanni Tizian, Manuele Bonaccorsi, Luca Ferrari e Giorgio Mottola per chiedere un intervento “del prefetto di Napoli, Gerarda Maria Pantalone“, in merito alla vicenda del cronista collaboratore de Il Fatto Quotidiano, minacciato lo scorso giugno da un boss della camorra  - “A quel giornalista gli spacco il cranio”, la frase pronunciata e intercettata dalle cimici della Procura di Napoli – a seguito dei suoi articoli pubblicati sul Fatto. Tra i firmatari dell’appello, che chiede inoltre all’Ordine dei giornalisti nazionale e ragionale una presa d’atto, ci sono anche: Roberto Saviano, Milena Gabanelli, Riccardo Iacona, Peter Gomez e Lirio Abbate.

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Strage di Bologna, il governo Renzi e le promesse dimenticate

Firenze - Alla commemorazione della Strage di Bologna, il governo non se la caverà con il solito ministro irresponsabile dalle inutili promesse come è accaduto con Delrio e Poletti. Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione dei famigliari delle vittime, parlamentare Pd molto deluso, è chiaro: «Non abbiamo intenzione di fischiare nessuno, contesterò il comportamento del governo Renzi che in 35 anni è l’unico che non ha mantenuto la parola data. Se il premier non vuole essere contestato chieda immediatamente all’Inps di applicare la legge 206 sui risarcimenti alle vittime di stragi approvata nel 2004: subito la pensione alle quattro persone (allora bambini) rimaste ferite sull’80% del corpo, per i restanti aventi diritto con legge di Stabilità. Renzi, contro la nostra volontà, ci sta obbligando a portare l’Inps in tribunale».

Il 2 agosto 1980 i criminali fascisti Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini misero una bomba alla stazione di Bologna che esplose alle 10,25: 85 morti e 200 feriti. A chi interessa la verità? I politici di oggi, come quelli di allora, sono alla ricerca dell’oblio. Il tempo consuma la storia: i testimoni scompaiono e i giovani, non sono aiutati dalla scuola a conoscere i fatti. «Renzi era partito bene quando nel 2014 fece declassificare i documenti delle stragi dal 1969 al 1984. La direttiva non doveva essere lasciata andare al caso». Secondo Bolognesi il governo avrebbe dovuto seguirla anche nei minimi dettagli, e ad applicarla non dovrebbero essere gli stessi uomini che nel passato avevano nascosto gli atti. Non esiste un elenco consultabile e i documenti che vengono consegnati sono a discrezione dei singoli ministeri. «Mi sembra una barzelletta. Avevamo consegnato 70 domande ai servizi segreti, dopo un anno hanno risposto solo a 4: sui rapporti tra Fioravanti, Gelli e la P2, ci hanno risposto che non c’è nulla».

Bolognesi non si arrende, grazie alla digitalizzazione degli atti dei processi e all’importante lavoro fatto dai magistrati sulla strage di Brescia, che ha portato la Cassazione a condannare all’ergastolo i fascisti di Ordine nuovo Maggi e Tramonte, scoprono la relazione tra Fioravanti e la P2 di Gelli. Elio Massagrande, uno dei fondatori di Ordine nuovo, rifugiato in Paraguay, nel 1984 ospita Gelli dopo l’evasione dalla Svizzera. Lì il Venerabile riceve una lettera dai fascisti Paolo Marchetti e Rita Stimamiglio in cui gli scrivono: «Saremmo onorati di incontrala». I due coniugi avevano ospitato a Padova Fioravanti e Mambro subito dopo la strage di Bologna.

«L’esistenza di rapporti tra la P2 e gli assassini fascisti è documentata. Perché l’abbiamo trovata noi e non i servizi segreti?» Bolognesi aggiunge: «I depistaggi esistono ancora oggi, come quello inventato da Cossiga: la fantomatica pista palestinese». Quella lettera di per sé non dice nulla, ma è importante se messa in relazione con altri fatti documentati. Fioravanti, che non è solo uno spietato killer o un capro espiatorio, come qualcuno tenta di far credere, è il filo conduttore che lega l’omicidio del presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella (6 gennaio 1980) e l’assassinio del giudice Mario Amato che stava indagando sui fascisti e aveva intuito ciò che stava per accadere.

La sentenza della Cassazione sulla strage di Brescia è importante perché ha creato un percorso. «Nel 1974 sono quattro le stragi, solo mettendole in relazione l’una con l’altra si può arrivare al vero obiettivo dei mandanti». Vi è un’altra promessa disattesa da parte del governo che riguarda l’introduzione nel codice penale del reato di depistaggio e inquinamento processuale. Nel 2013 Del Rio disse: «Costruiremo una corsia preferenziale per approvarla al più presto». La legge è stata votata alla Camera nell’autunno 2014, grazie al lavoro in Parlamento di Bolognesi, poi insabbiata al Senato.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Mattarella: “L’Italia ha il dovere di non dimenticare la strage di Bologna…”

35 anni fa la strage di Bologna… (di Stefano Corradino, fonte Articolo 21)

Strage di Bologna, Guccini… (di Emiliano Liuzzi, fonte: Il Fatto)

Strage di Bologna… (di David Marceddu, fonte: Il Fatto)

www.stragi.it 

L’anniversario… (fonte: Il Fatto)

Dopo 35 anni non si dimentica… (di Beppe Persichella, fonte: Corriere della Sera)

Strage di Bologna… (di Emilio Marrese, fonte: La Repubblica)

 

 

 

 

 

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2 agosto 1980, le stragi e gli impegni del governo: la petizione per chiedere a Renzi di rispettarli

Firenze - Ci siamo stancati delle parole cadute nel vuoto e per questo chiediamo aiuto ai cittadini a cui chiediamo di firmare una petizione rivolta al presidente del consiglio Matteo Renzi affinché rispetti le promesse. Perché queste promesse sono tante e sembrano accanirsi contro le vittime. Le vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, ma non solo: pensiamo a Piazza Fontana, Piazza della Loggia (con le sue recentissime condanne all’ergastolo), treno Italicus, Rapido 904, via dei Georgofili. Tutte le vittime, un concetto da estendere anche ai feriti e ai familiari di morti e sopravvissuti. Ho provato a fare un elenco, delle promesse mancate, e sono davvero tante.

2 agosto 2013: risarcimenti e indennizzi mai visti

Era il 2 agosto 2013 quando il ministro Graziano Delrio assicurò che, entro settembre, la legge 206/2004 (Nuove norme in favore delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice) sarebbe stata completamente attuata. Per agevolare questa operazione, avevamo sottoposto 10 punti che avrebbero permesso il completamento. Di lì è iniziata la pantomima. Delrio, un mese dopo, mi informò che non si poteva fare e che occorreva aspettare la legge di stabilità. A me, in quanto deputato, l’onere di presentare un emendamento e a fronte di ciò il governo l’avrebbe fatto suo. Ovviamente l’emendamento l’ho presentato, ma è stato respinto. Ma c’è di più. Un emendamento è stato presentato anche da altri della maggioranza e riguardava i vitalizi (uno dei 10 punti che avevamo avanzato). Lo aveva elaborato l’Inps, ma era scritto talmente male che ci sono voluti 8 mesi per l’interpretazione corretta. Risultato: la proposta non era adeguatamente coperta dalle risorse stanziate (e ancora oggi le coperture non sono adeguate).

A questo punto dobbiamo saltare all’aprile 2014. È allora che vengono inseriti altri 3 emendamenti all’interno di un provvedimento sulle pensioni. Allora il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti assicurò che nella successiva legge di stabilità avremmo completato tutti i 10 punti. Peccato che l’Inps, dipendente dal suo ministero, confeziona una relazione tecnica assurda poi respinta dalla Ragioneria. Passa l’estate e, dopo un’elaborazione delle associazioni delle vittime in cui ribadiamo l’assurdità della relazione dell’Inps, si ottiene l’inserimento dei 3 emendamenti nella legge di stabilità 2014-15. C’è anche la copertura stavolta, molto superiore al necessario. A posto allora? Macché. A luglio 2015 non c’è ancora traccia di nulla.

Il reato di depistaggio che non s’ha da fare

In questi anni in parlamento ho lavorato perché fosse inserito il reato di depistaggio nel codice penale. Sempre il 2 agosto 2013 il solito ministro Delrio assicurò che vi sarebbe stata una corsia preferenziale per questa legge. Non solo non è avvenuto, ma per farlo approvare alla Camera abbiamo dovuto penare e nell’ottobre 2014 la legge è passata con i voti favorevoli del Pd e del Movimento 5 Stelle. E al Senato? La legge – valida che prevede pene per tutti i cittadini che si macchiano di questi reati e che si aggrava nel caso di pubblici ufficiali – ‘è bloccata senza alcun apparente motivo. A me viene da pensare che, vista la situazione in Sicilia, i depistaggi che ancora oggi emergono nelle indagini in molte zone d’Italia e le frodi processuali che si ravvisano ogni giorni, ci sia chi ancora oggi abbia interesse a far sì che questo provvedimento rimanga lettera morta. Lettera morta che deve rimanere anche – o forse soprattutto – nel caso in cui qualcuno decida di collaborare facendo i nomi di chi ordisce il depistaggio con lo sconto di pena, per il collaboratore, fino a metà.

La direttiva Renzi sul segreto di Stato e sull’apertura degli archivi

Ecco, nell’aprile 2014 arriva la direttiva con cui si vuole fare luce (a parole, viene da dire) sui fatti di terrorismo e di stragi in questo Paese con l’apertura degli archivi e il loro versamento all’Archivio di Stato. Cos’è accaduto in tutto questo tempo? Ve lo racconto io. Innanzitutto è accaduto che, partendo dal principio corretto della direttiva, le persone che hanno coperto crimini tanto gravi oggi sono chiamati a collaborare con questa farlocca operazione di disclosure che niente ha dischiuso, al momento. Difficile poi capire se e cosa viene versato all’Archivio di Stato se manca un elenco delle carte. Inoltre è bene che i cittadini sappiano che il ministero degli Esteri con la scusa che non ha documenti con la dicitura “strage di ….” (Bologna, Italicus, Ustica, Brescia o qualsiasi altra) non verserà nulla. Forse dimenticano che sicuramente hanno tutti i rapporti delle ambasciate di Grecia, Spagna, Portogallo e America Latina, dove ci sono state dittature. E che quei rapporti che dovrebbero descrivere i rapporti con i terroristi e Gelli con quei Paesi. Non meglio è andata al ministero degli Interni che candidamente ci ha avvertito che deve preselezionare i documenti: preselezionare vuol dire che, se va bene, consegnano solo le carte che ritengono opportuno consegnare. Inoltre non hanno naturalmente indicato i documenti del famigerato l’Ufficio affari riservati che tanta parte ha avuto della strategia della tensione. Dal canto suo, invece, la Difesa deposita un po’ di documenti non digitalizzati e un altro po’ carte in digitale, ma senza gli originali rendendo così grandiose le possibilità di mettere in circolazione un falso.

Che fare? Ci aiutino i cittadini

Per uscire da questa pazzesca situazione, solo i cittadini ci possono aiutare. Innanzitutto firmando la petizione che abbiamo pubblicato in rete per supportarci nella richiesta a Renzi di rispettare gli impegni. Una richiesta, me ne rendo conto, che in molti tentano di ostacolare. Matteo Renzi, presidente del Consiglio, deve rendersi conto che ne va della credibilità di questo governo continuare su una simile strada. E glielo ripeto: nessuno può utilizzare l’anniversario del 2 agosto per fare promesse vane senza pagare dazio.

Firma: Paolo Bolognesi (Presidente Associazione vittime della strage di Bologna)

Fonte: Il Fatto

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Ilva, Nichi Vendola rinviato a giudizio. Sono 44 le persone che saranno processate.

Firenze - Il gup di Taranto Vilma Gilli ha rinviato a giudizio 44 persone fisiche e tre società (Ilva Spa, Riva Fire e Riva Forni Elettrici) per l’inchiesta sul presunto disastro ambientale provocato dall’Ilva. Fra gli imputati c’è anche l’ex governatore pugliese Nichi Vendola: è accusato di concussione aggravata in concorso. Nell’elenco dei rinviati a giudizio ci sono anche l’ex presidente della provincia di Taranto, Gianni Florido, il sindaco del capoluogo ionico Ippazio Stefano, oltre a Fabio e Nicola Riva, figli del patron Emilio (deceduto lo scorso anno) e proprietari dell’Ilva che secondo la procura ionica ha emesso nell’aria sostanze nocive per gli operai e i cittadini causando “malattia e morte”. Il processo comincerà il 20 ottobre prossimo davanti alla Corte d’assise di Taranto.

Infine, cinque gli imputati giudicati con il rito abbreviato, tre di questi sono stati assolti.  Si tratta del maresciallo dei carabinieri Giovanni Bardaro, dell’avvocato Donato Perrini e dell’ex assessore all’Ambiente Lorenzo Nicastro. Sono stati invece condannati  il sacerdote don Marco Gerardo (10 mesi) e Roberto Primerano (3 anni e 4 mesi), già consulente della procura.

Disastro Ilva, Vendola a processo a Taranto…. (fonte: La Repubblica)

Taranto-Ilva…. (fonte: Articolo21)

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Strage Piazza della Loggia, in appello condannati all’ergastolo Maggi e Tramonte

Milano - I giudici della Corte di assise di appello di Milano hanno condannato all’ergastolo Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte per la strage di piazza della Loggia a Brescia. La sentenza impone una «profondissima riflessione su quegli anni dal 1969 al 1974» ha detto il presidente dell’Associazione Familiari vittime di piazza della Loggia, Manlio Milani. Erano le 10.12 del 28 maggio 1974 quando in piazza della Loggia durante una manifestazione antifascista dei sindacati una bomba provocò la morte di 8 persone e il ferimento di altre 100.

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Gioacchino Genchi, il Consiglio di giustizia amministrativa decide per il reintegro in polizia

Firenze - Il Consiglio di giustizia amministrativa, organo di appello del tribunale amministrativo regionale in Sicilia, ha deciso per il reintegro di Gioacchino Genchi nella polizia di Stato dopo la destituzione del febbraio 2011. Già nel luglio del 2014 il Tar di Palermo aveva ordinato l’annullamento della destituzione e di tutti i provvedimenti disciplinari e cautelari adottati nei confronti del vice questore Genchi. 

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Povertà, Istat: Indigenti sono 4,1 milioni

Firenze - Il 5,7% delle famiglie italiane è in una condizione di povertà assoluta, cioè non può permettersi di acquistare un paniere di beni e servizi considerati essenziali per una determinata famiglia per uno standard di vita minimamente accettabile. Lo scorso anno la percentuale si è stabilizzata dopo due anni consecutivi di aumento, ma gli indigenti restano 4,1 milioni, pari al 6,8% della popolazione residente. A rilevarlo è un rapporto dell’Istat, che mette in luce anche forti differenze tra le diverse aree del Paese: se al Nord la povertà assoluta si ferma al 4,2%, al Sud la percentuale è dell’8,6%, più del doppio.

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