Inchiesta Petrolio, la Cassazione trasferisce a Roma l’indagine sul cosiddetto “quartierino”

Roma – Sarà la procura di Roma a continuare le indagini sullo scandalo petrolio in Basilicata. A deciderlo è stata la procura generale della Cassazione, accogliendo il ricorso di Nicola Colicchi, uno degli indagati nell’inchiesta della procura di Potenza che aveva portato alle dimissioni di Federica Guidi da ministro dello Sviluppo Economico. I pm lucani continueranno a condurre la parte dell’inchiesta relativa ai reati ambientali addebitati alle compagnie petrolifere e alla realizzazione del Centro Oli di Tempa Rossa, mentre il filone sul cosiddetto “quartierino romano” e la costola siciliana dell’indagine sarà portata avanti dalla procura capitolina guidata da Giuseppe Pignatone. L’effetto della decisione sarà il trasferimento alla procura di Roma anche delle posizioni di tutti gli altri indagati, fra cui l’ex capo di Stato maggiore della marina l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, la cui posizione fa parte del filone siciliano dell’inchiesta.

Nicola Cosentino condannato a quattro anni per corruzione

Firenze – Nicola Cosentino è stato condannato a quattro anni di carcere per corruzione. Per l’ex sottosegretario, ai domiciliari, si tratta della prima condanna nell’ambito dei vari processi in cui è imputato. Il pm della procura di Napoli Nord Paola Da Forno aveva chiesto 6 anni. Cosentino era accusato di aver corrotto un agente della penitenziaria in servizio al carcere napoletano di Secondigliano, Umberto Vitale, già condannato in sede di rito abbreviato a quattro  anni e otto mesi di carcere.

Processo Olivetti, la difesa: “L’amianto è dovunque a Ivrea”

Firenze – E’ stato il giorno delle difese nel processo per le morti da amianto alla Olivetti. In realtà, una prima arringa è stata pronunciata il 20 giugno dall’avvocato Guglielmo Giordanengo che, insieme al collega Nicola Menardo, difende l’imputato Camillo Olivetti.  Nell’udienza di oggi, il primo a prendere la parola è stato l’avvocato Claudio D’Alessandro, difensore di Renzo Alzati, Filippo Demonte Barbera e Pierangelo Tarizzo.

Il legale ha avviato la sua arringa ricordando la legge che mette al bando l’impiego dell’amianto. «La legge n° 257 del 27 marzo 1992 non dice togliete l’amianto, ma che è vietato utilizzare amianto», esordisce Claudio D’Alessandro che puntualizza: «L’amianto era ed è tuttora dovunque. Allora, perché siamo così sicuri, al di là del ragionevole dubbio, che i morti di cui oggi si discute, siano da ascriversi all’Olivetti»? «Demonte, Tarizzo e Alzati erano a rischio amianto – continua l’avvocato – Frequentavano la mensa, hanno lavorato per decenni in Olivetti. Perché non hanno contratto il mesotelioma? Questo non lo possiamo sapere».

Dopodiché, l’avvocato ha criticato la scelta del comune di Ivrea di costituirsi parte civile in questo processo. «Mentre io sto parlando – spiega D’Alessandro – stanno togliendo l’amianto dal tetto del comune di Ivrea che è davanti al mio studio. Così, non ho fatto neanche tanta strada per appurarlo».

In un altro passaggio, il legale si è soffermato sulla deposizione di Luigina Bruna Perello (25 gennaio 2016 ndr). «La sua testimonianza – afferma D’Alessandro – , a proposito della struttura delle pareti dell’Officina H e della polvere che, a detta della testimone, lei tutte le mattine doveva ripulire dalla scrivania, è stata palesemente smentita». «I testi Cerbone (deposizione 15 febbraio 2016 ndr) e Boltri (deposizione 7 marzo 2016 ndr) – ricorda l’avvocato – ci dicono che i locali dell’Officina H erano costituiti da struttura metallica e vetro, come rilevabile dalla documentazione agli atti». «Non vi erano sostanzialmente pareti e comunque non pareti coibentate in amianto – precisa l’avvocato – C’era un po’ di amianto, era limitato al termoisolamento del tetto che probabilmente non rilasciava fibre». «Per quanto riguarda la polvere – conclude l’avvocato – abbiamo sentito due testi, Boni e Vittozzi (deposizione 7 marzo 2016 ndr), che hanno smentito l’assunto. I due testimoni hanno dichiarato che la pulizia veniva meticolosamente effettuata ogni sera e che non hanno mai trovato traccia di polvere». I tre imputati sono difesi anche da Matteo Chiantore.

Nel corso dell’udienza hanno parlato anche gli avvocati Luca Achiluzzi, (difensore di Manlio Marini), Stefania Marelli (assiste Anacleto Parziale) e Bruno Del Duomo che difende Giuseppe Calogero.

Fonte: radioradicale.it

 

Processo Olivetti, l’avvocato Luca Achiluzzi (difesa Marini) replica ai pm

Firenze – L’avvocato Luca Achiluzzi, difensore di Manlio Marini, ha affrontato il tema del talco contaminato da amianto nel processo contro ex amministratori delegati e dirigenti Olivetti, imputati a vario titolo di omicidio colposo e lesioni. Nella sua arringa, durata circa due ore, il legale ha sostenuto la tesi di un talco esente da amianto sia in Ico che in Mvo.

Achiluzzi esordisce ricordando l’indagine svolta dall’Inail e già illustrata da Francesco Messineo, consulente di parte civile per conto Telecom. «Negli anni Settanta la Ico usava il talco – afferma Achiluzzi – Ciò lo sappiamo da un atto, denominato indagine ambientale, effettuata nel 1974 dall’Inail, volta a determinare l’esposizione professionale per l’eventuale definizione del premio assicurativo per la silicosi e l’asbestosi». «Le analisi sul talco, utilizzato a Scarmagno, attestano che il materiale è estremamente puro – prosegue Achiluzzi – Tanto è vero, che la stessa Inail non applica il premio assicurativo».

A supporto della sua tesi, ovvero di un talco privo di amianto, l’avvocato si avvale anche degli atti depositati dalla difesa di Carlo De Benedetti. «Sempre negli anni Settanta, per l’esattezza nel 1978 – continua l’avvocato – , sulla base di una produzione di documenti provenienti dalla difesa Pisapia (appunto, legale di Carlo De Benedetti ndr), abbiamo appreso che la società “Talco & Grafite Val Chisone” risultava inserita nel registro contabile anagrafica cliente-fornitore della Ico. Inoltre, sappiamo che il talco venduto dalla “Talco & Grafite” era totalmente esente da amianto». «Quindi, da metà a fine anni Settanta – sostiene Achiluzzi – non abbiamo nessun elemento per poter affermare che il talco in uso all’Olivetti contenesse amianto». «Cosa accade negli anni Ottanta? – va avanti l’avvocato – Da un documento del 1981, risulta che il talco in Ico veniva usato in piccole quantità in alcuni montaggi e officine».

Inoltre, l’avvocato Achiluzzi ribatte ad un passaggio della requisitoria del pubblico ministero in cui ha sostenuto come in ogni caso l’Olivetti acquistava dalla Mvo a Sparone (provincia di Torino ndr), i particolari in gomma, già rivestiti di talco e contaminato da amianto. «Non abbiamo nessun elemento dal quale risulti che la Mvo impiegasse del talco contaminato da tremolite», afferma il legale che aggiunge:  «Abbiamo la testimonianza di Margherita Boero, dipendente della “Materiale Srl” e successivamente della “Punto L”».  «La teste – ricorda Achiluzzi – nell’udienza del 21 marzo 2016 dice che fra i loro clienti c’è la Mvo (Manifattura Valle Orco ndr) e alla domanda che tipo di materiale fornivate alla Mvo, la Boero risponde talco».  «Alla domanda del giudice (Elena Stoppini ndr) da chi compravate il talco – prosegue Achiluzzi -, la Boero risponde al 99% dalla “Talco & Grafite”.  Un talco che risulta in maniera pacifica non contaminato».  «Non c’è dubbio alcuno che il talco utilizzato dalla Mvo fosse venduto dalla “Materiale Srl” – conclude Achiluzzi – E, che il talco venduto dalla “Materiale Srl” alla Mvo fosse quello della “Talco & Grafite. Quindi, non c’è la prova».  Marini, responsabile fra il 1982 e il 1988 dei due servizi sicurezza per il lavoro in Olivetti, Sosl e Sesl, è assistito anche dall’avvocato Davide Fracchia.

Fonte: radioradicale.it

Terremerse, Vasco Errani assolto nell’appello bis

Firenze – Vasco Errani è stato assolto nel processo d’appello bis per il caso Terremerse, in cui l’ex presidente della regione Emilia-Romagna era accusato di falso ideologico. È stata di fatto confermata la sentenza di primo grado del novembre 2012, in cui il politico era stato assolto in rito abbreviato perché il fatto non sussiste. Nel 2014 la Corte d’Appello aveva ribaltato tutto condannando il politico a un anno (pena sospesa): una sentenza che aveva portato l’allora governatore a dimettersi immediatamente. Infine il 17 luglio 2015 la Corte di Cassazione aveva annullato con rinvio la condanna, rimandando le carte indietro ai giudici per l’appello bis.

Elezioni: trionfa il Movimento 5 Stelle, male il Pd di Renzi

Firenze – Il Movimento 5 Stelle trionfa a Roma, Torino e festeggia la vittoria in 19 dei 20 comuni in cui era arrivato al secondo turno. Male il Pd, nonostante i successi di MilanoBologna, mentre il centro-destra vince solo quando si presenta compatto, unito. I risultati di Trieste lo confermano. L’avvocato Virginia Raggi è il primo sindaco donna in Campidoglio con 770.564 preferenze (67,15%), più del doppio di quelle ottenute da Roberto Giachetti (376.935, pari al 32,85%) che poco dopo la chiusura del voto ha ammesso la sconfitta. A Torino Chiara Appendino ribalta il risultato del primo turno: l’esponente del Movimento 5 Stelle si attesta al 54,56%, mentre Piero Fassino si ferma al 45,44%. Un risultato, quello di Torino, disastroso per il Pd che la spunta a Milano dove Giuseppe Sala (51,70%) è il nuovo sindaco della città superando di un soffio Stefano Parisi (48,30), candidato del centro-destra. A Napoli si conferma primo cittadino Luigi De Magistris (185.907 preferenze, 66,85%) superando di gran lunga il candidato di centro-destra Giovanni Lettieri (92.174 voti, 33,15%). A Bologna  successo di Virginio Merola, esponente Pd (54,64%), che ha sconfitto la candidata della Lega Nord Lucia Borgonzoni (45,36%). Mentre, a Trieste è il centro-destra ad occupare la poltrona di sindaco: Roberto di Piazza, centro-destra, conquista il 52,63% contro il 47,37% di Roberto Cosolini, sostenuto dal Pd ed altre forze politiche.

I risultati dei comuni capoluogo. A Varese, dopo oltre 20 anni di regno Lega Nord, il comune sarà amministrato da un esponente Pd, Davide Galimberti (51,84%). Vittoria Pd anche a Ravenna con Michele De Pascale e a Caserta con Carlo Marino. Ma, per il resto solo dolori per il Pd di Matteo Renzi, aspirante costruttore del partito della nazione: Novara, Savona, Isernia, Brindisi, Grosseto, Olbia e Pordenone si affermano candidati del centro-destra. A Novara il sindaco è Alessandro Canelli, a Savona è la leghista Ilaria Caprioglio, a Isernia vince  Giacomo D’Apollonio, a Brindisi Angela Carluccio, ad Olbia Settimo Nizzi, a Pordenone Alessandro Ciriani e a Grosseto, dopo dieci anni, torna a comandare il centro-destra con Antonfrancesco Vivarelli Colonna. A Latina, sostenuto da una lista civica, diventa primo cittadino Damiano Coletta, a Benevento trionfa Clemente Mastella (62,88), a Crotone vince Ugo Pugliese. Anche in questo caso, sconfitto il partito democratico.

I successi del Movimento 5 Stelle. La forza politica vince in 19 dei 20 comuni dove è arrivata al ballottaggio: Cattolica, Chioggia, Genzano di Roma, Marino, Nettuno, Castelfidardo, Pinerolo, San Mauro Torinese, Ginosa di Puglia, Noicattaro, Carbonia, Anguillara, Pisticci e Vimercate. In Sicilia ottiene la poltrona da sindaco ad Alcamo, Favara e Porto Empedocle. Il M5s perde solo ad Alpignano (Torino) nella sfida contro una lista civica.

Processo Olivetti, parti civili: Sei milioni di risarcimento per le vittime dell’amianto

FirenzeSupera i sei milioni di euro la richiesta di risarcimento, avanzata dai legali di parte civile nel processo contro ex amministratori delegati e dirigenti Olivetti, imputati a vario titolo per la morte, causa amianto secondo l’accusa, di otto lavoratori e la malattia di altri due ex dipendenti. L’avvocato Laura D’Amico ha formulato la richiesta per le famiglie di due vittime (altre quattro famiglie hanno nei mesi scorsi già raggiunto un accordo con Telecom). Per i familiari di Marcello Costanzo, deceduto a 75 anni, un milione e 53mila euro, per la famiglia di Silvio Vignuta, morto a 59 anni, un milione e 437mila euro.

Ad Afeva (Associazione familiari vittime dell’amianto) 60mila euro, alla Fiom 120mila euro. L’Inail, rappresentata dall’avvocato Loretta Clerico, invece ha chiesto il pagamento di due milioni e mezzo, corrispondenti alle prestazioni fornite dall’ente. Infine, nella precedente udienza il comune di Ivrea aveva chiesto 600mila euro, la Città metropolitana di Torino 500 mila euro.

 

Migrazione, Medici Senza Frontiere rifiuta i fondi dell’Unione Europea.

FirenzeL’associazione Medici Senza Frontiere ha deciso di rinunciare ai finanziamenti dell’Unione Europea, a causa della politiche attuate dalla stessa Ue in materia di migrazione. «Medici Senza Frontiere ha annunciato – si legge in un comunicato – che non prenderà più fondi da parte dell’Unione Europea e dei suoi stati membri, in opposizione alle loro dannose politiche di deterrenza sulla migrazione e ai sempre maggiori tentativi di allontanare le persone e le loro sofferenze dalle frontiere europee».

L’associazione esprime la propria contrarietà all’accordo fra Ue e Turchia. «Tre mesi dopo l’entrata in vigore dell’accordo – si legge in un altro passaggio del comunicato -, che i governi europei plaudono come un successo, le persone bisognose di protezione ne pagano il vero costo umano. Più di 8.000 persone, tra cui centinaia di minori non accompagnati, sono bloccate sulle sole isole greche come diretta conseguenza dell’accordo. Hanno vissuto in condizioni disastrose, in campi sovraffollati, a volte per mesi. La maggior parte di queste famiglie, che l’Europa ha stabilito di tenere fuori dalla propria vista, è fuggita dai conflitti in Siria, Iraq e Afghanistan».

«Medici Senza Frontiere ha denunciato la vergognosa risposta europea, concentrata sulla deterrenza invece che sulla necessità di fornire alle persone l’assistenza e la protezione di cui hanno bisogno – ha detto Jerome Oberreit, segretario generale internazionale di Medici Senza Frontiere – L’accordo UE-Turchia è un passo avanti in questa direzione e ha messo in pericolo il concetto stesso di ‘rifugiato’ e la protezione che offre».

Ambiente Svenduto, di nuovo un rinvio. Prossima udienza il 18 luglio.

Di nuovo un rinvio nel processo per il presunto disastro ambientale, causato dall’Ilva.

TarantoDi nuovo un rinvio nel processo per il presunto disastro ambientale, causato dall’Ilva. La Corte di Assise di Taranto, presieduta da Michele Petrangelo, ha accolto l’istanza di rinvio per motivi di salute, presentata dal legale di Fabio Riva, uno dei 47 imputati a giudizio. Fabio Riva, malato da tempo, non ha potuto esser presente all’udienza perché sottoposto a cure. Così, la Corte ha accolto la richiesta dell’avvocato e rinviato il processo “Ambiente Svenduto” al 18 luglio. Lo scorso mese fu invece un difetto di notifica a far slittare il procedimento.

Sono 47 gli imputati (44 persone e 3 società), accusati a vario titolo di associazione per delinquere, disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari, corruzione, concussione e altri reati. Sono coinvolti ex vertici Ilva, imprenditori, manager e politici. Fra questi l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, accusato di concussione aggravata per presunte pressioni sull’Arpa (Agenzia regionale per l’ambiente) in favore del polo siderurgico. Infine, uno dei legali della difesa ha presentato un’eccezione chiedendo alla corte di escludere le parti civili che si sono costituite dopo il primo rinvio a giudizio.

Processo Olivetti, chiesti sei anni e otto mesi per Carlo De Benedetti

Firenze Quindici condanne e due assoluzioni. Questo è quanto emerge dalla requisitoria dei pm, Laura Longo e Francesca Traverso, nel processo per le morti da amianto all’Olivetti. L’accusa ha chiesto la condanna a sei anni e otto mesi per Carlo De Benedetti, sei anni e quattro mesi per Franco De Benedetti, tre anni e sei mesi per Corrado Passera e tre anni e quattro mesi per Camillo Olivetti. I pubblici ministeri hanno chiesto l’assoluzione per Roberto Colaninno ed Onofrio Bono. Mentre, per Maria Luisa Ravera, ex responsabile del servizio ecologia e ambiente, è stata chiesta lo stralcio della sua posizione per gravi motivi di salute.

Ecco, in dettaglio, le restanti richieste di condanna: due anni e due mesi per Renzo Alzati; due anni e sei mesi per Giuseppe Calogero; un anno per Filippo Barbera De Monte; due anni per Roberto Frattini, Silvio Preve e Luigi Pistelli; tre anni e otto mesi per Luigi Gandi; quattro anni per Manlio Marini; otto mesi per Anacleto Parziali; due anni e otto mesi per Paolo Smirne e Pierangelo Tarizzo.