Ilva, Adriano Riva patteggia due anni e mezzo di carcere. Via libera al rientro dalla Svizzera di 1,3 miliardi

Firenze – Adriano Riva ha patteggiato due anni e sei mesi con rinuncia alla prescrizione per bancarotta, truffa ai danni dello Stato e trasferimento fraudolento di valori. Si chiude così il suo capitolo giudiziario nell’inchiesta sul versante finanziario della vicenda Ilva di Taranto. Da un lato c’è l’applicazione della pena concordata con la Procura di Milano e approvata dal gup Chiara Valori; dall’altro sono arrivate le firme sui documenti per l’accettazione della rinuncia a poco più di 1,3 miliardi di euro, cifra sequestrata in Svizzera dai pm milanesi e ora a un passo dall’essere disponibile per bonificare l’area del siderurgico. La prima istanza di patteggiamento di Adriano Riva, fratello del patron del gruppo morto nel 2014, presentata a febbraio assieme ai nipoti Fabio e Nicola, era stata bocciata dal gip Maria Vicidomini perché le pene e il ristoro finanziario erano stati ritenuti incongrui. Infine, le posizioni di Fabio e Nicola Riva saranno discusse il 6 luglio.

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