Processo Eternit-bis, le difese: “Non fu omicidio volontario”

Torino – Il 29 novembre si saprà se Stephan Schmidheiny, l’imprenditore svizzero per anni amministratore dell’Eternit, dovrà essere processato per 258 casi di morte da amianto a Casale Monferrato. L’udienza preliminare, davanti alla giudice Federica Bompieri, è stata aggiornata a fine mese dopo che questa mattina hanno nuovamente parlato i difensori del magnate che, dopo la morte del barone belga Louis De Cartier, è rimasto l’unico accusato per la lavorazione dell’asbesto in Italia: “Abbiamo chiesto il proscioglimento di Schmidheiny perché non c’è stato né dolo, né colpa nella sua condotta” ha spiegato l’avvocato Astolfo Di Amato al termine dell’udienza, che si è svolta a porte chiuse.

Il 29 novembre toccherà alle repliche – già annunciate – del Pubblico Ministero e delle parti civili. Se fosse accolta la richiesta di derubricare in “colposo” il reato ascritto allo svizzero cadrebbero in prescrizione anche la maggioranza dei casi inseriti nell’Eternit-bis.

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