Nazismo, Cassazione: “Sui risarcimenti agli ex deportati decida il tribunale italiano”

Firenze – La Cassazione ha stabilito che spetta a una corte italiana decidere sulla questione del risarcimento dai crimini commessi in Italia dal Terzo Reich. I giudici hanno richiamato il verdetto della Corte Costituzionale che nel 2014 ha riaperto la strada alle richieste. I giudici ricomposero una sorta di gerarchia tra due principi fondamentali: l’immunità degli Stati e la tutela per i crimini di guerra e contro l’umanità, stabilendo che in base alla Costituzione italiana, il primo deve recedere rispetto al secondo. E quindi non si può consentire che per rispettare l’immunità degli Stati, chi ha subito “atti quali la deportazione, i lavori forzati, gli eccidi, riconosciuti come crimini contro l’umanità” veda negata la possibilità di accedere alla giustizia e di essere risarcito.

Un verdetto storico cui Berlino rispose che valeva la sentenza de L’Aia (3 febbraio 2012). Ovvero che non vi dovesse essere alcuna eccezione relativamente all’immunità degli Stati, per i crimini di guerra e quelli contro l’umanità. E in base a questo giudizio le denunce contro la Germania davanti al tribunale di un altro Stato fossero inammissibili. Oggi, la Cassazione ha accolto il ricorso degli eredi dei deportati costretti ai lavori forzati, che avevano fatto causa alla Repubblica Federale di Germania. E ha rinviato la decisione sui risarcimenti al tribunale di Bergamo, dove si stava svolgendo il processo.

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