Processo Olivetti, pm replica alle difese sul magazzino Telecom

Firenze – «La comunicazione di Telecom relativa all’esistenza del magazzino di Settimo Torinese, si è rivelata inutile al fine della ricerca di ulteriore materiale probatorio». E’ un passaggio della pm Laura Longo che, nella sua replica alle difese, ha affrontato nell’ultima udienza del processo per le morti da amianto diversi argomenti. Fra questi (noi ci soffermeremo su alcuni di tali temi in vari articoli ndr), proprio il magazzino di proprietà Telecom che, secondo diversi avvocati, il pubblico ministero, non avrebbe esaminato tutta la documentazione presente, nonostante che la stessa Telecom avesse comunicato in Procura l’esistenza del magazzino già nel maggio 2015.   «Da questa omissione – esordisce Laura Longo -, secondo le difese, deriverebbe il mancato rinvenimento di eventuali documenti che potrebbero dimostrare l’utilizzo del talco privo di amianto in epoca anteriore non solo al 1986, ma addirittura al 1981. Quindi, ben prima delle analisi del Politecnico».

«A questo proposito – afferma il pubblico ministero – osserviamo inanzitutto che i processi si fanno con i documenti presenti in atti, non certo con quelli che potrebbero forse eventualmente ipoteticamente esistere, ma dei quali nulla si sa. Quindi, dal punto di vista processuale la polemica è del tutto priva di rilevanza. Tuttavia, qualche precisazione è doverosa». «In primo luogo – precisa Laura Longo -, in quel magazzino ci sono circa 15mila scatoloni pieni di documenti di varia natura. Per quanto risultava al pubblico ministero, non c’era nessuna classificazione a cui fare riferimento per orientare una qualsiasi ricerca». «Quindi, è evidente l’impossibilità oggettiva di esaminarli tutti – prosegue la pm -, non solo in tempo utile per il presente processo, ma in termini assoluti. La comunicazione di Telecom relativa all’esistenza di questo magazzino, si è rivelata inutile al fine della ricerca di ulteriore materiale probatorio».

«Evidentemente – continua Laura Longo -, è stata diversa la situazione per le difese e in particolare per quella di Carlo De Benedetti e del responsabile civile di Telecom, le quali sicuramente disponevano di una qualche classificazione, ma sufficientemente dettagliate, da consentire loro di trovare a colpo sicuro, in oltre 15mila scatoloni, quella documentazione relativa ai fornitori e clienti registri Iva, come dimostrano chiaramente le produzioni dell’avvocato Pisapia». «Ormai per questo processo è tardi – ricorda la pm -, però se gli avvocati che sono in possesso degli indici o della classificazione di questi 15mila scatoloni, o parte di essi, se volessero gentilmente mettere a disposizione anche dell’ufficio del pubblico ministero, certamente le esamineremo nell’ambito del procedimento Olivetti bis che è in corso di indagini».

«In secondo luogo, però, osserviamo un’altra cosa – ribatte Laura Longo – Stante la palese disponibilità da parte delle difese di disporre gli indici o le classificazioni di quei documenti presenti in 15mila scatoloni, il fatto che la difesa di Carlo De Benedetti abbia prodotto solo quella scarsa documentazione agli atti (anagrafica-fornitori in cui è indicata la “Talco & Grafite” alla data 31 marzo 1978, “Materiali srl” al 15 maggio 1981 e al 15 settembre 1981, registro Iva del 1981 ndr), significa evidentemente che non c’era più niente di concreto, di utile per sostenere le loro tesi». «Da qui nasce il tentativo di instillare nel giudice il dubbio – conclude la pm  – circa la possibile esistenza di chissà quali ulteriori fantomatici documenti favorevoli alla difesa. Ma, in atti non abbiamo assolutamente niente».

Fonte: radioradicale.it

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