Processo Olivetti, avvocato Guido Alleva (difesa Passera): “L’amianto? Non è un tema penale”

Firenze – «L’amianto non è un tema penale». Lo sostiene Guido Alleva, avvocato di Corrado Passera, imputato nel processo per le morti da amianto all’Olivetti. Per l’ex ministro, amministratore delegato del gruppo dal 1992 al 1996, i pubblici ministeri hanno chiesto una condanna a tre anni e sei mesi. «Il vero tema di crisi di questo processo è proprio quello dei criteri di imputazione – afferma Alleva – La prova dell’esposizione non esiste, non è stata fornita (Passera risponde di due casi di mesotelioma pleurico, di cui una persona al momento è in vita ndr), ma soltanto ipotizzata». «Il tema dell’esposizione – aggiunge Alleva -, in termini generali, è irrisolto in questo processo».

Dopo un breve cenno al sistema delle deleghe che Alleva definisce «adeguato», ed a un’ampia trattazione del nesso di casualità – anche in questo caso il legale rimarca l’assenza di prove -, lo stesso avvocato evidenzia, a suo avviso, come la storia dell’Olivetti di Ivrea sia ben diversa da quella dell’Eternit di Casale Monferrato. I due scenari, a detta del legale, non sono paragonabili. «L’Olivetti non utilizzava l’amianto come materia prima o come sostanza utilizzata nei processi industriali – dice Alleva – Quindi, il rischio non è connesso all’attività di impresa». «In buona sostanza – prosegue Alleva -, il rischio è legato al tema strutturale. Quindi, a degli elementi molto più circoscritti rispetto ad una situazione come quella ad esempio dell’Eternit».

L’ultimo passaggio dell’arringa è dedicato ad una considerazione personale. «L’amianto non è un tema penale nella stragrande maggioranza delle situazioni e che la risposta penale non sia adeguata», conclude Guido Alleva chiedendo, poi, l’assoluzione per il suo assistito.

A precedere l’intervento di Alleva nell’ultimo giorno dedicato alle difese, il suo collega Alberto Mittone che assiste Franco De Benedetti, amministratore delegato all’Olivetti dal 1978  al 1988. Nei suoi confronti la procura ha chiesto una condanna a sei anni e quattro mesi. Il primo punto affrontato dal legale è il decentramento della produzione e, quindi, a detta dell’avvocato, la volontà dei vertici aziendali di responsabilizzare i diversi dirigenti a capo delle nuove strutture. L’argomento del sistema delle deleghe era già stato affrontato dall’avvocato Elisabetta Rubini che assiste Carlo De Benedetti. «Il consiglio di amministrazione nel 1978 aveva quindici consiglieri, nel 1987 ventitre – ricorda Mittone – Il fatturato del 1978 era di 1555 miliardi di lire e c’erano 70mila dipendenti. A fronte di ciò, possiamo dire con un eufemismo che Olivetti era un’azienda di grandi dimensioni». «Olivetti ha decentrato in modo organizzativo la produzione – afferma Mittone – Inoltre, ha dato vita allo scorporo in società consociate che si avvalevano di uno staff. Il senso di questa impostazione era responsabilizzare colui che si giovava di un’autonomia».

Dopodiché l’avvocato chiede alla Corte di giudicare Franco De Benedetti sulla base delle norme e regolamenti in vigore negli anni in cui il suo assistito ha ricoperto la carica di amministratore delegato.  «Per Franco De Benedetti non si può avere attenzione per la legge 626 del 1994 (in materia di sicurezza sul lavoro ndr), per la riforma del 1996, per la 81 del 2008 (decreto legislativo, a firma dell’allora ministro del Lavoro Cesare Damiano, che unifica la normativa degli ultimi 50 anni in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro ndr) e non si può citare la sentenza Thyssen, Montefibre, perché la temporalità è fondamentale – sostiene Mittone – Non solo per quello che si conosce a quell’epoca, ma anche per le norme che vanno applicate». «Sono le norme dell’epoca che devono avere attenzione a Franco De Benedetti,  sono le disposizioni esistenti dal 1978 al 1988»,  continua Mittone che precisa: «Negli organigrammi del 1985, 1986, 1987 e 1988 il mio assistito era amministratore delegato, ma unicamente con l’attribuzioni della direzione delle consociate il cui responsabile non è mai entrato in questo processo».

Fonte: radioradicale.it

 

 

 

 

 

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