Processo Olivetti, è il giorno della difesa di Carlo De Benedetti

Firenze – Il primo dei due difensori di Carlo De Benedetti a prendere la parola è Elisabetta Rubini – l’altro è Tomaso Pisapia – che, nel processo per le morti da amianto, ha affrontato oggi l’organizzazione in Olivetti e il sistema delle deleghe. Prima, però, è intervenuta in modo duro contro la procura. «Il pubblico ministero ha esordito il 13 giugno (giorno della requisitoria ndr) con un’affermazione denigratoria: l’Olivetti degli anni Settanta e Ottanta (quando Carlo De Benedetti era presidente ndr) non era certo l’Olivetti di Adriano», cita la Rubini che ribatte: «Abbiamo invece dimostrato quanto fossero importanti e presidiati dall’Olivetti i rischi connessi alla salute e alla sicurezza dei dipendenti». «L’istruttoria svolta dal pubblico ministero è stata molto carente – prosegue l’avvocato – perché non ha scandagliato l’enorme mole di documenti che la Telecom ha messo a disposizione della procura».   

Dopodiché, la stessa Rubini a partire dal 1978, anno in cui Carlo De Benedetti entra in Olivetti, ricostruisce, sulla base di documenti e testimonianze, l’organizzazione dell’azienda. «Nell’aprile 1978 l’ingegner De Benedetti viene nominato amministratore delegato di Ico, cioé della holding del gruppo – precisa l’avvocato – A partire da questo momento, egli dà inizio ad un esteso decentramento organizzativo e di sussidiarietà aziendale, per cui alla direzione centrale vengono affidate solo quelle funzioni che non possono essere svolte meglio decentrandole».  «Ad esempio tra la fine del 1979 e l’inizio dell’80 viene costituita la Ope – spiega la Rubini – Inoltre, la titolarità degli immobili industriali dell’intero comprensorio di San Bernardo viene trasferita da Ico a questa nuova società». «In questo caso, l’ingegner De Benedetti non è più il destinatario degli obblighi prevenzionistici sui suddetti immobili – prosegue il legale – Al contrario, è evidente che il soggetto di diritto destinatario di tali obblighi, deve essere individuato nel titolare delle situazioni giuridiche da cui discende la posizione di garanzia, cioè il rappresentante legale di Ope». In sostanza, secondo quanto sostenuto dall’avvocato nell’esempio indicato, gli obblighi in materia di prevenzione a tutela dei lavoratori negli immobili di San Bernardo non spetterebbero più a Carlo De Benedetti, ma al rappresentante legale della società Ope.

L’avvocato si sofferma inoltre, sempre sulla base di atti, sulle deleghe, necessarie per concretizzare il decentramento dell’azienda. «Vengono emanate norme che consentono ai responsabili delle singole strutture di operare con pieni poteri, decisionali e di spesa, e quindi, in alcuni casi di qualificarli come datore di lavoro», spiega la Rubini che aggiunge: «Il 23 maggio 2016 questa difesa ha portato in aula 58 procure notarili e, contrariamente a quanto sostenuto dalla pubblica accusa, hanno rilevanza in riferimento all’amianto strutturale. E’ evidente, infatti, che i poteri conferiti ai destinatari delle procure in materia di manutenzione degli immobili ha un’importanza assolutamente decisiva». «Nel 1980 – aggiunge la civilista   – i responsabili di primo livello hanno un potere di spesa di un miliardo di lire, che poteva aumentare con la firma congiunta di un dirigente della direzione centrale. I responsabili di secondo livello hanno un potere di spesa di 500 milioni di lire, quelli di terzo livello di 200 milioni. Nel corso degli anni queste cifre sono aumentate».  «In Olivetti – conclude la Rubini – esisteva un sistema di deleghe e di funzioni formalizzate da prima internamente e, poi, con evidenza esterna».

Nel corso dell’udienza odierna, spazio anche all’avvocato Maurizio Bortolotto (difensore di Roberto Frattini), e ai suoi colleghi  Cesare Zaccone e Michela Malerba, entrambi difesa Paolo Smirne.

 

Fonte: radioradicale.it 

 

  

 

 

 

   

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