Processo Olivetti, avvocato Pisapia (difesa Carlo De Benedetti): “Il talco è privo di amianto”

Firenze – Dopo l’intervento di Elisabetta Rubini, è la volta di Tomaso Pisapia, difensore di Carlo De Benedetti e che nei suoi confronti la procura ha chiesto la condanna a sei anni e otto mesi nel processo per le morti da amianto all’Olivetti.

«Non posso non evidenziare come i capi di imputazione sembrano riferirsi ad un amministratore delegato di un’azienda da 50 dipendenti – esordisce Pisapia – I profili di responsabilità che vengono individuati all’ ingegnere non sono di tipo organizzativo di un’azienda con 60mila  dipendenti, di cui 25mila nel comprensorio di Ivrea.». «Si sta parlando, nello specifico, di alcuni aspetti di colpa generica e di colpa specifica che vengono sapientemente miscelati e riguardano posizioni diverse da quelle dell’ amministratore delegato – prosegue Pisapia – All’ingegnere vengono contestati l’assenza di aspiratori, di mascherine e la mancata ispezione visiva dei locali». «Si sta facendo un processo ad una persona di 82 anni – continua il penalista -,  che ha speso 20 anni della sua vita per questa città prendendo un’azienda che era sostanzialmente decotta e portando il fatturato da 1000 a 10mila miliardi di lire».  «La filosofia di fondo dell’Olivetti, nella centralità e protezione del lavoratore, non è cambiata – aggiunge il penalista – Eppure, nonostante tutto ciò, i pubblici ministeri hanno chiesto di non concedere le attenuanti generiche ad un uomo incensurato».

Capitolo amianto ambientale.  «Nel momento in cui scopre che c’è dell’amianto, l’Olivetti si muove immediatamente – sostiene Pisapia – Il Sesl analizza visivamente tutti gli stabilimenti dove c’erano lavoratori, ben prima della circolare che obbligava le aziende a fare rilevamenti ambientali. In tutte le misurazioni rilevate nel 1987 e negli anni successivi, tranne quella del 1996, i valori sono inferiori ai limiti previsti».

Le bonifiche. «La circolare dell’86 del ministero della Sanità per la bonifica prevedeva due soluzioni: rimozione o fissaggio dell’amianto – ricorda Pisapia – Entrambe sono forme di bonifica. Il metodo del confinamento mediante vernici protettive è quello scelto da Olivetti fin dal 1986. Questi trattamenti venivano ripetuti». «Deve essere contestata l’impostazione della procura – dice Pisapia -, secondo cui  l’utilizzo di queste vernici sarebbe pericoloso, in quanto si rischierebbe il distacco dell’intonaco. E’ la stessa legge che prevede questo tipo di attività e lo sconsiglia solo in alcuni casi, ad esempio infiltrazioni d’acqua».

Il talco. «Telecom ha messo a disposizione della procura nel maggio dell’anno scorso un magazzino con 14mila scatoloni (il riferimento è a quello di Settimo Torinese ndr) – ricorda l’avvocato – Siamo andati a vederli e francamente la documentazione è molto frammentaria: alcuni documenti sono catalogati, altri no. Ci sono tutti i registri iva acquisti, vendite e i famosi libri codici. Ovviamente, a spizzichi e bocconi, perché è difficile trovarli regolari per un anno o una serie di anni consecutivi». «Questo serve a giustificare il fatto che del registro iva, noi abbiamo una sola pagina – prosegue il penalista – Ma, questa pagina è importante. Nel libro codici anagrafico fornitori-clienti, abbiamo trovato una prima registrazione contabile del 1978 della “Talco & Grafite Val Chisone” inserita con il codice 46 come fornitore». «Questo libro codice, ci dice che la “Talco & Grafite” era fra i fornitori dell’Olivetti – sostiene Pisapia – Nell’81, c’è un’altra registrazione, sempre codice 46, della “Materiali Srl” ed ancora un’altra nello stesso anno, sempre con la “Materiali Srl”». «Come si fa a capire che i codici sono relativi ai codici fornitori? – si domanda Pisapia – Perché abbiamo prodotto la copia della pagina del registro iva acquisti dell’Olivetti in cui il codice, assegnato alla “Materiali Srl” e relativo alla fattura dell’81, è esattamente identico al codice riportato nel libro codice, cioé quello iniziale 46, ovvero codice fornitore. Quindi, era un fornitore e il cui talco era privo di amianto».

«Il professor Occella che analizza nel 1981 il talco – puntualizza il penalista -, portato dalla Olivetti, risponde che è verdognolo. Tutti i testimoni hanno parlato di un talco bianco, bianco-biancastro. E’ un secondo elemento che la pubblica accusa non ha assolutamente considerato». «In questo procedimento c’è un dubbio enorme – conclude l’avvocato – sulle responsabilità e su come sono andati i fatti. Chiediamo l’assoluzione dell’ingegner Carlo De Benedetti da tutti i capi di accusa, perché il fatto non sussiste».

Fonte: radioradicale.it

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