Processo Olivetti, l’avvocato Luca Achiluzzi (difesa Marini) replica ai pm

Firenze – L’avvocato Luca Achiluzzi, difensore di Manlio Marini, ha affrontato il tema del talco contaminato da amianto nel processo contro ex amministratori delegati e dirigenti Olivetti, imputati a vario titolo di omicidio colposo e lesioni. Nella sua arringa, durata circa due ore, il legale ha sostenuto la tesi di un talco esente da amianto sia in Ico che in Mvo.

Achiluzzi esordisce ricordando l’indagine svolta dall’Inail e già illustrata da Francesco Messineo, consulente di parte civile per conto Telecom. «Negli anni Settanta la Ico usava il talco – afferma Achiluzzi – Ciò lo sappiamo da un atto, denominato indagine ambientale, effettuata nel 1974 dall’Inail, volta a determinare l’esposizione professionale per l’eventuale definizione del premio assicurativo per la silicosi e l’asbestosi». «Le analisi sul talco, utilizzato a Scarmagno, attestano che il materiale è estremamente puro – prosegue Achiluzzi – Tanto è vero, che la stessa Inail non applica il premio assicurativo».

A supporto della sua tesi, ovvero di un talco privo di amianto, l’avvocato si avvale anche degli atti depositati dalla difesa di Carlo De Benedetti. «Sempre negli anni Settanta, per l’esattezza nel 1978 – continua l’avvocato – , sulla base di una produzione di documenti provenienti dalla difesa Pisapia (appunto, legale di Carlo De Benedetti ndr), abbiamo appreso che la società “Talco & Grafite Val Chisone” risultava inserita nel registro contabile anagrafica cliente-fornitore della Ico. Inoltre, sappiamo che il talco venduto dalla “Talco & Grafite” era totalmente esente da amianto». «Quindi, da metà a fine anni Settanta – sostiene Achiluzzi – non abbiamo nessun elemento per poter affermare che il talco in uso all’Olivetti contenesse amianto». «Cosa accade negli anni Ottanta? – va avanti l’avvocato – Da un documento del 1981, risulta che il talco in Ico veniva usato in piccole quantità in alcuni montaggi e officine».

Inoltre, l’avvocato Achiluzzi ribatte ad un passaggio della requisitoria del pubblico ministero in cui ha sostenuto come in ogni caso l’Olivetti acquistava dalla Mvo a Sparone (provincia di Torino ndr), i particolari in gomma, già rivestiti di talco e contaminato da amianto. «Non abbiamo nessun elemento dal quale risulti che la Mvo impiegasse del talco contaminato da tremolite», afferma il legale che aggiunge:  «Abbiamo la testimonianza di Margherita Boero, dipendente della “Materiale Srl” e successivamente della “Punto L”».  «La teste – ricorda Achiluzzi – nell’udienza del 21 marzo 2016 dice che fra i loro clienti c’è la Mvo (Manifattura Valle Orco ndr) e alla domanda che tipo di materiale fornivate alla Mvo, la Boero risponde talco».  «Alla domanda del giudice (Elena Stoppini ndr) da chi compravate il talco – prosegue Achiluzzi -, la Boero risponde al 99% dalla “Talco & Grafite”.  Un talco che risulta in maniera pacifica non contaminato».  «Non c’è dubbio alcuno che il talco utilizzato dalla Mvo fosse venduto dalla “Materiale Srl” – conclude Achiluzzi – E, che il talco venduto dalla “Materiale Srl” alla Mvo fosse quello della “Talco & Grafite. Quindi, non c’è la prova».  Marini, responsabile fra il 1982 e il 1988 dei due servizi sicurezza per il lavoro in Olivetti, Sosl e Sesl, è assistito anche dall’avvocato Davide Fracchia.

Fonte: radioradicale.it

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