Strage Viareggio, ancora al centro picchetto e zampa di lepre

Continua l’esame delle cause dello squarcio della cisterna. L’arma del prof-testimone si rivolge contro Ferrovie

Lucca – Picchetto e zampa di lepre ancora al centro del processo per la strage di Viareggio in corso al Polo fieristico di Lucca. Il professor Antonio Di Iorio, docente di progettazione meccanica all’Università di Napoli e consulente per Rfi, ha sostenuto con forza che l’unico oggetto che poteva squarciare la cisterna era la zampa di lepre. L’incrollabile sicurezza del professore napoletano è stata però minata dai pubblici ministeri Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino che ne hanno messo in luce diverse contraddizioni.

Nel prosieguo dell’udienza, il presidente del Collegio Gerardo Boragine non ha ammesso la deposizione di Gabriele Malavasi, docente del’università “La Sapienza” di Roma, indicato come testimone della difesa.

Boragine è stato irremovibile accogliendo di fatto tutte le obiezioni dei due pm e dell’avvocato Gabriele Dalle Luche, per alcune parti civili, ferrovieri compresi.

Gli avvocati degli imputati hanno tentato di far deporre il testimone (e non il consulente, perché la testimonianza di Malavasi non era stata indicata come consulenza, in quanto lo stesso non ha lavorato al disastro ferroviario di Viareggio) su argomenti come i suoi rapporti con il mondo ferroviario, ma anche sugli studi in materia di sicurezza sviluppati in ambito ferroviario, e sul concetto di “rischio accettabile” lungo i binari. Una dicitura che Daniela Rombi, vice presidente dell’associazione dei familiari delle vittime “Il Mondo che vorrei” ha commentato così: «Come si quantifica il “rischio accettabile”? Quanti morti/feriti sono accettabili: più o meno di dieci? Assurdo…».

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