Amianto, Olivetti: in aula parola alle difese. Chiesto il non luogo a procedere.

FirenzeDopo l’accusa che la scorsa settimana ha chiesto il rinvio a giudizio di tutti gli imputati per le morti da amianto alla Olivetti, nell’udienza preliminare di stamani, davanti al gup Cecilia Marino, hanno preso la parola gli avvocati della difesa. Per la precisione di nove dei trentadue imputati. L’avvocato Alberto Mittone e il suo collega Cesare Zaccone, rispettivamente legali di Franco De Benedetti, fratello dell’ingegner Carlo De Benedetti e anch’egli coinvolto nell’inchiesta, e dell’imprenditore  Roberto Colaninno, i legali hanno chiesto il non luogo a procedere per i propri assistiti. Le difese hanno motivato la loro richiesta ricordando che Olivetti era un’azienda strutturata con organismi sottostanti specializzati in materia di sicurezza e ambiente. In sostanza, i vertici si fidavano di tale struttura.  Una posizione che cozza con quella della Procura: i vertici sapevano  potevano rischi relativi all’amianto e sono intervenuti in ritardo nell’applicare le dovute contromisure.

Dopodiché sono stati affrontate le posizioni di alcuni dirigenti dell’epoca: Filippo Barbera Demonte, Pierangelo Tarizzo e Renzo Alzati, difesi dall’avvocato Claudio D’Alessandro; Roberto Frattini (avvocato Maurizio Bortolotto); Paolo Smirne (avvocati Zaccone e Bortolotto) e Achille De Tommaso (avvocato Mittone). Anche in questo caso i legali hanno chiesto il non luogo a procedere. Per Umberto Gribaudo, assistito dall’avvocato D’Alessandro, il perito ha stabilito la non capacità di stare in giudizio. Si tornerà in aula dopodomani, quando sarà la volta delle difese degli altri imputati.  

 

 

 

 

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