“Quello che dicevano”: Renzi, Netanyahu e la real-politik

Firenze «L’Italia è al fianco di Israele contro il terrorismo e per riportare la pace in tutta la regione». 

Fonte: (Ansa, 29 agosto 2015)

E’ la posizione del governo italiano, ribadita dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, durante l’incontro a Palazzo Vecchio (Firenze) con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Una visita ufficiale, preceduta da quella diplomatica a luglio dal premier Renzi in Israele. Nel mezzo la morte di Alì Dawabsheh, di appena diciotto mesi. Alcuni coloni israeliani lo scorso 31 luglio hanno lanciato nella notte bombe incendiarie a Douma, un villaggio della Cisgiordania. Una di queste molotov è entrata nella casa palestinese del piccolo Alì, rimasto intrappolato tra le fiamme. Il bimbo è bruciato vivo. L’attentato ha trovato ampio spazio in tutto il mondo e il premier Netanyahu ha immediatamente condannato l’accaduto. «Questo è un attacco terroristico». Il primo ministro israeliano ha parlato di attacco terroristico, raramente avviene in caso di azioni contro i palistinesi. E’ opportuno ricordare, però, che i coloni sono stretti alleati del governo Netanyahu e, quest’ultimo, alle ultime elezioni ha chiesto i voti ai “settler”. Memoria corta. Inoltre, la tragedia è figlia di una violenza istituzionale: Israele deve abbandonare i territori occupati. Il premier Renzi questo lo sa bene, ma in nome della real-politik, a Palazzo Vecchio, assieme a Netanyahu, ha preferito dare ampio risalto ad altri temi. Nessun accenno alla tragedia. Addio piccolo Alì.   

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