Elezioni: Toscana, una volta terra rossa. Adesso, privatizzazioni e avanzata dei fascismi

FirenzeIn Toscana l’affluenza alle urne è stata del 48,28%, un meno 12,43% rispetto alle stesse elezioni regionali di cinque anni fa. Nel 2010 la percentuale votanti fu infatti del 60,71%. Un ulteriore segnale di disaffezione per una politica sempre più distante dai cittadini. Enrico Rossi, confermato presidente, ha perso nell’ultima tornata elettorale tanti voti rispetto alle elezioni del 2010. In quell’occasione ottenne 1.055.751 (59,73%), adesso, le crocette conteggiate a suo favore sono state 656.498 (48,03%). In pratica, ha perso quasi 400mila voti (per l’esattezza 399.253). Lo stesso Pd ha perso voti: è passato dai 641.214 di cinque anni fa ai 614.406 di oggi. Prime crepe nella “sua” Toscana – e non solo, vedi la Liguria – anche per il presidente del Consiglio Renzi, nonostante il probabile soccorso di quella fetta di Forza Italia guidata da Denis Verdini. L’aumento dell’astensionismo e la contemporanea perdita di voti subìta dal Pd e da Rossi, probabilmente confermano quanto ormai le politiche adottate in Toscana, una volta terra rossa, non sono più di sinistra. E, non lo sono ormai da tempo, nonostante la focaccia di Virgilio data in pasto dal presidente Rossi: «La Toscana si riconferma terra di sinistra». E’ sufficiente dare una sbirciatina all’istruzione, al trasporto, alla sanità.  Del resto è l’idea dei cosiddetti “renziani” e di una politica che non conta più nulla o quasi, schiacciata ai voleri della finanza, delle banche e della grande industria. In questo scenario era inevitabile anche in Toscana l’avanzata dei fascismi che superano la soglia del 20%. Buona l’affermazione del M5S (15,05) che, comunque, non potrà fare molto contro le privatizzazioni volute dal Pd e dai suoi interpreti. 

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