Strage Viareggio, le testimonianze della notte della strage

Parla lo zio di Lorenzo Piagentini: «Era bruciato dentro». Gli altri testimoni: fu l’inferno

Lucca – Nuova udienza del processo per la strage di Viareggio al tribunale di Lucca. Un’aula ammutolita, in un silenzio irreale, ad ascoltare il racconto che neppure le lacrime possono interrompere. Quello di Stefano Doveri, sanitario dell’ospedale Versilia e zio di Lorenzo Piagentini. «C’era un corpicino sul tavolo ed era mio nipote – queste le sue parole – Siamo abituati all’intesa in sala operatoria e guardando il medico capii… Mi avvicinai mentre lo stavano stabilizzando. Quando l’anestesista cercò di intubarlo vidi quello che non dovevo: la cavità orofaringea, che è di solito è di un bel rosa vivo, era completamente nera…Ho realizzato in quel momento che il viaggio con l’elicottero sarebbe stato inutile…».

Ha parlato anche Giorgio Puntoni, esperto di medicina legale, che ha seguito Emanuela Menichetti, morta a soli 21 anni dopo quaranta giorni di ricovero per le ustioni riportate nel disastro ferroviario: “In quaranta giorni di ospedale certo che c’è stata più volte, da parte di Emanuela, la consapevolezza della propria condizione”.

E Stefano Tognocchi, residente nei palazzi di largo Risorgimento che sono stati danneggiati, aggiunge: «Via Ponchielli era un inferno, un fuoco incredibile, non so come abbiano fatto i pompieri a buttarsi dentro quel fuoco… 

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