Strage Viareggio, al processo parlano i macchinisti

Lucca – E’ ripreso il processo sulla strage di Viareggio, con un’udienza molto attesa, in cui sono arrivate le prime testimonianze dirette, quelle dei due macchinisti, Roberto Fochesato e Andrea D’Alessandro. Prima della loro deposizione è stato proiettato un lungo video realizzato dalla Procura di Lucca con immagini in parte inedite che ripercorre i momenti salienti del disastro ferroviario.con le deposizioni.

Poi sono iniziate le deposizioni dei macchinisti. Parole drammatiche, le loro, che hanno riportato con la mente a quella terribile notte: “Abbiamo sentito un’esplosione e visto le fiamme alzarsi in cielo”, ha ricordato Fochesato, che da quella notte “non vuol più sentire parlare di treni e ferrovie“. “Dopo lo scoppio, a pochi metri da me – ha detto il macchinista – ho visto una donna con la testa in fiamme. Io non ho avuto danni fisici, ma sicuramente ne ho avuti a livello di testa“.

“All’entrata di Viareggio – ha raccontato ai giudici Andrea D’Alessandro – abbiamo sentito un grande frastuono, uno sferragliamento, come se il treno stesse frenando. Ci siamo subito resi conto che stavamo deragliando. Abbiamo fatto il possibile per fermare il treno, abbiamo aspettato che si fermasse. Poi abbiamo preso i documenti e abbiamo cercato di metterci in salvo.Ho avvisato il dirigente centrale operativo, in modo da cercare di bloccare la circolazione ferroviaria”.

Ha parlato anche Carmine Magliacane, all’epoca capostazione: “Se l’esplosione fosse stata ritardata di due minuti, i treni si sarebbero ritrovati a contatto”, ha detto, con riferimento al treno deragliato, carico di Gpl, e all’Intercity in arrivo da Roma sul quale viaggiavano 600 persone. E sarebbe stata tragedia nella tragedia.

Drammatico il racconto di Ibtissam Ayad, 24enne, la cui famiglia è stata distrutta nella strage: sono morti suo padre Mohamed, sua madre Talib Aziza, suo fratello Hamza e la sua sorellina di 3 anni, Iman. Ibtissam Ayad, in aula a Lucca ha ripercorso i momenti della notte del 29 giugno 2009. La sua è una delle storie simbolo della strage.

Il tribunale ha accettato tutta la lista di testimoni presentata dalla procura e dai difensori, tra i quali Gianni LettaDiego Della Valle e Luca Cordero di Montezemolo. In aula era presente l’amministratore delegato di Trenitalia, Vincenzo Soprano, unico tra i manager imputati ad aver partecipato all’udienza.

Mentre era in corso l’udienza davanti al polo fieristico si è svolta la protesta dell’Assemblea 29 giugno e dei ‘ferrovieri per la sicurezza’: sagome di bare, in cartoncino, con i nomi degli operai morti sul lavoro in ferrovia sono state appese sulla ringhiera all’ingresso dell’aula, con sopra le foto delle 32 vittime della strage.

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