“Eternit, strage nascosta come l’Olocausto”

Queste le parole del giudice Alberto Oggé durante l’udienza di oggi. La relazione continua mercoledì

Torino – Seconda udienza al processo d’appello Eternit oggi a Torino. Il giudice Alberto Oggè, nella lettura della relazione che ha aperto il processo, ha paragonato la tragedia della fabbrica all’Olocausto: il cenno è legato a un passaggio della sentenza di primo grado in cui si spiega che i vertici della multinazionale dell’amianto, negli anni ’70, avrebbero deciso di minimizzare i rischi legati alla lavorazione del minerale e di diffondere informazioni rassicuranti. Il parallelo con l’Olocausto, ha osservato il giudice, si può rintracciare nel fatto che lo sterminio degli ebrei venne nascosto dalle autorità naziste e fu possibile ricostruirlo in tutti i suoi passaggi soltanto a posteriori.

Il giudice ha ricordato che si tratta di un processo di dimensioni enormi: “La complessità degli accertamenti richiesti ai giudici, già valutati nel processo di primo grado, è notevole: occorre dunque un’analisi con cuore intelligente”. Non sono mancati riferimenti filosofici e letterari, da Salomone a Kant, da Aristotele a Braudel.

La relazione del giudice Oggé, nella quale sono richiamati i passaggi fondamentali della sentenza di primo grado, continuerà nell’udienza di mercoledì. Nel frattempo La Stampa ha pubblicato un articolo che cita un documento nel quale Schmidheiny accusa l’Italia e contesta il conto dei morti da amianto.

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