Riforma delle pensioni: i tecnici non hanno un bacino elettorale da difendere. I partiti invece sì.

FirenzeDal novembre 2011 la politica ha abdicato dal suo naturale ruolo appaltando la funzione di governo ai tecnici. Non è una novità nella storia della Repubblica. Nel gennaio 1995 Lamberto Dini, incaricato dall’allora Presidente Oscar Luigi Scalfaro, è salito a Palazzo Chigi. Adesso, il premier Monti ha subappaltato ad altri tecnici il compito di ridurre la spesa pubblica. Un subappalto a costo zero. L’economista Francesco Giavazzi e l’ex premier Giuliano Amato lo faranno a titolo gratuito. Non è ancora certo, ma probabilmente non peserà per le casse dello Stato nemmeno il ruolo di commissario, affidato a Enrico Bondi. I due esecutivi, il primo formato da Dini e l’altro da Monti, hanno evidenziato nel loro dna il fattore tecnico. In comune, hanno anche ben altro. Entrambi, hanno messo mano alle pensioni. Il governo Dini ha dato vita ad una rivoluzione epocale: ha trasformato il sistema pensionistico da retributivo a contributivo. Il governo Monti, in nome del decreto salva-Italia, ha esteso il sistema contributivo a tutti, allungato la vita professionale fino a 67 anni e creato gli “esodati”. I partiti non si espongono, preferiscono affidarsi ai tecnici che non hanno un bacino elettorale da difendere.

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