Saccà: le bugie a volte ritornano

Firenze Agostino Saccà, ovvero a volte ritornano. Colui che si porterà dietro, non solo il marchio dell’esecutore dell’editto bulgaro, ma soprattutto di essere l’autore della famosa raccomandata con ricevuta di ritorno che mandò a Enzo Biagi per non rinnovargli il contratto che gli avrebbe consentito di continuare a realizzare “Il fatto”. L’ex direttore è tornato sulla scena pubblica, dimostrando, nelle parole riportate da Telese, quanto quel marchio gli bruci ancora: “Gli avevo offerto 30 puntate! Aveva accettato, ma poi ha preferito andar via, come sa bene anche Mazzetti”.

Saccà non è un mentitore è uno che racconta mezze verità. L’assalto di Saccà (per conto di B.), parte ben prima dell’editto bulgaro, esattamente dopo l’estate 2001. Prima tentò di non confermare “Il fatto” (già in palinsesto), Leone, capo della Divisione 1, lo obbligò. Poi, a novembre, tentò di spostare la messa in onda a dopo il Tg1 delle 13,30. Il 29 gennaio 2002, in Commissione parlamentare, dichiarò che Biagi era una risorsa preziosa, ma la trasmissione aveva perso ascolto. Smentito dai fatti: quella seraIl fatto” fece oltre 8 milioni di telespettatori con il 27% di share. Successivamente dichiarò di essere stato frainteso. “Il fatto” andò in onda per 8 edizioni, 864 puntate, share medio del 24%, con oltre 6 milioni di telespettatori. Nel frattempo Saccà diventò direttore generale e Del Noce di Rai1. Alla quinta telefonata con Del Noce, che gli disse che stava studiando, Biagi sbottò: “Solo un cretino può studiare uno che fa la tv da 41 anni”. Il 2 luglio ci fu l’incontro che doveva essere di pacificazione. Il Gatto e la Volpe ci informarono dell’esigenza di Rai1 di programmare, al posto deIl fatto, una trasmissione di intrattenimento della durata di circa 25 minuti, da contrapporre a “Striscia la notizia”. In quell’occasione fu proposto a Biagi un nuovo contratto comprendente alcune puntate in seconda serata e due di prima. Il nuovo contratto avrebbe permesso di continuare a far lavorare la nostra redazione.

Le bozze invece di arrivare, come promesso, dopo qualche giorno, arrivarono con due mesi e mezzo di ritardo. Nel frattempo era andato in onda il famoso programma: Max e Tux, che non durava 25 minuti ma 4 e per non sovrapporlo a “Striscia la notizia” avevano addirittura accorciato il Tg1. Quel giorno Striscia fece il suo record: 14 milioni di telespettatori con il 47% di share. Max e Tux fu un flop e dal 27% scese velocemente al 15. Memorabile la dichiarazione di Del Noce: “Max e Tux sono vittime della solidarietà a Biagi”.

Il giorno della prima puntata ero con Biagi davanti alla tv, capimmo che Saccà aveva cambiato le carte in tavola. Biagi immediatamente rifiutò il contratto, dichiarando che avrebbe fatto tutto il possibile per continuare ad andare in onda con “Il fatto”. Con Di Bella e Ruffini, direttori del Tg3 e di Rai3, trovammo una nuova collocazione per la trasmissione: Rai3 alle 19,50. Prima il presidente Baldassarre disse che Rai3 non si poteva permettere il contratto di Biagi: troppo oneroso. Biagi gli rispose che avrebbe accettato un compenso da redattore ordinario da devolvere alla Casa di riposo di Lizzano. Poi Saccà informò che lo spazio era già stato promesso alla testata regionale. Infine Saccà, messo alle strette, propose le 18,50, prima del Tg3. “Non si fa l’approfondimento prima di dare la notizia”, rispose Biagi. Il fatto non doveva più andare in onda, questo era l’ordine di B. e Saccà è stato maestro ad eseguirlo. Della vicenda si occupò l’avvocato di Biagi che accettò la proposta di transazione di Saccà per non far causa alla Rai. Questa è l’altra mezza verità che Saccà non ha raccontato a Telese.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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