La Rai secondo Lei

Firenze È stato scritto e riscritto che con la nomina a direttore generale di Lorenza Lei una donna è diventata, per la prima volta, capo della Rai, dimenticando Letizia Moratti che tra il ’94 e il ’96 da presidente fece nella tv pubblica quello che voleva: assumere e licenziare i dg come si fa con i lavoratori stagionali. Sulla nomina della Lei sono state scritte, proprio perché donna, un sacco di banalità: il vestito che indossava, i chili persi, dura e determinata, ecc. La Lei è una manager costruita nell’azienda (non se ne può più di conquistadores che non sanno nulla di tv), che ha lavorato sempre con profitto, che conosce bene la Rai (pregi e difetti), che è in grado, se glielo permetteranno, di mettere la donna o l’uomo giusto al posto giusto. Le riforme non prescindono mai da chi le attua. Il consenso è stato unanime ma una domanda sorge spontanea: “Sono state dettate regole di ingaggio?”. È notorio che al ministro delle Attività produttive Romani questa Rai non piace al punto di non prendere provvedimenti per combattere l’evasione del canone (record europeo), fondamentale per dare ossigeno alla cassa. Non credo che l’obiettivo della Lei sia di riuscire dove ha fallito il suo predecessore, durerebbe il tempo di un sospiro, la sua scuola è quella dei Bernabei e non degli “improvvisati”, anche se il vero male della Rai è rappresentato dai partiti perché impongono nomi a prescindere dalle reali capacità in cambio di un fedele servilismo. Il dg ha detto che il suo obiettivo è riformare la Rai.

Il risultato elettorale potrebbe essere arrivato al momento giusto per essere utilizzato a rendere l’azienda indipendente nel rispetto del Contratto di servizio. Anche i dati di ascolto, sull’approfondimento post voto, impongono una riflessione sull’affezione e la credibilità. A fronte di risultati modesti (Ferrara al 16% di share, Vespa al 15,1), La7 ha risposto con l’11,73% del Tg di Mentana, la Gruber all’8,21 e L’Infedele al quasi 9%, per non parlare delle altre tv al 25 (Speciale elezioni del tg di Sky al 10%).

Altro argomento: i conti della Rai. Ha scritto Massimo Mucchetti sul Corriere della Sera che nel 2007 (premier Prodi, dg Cappon), la Rai aveva 16 milioni di debito contro i 127 di liquidità, mentre nel 2011 il debito rischia di salire fino a 320 milioni. Pronta replica di Masi che in un’intervista a Milano Finanza ha regolarmente smentito: “Nel 2011 la Rai chiuderà con un attivo tra i 20 e i 40 milioni”. Altro dubbio visto i riferimenti alla cassa: “Il cda ha approvato la riforma Lei (le reti diventeranno canali, nasceranno macrostrutture trasversali), tutto questo solo per far fuori i programmi non graditi al Cavaliere?”.

Firma: Loris Mazzetti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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