Torino – «Le difese hanno cercato di sminuire l’evento, ma ci troviamo di fronte alla più grave tragedia sul lavoro che si sia verificata in Italia in epoca recente. Per trovarne una più grave dobbiamo andare indietro fino al 1987, con la morte dei 13 lavoratori della Mecnavi sulla nave Montanari nel porto di Ravenna». Lo hanno detto stamani i pm Laura Longo e Francesca Traverso nella replica alla difesa durante l’udienza del processo per il rogo alla Thyssenkrupp il 6 dicembre 2007, in cui persero la vita sette operai. «Sono state morti annunciate – hanno proseguito i pm – In quello stabilimento rischiavano la vita ogni giorno e ogni notte. E se non fosse capitato a loro sarebbe capitato ad altri». L’accusa si è soffermata anche sugli impianti di rilevazione e spegnimento incendi ribadendo che se «fossero stati installati sulla linea 5 avrebbero evitato la morte dei sette operai». Poi, è stata la volta del procuratore Raffaele Guariniello che ha depositato una memoria scritta di 223 e affrontato i punti principali del processo. «Le pene richieste – ha detto Guariniello – non sono ispirate da spirito di vendetta, come hanno detto alcuni legali, ma sono proporzionate ai reati». «Per esempio – ha ricordato -, per la tragedia del Mulino Cordero di Fossano il titolare fu condannato a otto anni con giudizio abbreviato, il che significa che con rito ordinario la condanna sarebbe stata a 12 anni. E in quel caso furono contestati solo l’omicidio colposo e l’omissione di cautele antinfortunistiche». L’amministratore delegato Harald Espenhahn, accusato di omicidio volontario con dolo eventuale, è stata richiesta una pena di 16 anni e mezzo. Per Marco Pucci, Giuseppe Salerno, Gerald Prigneitz e Cosimo Cafueri, chiamati a rispondere di omicidio colposo con colpa cosciente e omissione dolosa di cautele infortunistiche, l’accusa ha chiesto 13 anni e sei mesi. Una pena di 9 anni è stata chiesta invece per Daniele Moroni, accusato degli stessi capi di imputazione (omicidio colposo con colpa cosciente e omissione dolosa di cautele infortunistiche). Inoltre, la pubblica accusa ha evidenziato come per la difesa nessuno sia colpevole, eccetto Raffaele Salerno, il direttore dello stabilimento di Corso Regina Margherita. L’accusa ha ribadito che ha le sue responsabilità ma non tutta la colpa non e per spiegare il concetto ha rievocato Malaussène, il personaggio dello scrittore Pennac abituato a rivestire gli abiti del capro espiatorio (link).
Thyssen, in aula il film della tragedia (La Stampa, di Alberto Gaino)
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