Eternit, la difesa attacca l’Inail. Battaglia sui numeri

L’obiettivo è quello di spostare la responsabilità sulle gestioni precedenti e di limitare i possibili risarcimenti. Il processo riprenderà nel 2011

Torino – Ultima udienza del 2010 al processo Eternit, la numero 33. Ha concluso la sua deposizione il consulente della difesa, l’avvocato Canzio Romano. Tra le altre cose ha contestato la veridicità dei certificati di malattie professionali riconosciuti dall’Inail, un’affermazione che ha suscitato la reazione degli avvocati di parte civile e del pubblico. Ha inoltre insistito sul fatto che il rischio di mesotelioma si crea in seguito alla prima esposizione.

L’obiettivo della difesa sembra quello di limitare il più possibile i casi di possibili risarcimenti (anche attraverso gli indennizzi stragiudiziali dei più documentati e pericolosi, che potrebbero un domani portare a risarcimenti davvero consistenti) dimezzando i mesoteliomi, minimizzando i tumori ai polmoni e limitando le asbestosi, e cercare di portare il più possibile indietro il momento dell’esposizione affermando che quella che conta davvero è la prima e scaricando possibilmente la responsabilità su chi era al timone negli anni precedenti.

Ha testimoniato anche Danilo Cottica, perito proposto dalla difesa del barone belga Jean Louis Marie Ghislain de Cartier de la Marchienne, coiimputato nel processo. Cottica ha sostenuto sostanzialmente che è inadeguato approcciare la problematica dell’amianto con le consapevolezze di oggi per giudicare la situazione dei primi anni Settanta, quando de Cartier era nel cda di Eternit.

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