Conso: “Nel ’93 non rinnovai il 41 bis per l’Ucciardone e evitai altre stragi”

<>. E’ quanto ha dichiarato l’ex ministro della Giustizia Giovanni Conso durante l’udienza in commissione antimafia questo pomeriggio. Conso, oggi 88 anni, è stato ministro della Giustizia nel governo Amato prima e in quello Ciampi poi, nel periodo drammatico prima e dopo le stragi mafiose.

Firenze<<Nel 1993 non rinnovai il 41 bis per 140 detenuti del carcere palermitano dell’Ucciardone ed evitai altre stragi>>. E’ quanto ha dichiarato l’ex ministro della Giustizia Giovanni Conso durante l’udienza in commissione antimafia questo pomeriggio. Conso, oggi 88 anni, è stato ministro della Giustizia nel governo Amato prima e in quello Ciampi poi, nel periodo drammatico prima e dopo le stragi mafiose. L’ex ministro ha anche voluto smentire che dietro alla scelta ci fosse una trattativa diretta con la mafia: <<Da parte mia – ha spiegato Conso – non c’è mai stato neppure il barlume di una possibilità di trattativa>>.

 L’ex Guardasigilli ha spiegato che la decisione di non rinnovare il 41bis per i mafiosi in carcere, <<fu il frutto di una sua decisione, decisione solitaria, non comunicata ad alcuno, né ai funzionari del ministero, né al Consiglio dei ministri, né al Presidente del Consiglio, né al capo del Ros Mario Mori, né al capitano De Donno, nemmeno al Dap. C’era la necessità di mantenere il massimo riserbo. La decisione non era un’offerta di tregua o per aprire una trattativa, non voleva essere vista in un’ottica di pacificazione, ma per vedere di fermare la minaccia di altre stragi. Dopo le bombe del maggio ’93 a Firenze, quelle del luglio ’93 a Milano e Roma, Cosa nostra taceva. Cosa era cambiato? Totò Riina era stato arrestato, il suo successore, Bernardo Provenzano era contrario alla politica delle stragi, pensava più agli affari, a fare impresa; dunque la mafia adottò una nuova strategia, non stragista>>.

Resta il fatto che lo Stato andò incontro ai desideri di Cosa nostra. E finì così per rafforzarla. Tanto che, nel gennaio del ’94, i fratelli Graviano piazzarono una Lancia Thema carica di chiodi ed esplosivo davanti allo Stadio Olimpico per uccidere centinaia di carabinieri. Secondo quanto ha dichiarato il pentito Gaspare Spatuzza, Giuseppe Graviano motivò la strage (poi fallita per un difetto del radiocomando dell’innesco) con le parole: <<Ci vuole un altro colpetto>>.

Mesi prima Cosa nostra aveva già presentato le sue richieste allo stato nell’ormai celebre papello, oggi consegnato ai magistrati da Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *