Firenze – Riceviamo e pubblichiamo un articolo, a firma di Luisa Trojanis, che raccoglie emozioni, sensazioni e stati d’animo su un mese, settembre, che chiude la stagione dell’estate per aprirne un’altra.
Settembre è il mese che preferisco. E’ quello dei buoni propositi. Si rimanda tutto a settembre, è il tempo delle scelte e delle risoluzioni. E’ anche il mese in cui sono nata. Si lascia lentamente l’estate e ci si incammina verso l’autunno, la vendemmia, la raccolta delle olive, delle castagne. Nel sottobosco i profumi si fanno intensi e l’aria è fresca. Anche il mare ha una luce diversa. Ombrelloni chiusi, sedia a sdraio riposte e una leggera brezza che ti accarezza i capelli. Mi piace sostare lungo la battigia finalmente solitaria . Rifuggo “gli umani” o meglio la massa che si riversa sulle spiagge, gli stabilimenti e l’odore di creme, oli, schiamazzi e suonerie telefoniche. A settembre si può gustare e ascoltare il mare nella sua essenza.
Anche la lapponia, dove vivo gran parte dell’anno offre scenari altrettanto belli. Incamminandosi verso il confine di stato norvegese e seguendo la statale che collega i due avamposti si può scorgere una strada che sale su per la montagna e percorribile solo in estate. Una sbarra all’inizio della strada indica che è privata e che occore pagare una sorta di pedaggio. Una casettina di legno con una fessura e un blocchettino notes di lato segnano 20 Sek, circa due euro. Si depositano i due euro e si alza la sbarra. Si raggiunge un plateau dove la tundra artica si manifesta in tutta la sua bellezza. E’ proprio in questo periodo che si può ancora camminare su soffici tappeti di muschio e mirtilli spessi 20 centimetri e tra le bacche individuare i lamponi gialli che crescono in particolari zone e da cui si ricava una marmellata che spesso viene accompagnata nei dessert. Il muschio qui, non ha niente di simile al nostro. E’ un muschio ricco di bacche gialle e rosse, foglioline e licheni da cui le renne ne ricavano un pasto delizioso. E’ proprio qui che è facile trovarle. A volte sono 300, 400, e vengono annunciate dal vento. Ti ritrovi li, in mezzo, e loro ti corrono accanto come se fossi parte di loro, del loro branco. Un odore misto di polvere e adrenalina si diffonde nell’aria. Corrono, corrono e si prova quasi il desiderio di raggiungerle e accompagnarle nel loro cammino. E’ infatti tempo di andare. Presto questo branco raggiungerà gli altri e insieme partiranno verso pascoli più consoni per prepararsi al rigido inverno e alle notti buie che caratterizzeranno il paesaggio fino a dicembre inoltrato.
Mi ricordo di aver ricevuto una telefonata da un mio amico romano proprio nel momento in cui stavo assistendo a questo passaggio rituale. Ah! Potenza della tecnologia che unisce universi così distanti! Lui, immerso nel traffico cittadino, in corsa, con il fiato sul collo, da una metro all’altra e io immersa in un altro tipo di “traffico” a spasso nel tempo in un universo arcano e magico. Ma dove sei, mi dice? Già, dove sono. E come te lo spiego? Come spiegare ad una persona stretta tra umanità varia, dentro un autobus o la metro cosa potevo provare in quel momento. Vorrei che tu avessi i miei occhi per vedere, e il mio cuore per ascoltare avrei provato a dirgli se non fosse caduta la linea.
Settembre è il mese della tavolozza dei pittori, pasticciata da varie tonalità. I gialli, il rosso, i verdi, i marroni. Il blu del cielo che dipinge i laghi di un blu cobalto e un effetto a specchio che fa si che cielo e terra si confondano perdutamente. E ancora, nuvole a volte simili a panna che si riflettono sull’acqua e ti ci specchi dentro come un “Narciso alla fonte” nella bella tela del Caravaggio.
Guardo dalla finestra, un uccellino si posa sul davanzale. Sono comunque fortunata. Nel mio peregrinare estivo, vivere nella bella toscana non è da poco. Le vigne si susseguono a perdita d’occhio. C’è un aratro che dissoda la terra e dei contadini che controllano i filari rigonfi di uva. Sullo sfondo, la cittadina fortificata di Montepulciano. Poliziani, si chiamano i suoi abitanti. Un paese che ha dato i natali a Angelo Poliziano, poeta umanista e drammaturgo italiano, considerato uno dei maggiori poeti italiani del XV secolo, membro e fulcro del circolo di intellettuali radunatosi attorno al signore di Firenze, Lorenzo il Magnifico.
Hanno un pò il naso all’insù i suoi abitanti. Qui si celebra ogni anno il Cantiere d’Arte Internazionale e il fior fiore degli artisti si ritrova spesso nei suoi ristoranti e nelle ville limitrofe alla ricerca del tempo che fu, inebriati dal Nobile e dal Rosso di Montepulciano ed accompagnati dai formaggi deliziosi della vicina Pienza. Quando la troupe di “Carabinieri”, la fiction televisiva lasciò la ben più magnanima “città della Pieve” per approdare nella più austera Montepulciano i suoi abitanti storsero la bocca, prevedendo orde di stimatori della fiction invadere le stradine solitarie. I più entusiasti furono ristoratori e le strutture ricettive i cui occhi cominciarono a muoversi come i pallottolieri, prevedendo lauti incassi. Mi ricordo quando aprirono le selezioni per il cast della nuova serie. Già dalla prima sera alcuni ladri si rubarono tutte le divise dei Carabinieri e per molti giorni le riprese furono rimandate. Nonostante questo, drappelli di gente, aspiranti attrici con mamme agguerrite al seguito, bivaccavano dietro le transenne della piazza e con fare malizioso cercavano di farsi notare dai tecnici del set nella speranza che con qualche “concessione” potessero almeno avere accesso sul lembo di terra che era stata calpestata dai divi della fiction.
Poveri noi oserei dire e poveri loro. Può mai reggere il confronto la bella piazza di Montepulciano di cinquecentesca memoria con i suoi affreschi e la sua storia, con la stretta viuzza calpestata dalla prestante Manuela Arcuri o dal bell’attore di turno? E’ meglio non rispondere a questo quesito amletico e continuare a guardare verso la finestra alla ricerca di un tempo senza tempo dove realtà e magia si perdono nei campi color ocra dei bei paesaggi senesi.
Luisa Trojanis.