Firenze - Il 7 luglio 1960 a Reggio Emilia, durante una manifestazione sindacale, cinque operai (Lauro Ferrioli, Emilio Reverberi, Marino Serri, Ovidio Franchi e Afro Tondelli) – tutti iscritti al Pci -, furono uccisi da colpi d’arma da fuoco delle forze dell’ordine. Nel Paese si respirava aria da colpo di Stato. Presidente del Consiglio era Fernando Tambroni, alla guida di un governo monocolore democristiano, sostenuto con l’appoggio determinante del Movimento sociale italiano che subito si presentò all’incasso. I fascisti ottennero, come sede del congresso missino, la città di Genova, città partigiana e medaglia d’oro della Resistenza. Le reazioni in Italia all’insediamento del governo Tambroni e la scelta di Genova per il congresso del Msi non tardarono ad arrivare. La rivolta antifascista, iniziata in giugno con una mobilitazione popolare nel capoluogo ligure si estese in tutta l’Italia. In quei giorni nelle piazze italiane caddero dieci lavoratori. Domani le commemorazioni per il 50° anniversario per i morti di Reggio Emilia. Il 17 luglio 1960 uscì un editoriale sulla rivista Epoca, scritto dal direttore Enzo Biagi e intitolato “Dieci poveri inutili morti”. Lo ripubblichiamo su queste pagine, tratto dal libro “Era Ieri” di Enzo Biagi, a cura di Loris Mazzetti, edito da Bur Saggi. Un articolo attuale che sposa alla perfezione il presente e dove ogni parola, ogni riga porta con sé un profondo senso di verità. Per quell’editoriale il direttore Enzo Biagi, su volontà di Tambroni, fu allontanato dalla direzione di Epoca. Il tempo passa, ma da Tambroni a Berlusconi nulla è cambiato nella cultura per la libertà di stampa.
<<Dieci morti. Dieci poveri, inutili morti. “Perché?” si domandano le madri dei ragazzi abbattuti dai mitra. “Perché?” Non c’è risposta. La storia di queste tristi giornate la conoscete, ma il destino di questi dieci italiani caduti sul selciato delle piazze era scritto da tempo. Ognuno di noi ha aggiunto la sua parola all’ingiusta, crudele sentenza. Li ha uccisi la cattiva politica, l’ipocrisia, il compromesso, l’interesse meschino che cancella i principi e fa tacere la coscienza. Li ha uccisi l’egoismo degli individui e il settarismo dei partiti; sono – questi poveri morti – le innocenti vittime di un mondo che ha fatto dell’opportunismo un ideale e della furbizia una filosofi. Li hanno uccisi anche coloro che tuonano contro il fascismo a Reggio Emilia, e vanno a braccetto con i camerati a Palermo, li hanno uccisi anche quei democratici che respingono le idee e le nostalgie dei missini m ne sopportano i voti, li hanno uccisi anche quei moralisti che cambiano casacca, come i corridori e i giocatori di calcio, a seconda degli ingaggi, quegli intellettuali dalle variabili opinioni che, per far dispetto a Moro, sono pronti ad arruolarsi nelle file di Togliatti.
Perché la battaglia è su due fronti, ed è colpa di tutti se abbiamo lasciato che, in certi momenti, proteste liberali fossero fatte dai comunisti, se ai comunisti è stato spesso generosamente assegnato il ruolo di difensori della libertà. Li hanno uccisi anche coloro che vedono in ogni movimento, in ogni critica, esclusivamente una manovra del Pci: a Genova lo sdegno per certe provocazioni non era sentito e manifestato soltanto dagli estremisti, era una ribellione morale che trovava unite persone di ogni idea e di diversa provenienza…. Li hanno uccisi anche coloro che, con il linguaggio e con la violenza, trasformano il Parlamento in un’osteria, coloro che fanno attribuire le miserie dei democratici a presunti vizi della democrazia…. Li hanno uccisi anche coloro che insabbiano gli scandali, sperando che il tempo faccia dimenticare anche le malefatte, ma ci sono ore in cui la lista dei conti viene presentata, all’improvviso, e non manca neppure una voce. Li hanno uccisi anche i personalismi e le rivalità di tanti uomini politici, e il fragile carattere di quei borghesi che aspettano sempre dall’alto la soluzione dei problemi; li abbiamo uccisi anche noi che, spesso, per comodità, per pigrizia o per stanchezza, incrementiamo l’indifferenza, o non abbiamo il coraggio di dire tutta la verità….
Siamo ritornati, a un tratto, nell’immediato dopoguerra. Urli di sirene, gas lacrimogeni, spari, folle tumultuose, la violenza scatenata, il solco dell’odio che torna a riaprirsi. C’è un partito – il più forte – che ha in quest’ora difficile il compito più grave: quello di creare la base sulla quale costruire un domani più sereno e più giusto. E’ la Democrazia cristiana. Deve sapere quello che vuole e deve dircelo>>.
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