Torino - Udienza importante, quella odierna del processo Eternit in corso di svolgimento a Torino. La testimonianza principale della giornata è stata resa da Thomas Schmidheiny, fratello di Stephan, uno dei due imputati assieme al barone belga Jean Louis de Cartier. Thomas è il rappresentante dalla quarta generazione di imprenditori svizzero tedeschi, proprietari di Eternit ed era responsabile della branca dedicata al cemento dell’azienda di famiglia.
Sentito come persona informata sui fatti, ha fornito risposte secche e poco circostanziate, lasciando intuire che ai vertici dell’Eternit si conoscesse l’alto tasso nocivo dell’amianto ma non sbilanciandosi mai in questo senso. A detta dell’imprenditore, a suo fratello Stephan il tema stava molto a cuore e lo aveva sviscerato in prima persona in articoli di giornali e persino in un libro.
Altra deposizione interessante è stata quella di Leo Mittelholser, amministratore delegato dell’Eternit Italia tra il 1984 e il 1986, intervenuto in qualità di teste. Mittelholser ha detto che già dal 1979 era chiaramente nota la pericolosità dell’amianto. Ma anche lui si è fatto parco di dettagli quando gli avvocati gli hanno chiesto di scendere nei particolari.
Ultimo teste Luigi Antoniani, classe 1928, con l’asbestosi dal 1975, a lungo nel consiglio di fabbrica, che ha ricordato la visita di un azionista belga che prima cacciò alcuni operai dal suo ufficio senza farli parlare e poi fece licenziare in tronco alcune lavoratrici vedendole sedute. Ma le donne erano ancora in attesa di iniziare il proprio turno di lavoro.
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