Al processo Eternit si parla di Bagnoli. Le testimonianze degli operai

Torino - Lo stabilimento di Bagnoli (Napoli) è stato al centro dell’attenzione all’udienza odierna al maxiprocesso Eternit. Nella filiale partenopea della multinazionale dell’amianto, attiva a partire dalla fine degli anni Trenta, si sono verificati, secondo i dati raccolti dalla polizia giudiziaria, non meno di 573 casi di operai colpiti da malattie provocata dal contatto con il minerale nocivo; di questi i morti sono ormai piu’ di 430 e il loro numero e’ destinato a salire.

Hanno testimoniato due ex operai, Bruno Carnevalis e Luigi Falco, entrambi malati di asbestosi. Dalle loro parole è emerso che l’azienda non ha mai fornito molte notizie ai dipendenti: patologie da amianto che venivano scambiate per normali bronchiti, visite in cui i medici minimizzavano, tute da lavoro che dovevano essere lavate a casa dalle mogli, mascherine di protezione che dopo due ore non servivano più a nulla e soprattutto la grande quantità di polvere sprigionata nel corso delle lavorazioni.

Falco ha ricordato la morte del padre, anche lui lavoratore Eternit, avvenuta nel 1965. “Il capo del personale disse a me e a mia madre che gli dispiaceva ma che se non facevamo confusione mi avrebbero assunto. Entrai nel 1969″.

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