Firenze – Un giorno degli ultimi di maggio, il 27, un coro di studenti è invitato ad esibirsi in occasione di una cerimonia ufficiale al ministero dell’Istruzione. Ad ascoltare le voci dei ragazzi anche il sottosegretario Giuseppe Pizza, il responsabile della Segreteria Pasquale Capo e due direttori generali. In coda al programma gli alunni della scuola media “Giuseppe Gioacchino Belli”, nel quartiere Prati di Roma, intonano le note di “Bella ciao”. Un lezione di idoneità per degli adolescenti che hanno ancora davanti a sé più di un lustro prima di superare l’esame di maturità. La dirigente scolastica dell’istituto, Carla Costetti, non l’ha invece presa bene, ha mostrato insofferenza scrivendo una lettera ai genitori e agli alunni della scuola “Belli” definendo quanto avvenuto <<un episodio increscioso, un atto deplorevole, di certo non una semplice ragazzata>>, ragioni per le quali – secondo la preside – i genitori avrebbero dovuto <<scusarsi>>. Di cosa? “Bella Ciao” è canzone popolare, un canto dei partigiani che senza il loro sacrificio non avremmo pochi giorni fa, il 2 giugno, festeggiato la Repubblica, la Costituzione, le istituzioni nate dalla Resistenza. Probabilmente la preside ha provato un senso di amarezza poiché quei ragazzini e ragazzine non si sono attenuti in maniera ligia al programma ufficiale previsto per la cerimonia. Ben venga, nello specifico, un fuori programma del genere in un Paese dove si disprezza l’Unità d’Italia, il tricolore, la Carta Costituzionale e da più parti si invoca la censura. E’ ipotizzabile, forse, che la stessa dirigente scolastica sia vittima di quel conformismo, di quello ossequio – a dosi elevate fino a sfiorare l’overdose -, che accompagna ogni cerimonia. Un conformismo alternato – di questi tempi – a revisionismo e snaturamento della storia. Torniamo ai fatti. I genitori non hanno gradito la lettera della dirigente, forse anche ripresa da chi sta sopra di lei nelle stanze del ministero. Forse. Fuori dell’istituto stamani alcuni genitori ed alunni al suono della prima campanella hanno cantato le strofe di “Bella ciao”. Un coro contro l’eccesso di conformismo e una lezione di civiltà, la seconda in una decina di giorni, offerta dai ragazzi. Questa volta, accompagnati dai genitori.
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