Thyssen, consulenti della difesa: gli operai videro le fiamme dopo minuti

TorinoUna strategia difensiva fondata sui tempi per ricostruire attimo dopo attimo quanto avvenne la notte del 6 dicembre 2007 alla Thyssenkrupp dove morirono sette operai. I legali degli imputati per sostenere la propria tesi si sono affidati alla deposizione dell’ingegnere Vittorio Betta. Il consulente tecnico di parte ha ricostruito oggi in aula la dinamica della tragedia: le fiamme furono notate a mezzanotte, 46 minuti e 40 secondi, ovvero <<undici minuti dopo l’avvio della linea>>, ha precisato Betta.  A mezzanotte e 45, secondo il consulente, gli operai non si erano accorti dell’incendio, poiché a quell’ora è registrata un’operazione effettuata da un collaudatore impegnato sulla linea 5 a provvedere ad un danno su una lamiera. <<Operazioni incompatibili con l’ipotesi che la squadra avesse già avvistato l’incendio a quell’ora. Se lo avessero visto, sicuramente avrebbero dato la precedenza al rogo>>, ha affermato l’ingegnere Betta che ha aggiunto: <<Se fosse stato un incendio iniziale con gli estintori lo avrebbero senz’altro spento, invece permaneva sull’impianto da almeno 10 minuti>>. Secondo questa ricostruzione, gli operai non si sarebbero accorti subito dell’incendio ma in ritardo. Il pubblico ministero Raffaele Guariniello ha considerato questa tesi <<non convincente>> e rivolgendosi al consulente di parte nel controinterrogatorio gli ha rivolto una domanda: <<Questi sette lavoratori quindi sono morti secondo lei per colpa loro?>> (link).

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Mafia: Dell’Utri condannato a sette anni

FirenzeMarcello dell’Utri, l’ideatore di Forza Italia, è stato condannato a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Un reato commesso dal senatore fino al 1992, poiché il collegio giudicante ha assolto dell’Utri <<per le condotte successive al 1992, perché il fatto non sussiste>>. Questa la sentenza, pronunciata stamani dalla seconda sezione della Corte di Appello di Palermo presieduta da Claudio Dall’Acqua. Per effetto di tale sentenza che assolve il senatore del Pdl per le “condotte successive al 1992″, la pena in appello è stata ridotta di due anni. In primo grado Dell’Utri era stato condannato, sempre per concorso esterno in associazione mafiosa, a nove anni. Il procuratore generale Gatto aveva chiesto la condanna a undici anni. Dalla sentenza restano fuori il periodo della nascita di Forza Italia e quello delle stragi del 1993. Bisognerà attendere la motivazione della sentenza - sarà depositata entro novanta giorni – per capire le ragioni per le quali i giudici hanno tracciato una linea di confine fra il prima e il dopo 1992 nel comportamento di Dell’Utri: nascita di Forza Italia, il periodo delle stragi, la trattativa tra stato e mafia. 

Dell’Utri: il giorno del giudizio (Il Fatto Quotidiano)

Dell’Utri condannato a sette anni (Liberainformazione)

Il Pdl fa quadrato intorno a Dell’Utri (Il Fatto Quotidiano)

Sette anni, ne dimostra di più (Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio)

Conferenza stampa dell’Utri (Il Fatto Quotidiano)

Giovani Pdl Sicilia contro Dell’Utri (Il Fatto Quotidiano)

Video, intervento di Attilio Bolzoni (La Repubblica)

La lettura della sentenza (La Repubblica)

 
 

 

 I giornali nazionali: La Stampa, Corriere della Sera

El Pais

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Eternit: per l’accusa le visite di controllo erano preannunciate

Torino - Tre testimonianze all’udienza odierna del processo Eternit. Si è iniziato con la toccante deposizione della signora Romana Blasotti, presidente dell’Associazione familiari vittime dell’amianto di Casale Monferrato, che ha ricordato i suoi cinque morti per l’amianto: il marito, la figlia, la sorella, un nipote e una cugina.

La seconda testimonianza è stata resa da Mauro Patrucco, dipendente Eternit dal ’74 al ’76 e poi licenziato per il diverbio nato con la direzione proprio a causa della presenza eccessiva di polvere d’amianto nello stabilimento di Casale.

Il pm Raffaele Guariniello ha poi mostrato al presidente della Corte Casalbore due lettere, del ’77 e dell’81, inviate dal geometra Reposo, il direttore dello stabilimento di Casale, ai propri tecnici. Si tratta di una novità di questo processo con cui l’accusa vuole dimostrare che le visite di controllo in azienda erano preannunciate. Non solo. E che prima di questi controlli i vertici dell’azienda impartivano direttive al proprio personale per rendere pulito uno stabilimento che invece di norma era molto polveroso. Guariniello ha parlato delle due lettere durante l’interrogatorio di Ezio Bontempelli, dal ’77 all’inizio dell’86 responsabile del servizio tutela ambiente e sicurezza.

Il processo è stato aggiornato al 5 luglio.

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Strage di Viareggio: Matteoli annuncia che non parteciperà alla cerimonia di commemorazione. Rispettato il volere dei familiari delle vittime.

Firenze - La posizione, assunta dai familiari delle vittime, era stata chiara: <<Il ministro Altero Matteoli non venga alla cerimonia di commemorazione della strage. Non è persona gradita>>. I comitati e le associazioni, nate dopo la strage di Viareggio (29 giugno 2009) che costò la vita a 32 persone, in più di un’occasione avevano spiegato le loro ragioni. <<Ha difeso a spada tratta – si legge in una nota – Mauro Moretti e sostenuto la sua rinomina>>. Moretti, anch’egli <<persona sgradita>>, è stato confermato la scorsa settimana alla carica di amministratore delegato delle Ferrovie. In una lettera, inviata oggi al sindaco di Viareggio Luca Lunardini (Pdl), il ministro delle Infrastutture e dei Trasporti Altero Matteoli ha annunciato che non andrà a Viareggio. << Non voglio essere motivo di divisione né di turbamento – scrive Matteoli – in un momento in cui devono prevalere i sentimenti di solidarietà per il dolore delle famiglie delle vittime ed il rispetto per il ricordo di chi ha perso la vita>>. I familiari delle vittime avevano detto da tempo che nessuno spazio doveva essere riservato ai politici. Non sarà così, invece, per i familiari delle vittime di altre stragi che, assieme a quelli di Viareggio, convivono con il dolore e invocano verità e giustizia. I comitati e le associazioni della cittadina toscana hanno invitato i Comitati dei familiari Moby Prince, Casa dello studente dell’Aquila, scuola di S. Giuliano, aeroporto Linate.

Viareggio un anno dopo… (Articolo 21) 

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Nasce il coordinamento “Primo luglio”. Giornalisti volontari per la comunicazione sulla manifestazione contro i tagli e i bavagli

FirenzeIn vista della giornata di mobilitazione contro la legge bavaglio di Piazza Navona a Roma, su iniziativa della Fnsi è nato “Primo Luglio” il coordinamento tra le associazioni Articolo 21, Associazione 5/12, Lettera 22, Reporter Senza Rete, e le emittenti radiofoniche Radio Città Futura e Radio Articolo 1. Da lunedì a giovedì, sotto la sigla della Federazione Nazionale della Stampa che ha lanciato la manifestazione, saranno realizzate interviste e diversi approfondimenti sia in audio che testuali, a disposizione delle numerose testate operanti sul territorio nazionale.

Una iniziativa, precisano i responsabili delle associazioni, per <<dimostrare l’esigenza di tenere accesi i riflettori sul disegno di legge Alfano e per dar voce ai soggetti e ai temi che verrebbero oscurati se passasse un provvedimento che colpisce al tempo stesso il lavoro dei giornalisti e il diritto dei cittadini di conoscere le vicende del Paese>>. Una campagna di informazione <<non legata esclusivamente al capitolo “bavagli” ma anche a quello dei tagli che interessano il mondo della ricerca, della musica e della cultura. Da lunedì sui siti delle associazioni sarà possibile leggere e ascoltare i materiali che verranno prodotti dal coordinamento e rilanciati, in contemporanea, sia dalle agenzie di stampa che dai media italiani>>.

Il giorno della manifestazione Reporter Senza Rete seguirà l’informazione televisiva e realizzerà una puntata speciale dell’Osservatorio Tg in video che sarà mandata in onda a Piazza Navona a chiusura della manifestazione. La redazione temporanea lavorerà dalle 10 della mattina alle 24, su tre turni organizzati fra giornalisti volontari. Verranno realizzate interviste e raccolte testimonianze di chi interverrà alla manifestazione di piazza Navona.

Strage di Viareggio, le associazioni delle vittime: no alla sfilata dei politici e dei rappresentanti delle Ferrovie

FirenzeL’eventuale presenza del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli e dei rappresentanti delle Ferrovie alla commemorazione della strage di Viareggio è <<sgradita>>. Lo hanno ribadito nella giornata di sabato presentando le iniziative i comitati e le associazioni, “Assemblea 29 giugno” e “Il mondo che vorrei”, nate in seguito al disastro ferroviario del 29 giugno 2009 che provocò la morte di 32 persone. <<Alla manifestazione – si legge in un comunicato a firma di Riccardo Antonini  (Assemblea 29 giugno) e Daniele Rombi (Il mondo che vorrei) – per ricordare le 32 vittime della strage, per sostenere i familiari, i feriti, i sopravvissuti di questa immane tragedia, parleranno anche i politici>>. <<Questi non erano i patti – prosegue la nota – stipulati tra gli organismi sorti dopo il 29 giugno e l’amministrazione comunale. Inanzitutto, chiediamo il rispetto di questo accordo frutto di sei riunioni in Comune>>. <<Tra l’altro uno dei politici che deve parlare alla manifestazione – aggiungono Riccardo Antonini e Daniele Rombi – sarebbe il ministro dei Trasporti, signor Matteoli, che dopo la strage, da subito, ha difeso a spada tratta il sig. Moretti e sostenuto la sua rinomina>>.

Nella mattinata di venerdì 25 giugno Mauro Moretti è stato confermato alla carica di amministratore delegato delle Ferrovie. <<Un’offesa – puntualizza la nota – alla città di Viareggio ed ai familiari delle vittime che in queste settimae hanno raccolto 10.000 firme affinché il sig. Moretti non ricoprisse mai più quella responsabilità>>. <<Queste novità – si legge nella nota – offendono la nostra città ed uccidono per la seconda volta le vittime della strage>>. Il sindaco di Viareggio Luca Lunardini ha annunciato che il ministro Matteoli sarà presente ma non farà un discorso pubblico. Non andrà a Viareggio invece l’amministratore delegato Mauro Moretti. A rappresentare le Ferrovie, questa la volontà della società, ci sarà comunque una rappresentanza, non voluta però dai familiari delle vittime.

<<Dirigenti Fs, statevene a casa>> (Il Tirreno)

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http://www.assemblea29giugno.info/

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Ustica, Napolitano: “Sforzo delle istituzioni per dipanare le ombre”

FirenzePubblichiamo il messaggio del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, inviato nella ricorrenza del trentesimo anniversario del disastro di Ustica al Presidente dell’Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica, Daria Bonfietti. Il Presidente Napolitano ha rinnovato ai familiari delle vittime la sua vicinanza e quella dell’intero Paese.

<<Il dolore ancora vivo per le vittime si unisce all’amara constatazione che le indagini svolte e i processi sin qui celebrati non hanno consentito di fare luce sulla dinamica del drammatico evento e di individuarne i responsabili. La tenace dedizione e l’anelito di verità e giustizia con i quali l’Associazione da lei presieduta perpetua il ricordo di quel 27 giugno 1980 trovano la nostra piena comprensione. Occorre il contributo di tutte le istituzioni a un ulteriore sforzo per pervenire a una ricostruzione esauriente e veritiera di quanto accaduto, che rimuova le ambiguità e dipani le ombre e i dubbi accumulati in questi anni>>.

Il programma delle iniziative

I nomi delle vittime della strage (La Repubblica) 

Nel giorno della memoria (La Repubblica) 

Ustica: a 30 dalla strage un appello a Sarkozy

La Francia pronta a cooperare (22 giugno 2010)

Vergogne di Stato (Articolo 21)

Ustica: infuria la polemica, Giovanardi contro tutti

www.stragediustica.info  

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Resistenza: “Italiani, di Costituzione”. Festa Anpi ad Ancona.

FirenzeAl via da oggi ad Ancona la seconda festa nazionale dell’Anpi. Quattro giorni di dibattiti, convegni su Resistenza e Costituzione – punti fermi della nostra Repubblica -, alternati a mostre, presentazione di libri, spettacoli musicali e teatrali. <<Italiani, di Costituzione>> è la frase guida di questo raduno popolare ed è anche lo slogan scelto dall’Anpi per lanciare l’appello contro le dannose azioni che invocano la secessione, che si ispirano al populismo autoritario, al revisionismo storico e, al contempo, soffocano la libertà, i diritti. Valori, quest’ultimi, irrinunciabili. In questi quattro giorni saranno affrontati diversi temi: il lavoro, la pace e la democrazia. Un richiamo al dovere morale nei confronti della politica, di opposizione e di governo. Un richiamo forte e orgoglioso al 150° anniversario dell’Unità di Italia. Un richiamo e un appello che ha già riscosso un primo successo: una crescita sostanziosa negli ultimi mesi delle iscrizioni, soprattutto da parte dei giovani. La festa si concluderà domenica 27 giugno, quando dal palco parleranno il presidente nazionale dell’Anpi Raimondo Ricci, il segretario della Cgil Guglielmo Epifani e il capogruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo Martin Schulz.

Il programma

L’appello: “Sono italiano di Costituzione”

www.anpifesta.org

 

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Processo di appello a Dell’Utri: giudici in camera di consiglio.

FirenzeNell’aula del carcere di Pagliarelli si è svolta stamani l’ultima udienza del processo di appello contro il senatore Marcello Dell’Utri. Il procuratore generale Antonino Gatto ha replicato alle argomentazioni presentate, durante le arringhe, dal collegio difensivo del senatore. Il procuratore generale ha chiesto la condanna del senatore a undici anni di reclusione. Poi, è stato il turno dei legali – hanno chiesto la piena assoluzione – di Marcello Dell’Utri. Il collegio della seconda sezione penale della Corte di Appello di Palermo, presieduto dal giudice Claudio Dall’Acqua, una volta ascoltate le parti, poco dopo le 13 è entrato in camera di consiglio. L’imputato non era presente in aula rinunciando così alla possibilità di rilasciare dichiarazioni spontanee. Nel 2004 il senatore dell’Utri era stato condannato in primo grado a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Due anni in più rispetto all’altro imputato, Gaetano Cinà, al quale è stata inflitta una pena di sette anni (link).

Il Fatto Quotidiano 

Video: “Sotto scacco”, il processo nel documentario del “Fatto Quotidiano”

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Ddl intercettazioni, Anm: lotta al crimine più difficile.

Firenze - Pubblichiamo il comunicato della Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati sulle norme presenti nel Ddl intercettazioni.

E’ ormai ampiamente condiviso dagli operatori del settore e dall’opinione pubblica, anche a livello internazionale, che le proposte di riforma in materia di intercettazioni determineranno conseguenze gravissime sull’organizzazione degli uffici giudiziari e nel contrasto alle diverse forme di criminalità. E’ nostro dovere denunciare nuovamente che con le norme approvate dal Senato sarà molto più difficile la lotta al crimine da parte delle forze dell’ordine e della magistratura inquirente, mentre gli uffici giudiziari verranno travolti da adempimenti burocratici che renderanno oggettivamente impossibile il funzionamento del sistema.

 I danni nella lotta al crimine.

Con la nuova legge l’efficacia dell’azione delle forze dell’ordine e della magistratura inquirente sarà gravemente indebolita. Di seguito un elenco, solo esemplificativo, delle attività di indagine precluse dalla riforma.

Tabulati del traffico telefonico.

Oggi si possono estrarre i dati del traffico telefonico transitato su una cabina pubblica. E’ la tecnica utilizzata per individuare gli autori dell’omicidio D’Antona, attraverso l’incrocio dei dati del traffico delle cabine pubbliche e delle schede telefoniche usate. Questo non sarà più possibile. La limitazione vale anche per mafia e terrorismo. Con la nuova legge non sarebbero stati individuati gli autori dell’omicidio D’Antona.

Oggi si possono estrarre i dati del traffico transitato su una cella telefonica per individuare gli autori di un reato. Ad esempio, in un caso di rapimento oggi si possono acquisire i dati della cella per poter individuare le persone presenti sul luogo del sequestro. Questo non sarà più possibile. La limitazione vale anche per i reati di mafia. Dunque, in un caso di attentato mafioso non sarà possibile acquisire i dati del traffico sul luogo dell’attentato per individuare i killer.

Oggi si possono estrarre i dati del traffico per individuare l’utenza in uso all’indagato da sottoporre a intercettazione. Ad esempio, se la polizia giudiziaria segue l’indagato e lo vede usare un telefono oggi può acquisire i dati del traffico transitato sulla cella e individuare l’utenza utilizzata. Questo non sarà più possibile. La limitazione vale anche per mafia e terrorismo.

Oggi si possono estrarre i dati del traffico telefonico per tutti  i reati, mentre con la nuova legge sarà consentito solo per i reati per i quali è ammissibile l’intercettazione. Ad esempio, in un’indagine per truffa non sarà possibile estrarre il tabulato dell’indagato per dimostrare i contatti avuti con la vittima.

Riprese visive.

Oggi si possono effettuare, da parte della polizia giudiziaria e senza autorizzazione del magistrato, riprese visive (senza captazione dei suoni) in luoghi pubblici o aperti al pubblico per la ricerca dei latitanti. Questo non sarà più possibile. La limitazione vale anche per i delitti di mafia e terrorismo. Dunque, anche le attività di ricerca dei latitanti di mafia subiranno un grave danno.

Oggi si possono effettuare, da parte della polizia giudiziaria e senza autorizzazione del magistrato,  riprese visive (senza captazione dei suoni) in luoghi pubblici o aperti al pubblico. E’ la tecnica utilizzata, ad esempio, per individuare gli autori di delitti di spaccio di stupefacenti in luoghi pubblici. Questo non sarà più possibile. La limitazione vale anche per mafia e terrorismo.

Oggi si possono effettuare, da parte della polizia giudiziaria e senza autorizzazione del magistrato, riprese visive (senza captazione dei suoni) in luoghi pubblici o aperti al pubblico anche per reati diversi da quelli che consentono le intercettazioni. Ad esempio, questo strumento di indagine viene adoperato per individuare i pubblici dipendenti che si assentano illegittimamente dal luogo di lavoro. Questo non sarà più possibile.

Intercettazioni telefoniche o telematiche.

Oggi si possono intercettare le utenze della vittima del reato, dei suoi familiari ovvero dei familiari dell’indagato per acquisire elementi di prova, anche se non vi sono elementi per sostenere che costoro siano a conoscenza dei fatti. In un sequestro di persona, ad esempio, le utenze dei familiari della vittima sono estremamente utili perché questi possono ricevere minacce o richieste di denaro. Ciò non vuol dire, però, che siano a conoscenza dei fatti. In un caso di omicidio le utenze delle persone vicine alla vittima, soprattutto in contesti mafiosi, consentono di acquisire importanti elementi di prova, ma non sempre si può sapere prima che gli interessati siano a conoscenza dei fatti. La limitazione vale anche per i delitti di mafia e terrorismo.

Oggi si possono intercettare le conversazioni da telefoni pubblici. Ad esempio, se dalle attività di pedinamento risulta che l’indagato utilizza una postazione di un internet point ovvero una cabina pubblica per comunicare, oggi è possibile sottoporre a intercettazione telematica il computer dell’internet point o l’utenza pubblica (ovviamente acquisendo solo le comunicazioni dell’indagato). Con la nuova legge non sarà più possibile. La limitazione vale anche per mafia e terrorismo.

Intercettazioni ambientali.

Oggi si possono effettuare intercettazioni ambientali in luoghi diversi da quelli di privata dimora. Con la riforma non sarà più possibile farle nei luoghi “privati”, a meno che non si dimostri che lì stia avvenendo un reato. Quindi, non si potranno fare intercettazioni all’interno di autovetture o negli uffici privati. Ma anche per altri luoghi la norma pone seri problemi interpretativi: ad esempio, il bagno di una scuola è luogo pubblico o privato? E c’è differenza se la scuola è pubblica o privata? Una stanza d’ospedale  è luogo pubblico o privato? E se si tratta di una clinica? Un’interpretazione rigorosa, ma non improbabile, della nozione di luogo “privato” porterebbe a non consentire le attività di intercettazione ambientale in moltissimi luoghi. Ad esempio, nei bagni delle scuole tale strumento investigativo ha spesso  consentito di individuare gli autori di reati di pedofilia.

Tre giudici ogni tre giorni

Nel testo approvato dal Senato l’autorizzazione alle operazioni di intercettazione e all’acquisizione dei tabulati del traffico telefonico è attribuita alla competenza del tribunale del capoluogo del distretto in composizione collegiale. Per ogni utenza telefonica da sottoporre a intercettazione e per ogni tabulato telefonico da acquisire il pubblico ministero dovrà trasmettere l’intero fascicolo al tribunale del capoluogo del distretto. Per proseguire le attività di intercettazione oltre il 75° giorno e sin dall’inizio per le intercettazioni ambientali la trasmissione degli atti dovrà avvenire di tre giorni in tre giorni.

Chiunque conosca la realtà degli uffici giudiziari italiani, la cronica mancanza di mezzi e risorse e l’enorme carico di lavoro dei magistrati, può facilmente comprendere le conseguenze sul piano gestionale e organizzativo di tali previsioni. Gli uffici giudiziari non hanno autovetture funzionanti, non hanno fondi per pagare il lavoro straordinario, non hanno mezzi per la copia integrale di fascicoli voluminosi. Pensare che ogni tre giorni, anche il sabato e la domenica, centinaia di faldoni debbano viaggiare da e per il capoluogo del distretto è semplicemente assurdo.

 

 
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