Torino – In Corte d’Assise stamani ha testimoniato nel processo per il rogo alla Thyssenkrupp il vicesindaco di Torino Tom Dealessandri. Su richiesta della difesa, Dealessandri ha ricostruito i rapporti fra il Comune e l’azienda. Nella sua deposizione, il vicesindaco ha ricordato la volontà del Comune di far cambiare idea ai vertici della multinazionale dal momento in cui comunicarono la decisione di chiudere lo stabilimento piemontese e di trasferire gli impianti a Terni. Dealessandri, ricostruendo i vari incontri di quel periodo, ha affermato che la chiusura dello stabilimento era per Torino «un gravissimo problema». Una scelta che avrebbe comportato un depotenziamento industriale e, di riflesso, la perdita di molti posti di lavoro. «Cercammo – ha detto – di convincere la Thyssenkrupp a restare. Fino alla primavera del 2007 non era mai stata in discussione la permanenza dello sede. In precedenza, anzi, l’azienda aveva fatto delle assunzioni, aveva parlato di allargare lo stabilimento. La decisione di andarsene, ancora oggi, mi è incomprensibile». Alcuni passaggi della testimonianza del vicesindaco, non sono piaciuti ai lavoratori presenti in aula, in particolare quando Dealessandri ha affermato che l’amministrazione è tuttora impegnata ad aiutare coloro che sono rimasti senza un lavoro. «Ventitre di noi – ha detto un operaio all’uscita – sono ancora in cassa integrazione. E guarda caso sono quelli che si sono costituiti parte civile». Prima di Dealessandri era stato ascoltato anche Gianfranco Borghini che, all’epoca dei fatti, seguì la procedura della chiusura dell’impianto torinese, per il ministero dello Sviluppo Economico. Il processo è stato aggiornato al 21 aprile.
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