Primo marzo 2010, sciopero degli stranieri: non diventi una celebrazione come la festa della donna.
Firenze - Una risorsa nelle fabbriche, fra le mura domestiche e nei campi a raccogliere frutti e pomodori. E, non solo. E’ il popolo dei migranti, costretti ad abbandonare il loro paese nativo nel tentativo – non sempre riuscito -, di costruirsi un domani migliore. Un’impresa irta di ostacoli e difficoltà, presenti già nell’anima di questa o quell’altra persona alla sola idea di lasciare la propria terra madre. L’ambiente intorno a loro non li aiuta: organizzazioni criminali capaci di barattare esseri umani in cambio di denaro. Organizzazioni per nulla interessate al destino del migrante: se i sogni degli stranieri si realizzeranno o rimarranno per sempre negli abissi del mar mediterraneo. I più fortunati riescono a sopravvivere e lentamente, fra diavolerie varie, si inseriscono nel tessuto produttivo di questo o quell’altro paese europeo. In Italia si contano circa cinque milioni di migranti, integrati (o quasi), sfruttati quando è il tempo del lavoro, discriminati quando il tempo non segna l’orario della fatica. Forme di discrimazioni e sfruttamento - quest’ultimo tuttora dominante quando si associa l’essere umano al ciclo della produzione – conosciute, quando si scava nel passato, anche dagli italiani. Una parte della generazione dei nostri padri e di quella ancora precedente, ha dovuto a malincuore lasciare l’Italia cercando fortune all’estero. Un motivo in più per non soffiare su quel vento gelido e fastidioso che ogni giorno investe gli stranieri. L’idea di futuro, di un sistema integrato, si sviluppa dalla memoria. Intanto, oggi i migranti potranno rendersi visibili in virtù della giornata del Primo marzo 2010, sciopero degli stranieri. Uno scatto di orgoglio nella speranza che il tutto non diventi una celebrazione, identica ai connotati assunti dall’8 di marzo, festa della donna.
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