Roma – E’ morto Antonio Giolitti, uno dei padri costituenti e nipote dello statista liberale Giovanni Giolitti. Aveva 95 anni. Nato a Roma il 12 febbraio 1915, Giolitti ha abbracciato i valori dell’antifascismo che l’hanno accompagnato per tutta la sua vita. Una laurea in legge, Giolitti ha partecipato alla lotta di Liberazione e, nel dopoguerra, è stato un uomo politico dall’indiscusso rigore morale. Prima nel Pci, poi nel Psi per tornare, come indipendente, nel Pci. Indimenticabile è stata la sua rottura a metà degli anni Ottanta con l’allora segretario del Psi, Bettino Craxi. Anche in questo, fu lungimirante.
Alcuni cenni biografici. Nel 1940 Giolitti venne in contatto con il Pci, allora in clandestinità. L’anno successivo fu arrestato dalla polizia fascista e deferito al Tribunale speciale che, però, lo assolse per insufficienza di prove. Da questo momento, l’impegno di Antonio Giolitti nella Resistenza antifascista divenne ancor più intenso. Nel 1943 Giolitti, assieme a Giancarlo Pajetta, Ludovico Geymonat, Pompeo Colajanni, fondò un primo nucleo delle future Brigate Garibaldi del Piemonte. Nel 1944, durante un combattimento, Giolitti rimase gravemente ferito e fu trasportato in Francia per essere curato. Rientrò in Italia nel 1945. Nel dopoguerra, si dà subito alla politica: sottosegretario agli Esteri nel governo Parri, deputato comunista alla Costituente e fu eletto alla Camera nelle liste del Pci nel 1948 e nel 1953. Nel 1957, dopo quanto accaduto in Ungheria, Giolitti, decise di lasciare il Pci e aderì al Psi. Giolitti è stato anche ministro del Bilancio nei governi guidati da Moro, Rumor e Colombo. Giolitti ha ricoperto pure la carica di commissario alla Comunità economica europea. Dopo la rottura con Craxi, tornò come indipendente nelle file del Pci dove nel 1987 fu eletto senatore. Al termine della legislatura, 1992, si ritirò dalla vita politica.
Anpi.
Il cordoglio del Presidente della Repubblica.
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