Torino - Doveva essere il giorno dei manager tedeschi della Thyssenkrupp, imputati nel processo per il rogo che provocò due anni fa la morte di sette operai. Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz, invece, non si sono sottoposti all’esame dei pubblici ministeri avvalendosi della facoltà di non rispondere. Idue dirigenti hanno letto – in un italiano stentato e dal forte accento tedesco -, una breve dichiarazione nella quale hanno spiegato di non conoscere l’italiano a sufficienza e, quindi, di non essere in grado di affrontare le domande.
Una scelta che sposa la linea difensiva contrastando la decisione, assunta fin dall’inizio e ribadita in altre occasioni, dalla Corte di respingere la richiesta della difesa di nominare un interprete. I due dirigenti, comunque, hanno annunciato che presenteranno una memoria scritta. La Corte d’Assise, dopo una breve sospensione, ha disposto che i due manager saranno ascoltati con un interprete il 4 novembre. I giudici, ad ogni modo, non sono tornati indietro rispetto alla loro decisione sulle richieste di nullità della difesa legate alla traduzione degli atti (link).
L’udienza è proseguita ascoltando il primo testimone della difesa, l’operaio Antonino Miceli che, nel corso della sua audizione ha affermato cose differenti rispetto a quanto emerso dalle deposizioni di diversi testi dell’accusa. Miceli ha precisato che non vi era nessun divieto nell’utilizzare il pulsante di emergenza, secondo l’operaio, il pulsante poteva essere premuto da chiunque (link 1).
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