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    26 settembre, le “agende rosse” in piazza anche a Roma.

    venerdì 25 settembre 2009

    FirenzePubblichiamo per intero l’articolo scritto da Salvatore Borsellino su il sito www.19luglio1992.org, dove potrete trovare tutte le necessarie informazioni sulla manifestazione di domani, 26 settembre. 

    Questa manifestazione è la continuazione ideale di quella che abbiamo fatto il 20 luglio davanti al palazzo di Giustizia di Palermo in sostegno di quei magistrati che, a rischio della propria vita, stanno combattendo per arrivare alla Verità sulle stragi del ’92 e del ’93. Non dobbiamo dare tregua agli assassini ed ai loro complici. Dovremo esserci tutti, quelli che abbiamo scalato sotto il sole le rampe che portano al Castello Utveggio portando un pezzo di Paolo dentro il nostro cuore, tutti quelli che eravamo in via D’Amelio quando all’ora della strage per un interminabile minuto si sono sentiti solo i battiti dei nostri cuori, tutti quelli che abbiamo percorso le vie di Palermo che ci portavano alla Magione levando in alto le nostre agende rosse e tutti quelli che abbiamo gridato la nostra rabbia e la nostra voglia di Verità davanti al palazzo di Giustizia.

    E ci saranno tanti altri ancora, tutti quelli che in tante piazze d’Italia hanno urlato insieme a noi la nostra sete di Verità e di Giustizia, e avremo ancora in mano la nostra agenda rossa, un’agenda rossa che ora fa paura a tutti. Mobilitiamoci tutti, ognuno di noi si impegni a far venire quante altre persone può, in una catena che non deve avere fine. Adesso hanno paura e si stanno muovendo, cominciano a muovere le loro pedine, Rutelli, Violante, il PG di Caltanissetta Barcellona, noi dobbiamo agire più rapidamente di loro, impedire che fermino Sergio Lari, Antonio Ingroia, Nino Di Matteo, non lasciamoli soli, impediamo che chiudano la bocca a Massimo Ciancimino, che si muova il CSM, facciamogli capire che dovranno passare sui nostri corpi, che dopo 17 anni non ci lasceremo strappare ancora una volta la verità. Il nostro grido di RRRESISTENZAAAAA deve essere un urlo nelle loro orecchie, un urlo gridato da vicino, sotto le finestre di quei palazzi in cui sono in tanti a sapere ed ad avere occultato la verità. Il 19 luglio in via D’Amelio abbiamo fatto scoccare la scintilla, ora è necessario l’incendio. 

    Salvatore Borsellino.

    Fonte: www.19luglio1992.org

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    Thyssen, imputati si faranno interrogare in Corte d’Assise

    mercoledì 23 settembre 2009

    TorinoGli imputati per il rogo alla Thyssenkrupp saranno ascoltati in Corte d’Assise. La decisione è stata formalizzata  nel corso dell’udienza odierna. Come era stato annunciato dalla difesa durante l’udienza dello scorso 2 luglio, l’amministratore delegato Harald Espenhahn che è accusato di omicidio volontario con dolo eventuale, deporrà davanti alla Corte. I primi due ad essere ascoltati il prossimo 6 ottobre saranno Cosimo Cafueri e Raffaele Salerno, rispettivamente responsabile della sicurezza e direttore dello stabilimento torinese. Il 14 ottobre dovrebbe essere invece il turno del responsabile finanziario Gerald Prigneitz e dello stesso Espenhahn. Per quest’ultimi due imputati di origine tedesca, la difesa ha chiesto che entrambi siano ascoltati nella loro lingua madre con l’ausilio di un interprete. Intanto, stamani è proseguito l’esame dei testimoni di parte civile. E’ stato ascoltato Paolo Berruti, psichiatra, che ha avuto in cura alcuni familiari di una delle vittime. Il consulente si è soffermato sui disagi psicologi vissuti nello specifico dai parenti della vittima. Infine, le audizioni dei testi di parte civile termineranno con l’udienza fissata per il 1° di ottobre (link).    

     Link 1

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    Anna Politkovskaja ed Enzo Biagi: storia di due giornalisti non rieducabili.

    domenica 20 settembre 2009

    MilanoUna riflessione sul delicatissimo tema della libertà di stampa nel mondo per mezzo di due storie tra esse tanto lontane quanto drammatiche e dolorose: nella Russia di Putin a chi scrive liberamente spetta la morte. Qui in Italia, le raccomandate con ricevuta di ritorno. Intervengono:  Andrea Riscassi - giornalista RAI, autore del libro “Anna è viva, storia di una giornalista non rieducabile” (ed. Sonda);  Bice Biagi - figlia di Enzo Biagi, autrice del libro “In viaggio con mio padre” (ed. Rizzoli); Franco Mirabelli, consigliere regionale Pd; Matteo Cazzulani, presidente associazione “Annaviva”.

    L’incontro è in programma per domani, 21 settembre ore 21, alla festa democratica di Milano (MM1 Lampugnano).

    Fonte: Articolo 21.

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    Thyssen: Chiamparino, subiti danni morali.

    venerdì 18 settembre 2009

    Torino – «La ragione principale per cui il Comune si è costituito parte civile non è il danno materiale in sé e neanche un semplice danno di immagine ma un danno morale, che è stato subìto dal momento che quello che è uno dei fondamenti di questa città, l’impegno a favore della tutela della sicurezza sui posti di lavoro, è stato leso da questa tragedia». Parole da noi riprese dalle pagine di Televideo e dette dal sindaco Sergio Chiamparino, ascoltato stamani in aula al processo per il rogo alla ThyssenKrupp come testimone, dopo che il Comune – come altri enti locali – si era costituito parte civile. La deposizione del primo cittadino torinese è durata circa un’ora durante la quale Chiamparino ha posto l’accento su alcuni elementi significativi. Il sindaco ha ricordato che Torino, fin dai tempi dell’industrializzazione di massa, ha inserito il tema della tutela dei lavoratori nella contrattazione. Il sindaco ha inoltre elencato le decisioni assunte a quei tempi dall’amministrazione per manifestare la vicinanza alle famiglie colpite dai lutti e il cordoglio dell’intera città: fra queste furono sospesi i festeggiamenti per il Capodanno e il 2008 fu dichiarato l’anno della sicurezza sul lavoro. A differenza della Regione che ha richiesto un risarcimento per danni patrimoniali e di immagine, il Comune ha parlato di un danno morale subìto da una città che da sempre ha coniugato sviluppo ed economia con la sicurezza sui posti di lavoro. L’eventuale risarcimento per il danno ricevuto, come ha sostenuto lo stesso sindaco, sarà destinato a borse di studio per quei giovani che vorranno studiare, approfondire e diventare un giorno professionisti in un settore così importante, come è la tutela dei lavoratori (link).

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    Thyssen, la Regione chiede i danni.

    giovedì 17 settembre 2009

    Torino - La Regione chiederà i danni patrimoniali e di immagine alla Thyssen in seguito all’incendio che il 6 dicembre 2007 uccise sette operai. Alla ripresa del processo, dopo la pausa estiva, sono stati ascoltati alcuni testimoni convocati dalle parti civili. Fra questi, anche Giuliana Bottero, dirigente dell’avvocatura della Regione Piemonte, che ha illustrato le spese sostenute dall’ente per gli interventi eseguiti in seguito al rogo. Una cifra che ammonterebbe ad oltre 160mila euro. La Regione, come ha precisato la stessa Giuliana Bottero, intende chiedere alla multinazionale un risarcimento che non si limita soltanto ad un danno patrimoniale. La Regione ha subìto anche un danno di immagine, ha sostenuto la Bottero, dimostrato da un cd, consegnato ai giudici e contenente articoli pubblicati dalle varie testate dal momento della tragedia al 2009 sul caso Thyssen. Nel corso dell’udienza, la trentunesima dall’inizio del processo, sono stati ascoltati anche tre ex operai dello stabilimento di Corso Regina e un sindacalista. Il processo è stato aggiornato a domani, quando sarà ascoltato come testimone il sindaco Sergio Chiamparino.

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    Thyssen, ripreso il processo. Domani sarà ascoltato come testimone Chiamparino.

    giovedì 17 settembre 2009

    Torino - E’ ripreso, dopo la pausa estiva, il processo per il rogo alla Thyssenkrupp dove il 6 dicembre 2007 persero la vita sette operai. In omaggio alla memoria, ricordiamo i loro nomi: Rocco Marzo, Angelo Laurino, Antonio Schiavone, Rosario Rodinò, Bruno Santino, Roberto Scola e Giuseppe Demasi. Il processo, dopo una breve sospensione disposta dal Presidente per consentire alla difesa di prendere visione di alcuni documenti introdotti dai legali di parte civile, è ricominciato da dove si era interrotto ascoltando alcuni testi chiamati a deporre dalle parti civili. La prima parte del processo, (da gennaio a luglio) invece era stata dedicata alle audizioni di testimoni e consulenti presentati dalla pubblica accusa e formata dai pubblici ministeri Raffaele Guariniello, Laura Longo e Francesca Traverso. Si sono costituiti parte civile nel processo anche il Comune di Torino, la Provincia e la Regione Piemonte. In ragione di questo domani sarà ascoltato come testimone il sindaco Sergio Chiamparino.

     Sei sono gli imputati, tutti responsabili e dirigenti del colosso dell’acciaieria. Il reato più grave è contestato all’amministratore delegato Harald Espenhahn che dovrà rispondere di omicidio volontario con dolo eventuale. Gli altri cinque imputati (Gerald Prigneitz, Marco Pucci, Giuseppe Salerno, Daniele Moroni e Cosimo Cafueri) invece sono accusati di omicidio colposo con colpa cosciente. Prima della pausa estiva, nel corso dell’udienza del 2 luglio scorso la difesa aveva annunciato la presenza in aula di Harald Espenhahn. Proprio in occasione di tale udienza, all’esterno del Palazzo di giustizia si svolse un presidio, promosso dall’associazione Legami d’Acciaio. Si trattò di un’azione dimostrativa, di denuncia a difesa di quei lavoratori che presentandosi parte civile al processo sarebbero stati discriminati, non ricollocati nel mondo del lavoro, a differenza di altri. Speriamo che quanto prima tale situazione si possa sbloccare. Il processo è stato aggiornato a domani, con la presenza in aula del sindaco Chiamparino. 

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    In Italia un evento normale, diventa eccezionale. Ascolti Tv: Berlusconi battuto da una fiction.

    mercoledì 16 settembre 2009

    FirenzeUn paio di premesse. La prima. In un Paese normale probabilmente non avremmo assistito al crollo di palazzi e case sbriciolate al suolo con estrema facilità, visto interi paesi ridotti in un cumulo di macerie ed ascoltato parole di disperazione per la perdita dei propri cari. La seconda. In una nazione, di fronte a una tragedia, dovrebbe sussistere la ferma volontà  a non alimentare la speculazione politica e, al contempo, adoperarsi in sordina per aiutare coloro che stanno vivendo una situazione di disagio. Nella fattispecie gli abruzzesi, fortemente provati dal 6 aprile scorso. Sono trascorsi da quella terribile notte poco più di cinque mesi, vissuti dagli abitanti delle zone colpite dal terremoto nella paura, nel dolore e nella situazione di sfollati. In questi mesi non sono mancate le polemiche, i proclami e l’enfasi nelle dichiarazioni. Protagonista nel bene e nel male - più in questo secondo caso - la politica. Così, con gli abruzzesi stanchi delle chiacchiere e dell’«odio» politico, siamo arrivati alla consegna delle casette in legno ad Onna. Un giorno diverso, istanti di gioia rovinati dall’enfasi mediatica che ha accompagnato l’evento. Il ritorno in video di «Ballarò» è slittato, annullata la trasmissione «Matrix» e in prima serata su RaiUno, uno speciale di «Porta a Porta» con in studio il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Una parentesi. Non ho guardato il programma di Bruno Vespa ma, leggendo le agenzie di stampa, il premier si è addentrato su vari argomenti. Non si è soffermato solo sul disagio delle famiglie colpite dal terremoto. Non entrerò nello specifico delle dichiarazioni fatte da Berlusconi. Vorrei invece porre alla vostra attenzione due domande, accompagnate da una riflessione. Per quale ragione è slittato «Ballarò»? Tali decisioni hanno fruttato un ritorno economico per la Rai? Al momento, non sappiamo ancora se sarà firmato il contratto fra la Rai e Marco Travaglio, ospite fisso del programma «Annozero». Alla trasmissione «Report» di Milena Gabanelli, l’azienda di Viale Mazzini ha tolto l’assistenza legale, il programma andrà comunque in onda. Il direttore del Tg3 Antonio Di Bella, usando una metafora, vive in «trincea», il direttore della testata Paolo Ruffini è continuamente bersagliato da attacchi e il suo posto sarebbe fortemente in bilico. A questo aggiungiamo l’ultima trovata su «Ballarò» e non è difficile comprendere che Rai3 sia oggetto di critiche e accuse. Un secondo ragionamento, in risposta all’altra domanda. I numeri parlano da soli: lo speciale «Porta a Porta» ha ottenuto uno share del 13,47% , con 3.219.000 di spettatori. Decisamente meglio è andata alla fiction su Canale 5 «L’Onore e il rispetto» che ha avuto uno share del 22,61%, con 5.750.000 spettatori. In numeo di spettatori molto vicini al programma di Vespa «L’Ispettore Coliandro» su RaiDue(3.105.000) e «Dirty Dancing Balli» su Italia Uno (3.183.000 ). Numeri che lasciano pensare che invece di avere avuto un ritorno economico, semmai da devolvere per la ricostruzione in Abruzzo, mamma Rai abbia subito un danno, una mancata entrata. Ecco che anche un evento tragico può assumere i connotati della spettacolarizzazione. Così, un atto normale, doveroso, come la consegna di casette in legno, diventa eccezionale in nome della speculazione politica.  

     

     

     

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    Ponteranica: la legalità non ha colori, né barriere geografiche

    venerdì 11 settembre 2009

    Prato - Ci sono gesti che sfuggono alla logica. Almeno alla nostra e non solo. La decisione del sindaco di Ponteranica – Comune in provincia di Bergamo -, Cristiano Aldegani,  di rimuovere la targa dedicata a Peppino Impastato, ha suscitato molte reazioni. Tutte legittime. Proviamo qui a sviluppare un ragionamento distante da ogni appartenenza politica e dai vari tentativi di dividere il nostro amato Paese in due, Nord e Sud. Peppino Impastato dai microfoni di Radio Aut, emittente radiofonica fondata dal cronista, denunciava i delitti e i malaffari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini. Noto ai più l’impegno civile di Impastato contro il capomafia Gaetano Badalamenti. Una scelta pagata dallo stesso Peppino Impastato con la morte. Il conduttore fu ucciso nel 1978 da Cosa Nostra. La stragrande maggioranza degli italiani si ritrova su un punto: la mafia è un male da estirpare, lo Stato un bene da rispettare. Nella realtà di ogni giorno a volte il confine fra il bene e il male non è così chiaro, netto e visibile. In tale contesto però quest’ultima considerazione è da rinviare ad altre argomentazioni. Qualche domanda. La scelta è frutto delle origini meridionali di Peppino? Una decisione dettata dall’esibizionismo? Dalla volontà di guadagnarsi le prime pagine dei giornali? Il sindaco Cristiano Aldegani ha spiegato alla stampa che la motivazione è fondata sulla volontà di onorare personalità locali. Per la precisione di intitolare la biblioteca comunale a padre Giancarlo Baggi. Una breve parentesi. Confesso e, al contempo, mi scuso con i cittadini di Ponteranica e con tutti coloro che hanno avuto a che fare con padre Baggi, scomparso nel 2000, di non conoscere la sua storia. Sarà mia premura farlo. Ma, torniamo alle domande che hanno già trovato risposta anticipata nelle parole del sindaco di Ponteranica che aveva promesso addirittura di rimuovere la targa nell’ultima campagna elettorale. Comunque, insisto con un pensiero. Non è una questione ideologica, né di presunta ricerca di insana pubblicità, ma di appartenenza geografica. La legalità non ha colori politici, né barriere geografiche. Il rispetto delle norme giuridiche è un dovere di ogni cittadino, tanto più quando si parla di mafia. Peppino Impastato l’ha combattuta con la sola forza della voce e con quell’azione, peraltro annunciata, il sindaco Aldegani ha cancellato in prospettiva la possibilità per i giovani  ponteranichesi di conoscere un pezzo di storia italiana. Era sufficiente affiggere una seconda targa. In questo modo però non avremmo parlato del sindaco Aldegani (link).    

    Link 1 

     

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    Cordoglio del Presidente Napolitano per la morte di Mike Bongiorno

    martedì 8 settembre 2009

    RomaPubblichiamo il messaggio di cordoglio, inviato alla famiglia, del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ricorda la figura di Mike Bongiorno.

    «La triste notizia dell’improvvisa scomparsa di Mike Bongiorno mi ha vivamente colpito e ha suscitato in me profondo rammarico. Egli è stato tra i creatori e i protagonisti della televisione pubblica e privata, è divenuto dallo schermo una presenza famigliare per lungo tempo nelle case degli italiani. Mike Bongiorno resta uno straordinario esempio di laboriosità e capacità professionale, di simpatia comunicativa, di vicinanza al gusto popolare. Nel ricordare il suo coraggioso contributo alla Resistenza, il suo costante rispetto per le istituzioni democratiche e, sul piano personale, il suo tratto signorile e misurato, esprimo a lei, gentile signora, ai suoi figli e a tutti i famigliari l’espressione del mio sincero cordoglio».

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    L’addio a Mike Bongiorno, monumento della televisione italiana

    martedì 8 settembre 2009

    FirenzeUn senso di vuoto, di turbamento. Effetto della scomparsa di Mike Bongiorno, colto da malore a Montecarlo. Aveva 85 anni. E’ stato conduttore, autore, partigiano, scrittore e imprenditore. Lascia la moglie, Daniela, e i tre figli Michelino, Nicolò e Leonardo. Per il pubblico però resterà sempre il presentatore, con le sue storiche uscite: «Allegriaaa»! «Fiato alle trombe, Turchetti»! «Rischiooo»! «Quale busta vuole? La uno, la due o la trè»? E altre. Il suo umorismo, alimentato dalle sue gaffe, storica quella indirizzata alla signora Longari e diventata un vero e proprio mito televisivo. «Ahi, ahi signora Longari, lei mi cade sull’uccello»! La battuta, in realtà, come ha riferito lo stesso Bongiorno nel suo libro autobiografico, scritto assieme al figlio Nicolò, «Mike Bongiorno»,  non è mai stata pronunciata. Con l’uscita di scena di SuperMike, se ne va un monumento della televisione italiana. Fu lui a importare dagli Stati Uniti il quiz televisivo - il padre aveva origini italoamericane, la madre era di Torino -, offrendo uno stile di conduzione rivoluzionario. Capace di catalizzare davanti al piccolo schermo gli italiani dagli anni Cinquanta in poi. E’ lui a inaugurare il primo giorno di trasmissioni, il 3 gennaio del 1954, con il programma «Arrivi e partenze». Tanti i quiz condotti da Mike Bongiorno che trovò il successo e la definitiva popolarità con il programma  «Lascia o raddoppia»? Molti italiani hanno legato momenti della loro infanzia e non, a un programma di Mike Bongiorno. Chi vi scrive ne ricorda uno. Le serate del sabato trascorse davanti alla tv, assieme a mamma, papà e parenti in un piccolo borgo medioevale nel comune di Roccastrada, in provincia di Grosseto, dove abitualmente mio padre andava a trovare i genitori. La televisione per molti a quei giorni era un lusso e così ci riunivamo tutti assieme a casa della zia, fortunata a possedere un piccolo televisore. E’ soltanto una goccia nel mare dei ricordi che gli italiani potrebbero raccontare. Mike Bongiorno era un personaggio al quale era difficile non volergli bene pur non conoscendolo di persona, poco conta la sua appartenza politica o le sue scelte professionali, come quella di passare alla tv commerciale di Silvio Berluconi. Mike era Mike. Con lui gli italiani hanno imparato anche l’italiano, altri l’hanno migliorato. E a renderlo ancor più simpatico e divertente di quanto non lo era già, in giovane età si aggregò alle formazioni partigiane: grazie alla sua conoscenza dell’inglese venne impiegato come staffetta per le comunicazioni con gli alleati. Catturato dai nazisti, visse per sette mesi nel carcere di San Vittore, poi fu trasferito prima nel campo di concentramento di Bolzano poi in quello di Mauthausen. Si salvò grazie a uno scambio di prigionieri fra Germania e Stati Uniti. Adesso, che Mike non c’è più, in tanti, compreso il sottoscritto, si sentiranno turbati, dispiaciuti, un po’ più soli (link).

    Link 1

    La Casa della Cultura Enzo Biagi esprime pubblicamente le più sentite condoglianze alla moglie e ai figli di Mike Bongiorno.

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