Strage via d’Amelio: è necessario invocare giustizia

FirenzeQuel risveglio della coscienza, quel tumulto interiore, effetto delle immagini dolorose rappresentate dalle stragi di Capaci e via d’Amelio, aveva alimentato la speranza. La reazione civile dei cittadini assunse i connotati di una rivolta, frutto della rabbia, il giorno dei funerali nella cattedrale di Palermo dove, dopo l’omelia del cardinale Pappalardo, l’allora capo della Polizia Vincenzo Parisi, preceduto dal Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro, a fatica fu portato via indenne dalla chiesa, con l’ex pm Ayala a proteggerlo. Al suo indirizzo e ai politici – presente anche l’allora Presidente del Consiglio Giuliano Amato – volarono calci, schiaffi e sputi. Le scene fecero il giro del mondo. Nella piazza circostante migliaia di persone urlanti: «fuori la mafia dallo Stato». I cittadini se la presero coi presenti come rappresentanti delle istituzioni e per manifestare tutta la loro disperazione per la morte di Paolo Borsellino e degli agenti della scorta (Emanuela Loi – prima donna a far parte di una scorta e a cadere in servizio -, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Cosina e Claudio Traina). L’attentato (19 luglio 1992), a meno di due mesi dall’altro che uccise Giovanni Falcone, sua moglie e gli uomini della scorta, provocò in tutto il Paese una opposizione decisa ed unita dei cittadini alla mafia. Non mancarono nemmeno le prime risposte dello Stato alla strategia stragista di Cosa Nostra. Altre però siamo ancora in attesa di ascoltarle, di saperle. Infatti, nel tempo una dose più massiccia di farmaci, ci ha nuovamente narcotizzati. Quel senso di vigilanza democratica troppo spesso lo deleghiamo ad altri, ma ognuno di noi qualcosa può fare. Adesso, come sostiene il fratello di Paolo Borsellino, Salvatore – intervistato da Nello Trocchia per il quotidiano on-line Articolo 21, è opportuno evitare passerelle coi politici o lasciare spazio alla commemorazione. E’ necessario invece invocare giustizia (link).    

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Federculture contro i tagli al Fus

Roma - Non basta e non serve continuare a ripetere che l’Italia ha il piu’ grande patrimonio artistico e culturale del mondo se poi si mortificano la produzione nel teatro, nella musica, nel cinema e nella danza.

E’ questo il senso del comunicato emesso da Federculture in polemica con la decisione del Governo di tagliare di 200 milioni di euro i contributi al Fondo Unico per lo Spettacolo (Fus).

Ricordiamo che l’Italia è già il fanalino di coda in Europa per gli investimenti nel settore della cultura.

Federculture – si legge ancora nel comunicato – sostiene la necessita’ di identificare e valorizzare strumenti di finanziamento complementare (incentivi fiscali agli investimenti privati, nuovi 5 per mille, fondi rotativi) che contemperino le esigenze di sviluppo del settore con le necessita’ di contenimento del’intervento dello Stato.

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Thyssen, dall’anarchia allo sbaraglio: cambiano le parole ma non la sostanza nel descrivere le condizioni di lavoro

TorinoCambia l’uso dei termini ma non la sostanza. Nel descrivere le condizioni di lavoro alla ThyssenKrupp, gli ex dipendenti che si sono presentati parte civile, disegnano uno scenario fatto di rischi e pericoli. Dopo la testimonianza nella precedente udienza di Salvatore Abisso - aveva dichiarato «nell’ultimo anno alla ThyssenKrupp era un’anarchia» -, stamani è stato ascoltato Nicola Schinghero che, nel riassumere le condizioni di lavoro nello stabilimento torinese nel periodo  precedente al  rogo del 6 dicembre 2007 che costò la vita di sette operai, ha affermato: «eravamo allo sbaraglio». Nella sua deposizione, Schingero ha posto l’accento sul continuo cambiamento nella composizione della squadra e lo stesso numero di addetti non era quello stabilito. Nella sua versione, Schinghero ha ricordato che nel raggiungere il numero di addetti previsti, al gruppo veniva assegnato il primo lavoratore libero. Poi, è stata la volta di  Diego Casale, manutentore meccanico della squadra di pronto intervento, che ha parlato di un calo nella manutenzione degli impianti (link).

Con quella di oggi, il numero delle udienze è salito a 30 ed è stata ultima prima della pausa estiva. Il processo è stato aggiornato al 17 settembre. 

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Una campagna per la sicurezza nei cantieri della Regione Toscana

Firenze - La Regione Toscana lancia una campagna per la sicurezza sui cantieri edili.L’iniziativa, dal titolo “Sicuro non cado”, consiste in un vademecum di 8 punti rivolto sia ai datori di lavoro che ai lavoratori: il vademecum è stato tradotto in albanese, rumeno, francese e arabo.

L’edilizia è uno dei settori più a rischio e le cadute rappresentano il 60% degli incidenti mortali del settore nella nostra regione.

Il comunicato della Regione

Leggi il vademecum

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La protesta estrema degli operai francesi

Firenze - In questi giorni ha fatto discutere l’azione di protesta diretta annunciata dagli operai francesi dela New Fabris, una fabbrica di componentistica di auto in fallimento. Gli operai hanno minacciato di far saltare in aria il loro impianto se non otterranno da Psa Peugeot Citroën e Renault 30.000 euro di indennità ciascuno, entro la fine del mese.

Per saperne di più potete leggere qui. Questa nuova modalità di protesta estrema sta facendo scuola ed è stata replicata da un gruppo di dipendenti in sciopero di Nortel France, azienda della regione parigina in fallimento. Gli operai si giustificano con una frase che suona come un pugno nello stomaco e che fa riflettere: “Non abbiamo niente da perdere”.

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Rai, solidarietà a Mazzetti querelato da Petroni

Roma Angelo Maria Petroni, consigliere di amministrazione della Rai al suo terzo mandato, ha deciso di querelare il capostruttura di RaiTre Loris Mazzetti che è stato convocato alla Questura di Roma per la notifica dell’atto penale. Mazzetti, collaboratore per anni di Enzo Biagi, è accusato da Petroni di diffamazione. La frase in cui Petroni ha rilevato gli estremi della querela, dopo aver già denunciato Mazzetti al Tribunale Civile di Roma, è inserita in un articolo, pubblicato nel maggio del 2008 dall’Unità a firma di Loris Mazzetti e dal titolo “Se Claudio Petruccioli salva Saccà e butta il codice etico dalla Rai”. Vi invitiamo a leggere l’articolo e anche il servizio pubblicato sul quotidiano on-line Articolo 21 (link). 

Da parte nostra, ci limitiamo a confermare la nosta fiducia nella giustizia e, al contempo, esprimiamo assoluta e incondizionata solidarietà a Loris Mazzetti.

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Thyssen, ex capoturno: “Nell’ultimo anno era un’anarchia”

Torino - «Nell’ultimo anno alla ThyssenKrupp era un’anarchia». L’ha affermato stamani l’ex capoturno Salvatore Abisso, il primo dei testimoni presentati dalle parti civili al processo per il rogo che il 6 dicembre del 2007 provocò la morte di sette operai. Davanti alla Corte, lo stesso Abisso – patrigno di Roberto Scola, una delle vittime – ha ammesso che i lavoratori venivano spostati di continuo, i problemi venivano segnalati ma non vi era un intervento. Salvatore Abisso ha anche raccontato che negli ultimi tempi gli operai specializzati trovavano altri lavori, andavano via e venivano sostituiti con dei «ragazzini». Le varie dichiarazioni, rilasciate da Abisso, non fanno altro che confermare le diverse testimonianze fin qui raccolte dalla Corte. Con quella odierna il numero delle udienze sale a 29. Al momento, senza considerare i consulenti tecnici, sono stati ascoltati 74 testimoni, tutti presentati dalla pubblica accusa.

Il processo è stato aggiornato al 16 luglio.

Cronaca.

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Mafia, laureata ragazza ferita nella strage in via dei Georgofili

FirenzeSi è laureata stamani con il massimo dei voti alla facoltà di architettura di Firenze Francesca Chelli che rimase ferita nell’attentato del 27 maggio 1993 in via dei Georgofili. Sono trascorsi sedici anni da quella sera, inizialmente serena e di improvviso trasformatasi in uno scenario di macerie, fumo e vite spezzate dalle bombe di Cosa Nostra. Francesca Chelli si è laureata con una tesi in storia dell’arte, sul pittore Niccolò Pintucci.

Le più sentite congratulazioni alla neo dottoressa Francesca Chelli da parte della Casa della Cultura Enzo Biagi (link).   

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Il ricordo di Giorgio Ambrosoli a trent’anni dal vile omicidio

Prato - Sono passati trent’anni da quella sera dell’11 luglio 1979, quando Giorgio Ambrosoli fu ucciso sotto casa con quattro colpi di pistola. Un vile attentato che mise fine alla sua coraggiosa opera di moralità e giustizia agli ordini dello Stato. Ambrosoli era stato nominato commissario liquidatore della Banca Privata Italiana di Michele Sindona nel 1974, e aveva scoperto una serie di irregolarità finanziarie commesse dal finanziere siciliano, che godeva di influenti appoggi politici.

Uomo integerrimo e dai saldi valori morali, Ambrosoli non si piegò alle tante minacce subite e finì per pagare con la vita la sua onestà e dedizione. Per il suo omicidio sono stati condannati Michele Sindona (il mandante) e Roberto Venetucci, l’uomo che mise Sindona in contatto col killer William Aricò, l’esecutore materiale del delitto.

Corrado Stajano gli ha dedicato il libro Un eroe borghese, da cui è stato trato un bel film diretto e interpretato da Michele Placido, con Fabrizio Bentivoglio nel ruolo di Ambrosoli.

Vogliamo ricordarlo con un dialogo del film tra Ambrosoli e la segretaria di Michele Sindona, interpetata da Laura Betti. Dice la segretaria: “L’onestà è la virtù della gente da poco: lo dice uno che amava questo paese”. Risponde Ambrosoli: “Il vero Paese è quello che ci costruiamo noi, col nostro lavoro”

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La vicenda Greenpeace-operai: verso un nuovo conflitto tra lavoro e ambiente?

Firenze - La vicenda è rimasta un po’ in sordina in questi giorni di gradi annunci (o presunti tali) provenienti dal G8 dell’Aquila. Ma quello che è successo in settimana a Civitavecchia secondo noi è un fatto rilevante: gli attivisti di Greenpeace hanno occupato la sede della centrale Enel a carbone e gli operai hanno organizzato una contromanifestazione di protesta a difesa del proprio posto di lavoro, che consideravano minacciato dall’iniziativa degli ambientalisti.

Per la cronaca vi rimandiamo ai siti specializzati, a noi interessa sollevare una riflessione: nell’ultimo periodo si parla sempre più spesso della necessità di una riconversione produttiva di molte aziende, legate a vecchie tecnologie o costrette ad attingere ai fondi pubblici per restare in vita. Non abbiamo le competenze per sostenere o negare la veridicità di queste tesi, anche se appare innegabile la necessità di ripensare all’attuale modello di sviluppo, che si sta mostrando inadeguato sotto molti aspetti. Su un punto però abbiamo le idee chiare: il fattore umano, i lavoratori, non possono sempre essere messi all’ultimo posto e considerati l’anello debole della catena.

Una situazione di conflitto tra chi manifesta una giusta e legittima preoccupazione per gli ambienti di vita e di lavoro e chi vede in questa protesta una minaccia per il proprio posto di lavoro, che magari è costretto a portare avanti in ambienti malsani e privi di sicurezza e protezione, ci preoccupa molto.

Lavoratori e ambientalisti dovrebbero essere dalla stessa parte della barricata: quello che è successo a Civitavecchia è un brutto segnale, che speriamo non si ripeta.

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