Torino – A distanza di un giorno, il rapporto Espenhahn ha trovato possibili conferme. Il dossier che prende il nome dall’allora amministratore delegato Thyssen, dimostrerebbe, secondo l’accusa, che la multinazionale dell’acciaio avesse deciso fin dal 2005 di chiudere la fabbrica torinese e che la decisione fosse stata tenuta segretissima. Nella udienza di oggi è emerso che la relazione di bilancio, stilata nell’autunno 2007, faceva menzione dello stabilimento di Corso Regina addirittura come se fosse stata già chiusa. Da parte sua invece la difesa è passata al controesame dei periti dell’accusa. I legali della Thyssen hanno abbracciato la strategia di dimostrare che la decisione di chiudere l’azienda di Torino – che emerge proprio dal rapporto Espenhahn – non fosse assolutamente segreta. In merito alla relazione, si è parlato di una svista da parte di coloro che hanno il compito di monitorare i moltissimi stabilimenti presenti in tutto il mondo. Nel corso dell’udienza, la difesa ha anche annunciato che Harald Espenhahn si presenterà in udienza dopo l’estate. L’ha annunciato l’avvocato Ezio Audisio rispondendo a una domanda del pubblico ministero Francesca Traverso. Tuttavia, non si sa al momento se Espenhahn si avvarrà oppure no della facoltà di non rispondere.
All’esterno del Palazzo di Giustizia invece si è svolto l’annunciato presidio, promosso dall’associazione Legami d’Acciaio. I lavoratori si sono presentati di fronte al Tribunale indossando pettorine catarifrangenti e impugnando scope di saggina. Un atto dimostrativo per richiamare l’attenzione su quei lavoratori che presentandosi parte civile al processo sarebbero stati discriminati e non ricollocati, a differenza di altri, nel mondo del lavoro (link).
Il processo è stato aggiornato al 7 luglio.
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