Massa - Dopo l’importante rinvio a giudizio per il caso Eternit vi segnaliamo un’altra storia, sicuramente meno nota ma non per questo meno importante.
In questi giorni a Massa si sta completando l’udienza preliminare del procedimento per la morte di un operaio dell’azienda Riv Skf, che produceva cuscinetti nello stabilimento situato nella zona industriale. Gli imputati sono i due ex direttori dello stabilimento, lo svedese Bengt Nillson e Maurizio Silvestrini. L’accusa è concorso in omicidio colposo, per la morte di tumore all’uretra di un ex dipendente della Riv, Franco Della Tommasina.
Ma i casi di tumore legati alle cattive condizioni dell’ambiente di lavoro potrebbero essere molti di più: uno screening fatto dall’Asl avrebbe individuato 17 casi di tumori fra i lavoratori della Riv.
Il giornale “Il Tirreno” riporta le testimonianze di alcuni operai. Vi riportiamo alcuni passi tratti dalla Cronaca di Massa dello scorso 21 luglio, nell’articolo a cura di Alessandra Vivoli:
Vincenzo Piazza alla Riv Skf ci ha lavorato 31 anni. Ci è entrato nel 1959 come operatore. «Lavoravamo immersi in una nebbia densa, creata dai fumi dell’olio che usavamo per refrigerare le macchine – racconta – C’erano dei finestroni sul soffitto e all’inizio li aprivamo: ma è durata poco. Poi i capireparto ci dicevano di chiudere perché altrimenti si asciugavano i cuscinetti e si formava la ruggine. D’estate era come essere all’inferno».
Giovanni Braccini ha cominciato a lavorare alla Riv nel 1961, fino al 1992. Come tornitore.
«La nebbia era ovunque, in tutti i reparti, faceva effetto vederla quando si scendeva a lavorare – ricorda Givoanni – Spesso, noi turnisti, rimanevamo a mangiare accanto alle macchine, con gli spruzzi d’olio che arrivavano quasi nel panino: nel mio reparto di aspiratori non se ne sono mai visti. Uscivamo tutti unti: quando arrivavo a casa mia moglie mi riconosceva dall’odore». La testimonianza di Giovanni è la più drammatica. «Sette anni fa – dice – ho scoperto di avere la leucemia».
Aldo Antonioli alla Riv ha lavorato per dieci anni, dal 1961 al 1971. Sua madre, trenta, come operaia nel reparto finiture. «Eravamo dentro a una nube biancastra e oleosa – dice – faceva perder ei peli alle gambe, e l’odore ti rimaneva sempre addosso. Era una fucina: piena di polvere e fumi».
Non solo gli operai. In tribunale viene sentita come testimone (del pubblico ministero) anche la vedova di un’ex dipendente della Riv Skf, Giuseppe Moriconi, morto, vent’anni fa, a 49 anni per un tumore al pancreas. «Mio marito ha lavorato in quella fabbrica per 20 anni – dice la signora Santucci – Ricordo che tornava a casa con le braccia coperte di vesciche. Diceva che gli succedeva ogni volta che lavava gli attrezzi nelle vasche piene di petrolio».
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