Eternit, l’accusa presenta un filmato degli anni ’30

Torino - Continua l’udienza preliminare al processo contro la multinazionale dell’amianto Eternit SpA. Oggi l’accusa ha replicato alle richieste di assoluzione e di trasferimento del processo a Genova presentate dalla difesa nell’udienza precedente.

I pubblici ministeri hanno presentato un vecchio filmato dell’Istituto Luce, realizzato negli anni ’30 presso lo stabilimento di Casale Monferrato. Il filmato descrive le condizioni di lavoro dell’epoca e gli operai sono circondati da grandi nuvole di polvere d’amianto. La proiezione è stata seguita anche da una sessantina di parti civili.

L’udienza preliminare continuerà il 6 luglio.

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Termini Imerese, dietro i numeri ci sono degli esseri umani.

PalermoCi risiamo. A distanza di sette anni, si ripresenta lo spettro di una riconversione produttiva allo stabilimento di Termini Imerese, in Sicilia, per volontà dei vertici Fiat e annunciato nei giorni scorsi dall’amministratore delegato Sergio Marchionne. Sulla scorta delle parole del numero uno del Lingotto, i lavoratori avevano promesso per oggi uno sciopero. E, così è stato.  I lavoratori dello stabilimento Fiat di Termini Imerese – dove si produce la Lancia Ypsilon – stamani hanno scioperato per due ore contro la eventuale decisione del Lingotto di eliminare la produzione di automobili nella fabbrica palermitana. Successivamente gli operai, sotto una pioggia battente e inzuppati d’acqua, si sono recati alla vicina stazione ferroviaria di Fiumetorto per bloccare il traffico ferroviario. Nel pomeriggio invece si è svolto un sit-in sulla statale Messina-Trapani. Un atteggiamento probabilmente assunto per far sentire la loro voce, per rendersi visibili e far conoscere, oltre i confini dell’isola, la loro situazione. Un gesto di lotta da parte di un mondo, un tempo sostenuto da forze politiche per nulla imbarazzate a riunirsi sotto il cappello della classe operaia, oggi invece lontane dai reali bisogni della comunità e in palese difficoltà nel pronunciare una tale terminologia. Antiquata e caduta in disuso. Mentre, nelle fabbriche gli operai si sentono sempre più soli, isolati, indifesi. Questo, quando va bene. Perché c’è una parte d’Italia, per nulla marginale, che vive il suo isolamento fuori dalla fabbrica, chiusa da tempo. Nei prossimi giorni ci sarà un incontro, alla presenza del governatore della Sicilia Raffaele Lombardo, dei sindacati per stilare un documento unitario, alternativo al progetto previsto dai vertici Fiat. Ogni componente è e sarà ben consapevole che dietro i numeri, anche soltanto un numero, ci sono degli esseri umani. Un dettaglio di non poco conto.

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Mafia, catturato in Venezuela Salvatore Miceli

FirenzeIl capomafia di Salemi Salvatore Miceli è stato arrestato a Caracas, in Venezuela, dai carabinieri del comando provinciale di Trapani in collaborazione con l’Interpol. Il boss era latitante dal 2001, in seguito alla condanna per associazione mafiosa e traffico internazionale di stupefacenti divenuta definitiva. L’indagine è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. Nell’ambito di un’operazione antidroga, nel 2003 la polizia aveva arrestato anche la moglie di Miceli, Veronica Dudzinski, e i figli Ivano e Mario (link).

Il pensiero.

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Premio Enzo Biagi, un appuntamento fisso per chi ha ancora voglia di tenere la schiena dritta

Milano - Gli piaceva definirsi solo un cronista e raccontare, con un certo divertimento, gli anni passati al Resto del Carlino. Spesso ho sentito mio nonno, Enzo Biagi, ricordare le notti in redazione, il rumore delle rotative, il profumo delle bucce d’arancia che bruciavano d’inverno, le chiacchiere con i colleghi e un’atmosfera che oggi non esiste più. Ma qualche volta ci siamo chiesti quale sarebbe stata la sua strada se Arnoldo Mondadori nel 1951 non avesse letto i suoi pezzi di giovane giornalista bolognese sull’alluvione del Polesine.
E’ nata così, ripensando a quei racconti,  l’idea della nostra famiglia di istituire il premio Enzo Biagi per aiutare un giovane che abbia voglia di fare il mestiere del “nonno”, come tutti lo chiamavano anche nelle redazioni, con coraggio e libertà, ad emergere dalla realtà, magari un po’ stretta, del giornalismo di provincia. L’appuntamento non poteva che essere a Pianaccio.  E l’ormai noto borgo dell’appennino tosco emiliano sabato 13 giugno, per la prima edizione, ha indossato il suo vestito più bello e non ha deluso le aspettative. Il cielo era blu come può esserlo solo da quelle parti, come diceva il nonno «il blu dei Della Robbia», il primo sole d’estate ha illuminato i boschi e i pianaccesi hanno dato, come sempre, il meglio.
Da Paolo Maini, grande restauratore, ma soprattutto grande organizzatore, a Paolo Piacenti, funzionario della Banca di Credito Cooperativo Alto Reno, istituto che ha voluto partecipare al premio, che in un attimo ha riunito il coro montanaro, alle donne di Pianaccio, la vera anima dell’organizzazione. Ed è stato grazie a Matilde, Irene, Laura e Marina Gentilini se questa giornata è stata una vera, bellissima festa.

Così, sotto gli occhi commossi delle sorelle Biagi, che tanto hanno voluto questa giornata, sono stati premiati Francesca Lombardi, con il premio Enzo Biagi, e Carlos Passerini, con il premio della Banca di Credito Cooperativo Alto Reno, entrambi ventisettenni, una cronista della Gazzetta di Parma e l’altro del Giornale di Brescia, da una giuria di grandi nomi: Sergio Zavoli, Loris Mazzetti, Stefano Jesurum, Rosaria Capacchione, Ferruccio De Bertoli, Bruno Manfellotto, Paolo Occhipinti e Giangiacomo Schiavi.
Nella piccola piazza incorniciata dalle montagne, in un’atmosfera quasi magica e fuori dal tempo, si sono seduti amici, parenti, paesani e giornalisti, tutti ad ascoltare il discorso del presidente Zavoli che ha parlato di libertà, democrazia e di giornalisti capaci di tenere “la schiena dritta”con l’attenzione e il ritmo di chi sta dettando un pezzo da prima pagina, mancavano solo i punti e le virgole e il fondo sarebbe stato pronto.
E poi, come nella migliore tradizione emiliana, tutti a cantare e ballare, tra una crescentina e un bicchiere di vino, fino a notte fonda. Con la speranza che questa giornata diventi un appuntamento fisso per chi ancora ha voglia di tenere la schiena dritta, di esprimere con coraggio e libertà le proprie idee, e perchè, anno dopo anno,ci siano sempre più giovani come Francesca e Carlos, che hanno lasciato un biglietto sulla tomba del nonno con scritte le sue parole  «ho scritto quello che potevo, non ho mai scritto quello che non volevo» e hanno aggiunto il loro timido e affettuoso “grazie”.

di Lucia Massarotti.

Fonte: Articolo 21.

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Ddl intercettazioni, nelle mani del Presidente della Repubblica

Firenze - Il ddl sulle intercettazioni telefoniche, passato al Senato dopo l’approvazione alla Camera – la votazione probabilmente avverrà dopo i ballottaggi per le elezioni amministrative di domenica prossima – assume, così come è, i connotati di una rivoluzione copernicana nell’equilibrio dei poteri di uno Stato. Qualora fosse pubblicato in Gazzetta Ufficiale, l’attuale disegno di legge sulle intercettazioni comporterebbe un forte indebolimento del diritto di cronaca e la magistratura si ritroverebbe a fare i conti con uno strumento finora efficace per esempio contro chi commette un omicidio. Un domani non più. Nel giorno stesso della approvazione del ddl alla Camera, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso la sua volontà di esaminare il testo e, a distanza di 48 ore, ha posto l’accento sul valore della libertà e del pluralismo dell’informazione. Non sono mancate voci di dissenso, aspre critiche, osservazioni nel merito, come quelle formulate dal Procuratore Capo di Torino Giancarlo Caselli a micromega.net che ha definito il ddl Alfano «devastante».  Il nostro auspicio è che il Senato possa modificare, rivedere quanto approvato alla Camera e se ciò non avvenisse, ci rimettiamo nelle mani del Capo dello Stato (link).

La parola a Giancarlo Caselli

“La Repubblica”

L’appello

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Libri: “Le due Guerre” di Giancarlo Caselli

Firenze - Una vita dedicata alla legalità. Prima l’impegno, «un po’ per scelta, un po’ per caso», spiega il Procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli, intervistato a suo tempo da Nando Dalla Chiesa al Salone Internazionale del Libro di Torino, sul versante dell’antiterrorismo, poi la decisione di andare a Palermo dopo le stragi di Capaci e di via d’Amelio. Il Procuratore capo di Torino, con l’aiuto di suo figlio Stefano che ha tradotto «in parola scritta i miei ricordi, le mie riflessioni ad alta voce», come afferma Caselli nella stessa intervista, è autore del libro dal titolo  “Le due Guerre”.  Due guerre e una sola trincea, la scrivania di un magistrato. Dalla Torino degli anni settanta alla Palermo dei Novanta, trentacinque anni di storia italiana attraverso lo sguardo di un protagonista della lotta contro il terrorismo di sinistra e contro la mafia. Il libro, edito da Melampo, si avvale della postfazione di Marco Travaglio.

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Morti due operai in un depuratore

Firenze - Due operai che stavano lavorando all’interno del depuratore di Riva Ligure, in provincia di Imperia, sono morti oggi pomeriggio dopo essere caduti all’interno di una vasca di depurazione delle acque, uccisi probabilmente dalle esalazioni. Le vittime lavoravano per la Ciem, una ditta esterna che aveva l’affidamento delle acque reflue per conto della società pubblica Secom, che gestisce diversi impianti di depurazione nella provincia di Imperia. Lo scorso 26 maggio tre operai sono morti mentre stavano pulendo una cisterna nella raffineria Saras a Sarroch, in provincia di Cagliari, in seguito alle esalazioni. Anche il quel caso le vittime erano dipendenti di una ditta esterna (link).

Cronaca.

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E’ morto Ivan Della Mea, cantautore e scrittore della protesta

Milano - Si è spento ieri notte a Milano a 69 anni Ivan Della Mea, cantautore e scrittore simbolo della canzone militante italiana e del lavoro di recupero e riscoperta della tradizione popolare.

Nato a Lucca nel 1940, Della Mea ha documentato una stagione in cui la musica accompagnava i fermenti giovanili degli anni ’60 e testimoniava dello stretto legame tra la politica della sinistra e le lotte del nostro Paese.

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Omicidio Rostagno: annullata la custodia al presunto assassino del giornalista

FirenzeIl Tribunale del riesame di Palermo ha annullato ieri l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip lo scorso 23 maggio nei confronti di Vito Mazzarra, considerato l’esecutore materiale dell’omicidio del sociologo Mauro Rostagno, ucciso il 26 settembre 1988 a Lenzi nel trapanese. Mazzarra resta comunque in carcere poiché sta scontando una condanna all’ergastolo per aver compiuto diversi omicidi nella provincia di Trapani. Vito Mazzarra era accusato d’avere eliminato Rostagno su ordine del boss Vincenzo Virga, capomafia di Trapani. I giudici hanno sì considerato insufficienti le prove a carico dell’imputato, ma non avrebbero comunque messo in dubbio che l’omicidio sia maturato e stato deciso deciso nell’ambiente mafioso di Trapani. L’impianto accusatorio non viene meno e così l’omicidio del giornalista e sociologo va considerato un omicidio di mafia (link).

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