Termini Imerese, dietro i numeri ci sono degli esseri umani.
Palermo - Ci risiamo. A distanza di sette anni, si ripresenta lo spettro di una riconversione produttiva allo stabilimento di Termini Imerese, in Sicilia, per volontà dei vertici Fiat e annunciato nei giorni scorsi dall’amministratore delegato Sergio Marchionne. Sulla scorta delle parole del numero uno del Lingotto, i lavoratori avevano promesso per oggi uno sciopero. E, così è stato. I lavoratori dello stabilimento Fiat di Termini Imerese – dove si produce la Lancia Ypsilon – stamani hanno scioperato per due ore contro la eventuale decisione del Lingotto di eliminare la produzione di automobili nella fabbrica palermitana. Successivamente gli operai, sotto una pioggia battente e inzuppati d’acqua, si sono recati alla vicina stazione ferroviaria di Fiumetorto per bloccare il traffico ferroviario. Nel pomeriggio invece si è svolto un sit-in sulla statale Messina-Trapani. Un atteggiamento probabilmente assunto per far sentire la loro voce, per rendersi visibili e far conoscere, oltre i confini dell’isola, la loro situazione. Un gesto di lotta da parte di un mondo, un tempo sostenuto da forze politiche per nulla imbarazzate a riunirsi sotto il cappello della classe operaia, oggi invece lontane dai reali bisogni della comunità e in palese difficoltà nel pronunciare una tale terminologia. Antiquata e caduta in disuso. Mentre, nelle fabbriche gli operai si sentono sempre più soli, isolati, indifesi. Questo, quando va bene. Perché c’è una parte d’Italia, per nulla marginale, che vive il suo isolamento fuori dalla fabbrica, chiusa da tempo. Nei prossimi giorni ci sarà un incontro, alla presenza del governatore della Sicilia Raffaele Lombardo, dei sindacati per stilare un documento unitario, alternativo al progetto previsto dai vertici Fiat. Ogni componente è e sarà ben consapevole che dietro i numeri, anche soltanto un numero, ci sono degli esseri umani. Un dettaglio di non poco conto.
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