Firenze - Il ddl sulle intercettazioni telefoniche, passato al Senato dopo l’approvazione alla Camera – la votazione probabilmente avverrà dopo i ballottaggi per le elezioni amministrative di domenica prossima – assume, così come è, i connotati di una rivoluzione copernicana nell’equilibrio dei poteri di uno Stato. Qualora fosse pubblicato in Gazzetta Ufficiale, l’attuale disegno di legge sulle intercettazioni comporterebbe un forte indebolimento del diritto di cronaca e la magistratura si ritroverebbe a fare i conti con uno strumento finora efficace per esempio contro chi commette un omicidio. Un domani non più. Nel giorno stesso della approvazione del ddl alla Camera, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso la sua volontà di esaminare il testo e, a distanza di 48 ore, ha posto l’accento sul valore della libertà e del pluralismo dell’informazione. Non sono mancate voci di dissenso, aspre critiche, osservazioni nel merito, come quelle formulate dal Procuratore Capo di Torino Giancarlo Caselli a micromega.net che ha definito il ddl Alfano «devastante». Il nostro auspicio è che il Senato possa modificare, rivedere quanto approvato alla Camera e se ciò non avvenisse, ci rimettiamo nelle mani del Capo dello Stato (link).
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